<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059</id><updated>2011-12-03T16:30:30.953+01:00</updated><title type='text'>domenicainsieme</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>86</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-3375112314713052050</id><published>2010-03-31T14:58:00.000+02:00</published><updated>2010-03-31T15:00:03.434+02:00</updated><title type='text'>Domenica delle Palme</title><content type='html'>Giovanni 11, 55-57; 12, 1-11&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa pagina del vangelo di Giovanni ci presenta Gesù che siede a tavola , nella casa ospitale delle sorelle Marta e Maria.&lt;br /&gt;Betania doveva essere per Gesù un luogo molto caro, perché lì poteva trascorrere ore rasserenanti, al riparo da certe asprezze che il contatto con la folla non mancava di procurargli.&lt;br /&gt;Per vivere, si ha bisogno di un po’ di tenerezza, che può esprimersi attraverso piccoli segni quali un sorriso, un ascolto, una semplice parola detta con garbo e amabilità.&lt;br /&gt;Vivere infatti è amare e lasciarsi amare&lt;br /&gt;E questo amore coinvolge tutto il proprio essere, anche il proprio corpo.&lt;br /&gt;Il corpo rivela la persona, il corpo è il segno dell’anima.&lt;br /&gt;Leggendo il vangelo, non ci capita mai di trovare neppure un a volta un invito a diventare puri spiriti, creature pseudoangeliche di cui certe forme di spiritualità hanno preteso di definirne il ritratto, come fosse quello del vero cristiano.&lt;br /&gt;Gesù non è un angelo, ma un uomo vero, un uomo completo.&lt;br /&gt;E Gesù non rinnega mai la sua piena umanità.&lt;br /&gt;Egli si mostra come un uomo molto sensibile con sentimenti profondi, che non ha paura di esprimere.&lt;br /&gt;Per questo l’abbiamo visto piangere nel racconto della risurrezione di Lazzaro.&lt;br /&gt;Si pensa (l’ho trovato scritto) che quasi l’80% degli uomini tra i 15 e i 55 anni hanno molta difficoltà a esprimere le loro emozioni, a piangere , a mostrare il loro cuore.&lt;br /&gt;Abbiamo paura di sentirci vulnerabili, di confessare la nostra fragilità.&lt;br /&gt;Gesù nel vangelo si lascia prendere dalla pietà, è mosso a compassione e non si vergogna di piangere in pubblico, toccato dalle lacrime di Maria.&lt;br /&gt;E quando Maria entra nella sala del banchetto e compie quel gesto meraviglioso versando sui piedi di Gesù un profumo costosissimo e asciugando poi con i suoi capelli sciolti, Gesù non dice neppure una parola per far cessare quella liturgia che agli occhi dei presenti doveva risultare piuttosto imbarazzante.&lt;br /&gt;Vale la pena di osservare che secondo le buone maniere di quel tempo non era concesso ad una donna di sciogliere i suoi capelli in pubblico davanti ad un uomo.&lt;br /&gt;Maria compie questo gesto in silenzio, come se stesse assecondando le movenze di una danza e Gesù lascia che essa esprima a quel modo tutto il suo affetto.&lt;br /&gt;L ’episodio è ricco di grande tenerezza.&lt;br /&gt;Essere umani, è accettare di avere un cuore.&lt;br /&gt;Gesù, il più umano degli umani, non ha paura dei sentimenti, non ha paura del proprio cuore.&lt;br /&gt;Chi nel vangelo non accetta di avere un cuore è Giuda.&lt;br /&gt;Il personaggio di Giuda non è facile da capire.&lt;br /&gt;Certo non va liquidato sbrigativamente con l’etichetta di ladro, come è detto nel vangelo.&lt;br /&gt;È un personaggio chiuso, complesso, tormentato.&lt;br /&gt;Giuda, se mi è concesso di interpretarlo a modo mio, lo vedo come un sognatore dalla mente fredda,&lt;br /&gt;Lo vedrei come un prototipo della cultura attuale.&lt;br /&gt;Nella società occidentale si è privilegiato il mondo oggettivo dell’uomo, cioè la volontà, la determinazione in vista di una riuscita, la razionalità, e questo a scapito del mondo soggettivo che comprende l’emotività, l’affettività, la spontaneità: in una parola, il cuore.&lt;br /&gt;Il risultato è sotto gli occhi di tutti.&lt;br /&gt;Siamo diventati tutti troppo saggi, troppo razionali, troppo normali.&lt;br /&gt;Quante persone vivono prigioniere della loro funzione e del loro personaggio: sono persone che lavorano, hanno pure successo nella loro attività, fanno molte cose, mea senza quella meraviglia continua e quella passione infinita che solo l’intelligenza del cuore sa suggerire.&lt;br /&gt;Ecco perché prima ho indicato Giuda come prototipo di questa mentalità vedendo in lui un sognatore dalla mente fredda. &lt;br /&gt;Questa mentalità di Giuda, arida, fredda, calcolatrice, non vivificata da un palpito di sentimento o da un soffio di poesia, la conosciamo bene perché la respiriamo attorno a noi e, per poco che siamo sinceri con noi stessi, la troviamo dentro i comportamenti abituali del nostro vivere.&lt;br /&gt;Che cosa conta per noi nella vita?&lt;br /&gt;Che cosa proponiamo ai giovani come primo obiettivo da conseguire?&lt;br /&gt;Conta soprattutto raggiungere una posizione che permetta di guadagnare e di avere successo.&lt;br /&gt;Ma è possibile che tutto il senso della vita debba esaurirsi nella dimensione della praticità e della convenienza?&lt;br /&gt;Quando riusciremo a capire che, al di là dell’interesse per il fare, c’è qualcosa di più grande come il contemplare, il compatire, il condividere, cioè la dimensione stupenda della gratuità?&lt;br /&gt;Se non riscopriamo la bellezza della gratuità, ci condanniamo a una vita sempre più invivibile.&lt;br /&gt;Pensiamo al destino di Giuda: abituato a vedere solo il lato pratico delle cose, ha tradotto la poesia del gesto di Maria in un calcolo e in una deplorazione: trecento denari sprecati!&lt;br /&gt;Con questa mentalità di lì a poco arriverà a dare un prezzo anche alla vita di Gesù.&lt;br /&gt;Ma vorrei che contemplassimo ancora una volta la bellezza del gesto di Maria, un gesto meraviglioso non tanto per la generosità, ma per la pietà, la delicatezza, la tenerezza, la totale gratuità.&lt;br /&gt;E il profumo che inonda tutta la casa è come l’esaltazione di questo amore.&lt;br /&gt;Se non comprendiamo questo discorso sull’amore, come pura gratuità, che cosa possiamo capire del mistero che celebreremo in questi giorni?&lt;br /&gt;Verrebbe voglia di concludere questa riflessione inventando, se mai è possibile, una beatitudine che potrebbe suonare così:. “Beati quelli che sanno amare come Maria di Betania: il loro amore avrà la fragranza di un meraviglioso profumo”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-3375112314713052050?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/3375112314713052050/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=3375112314713052050&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/3375112314713052050'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/3375112314713052050'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2010/03/domenica-delle-palme.html' title='Domenica delle Palme'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-8434817494763265283</id><published>2010-01-03T18:53:00.002+01:00</published><updated>2010-01-04T09:36:56.549+01:00</updated><title type='text'>Ottava  del Natale nella circoncisione del Signore</title><content type='html'>All’inizio di un anno nuovo è consuetudine scambiarsi gli auguri.&lt;br /&gt;Gli auguri non mancano neppure nella Bibbia, sebbene sotto altro nome e con ben altra forza.&lt;br /&gt;Gli auguri nella Bibbia si chiamano benedizioni.&lt;br /&gt;Meditando sulle letture di questa liturgia mi sono detto: “Ci sono, nel linguaggio degli uomini, parole più belle, più commoventi, più luminose di queste?”.&lt;br /&gt;Dal Libro dei Numeri ci è stato trasmesso questo messaggio: il nostro Dio è un Dio che ama benedire.&lt;br /&gt;Al museo d’Israele, a Gerusalemme, è esposto un pezzetto di cuoio, vecchio di duemilacinquecento anni (è il più antico documento riguardante un testo scritto della Bibbia) su cui sono riportate proprio le  parole con le quali Aronne benedice il popolo d’Israele: “Ti benedica il Signore e ti protegga”.&lt;br /&gt;Ma non accontentiamoci di questa prima indicazione, perché la parola benedizione per il Signore ha un valore e una forza che noi non sappiamo immaginare.&lt;br /&gt;Quando noi parliamo di benedizione pensiamo a formule augurali, amabili e incoraggianti, che però non valgono a modificare il corso delle cose.&lt;br /&gt;Benedire, come dice la parola, è dire bene di una persona, e questo è sempre un fatto molto positivo.&lt;br /&gt;Sappiamo quanto è importante per noi, in certi momenti, sapere che c’è qualcuno che dice bene di noi o sentire da una persona una parola buona, che tocchi in profondità il nostro essere, tanto che a volte ci capita di ascoltare questa invocazione: ”Mi dica una parola buona” o di essere noi a mendicare una parola buona.&lt;br /&gt;Il Signore non si limita a dire una parola buona d’incoraggiamento, ma benedice in modo creativo: augura e al tempo stesso crea ciò che va augurando.&lt;br /&gt;E' interessante perciò prestare attenzione anche alle altre parole che si trovano nella prima lettura: ”Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti dia pace”.&lt;br /&gt;La benedizione del Signore è il risplendere del suo volto sul nostro volto.&lt;br /&gt;Qui la benedizione acquista un carattere personale: si stabilisce un rapporto da volto a volto e, poiché il volto rappresenta l’originalità di una persona, è un rapporto da persona a persona, da cuore a cuore.&lt;br /&gt;Inoltre questa benedizione esprime una volontà di comunicare e di donare, come se ciò che appartiene a Dio (la sua luce, il suo amore, la sua pace) si riversasse come una corrente di grazia nel cuore di chi viene benedetto.&lt;br /&gt;Possiamo affermare che quanto stiamo dicendo si è realizzato e si realizzi tuttora?&lt;br /&gt;“Il Signore faccia brillare il suo volto”.&lt;br /&gt;C’è stata una notte in cui il Signore ha fatto brillare il suo volto.&lt;br /&gt;Il sorriso di Dio si è fatto carne e sangue con il volto di un bambino.&lt;br /&gt;E quando i pastori trovarono quel bambino che giaceva in una mangiatoia, furono loro i primi ad essere benedetti con la luce del volto di Dio. &lt;br /&gt;Ora sappiamo cosa vuol dire essere benedetti.&lt;br /&gt;Ora sappiamo anche quello che i pastori non potevano sapere. &lt;br /&gt;Noi siamo  benedetti al punto che per mezzo di Gesù Cristo, come ci ha ricordato l’apostolo Paolo, siamo associati al suo destino di gloria.&lt;br /&gt;Qui dovremmo tacere. Per troppe ragioni.&lt;br /&gt;Non solo perché il mistero supera le parole, ma anche per una sorta di pudore, dato che il nostro cristianesimo è povero di senso mistico, di vera esperienza delle cose di Dio.&lt;br /&gt;Che cosa è la fede per noi?&lt;br /&gt;L’abbiamo ridotta a norma di vita, a programma filantropico, a ideale umanitario.&lt;br /&gt;Ma la fede prima di tutto, è la contemplazione di un volto, quello di Gesù.&lt;br /&gt;Prima di tutto è un innamoramento nei confronti di Gesù.&lt;br /&gt;Il vero credente è colui che si ripete, stupito: ”Ma è proprio vero che sono figlio di Dio?&lt;br /&gt;E’ proprio vero che Dio mi ama fino a questo punto? Da dove viene questa audacia che mi fa dire: ”Abbà! Padre!”?&lt;br /&gt;Se riusciamo a capire qualcosa della benedizione che si è riversata sulla nostra vita, possiamo anche capire i comportamenti che il vangelo ci suggerisce come espressioni del segreto che ci è stato rivelato.&lt;br /&gt;Primo comportamento è quello del silenzio colmo di stupore: ”Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore”.&lt;br /&gt;Non finiremo mai di meditare perché non finiremo mai di stupirci.&lt;br /&gt;Questo volto di Gesù va contemplato a lungo, in silenzio, con appena un filo di preghiera: “Fa, o dolce Dio del mio esistere, che qualcosa comprenda, qualcosa viva e realizzi nella mia vita di quanto tu mi riveli”.&lt;br /&gt;C’è poi l’acclamazione: ”I pastori se ne tornarono glorificando e lodando Dio”.&lt;br /&gt;Non è possibile non lodare quando ci si sente accolti e amati.&lt;br /&gt;E infine c’è il desiderio di comunicare: ”Riferirono ciò che del bambino era stato detto loro”.&lt;br /&gt;E’ bello gioire e comunicare gioia.&lt;br /&gt;Si riceve e si dona perché altri ne godano e a questo modo si allarghi la benedizione di Dio.&lt;br /&gt;Se avessimo una vera fede, dovremmo coltivare sempre il desiderio di fermare qualcuno ad un angolo di strada per parlargli della vita non come maledizione –sono già troppi a farlo- ma come benedizione e perciò come promessa di speranza e di pace.&lt;br /&gt;A questo punto possiamo capire perché l’augurio più bello sia quello che ci viene suggerito dalle parole della prima lettura: "Il Signore faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio, il Signore rivolga su di te il suo volto e ti conceda pace”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-8434817494763265283?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/8434817494763265283/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=8434817494763265283&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/8434817494763265283'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/8434817494763265283'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2010/01/ottava-del-natale.html' title='Ottava  del Natale nella circoncisione del Signore'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-5243112836509243316</id><published>2010-01-03T18:49:00.007+01:00</published><updated>2010-01-04T10:19:15.973+01:00</updated><title type='text'>Natale del Signore (2009)</title><content type='html'>Siamo venuti per celebrare la nascita di Gesù.&lt;br /&gt;La liturgia ci parla di musica celeste, di gioia grande, di pace per tutti.&lt;br /&gt;Ma forse ci sentiamo incapaci di aderire pienamente a questo grande “mistero gaudioso”.&lt;br /&gt;Che cosa ci manca?&lt;br /&gt;Nella tradizione popolare francese esiste un singolare personaggio del presepio, chiamato &lt;i&gt;ravi&lt;/i&gt;, che vuol dire  rapito, incantato, estasiato, pieno di stupore e di gioia.&lt;br /&gt;Qualcuno vorrebbe rimproverarlo perché non ha portato nulla da offrire al bambino Gesù, ma Maria lo difende: lui ha portato il dono più bello: i suoi occhi spalancati, colmi di stupore.&lt;br /&gt;Noi questo spirito d’infanzia facciamo fatica a ritrovarlo.&lt;br /&gt;Veniamo a queste celebrazioni con tutte le resistenze della nostra poca fede e della nostra ostinata razionalità. &lt;br /&gt;Sentiamo risuonare una promessa di pace, un annuncio di salvezza?&lt;br /&gt;Noi non siamo più disposti a seguire questi discorsi che, per le tante delusioni patite in passato, consideriamo falsi e alienanti.&lt;br /&gt;“Dio mi deve spiegazioni. -diceva Ionesco- Quando sarà il momento gli chiederò perché il mondo è così bello e così atroce”.&lt;br /&gt;Ma non c’è bisogno di aspettare quel momento per avere da Dio una risposta alle nostre legittime attese, se appena siamo capaci di sostare accanto al presepio con uno spirito contemplativo e invocante.&lt;br /&gt;“Il Verbo si è fatto carne” ci dice Giovanni nel prologo del suo vangelo.&lt;br /&gt;La parola di Dio si è rivelata nella carne del bambino nato a Betlemme.&lt;br /&gt;Questo bambino non parla: è un infante, nel senso letterale della parola.&lt;br /&gt;In realtà, parla più che se avesse la parola.&lt;br /&gt;Parla non come parlerebbe un adulto, utilizzando concetti, idee, argomentazioni, ragionamenti (in questo caso sarebbe compreso da pochi, da quelli intellettualmente più preparati), ma parla con tutta la fragilità e la povertà della sua nascita in mezzo a noi.&lt;br /&gt;E ci dice cose meravigliose.&lt;br /&gt;Ci dice che Dio è amore.&lt;br /&gt;Ha il volto della mitezza, della dolcezza, della semplicità, della fraternità.&lt;br /&gt;E la nostra terra non è mai abbandonata da Dio.&lt;br /&gt;Come lui non si stanca di amarla, così vorrebbe che neppure noi ci stancassimo di amarla.&lt;br /&gt;Vorrebbe  che stabilissimo un rapporto fraterno, simpatico, affettivo con tutta la creazione, con l’acqua, con l’aria, con le piante, gli animali, non profanando mai i beni della terra, ma rispettando e apprezzando.&lt;br /&gt;Ma l’amore di Dio, ci dice ancora il bambino di Betlemme, si rivela soprattutto verso l’uomo.&lt;br /&gt;”Il Verbo si è fatto carne”: il Verbo si è fatto uomo.&lt;br /&gt;Ogni gesto di pietà o di rifiuto compiuto nei confronti dei nostri fratelli diventa un sì o un no che noi pronunciamo nei confronti di Dio.&lt;br /&gt;Non ci capiti di deludere il nostro Dio.&lt;br /&gt;Se così fosse, tutte le nostre belle liturgie natalizie sarebbero celebrazioni vacue, pura retorica religiosa. &lt;br /&gt;E ci sarebbe perfino da vergognarsi.&lt;br /&gt;Negli occhi, nel cuore, nelle mani in ogni fibra della nostra esistenza c’è il sigillo dell’amore di Dio che si è alleato con questa nostra umanità fatta di spirito e di carne, di improvvise esaltazioni e di tenaci avvilimenti.&lt;br /&gt;Perché siano vere celebrazioni del Natale del Signore bisogna che esse portino ad adorare in ogni volto l’immagine di Dio. &lt;br /&gt;Ogni volto umano, per quanto sfigurato dalla colpa, è un’icona, un riflesso del Verbo che si è fatto carne. Dio in Cristo ci restituisce il nostro vero volto, ci riconcilia con noi stessi, ci dona così la sua pace.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Res sacra homo&lt;/span&gt;, dicevano gli antichi.&lt;br /&gt;Tanto più lo dobbiamo dire se crediamo nell’incarnazione del nostro Dio.&lt;br /&gt;Perciò il culto da rendere a Dio passa attraverso i gesti che compiamo verso le persone che avviciniamo.&lt;br /&gt;Non è possibile, in altre parole, amare Dio senza amare i fratelli che Dio ama.&lt;br /&gt;E nella grande famiglia umana una tenerezza particolare è riservata da Dio ai poveri, ai deboli, agli incompresi, ai sofferenti: sono essi i più vicini al cuore di Dio.&lt;br /&gt;Questo è il messaggio che ci trasmette il bambino di Betlemme, un messaggio che ci rivela il vero volto di Dio e il vero volto dell’uomo.&lt;br /&gt;Mi ha colpito questa affermazione che mi è capitato di leggere recentemente: “Dio si è fatto ‘nessuno’, perché tutti i ‘nessuno’ della terra avessero un volto, un nome, una  dignità, una grandezza”.&lt;br /&gt;Perciò, se mai volessimo rimanere in contemplazione di un nostro ideale presepio, dovremmo collocare, accanto a Maria e a Giuseppe, accanto ai pastori, vicinissimi al bambino, soprattutto le persone senza avvenire e senza speranza, tutti quelli che non hanno avuto nella vita la loro parte di tenerezza, tutti quelli che si sentono poco amati e perciò falliti.&lt;br /&gt;C’è posto anche per noi vicino alla culla di Betlemme.&lt;br /&gt;C’è posto se siamo capaci di abbandonare le nostre false sicurezze per ritrovare la misura della verità del nostro esistere, la nostra piccolezza e l’immenso bisogno di sentirci amati.&lt;br /&gt;Questo bisogno di amore riguarda anche il Verbo di Dio che si fa carne e condivide pienamente la nostra umanità.&lt;br /&gt;Anche lui ha bisogno di sentirsi amato e protetto.&lt;br /&gt;Non è forse vero che Dio, da più di duemila anni, va interrogando instancabilmente i nostri cuori per vedere se c’è qualcuno che sia disposto ad amarlo, qualcuno per il quale sia capace di provare per il suo Dio una immensa pietà?&lt;br /&gt;Etty Hillesum, questa straordinaria donna che nell’inferno di un lager nazista ha testimoniato l’amore e la speranza, nonostante avesse davanti agli occhi solo immagini di morte, ha potuto scrivere: “Ora tocca a noi aiutare Dio”.&lt;br /&gt;Tocca a noi aiutarlo ora a nascere, a crescere, a trovare casa, a trovare lavoro, a trovare accoglienza e ospitalità.&lt;br /&gt;Tutta la vita perciò va amata, la nostra e quella degli altri. &lt;br /&gt;Amiamoci perché Dio ci ama. &lt;br /&gt;Il bambino di Betlemme, che abbiamo visto come segno del vero volto di Dio e del nostro vero volto, diventa anche il volto della nostra possibile gioia. &lt;br /&gt;Voglia il Signore non farci mai mancare quella speranza che a Betlemme si è accesa come luce avvolgente (“li avvolse di luce”) per i giorni oscuri della nostra vita.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-5243112836509243316?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/5243112836509243316/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=5243112836509243316&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/5243112836509243316'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/5243112836509243316'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2010/01/natale-del-signore-2009.html' title='Natale del Signore (2009)'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-3116255365197359303</id><published>2009-11-08T16:10:00.001+01:00</published><updated>2009-11-08T16:13:30.319+01:00</updated><title type='text'>II domenica dopo la dedicazione</title><content type='html'>&lt;meta equiv="Content-Type" content="text/html; 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text-align: justify; line-height: normal; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;Ci saremmo aspettati la liturgia della solennità di tutti i santi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;Avremmo riascoltato, con profonda commozione, l’annuncio delle beatitudini, che troviamo nel testo di Matteo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;E invece, per ragioni che non è il caso di volere esplorare, gli operatori della recente riforma liturgica che ha dato vita al nuovo rito ambrosiano, ci hanno fatto celebrare ieri la solennità di tutti i santi assegnando a questa domenica la liturgia del tempo ordinario.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;Ma la festa di tutti i santi è troppo importante perché non se ne debba fare parola nel giorno che per lunga tradizione è ad essa dedicato.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;“Mi aggirerò per tutta la vita nei paraggi dei santi”: ha scritto un grande pensatore del nostro tempo, Cioran, che si definiva non credente.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;Perché questa festa esercita un fascino particolare anche su chi non crede?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;Tra le tante ragioni che potrebbero essere richiamate, a me pare che una in particolare meriti tutta la nostra attenzione.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;In un tempo (è il nostro) in cui tutte le vie tentate per conquistare la felicità si sono rivelate ingannevoli e derisorie, soprattutto quelle dai percorsi moralmente spericolati, può nascere un’interrogazione che racchiude un sospetto e insieme una speranza.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;“Visto che la felicità non appartiene né a chi è ricco né a chi è potente, né al superuomo né al libertino gaudente, non potrebbe essere – ecco l’interrogazione – che l’unica persona felice sia il santo?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;Di felicità parlano le beatitudini come pure la parabola che abbiamo trovato nel vangelo dove la felicità viene rappresentata con l’immagine di una grande cena e tutto il racconto è introdotto da un’altra beatitudine: “Beato chi prenderà parte al banchetto nel regno di Dio”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;E’ importante perciò “aggirarsi nei paraggi dei santi”, osservarli da vicino, spiarli nel loro modo di vivere, cercare di carpire il loro segreto, cioè la formula, se così si può dire, del loro essere beati.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;Che cosa possiamo osservare?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;Che i santi non sono dei superuomini.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;Se la chiesa fosse fatta di gente perfetta, chi avrebbe il coraggio di entrarvi?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;E’ quello che si domandava Bernanos: vi resteremmo davanti come un contadino, che si rigira tra le mani il cappello, prima di farsi ricevere dai ricchi signori.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;Fortunatamente per noi, i santi hanno i loro difetti.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;A questo modo li sentiamo più vicini, più umani, più frequentabili.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;Non ha senso perciò dire (qualcuno l’ha detto) che è più difficile vivere accanto a un santo che diventarlo personalmente.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;Perché la santità, se è vera, è umile e accogliente nei confronti di tutti.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;La santità è umile, perché non è una conquista dell’uomo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;Ci sono, per esempio, carriere che sono costruite con un preciso impegno e con il concorso di circostanze favorevoli.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;La santità non si costruisce, ma si accoglie.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;Il principio della santità non è infatti nell’uomo, ma in Dio.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;Santo è colui che si lascia educare dalla sua parola, si lascia plasmare dal suo amore, riconoscendo di essere povero e di dovere tutto all’amore del Padre.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;Bisognerebbe che fossimo capaci di dire: “Da me stesso non ho nulla, nulla che possa appagare veramente il mio cuore.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;La mia più grande gioia è quella di sapere e di sentire che in ogni momento della mia vita sono amato da Dio con una tenerezza indicibile. Che Dio mi chiama con il mio nome e mi incoraggia, anche quando sono io a non amarmi, perché provo vergogna delle mie colpe o sono avvilito da troppe paure.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;Ho fiducia: sono nelle mani del Padre.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;E proprio perché l’amore del Padre è tutto per me, sono pronto a fare della mia vita un dono continuo”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;Ecco chi sono i santi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;Potremmo aggiungere: sono le tracce visibili dell’amore invisibile di Dio.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;Proprio perché queste persone si sentono amate, senza alcun merito, trovano dentro di sé una disposizione, per così dire, naturale ad amare. E’ un amore che si traduce in premura, in comprensione, in mitezza, in misericordia.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;A volte si rimane rattristati quando si ha l’impressione di vivere in un mondo arido, cinico, senza pietà, ma se si è più attenti si scopre un mondo sommerso dove circola la bontà più genuina, quella che non si mette mai in vista e che si esprime con la più grande naturalezza coniugandosi a volte con il sorriso, ma anche con un po’ di autoironia e di umorismo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;Oggi è la festa soprattutto dei santi anonimi nascosti in mezzo a noi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;Non è sempre facile riconoscerli, perché la santità autentica ama la discrezione, il nascondimento, l’umiltà.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;Perciò non cerchiamo i santi dove l’aureola è già pronta.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;Affidiamoci, nel cercarli, all’intuizione del cuore, a quell’improvviso sussulto, fatto di stupore e di gioia, che ci può procurare un volto, una parola, un gesto complice, una preghiera mormorata accanto a noi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;Sappiamo riconoscere anche noi la santità nascosta.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;Apriamo i nostri occhi per riconoscere i santi che ci stanno accanto, uomini e donne che camminano leggeri sulla terra, sempre pronti a fare del bene, le tante mamme dalla dedizione instancabile che portano sul volto il segno della fatica, ma anche la luce di una pace inalterabile.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;Mi viene in mente a questo proposito un detto che si trova nel Talmud: “Non potendo essere dappertutto, Dio creò le mamme”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-size:85%;" &gt;“Mi aggirerò tutta la vita nei paraggi dei santi”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;font-size:12pt;"  &gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:85%;" &gt;Questo desiderio espresso da Cioran deve essere anche nostro, con la speranza di non andare troppo lontano, ma di trovare il primo santo in noi stessi, così come lo ha sognato l’amore del Padre.&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-3116255365197359303?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/3116255365197359303/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=3116255365197359303&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/3116255365197359303'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/3116255365197359303'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2009/11/ii-domenica-dopo-la-dedicazione.html' title='II domenica dopo la dedicazione'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-4917881310463081699</id><published>2009-10-23T18:49:00.002+02:00</published><updated>2011-12-03T16:27:32.616+01:00</updated><title type='text'>Dedicazione della chiesa  cattedrale - 2009</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Giovanni 10, 22-30&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il tempio (oggi è la festa che ricorda il tempio più importante della diocesi, il Duomo) suggerisce diverse riflessioni che toccano il tema della presenza di Dio nella nostra vita.&lt;br /&gt;Il tempio sembra offrire subito una risposta: Dio lo si può incontrare proprio lì, in quella casa che gli uomini hanno costruito per lui.&lt;br /&gt;Ma questa risposta non soddisfa pienamente, perché è troppo riduttiva nei coti di Dio, il quale attraverso le parole di Gesù alla Samaritana, già aveva fatcapire che non intendeva limitare la propria presenza né al monte Garizim, dove si trovava il tempio dei Samaritani, né a Gerusalemme dove si trovava il grande tempio dei Giudei .&lt;br /&gt;E’ importante perciò contemplare l’immagine del tempio per vedere le correzioni o le precisazioni&lt;br /&gt;che bisogna apportare all’idea che esso sia la casa di Dio.&lt;br /&gt;Il tempio, per quanto grande, è limitato, e Dio è presenza senza confini.&lt;br /&gt;“Se salgo in cielo, là tu sei, se scendo agli inferi, eccoti” leggiamo nel salmo 138.&lt;br /&gt;E’ giusto pensare che Dio voglia legare la sua presenza a qualche luogo particolare (la dimensione corporea ee del nostrre ha bisogno di riferimenti concreti), ma senza mai dimenticare che, uscendo da un tempio, Dio lo possiamo ancora incontrare in ogni immagine del creato e ad ogni svolta del nostro cammino.&lt;br /&gt;Ogni cosa per chi ha lo sguardo affinato può diventare segno e sacramento della presenza&lt;br /&gt;di Dio.&lt;br /&gt;Ma Dio ama farsi trovare soprattutto nelle creature umane,che perciò diventano icone viventi di Dio.&lt;br /&gt;Ricordo una frase di Duhamel: “E’ tra le ciglia di un piccolo che i giusti intravedono Dio tre o quattro volte nella loro vita”.&lt;br /&gt;Ma è anche vero che i giusti, cioè quellio uno sguardo puro, possono vedere Dio in ogni volto.&lt;br /&gt;E’ certo che Dio non ama farsi rinchiuderspazi troppo ristretti, ma è amante di spazi liberi e aperti, dove palpiti una luce di bellezza o una nota di tenerezza.&lt;br /&gt;Ripartiamo, per un’ulteriore riflessione, dal tempio.&lt;br /&gt;Il tempio di pietra è una costruzione statica e inerte, per quanto possa esprimere, come nelle cattedrali gotiche, un movimento verso l’alto.&lt;br /&gt;Questa strutturale immobilità non potrebbe essere immagine di un Dio sedentario che sta immobile su un trono, come garante della legge della tradizione, o anche di una chiesa chiusa nelle sue certezze, separata dalla vita che si vive lungo i sentieri della storia, la dove l’umanità cerca a fatica di vincere la paura o la rassegnazione di fronte a un futuro che sembra ingovernabile?&lt;br /&gt;Anche questa impressione va corretta, perché il nostro Dio non ama l’immobilità.&lt;br /&gt;E’ un Dio nomade sempre in cammino con tutti quelli che sentono la passione di orizzonti sempre nuovi.&lt;br /&gt;Chi ci fa capire questo? E’ stato soprattutto Gesù coche evocano spesso un padrone il quale lascia la sua dimora per un viaggio lontano, non si sa dove.&lt;br /&gt;Lui stesso, Gesù, è sempre errabondo, come pastore (è un’immagine presente anche nel vangelo di questa domenica) che va cercando nuovi pascoli.&lt;br /&gt;Se Dio ama l’avventura, come è possibile che i credenti in Dio siano invece amanti dei recinti chiusi, dell’inamovibilità delle cose, delle tradizioni inerti, della ripetitività senza il gusto e il rischio dell’invenzione?&lt;br /&gt;Ci siamo lasciati guidare, nella nostra riflessione, dall’immagine del tempio di pietra.&lt;br /&gt;Da essa ci è venuta una lezione sulla fede.&lt;br /&gt;La vita di fede è perenne novità, movimento, amore.&lt;br /&gt;Tanti sono i giovani che dicono di non credere più.&lt;br /&gt;In un certo senso li capisco.&lt;br /&gt;Abbiamo dato l’impressione che la fede si debba vivere in spazi ristretti e soffocanti, dove si respira la noia, a contatto con gente che pretende di governare tutti i movimenti di Dio o che nella religione cerca soltanto compensazioni o garanzie oltre quelle di cui già dispone.&lt;br /&gt;Quando riusciremo a capire e che la vventura stupenda nella ricerca di Dio che sempre si lascia trovare (è lui, in realtà, che ci va cercando) e sempre ci porta più lontano, perché, una volta che ci sembra d’averlo raggiunto, è sempre altrove.&lt;br /&gt;Certo, nelle parole di Gesù c’è un cenno a momenti di particolare intimità tra lui e i suoi discepoli, là dove si parla delle pecore che ascoltano la sua voce.&lt;br /&gt;Questa voce sembra promettere una relazione di particolare tenerezza riservata da Gesù ai suoi discepoli, ma non bisogna esaurire questo accenno soltanto nella bellezza dell’ascolto della voce di Gesù.&lt;br /&gt;Questa voce è stata infatti anche un grido di protesta e di indignazione nei confronti di tutte le ipocrisie che Gesù riscontrava nella società del suo tempo.&lt;br /&gt;E’ bene ricordare che Gesù non vuole come discepoli individui indifferenti, apatici, inerti per i quali tutto va bene.&lt;br /&gt;Gesù non si fida dei tipi che, di fronte a certe situazioni vergognose, non reagiscono.&lt;br /&gt;Non è consentito fare finta di niente e rimanere in silenzio. Il Signore, per parte sua, ha scelto parole taglienti nei confronti di situazioni che mortificavano la dignità delle persone.&lt;br /&gt;Credo che sia proprio l’indignazione ciò che manca nel mondo d’oggi e pure nella Chiesa.&lt;br /&gt;L’indignazione dovrebbe essere un diritto fondamentale, anzi un preciso dovere morale.&lt;br /&gt;Eppure materiale per indignarsi, per fare esplodere il nostro sdegno, ce ne sarebbe in abbondanza. Tutte le volte che nella società vediamo trionfare il cinismo, il disincanto, il disamore, la mancanza di un’autentica passione per l’onestà, la lealtà, la giustizia, bisognerebbe sapere reagire con quella santa collera che ci è stata trasmessa da Gesù.&lt;br /&gt;A me dà sempre una grande emozione, entrando in una chiesa come la nostra, il fare memoria di quanti sono passati in questa chiesa, hanno pregato, hanno calpestato e consumato un poco le pietre del pavimento lasciandovi le tracce delle loro devozioni.&lt;br /&gt;Si tratta per lo più di creature oscure che irradiano una bellezza segreta: è la bellezza dell’umiltà, della semplicità, della docilità a un mistero che dà senso al proprio esistere.&lt;br /&gt;Sul cuore dei veri cercatori di Dio passa il vento dello Spirito ed essi diventano frammenti di luce destinati a risplendere per sempre nel firmamento di Dio.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-4917881310463081699?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/4917881310463081699/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=4917881310463081699&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/4917881310463081699'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/4917881310463081699'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2009/10/dedicazione-della-chiesa-cattedrale.html' title='Dedicazione della chiesa  cattedrale - 2009'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-3347414815999067821</id><published>2009-10-23T18:38:00.003+02:00</published><updated>2009-10-23T18:46:48.562+02:00</updated><title type='text'>Assunzione della Beata Vergine Maria - 2009</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Le feste liturgiche dedicate a Maria, come questa dell’Assunzione, ne celebrano per lo più i privilegi e la gloria.&lt;br /&gt;A queste feste si accompagna spesso una certa enfasi devozionale che, mentre esalta la esemplarità straordinaria di Maria, rischia di farci dimenticare gli aspetti ordinari, quelli rappresentati dai limiti della nostra condizione umana.&lt;br /&gt;Bisognerebbe non dimenticare mai che nei vangeli Maria occupa uno spazio molto modesto, senza alcun accenno a fatti prodigiosi che avessero qualche parentela con la gloria umana.Bernanos lo ha fatto osservare con molta forza. “La Santa Vergine non ha avuto né trionfo né miracolo. Suo Figlio non ha permesso che la gloria umana la sfiorasse”.&lt;br /&gt;Prima perciò di contemplare Maria come regina del cielo, cerchiamo di umanizzarla, di renderla vicina, di vederla come figlia di questa terra.&lt;br /&gt;Del resto, quando ha parlato di umiltà, lei stessa ha invitato a considerare la sua condizione, fatta di incombenze e di adempimenti, che in nulla dovevano distinguerla dalle altre donne di Nazaret.&lt;br /&gt;Come possiamo immaginare le sue giornate?&lt;br /&gt;Era una casalinga, diremmo oggi, che si occupava delle faccende di casa, come quella di attingere acqua all’unica fonte del villaggio e di lavarvi i panni in compagnia di altre donne.&lt;br /&gt;Era una madre di famiglia che doveva seguire con trepidazione la crescita del figlio.&lt;br /&gt;Era la moglie di un artigiano del villaggio che doveva temere per tutte le incertezze economiche legate al lavoro.&lt;br /&gt;Bisognava perciò fare tante piccole economie e cogliere tutte le occasioni possibili, soprattutto al tempo del raccolto, per integrare con qualche guadagno supplementare le poche risorse disponibili.&lt;br /&gt;In quella casa non si conosceva la ricchezza.&lt;br /&gt;Maria dunque è stata una donna come tante altre, in quel villaggio della Galilea.&lt;br /&gt;Come ha potuto, da questa condizione di radicale umiltà, elevarsi così tanto da raggiungere, anche con il corpo, il Figlio nella gloria della risurrezione?&lt;br /&gt;La risposta la troviamo nelle parole del Magnificat e di Elisabetta&lt;br /&gt;“Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente” dice Maria.&lt;br /&gt;Ed Elisabetta: “Beata colei che ha creduto”.&lt;br /&gt;Maria rivela un’esistenza che si lascia colmare dai doni di Dio, dalle cose grandi che Dio ama realizzare nelle persone umili.&lt;br /&gt;Trovo molto bella questa osservazione di un autore francese: ”Il vero possesso si realizza solo nell’abbandono. Si posseggono solo i regali, non le prede”. (Jean Bastaire).&lt;br /&gt;Noi che abbiamo l’abitudine di mettere su tutte le cose le nostre mani possessive e predatrici, le perdiamo.&lt;br /&gt;Maria invece ha offerto un cuore accogliente e riconoscente al dono di Dio (“Ha creduto” come dice Elisabetta) e questo dono ha preso dimora in lei, prima nel suo grembo di madre, poi nella sua casa di Nazaret e nel suo cuore di discepola del Figlio.&lt;br /&gt;All’interno della sua vita ordinaria ha dato spazio all’azione di Dio di cui ha sentito il fascino e la forza ascensionale tanto da essere anch’essa associata allo slancio della risurrezione.&lt;br /&gt;A pensaci bene, non poteva avvenire diversamente.&lt;br /&gt;Aveva detto Gesù:“ Se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte) (Gv 8, 51).&lt;br /&gt;Chi più di Maria ha prestato un ascolto fiducioso e docile alla parola di Gesù?&lt;br /&gt;Del resto, è una legge dell’amore che chi ama, venga a trovarsi là dove è la persona amata.&lt;br /&gt;Elias Canetti ha scritto: “Chi ama, va in giro con un cuore altrui. Chi muore, porta con sé nella tomba il cuore di un altro e il suo cuore continua a vivere in un’altra persona”.&lt;br /&gt;Alla luce di questa verità , possiamo dire che Maria, il giorno della Assunzione, ha ritrovato il suo cuore in Gesù e Gesù ha ritrovato il suo cuore nella madre, per sempre unita a lui nella gloria.&lt;br /&gt;Che cosa ci suggerisce questo mistero di Maria che valga a trasfigurare un poco le nostre esistenze?&lt;br /&gt;Oggi Maria non solo ci insegna le vie del Vangelo, quelle, in particolare, della umiltà, della , semplicità, della accoglienza fiduciosa e gioiosa dei doni del Signore, ma, come vangelo tradotto in immagine di pura bellezza, ci indica quali sono gli orizzonti ultimi della nostra vita che danno un senso a tutto quello che stiamo vivendo.&lt;br /&gt;Maria ci aiuta a fare memoria del nostro futuro.&lt;br /&gt;E poiché ci è promesso un futuro di luce e di bellezza, questa luce può trasfigurare già la vita presente e ci consente di amarla anche quando ci sembra greve e opaca.&lt;br /&gt;Questa luce trasfigura in particolare l’opacità dei nostri corpi.&lt;br /&gt;Un riverbero della luce dell’ assunzione si riflette su tutti i corpi,, sui corpi provati dalle malattie,sui corpi umiliati delle prostitute, sui corpi inerti delle persone che sentono il peso degli anni-&lt;br /&gt;E d’altra parte la stessa luce esalta il lavoro di tutti coloro che si prodigano nel curare i corpi con grande rispetto della loro dignità.&lt;br /&gt;Il Magnificat dell’Assunzione dovrebbe risuonare oggi soprattutto nelle cliniche e negli ospedali, negli ospizi e nei penitenziari.&lt;br /&gt;Anche nei cimiteri.&lt;br /&gt;L’Assunzione è come il riflesso della luce pasquale, una sorta di arcobaleno su un cielo ancora tempestoso o come l’eco di quell’alleluia che ha salutato nel cuore della nostra fede il grande evento della risurrezione.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-3347414815999067821?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/3347414815999067821/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=3347414815999067821&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/3347414815999067821'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/3347414815999067821'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2009/10/assunzione-della-beata-vergine-maria-15.html' title='Assunzione della Beata Vergine Maria - 2009'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-6666313083839453155</id><published>2009-07-06T13:32:00.001+02:00</published><updated>2009-07-06T14:32:45.521+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;V dopo Pentecoste (R.A.: anno B)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giovanni 12, 35-50&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questa pagina del vangelo di Giovanni c’è un tema che si impone immediatamente alla nostra attenzione: è il tema della luce.&lt;br /&gt;Tema molto suggestivo quello della luce, che trova in noi risonanze profonde, perché tutti cerchiamo la luce e ogni giorno la invochiamo.&lt;br /&gt;E sentiamo che non ci basta la luce per gli occhi e neppure la luce per la mente, ma che ci occorre una luce che ci raggiunga in profondità, in quella dimensione segreta del nostro esistere che siamo soliti chiamare cuore.&lt;br /&gt;La scienza, certo, ci aiuta a vivere: ci permette di risolvere tanti problemi, di vincere tante paure.&lt;br /&gt;Ma può bastare se manca il senso di quello che viviamo, se manca la luce del cuore?&lt;br /&gt;Può bastare se appena c’è un po’di dolore non capiamo più nulla, se al minimo evento doloroso il cammino della vita, che prima credevamo lineare, diventa un labirinto senza uscita?&lt;br /&gt;“Si vede bene solo con il cuore” diceva Saint-Exupéry.&lt;br /&gt;Vorremmo perciò una luce che accarezzasse il volto, gli occhi, gli affetti, i concetti, le parole, le cose: una luce che accarezzasse soprattutto il cuore.&lt;br /&gt;Esiste questa luce ?&lt;br /&gt;La luce, ha detto Einstein, è l’ombra di Dio che passa.&lt;br /&gt;Questa ombra si è posata nel grembo di Maria (“Su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo” ha detto l’angelo dell’annunciazione) e il bambino che sarebbe nato a Betlemme sarebbe stato la luce del mondo, ”la luce vera, quella che illumina ogni uomo”.&lt;br /&gt;La parola di Dio, che è luce, si è incarnata in Gesù, ma per il fatto che noi siamo uniti a lui, si è incarnata e si incarna in ciascuno di noi.&lt;br /&gt;Se voglio sapere qualcosa sul mistero del nascere, dell’amare, del soffrire, del morire, mi rivolgo a Gesù e a quella luce che egli ha deposto in me.&lt;br /&gt;Ed è luce che si esprime attraverso i gesti della compassione e dell’amore.&lt;br /&gt;Ha detto Gesù, in un altro passo di questo vangelo: “Compite le opere della luce finché dura il giorno”.&lt;br /&gt;Quali sono le opere della luce?&lt;br /&gt;Sono quelle che nascono dalla sapienza della misericordia, sono le opere della carità.&lt;br /&gt;Allora si diventa presenze luminose, capaci di portare luce attorno a sé.&lt;br /&gt;Ed è facile riconoscere queste presenze.&lt;br /&gt;Già il volto è capace di far trasparire la luce interiore.&lt;br /&gt;Penso al volto di Gesù: doveva essere un volto particolarmente luminoso, se tanti ne hanno sentito immediatamente il fascino e la bellezza: era la trasparenza più pura e palpitante dell’amore del Padre.&lt;br /&gt;Trasparenza: mi sembra la parola giusta.&lt;br /&gt;Trasparenza per non impedire la luce; trasparenza per non offuscare una presenza.&lt;br /&gt;Si tratta di lasciar trasparire l’azione del Signore.&lt;br /&gt;Certo, ci sono volti intristiti dal fatto che riflettono solo paure.&lt;br /&gt;Sono i volti di quelle persone che si lasciano catturare dalle analisi sottili e spietate del nostro tempo e diventano testimoni solo delle ombre e delle oscurità che gravano sulle nostre esistenze.&lt;br /&gt;Ma per fortuna ci sono anche i testimoni della luce che sanno parlare di speranza e di amore.&lt;br /&gt;Sono persone che custodiscono questa pacificante certezza: la vita ha un senso perché c’è qualcuno che ci ama.&lt;br /&gt;Proprio perché queste persone si sentono amate, senza alcun merito, trovano dentro di sé una disposizione, per così dire, naturale ad amare.&lt;br /&gt;E’un amore che si traduce in comprensione, in mitezza, in misericordia.&lt;br /&gt;A volte abbiamo l’impressione di vivere in un mondo arido, cinico, senza pietà, ma se si è più attenti si scopre un mondo sommerso dove circola la bontà più genuina, quella che non si mette mai in vista (il vero bene si nasconde sempre dietro un velo di pudore), ma che si esprime con la più grande naturalezza coniugandosi a volte non solo con il sorriso, ma anche con un po’di autoironia e di umorismo.&lt;br /&gt;Dio ci dona il suo amore che diventa luce e senso per il nostro cammino.&lt;br /&gt;Noi siamo chiamati a donare amore perché sia luce per il cammino degli altri.&lt;br /&gt;Anche il piccolo gesto è importante.&lt;br /&gt;Perché si rischiari il cielo della nostra vita sia della vita di qualche fratello che abbia bisogno di noi.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-6666313083839453155?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/6666313083839453155/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=6666313083839453155&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/6666313083839453155'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/6666313083839453155'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2009/07/v-dopo-pentecoste-r.html' title=''/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-4523973352051909117</id><published>2009-06-21T16:47:00.001+02:00</published><updated>2009-06-21T16:50:21.337+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;III dopo Pentecoste&lt;br /&gt;Gen  2, 18-25&lt;br /&gt;Ef  5,21-33&lt;br /&gt;Mc 10,1-12&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è un legame molto stretto tra il Vangelo e la prima lettura.&lt;br /&gt;Alcuni farisei si avvicinano a Gesù e, per metterlo alla prova, gli chiedono se sia lecito ad un uomo rimandare la propria moglie.&lt;br /&gt;Il problema che viene sollevato è quello del divorzio. Dopo la creazione, è un problema che ritorna incessantemente, fino ai giorni nostri. E il fatto che il divorzio sia inteso come una questione che si può risolvere per vie legali non diminuisce la sofferenza e il senso di fallimento che porta con sé.&lt;br /&gt;Secondo il racconto della Genesi, al quale Gesù fa riferimento, Dio aveva creato il mondo lungo una successione di giorni e a ogni tappa di questo percorso creativo, contemplando la sua opera, aveva concluso che tutto era riuscito bene: “Dio vide: era bello”.&lt;br /&gt;Solo la creazione di Adamo non lo aveva completamente soddisfatto. Lo vedeva infatti solo e triste. Triste perché solo. Bisognava in qualche modo rimediare.&lt;br /&gt;E’ per questo che Dio porta l’uomo a contemplare le bestie dei campi e gli uccelli dell’aria.&lt;br /&gt;Dare un nome, nella mentalità semitica, voleva dire affermare la propria superiorità.&lt;br /&gt;Chissà -deve aver pensato- forse tra tutte queste creature gli capiterà di trovare quella che potrà salvarlo dalla sua solitudine.&lt;br /&gt;Visto inutile questo tentativo, ne inventa un altro. Fa cadere su Adamo un sonno profondo, sonno che sta a significare l’estasi, di cui si parla spesso nella Bibbia, cioè lo stupore meraviglioso che prende l’uomo tutte le volte che Dio sta operando qualcosa di grande.&lt;br /&gt;E qui si incontra la storia della costola, di questa curiosa chirurgia divina su cui in passato si sono fatti tanti commenti ironici e divertiti.&lt;br /&gt;In passato senza dubbio, ma ora non più, perché una migliore conoscenza del linguaggio simbolico ha permesso di capire questa immagine, che esprime una verità grandissima e meravigliosa: per il fatto che Dio ha formato Eva da una costola di Adamo (e si potrebbe anche dire che ha preso un parte del cuore di Adamo), la donna è della stessa natura, ha la stessa dignità e gode dei medesimi diritti dell’uomo.&lt;br /&gt;A San Tommaso viene attribuita, a torto, perché pare che non l’abbia mai detta, questa frase: “la donna è un errore della Natura”.&lt;br /&gt;Il racconto biblico ci dice invece che la donna è una meravigliosa invenzione di Dio, per nulla inferiore a quella con cui Dio ha creato l’uomo.&lt;br /&gt;Si può capire perché Adamo, davanti alla donna, si abbandoni a un canto d’amore: “Questa volta essa è carne della mia carne e osso delle mie ossa”. Secondo la Bibbia si tratta, oltre che della prima parola pronunciata dall’uomo, del primo di tutti i canti d’amore.&lt;br /&gt;Così Dio ha sognato e realizzato il matrimonio. Dio è amore, Dio è relazione, e anche la creatura umana, così come Dio l’ha voluta, è amore e relazione. Immagine di Dio non è l’uomo solo o la donna sola, ma l’uomo e la donna insieme, uguali per dignità, chiamati a una complementarietà fatta di tenerezza, di stupore, di gioia.&lt;br /&gt;Questo sogno in seguito, ci fa sapere il Vangelo, è stato tradito. Non sorprende perciò che da immagini di vita si passi a immagini di morte.&lt;br /&gt;A evocare la morte è anzitutto la durezza di cuore di cui parla Gesù, la &lt;em&gt;sclerocardia&lt;/em&gt; che si trova net testo greco. La sclerocardia è la sclerosi del cuore, il rifiuto del cuore umano di battere al ritmo del cuore di Dio, così da accordarsi al suo sogno. Quando avviene questo rifiuto è la morte dell’amore: quando in una coppia entra la sclerocardia non si è più rivolti al futuro, con la freschezza e la fiducia di chi si muove incontro alla novità attesa, ma ci si rivolge al passato per rinfacciarsi le cose peggiori. Il sorgere di una coppia è un atto di nascita; un divorzio, quando all’amore subentra il tribunale, è un atto di decesso.&lt;br /&gt;Purtroppo la sclerocardia è così diffusa che, volendo parafrasare un passo famoso del Vangelo, ci sarebbe da domandarsi: “quando il Figlio dell’uomo tornerà, troverà ancora sulla terra delle coppie che siano capaci di amarsi veramente?”&lt;br /&gt;Ma non è il caso di seguire la linea delle lamentazioni e di avere sempre davanti immagini di fallimenti e di morte. E’ meglio tornare a parlare di vita, a celebrare l’amore nelle sue forme più limpide, secondo il sogno che Gesù ci invita a contemplare parlando dell’inizio della creazione.&lt;br /&gt;E’ sempre bello contemplare l’amore che, come dice l’apostolo Paolo, è la sola vera ricchezza della vita.&lt;br /&gt;Ciascuno può dire: “io vivo nella misura in cui amo; esisto nella misura in cui mi sento amato”.&lt;br /&gt;C’è stato chi ha detto, a proposito del bacio sulle labbra: “Essi si versano la loro anima l’uno nell’altra”. Pensate che sia una frase di uno psicoterapeuta dei nostri tempi? No: appartiene a un santo del XVII secolo, San Francesco di Sales!&lt;br /&gt;Ma la Bibbia aveva detto qualcosa di immensamente più grande, quando ha parlato dell’amore come sacramento di Dio, rivelazione e dono dell’amore di Dio.&lt;br /&gt;Dio è nello sguardo di quelli che si amano. Quando si ama una persona, Dio è presente sul volto dell’altro e il volto dell’essere amato diventa una manifestazione di Dio.&lt;br /&gt;Queste suggestioni sull’amore divino che troviamo nella Bibbia ci permettono non soltanto di scoprire dove sta il segreto della fedeltà nell’amore, ma anche di ripensare nella luce dell’amore la nostra vita di fede.&lt;br /&gt;Il pericolo della sclerocardia può guastare anche i nostri rapporti con Dio: succede quando si aderisce a un credo o a una pratica religiosa per tradizione, per inerzia, per un calcolo interessato; quando si pensa di avere dei meriti di fronte a Dio e alla Chiesa e si pretende che siano riconosciuti, o ancora quando non si è capaci di esprimere gioia e stupore per i doni che Dio ci elargisce.&lt;br /&gt;Le parole del Vangelo “ciò che Dio ha unito l’uomo non separi” non si rivolgono solo agli sposi, ma a ciascuno di noi, che per il battesimo siamo diventati una sola cosa con il Signore.&lt;br /&gt;Per questo possiamo dire:&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Per il battesimo siamo diventati una sola cosa con te, Signore, e vogliamo vegliare per non spezzare quell’unità che tu stesso ci hai donato. Conservaci fedeli all’alleanza del nostro battesimo e fa’ che cresciamo nell’amore e nella fedeltà, verso di te e i nostri fratelli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-4523973352051909117?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/4523973352051909117/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=4523973352051909117&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/4523973352051909117'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/4523973352051909117'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2009/06/iii-dopo-pentecoste-gen-2-18-25-ef-521.html' title=''/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-8505903453710850865</id><published>2009-06-03T15:05:00.000+02:00</published><updated>2009-06-03T15:06:27.122+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Pentecoste (R.A.)&lt;br /&gt;Gv 14,15-20&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La chiesa celebra oggi il dono dello Spirito.&lt;br /&gt;Che cosa sia lo Spirito, non è facile dirlo.&lt;br /&gt;Il catechismo ci suggerisce la risposta”Lo spirito è una delle tre persone divine”.&lt;br /&gt;Ma  delle tre persone divine rimane la più misteriosa.&lt;br /&gt;Il Padre e il Figlio hanno almeno un nome che richiama un volto.&lt;br /&gt;La parola Spirito, che significa soffio, respiro, richiama piuttosto l’attività con cui si manifesta.&lt;br /&gt;Perciò ci è più facile parlare dell’azione dello Spirito.&lt;br /&gt;Lo faremo seguendo il racconto che della Pentecoste ci ha dato Luca negli Atti degli Apostoli.&lt;br /&gt;Ciò che sembra importante osservare è il passaggio da una condizione mortificata dalla paura a  una condizione risvegliata dalla speranza.&lt;br /&gt;La paura la conosciamo tutti.&lt;br /&gt; Ciascuno ha una propria vulnerabilità e patisce l’angoscia nel sentirsi esposto a tanti rischi e sofferenze.&lt;br /&gt;Ma oggi, in cui si celebra la nascita della chiesa, vorrei parlare delle paure di cui soffre la&lt;br /&gt;chiesa.&lt;br /&gt;La chiesa,almeno nei pastori che la governano,  soffre anzitutto di una sorte di sindrome dell’accerchiamento.&lt;br /&gt;Si sente cioè assediata da forze ostili che la vorrebbero privata della sua libertà.&lt;br /&gt; Ma la chiesa soffre anche e soprattutto per una progressiva decristianizzazione della società, per l’assottigliarsi del numero di coloro che si mantengono fedeli  alle pratiche religiose,  per l’eccessiva libertà che ciascuno si prende di fronte ai principi morali che essa non si stanca di richiamare, per il moltiplicarsi di casi di infedeltà, anche all’interno del mondo ecclesiastico.&lt;br /&gt;D’altra parte la chiesa  non può facilmente consolarsi per il consenso che essa ottiene da molti sedicenti amici ( i cosiddetti atei devoti) i quali ostentano una vicinanza per motivi di pura convenienza.&lt;br /&gt;Ad essi poco importa di Gesù Cristo e  della  fede cristiana, mentre interessa  un cristianesimo da utilizzare per fini politici, auspicando per l’Europa una identità cristiana intesa come baluardo difensivo  contro i non europei.&lt;br /&gt;Vale la pena di ricordare le parole ammonitrici  che sono racchiuse in una sorta di aforisma:&lt;br /&gt;“E’ meglio essere cristiani senza dirlo che proclamarlo senza esserlo”.&lt;br /&gt;Torniamo alle paure di cui soffre la chiesa.&lt;br /&gt;Sono paure molto serie tanto da riguardare la sua stessa sopravvivenza.&lt;br /&gt; ”Siamo gli ultimi cristiani?” si è chiesto recentemente padre Tillard, un attento osservatore dei grandi fenomeni della vita sociale e, in particolare, delle vicende della chiesa nel mondo d’oggi.&lt;br /&gt;Ma questa interrogazione potrebbe essere accantonata per lasciare  spazio ad un’altra:&lt;br /&gt;“E se dovessimo essere noi i primi cristiani?”.&lt;br /&gt;Di una nuova Pentecoste ha parlato papa Giovanni XXIII a chiusura  della prima sessione del concilio, una Pentecoste che dovrebbe assicurare un balzo in avanti del regno di Cristo nel mondo.&lt;br /&gt;Dove e come potrebbe realizzarsi questa presenza dello Spirito pentecostale?&lt;br /&gt;Guardiamo a quello che ci narrano gli Atti .&lt;br /&gt;C’ è un vento gagliardo  che apre le porte del  cenacolo e ci  sono persone che, asserragliate dentro dalla paura,  trovano il coraggio di uscire all’aperto.&lt;br /&gt;La chiesa, è stato detto, con la Pentecoste acquista il coraggio di scendere in piazza.&lt;br /&gt;Ma non bisogna forzare troppo questa espressione.&lt;br /&gt;Del resto negli Atti non si parla di piazze, ma di una folla che si era raccolta  davanti alla casa dove stavano i discepoli perché aveva avvertito che  là dentro stava succedendo  qualcosa di strano. Parlare  di grande folla e di piazza rappresenta una forzatura del testo che può  fare comodo a quanti vorrebbero una chiesa che non solo non tema la piazza, ma la ami e la cerchi.&lt;br /&gt;In piazza le manifestazioni di massa prendono il sopravvento sull’incontro  con  le singole persone e gli applausi diventano più importanti delle vibrazioni dei cuori.&lt;br /&gt;La piazza  diventa il luogo dove viene allestito lo spettacolo religioso.&lt;br /&gt;Si cerca perciò di stupire, di impressionare, di suscitare entusiasmi non importa se epidermici e di breve durata.&lt;br /&gt;Certamente è bello osservare che la chiesa il giorno di Pentecoste abbia il coraggio di entrare in rapporto con la grande famiglia umana per portare a tutti il messaggio che le è stato affidato.&lt;br /&gt;Ma è bello pensare anche ad una chiesa che rientri, per così dire, in casa.&lt;br /&gt;La chiesa di Pentecoste è anche la chiesa della interiorità.&lt;br /&gt;E l’interiorità è possibile solo se in certi momenti si chiudono le porte, mettendo a tacere le voci e i richiami della piazza.&lt;br /&gt;La chiesa , per imparare a parlare a tutti, deve imparare prima di tutto il linguaggio del silenzio.&lt;br /&gt;Per manifestarsi, deve rinunciare ad apparire e ad autocelebrarsi.&lt;br /&gt;Questa è la via che lo Spirito, il quale ci è dato come consolatore, ci suggerisce come l’unica&lt;br /&gt;via che ci permette di vincere le nostre paure.&lt;br /&gt;“Ma lo Spirito Santo è ancora presente in mezzo a noi?” si chiedono molti cristiani amareggiati per le troppe delusioni patite in questi ultimi cinquanta anni, da quando cioè si è chiuso il concilio.&lt;br /&gt;La risposta la prendo dalla &lt;em&gt;Lettera sullo Spirito&lt;/em&gt; che il nostro card. Martini scrisse nel 1997:&lt;br /&gt;“Lo Spirito c’è anche oggi, come al tempo di Gesù e degli Apostoli: c’è e sta operando, arriva prima di noi, lavora più di noi e meglio di noi; a noi non tocca né seminarlo né svegliarlo, ma anzitutto riconoscerlo, accoglierlo, assecondarlo, fargli strada, andargli dietro.&lt;br /&gt; C’è, e non si è mai perso d’animo rispetto al nostro tempo; al contrario sorride, danza, penetra,  investe, avvolge arriva là dove mai avremmo immaginato. Di fronte alla crisi della nostra epoca, che è la perdita del senso dell’invisibile e del trascendente, la crisi del senso di Dio, lo Spirito sta giocando, nell’invisibilità e nella piccolezza, la sua partita vittoriosa”.&lt;br /&gt;Scoprire i segni di questa presenza, nella luce del Concilio Vaticano II, è la nostra speranza e la nostra gioia.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-8505903453710850865?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/8505903453710850865/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=8505903453710850865&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/8505903453710850865'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/8505903453710850865'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2009/06/pentecoste-r.html' title=''/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-3836272988556117347</id><published>2009-05-18T20:22:00.000+02:00</published><updated>2009-05-18T20:23:04.015+02:00</updated><title type='text'>VI Domenica  di Pasqua  (R.A.)</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Giovanni 15, 26 – 16,4.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci avviciniamo alla Pentecoste.&lt;br /&gt;Perciò la liturgia si serve del vangelo di questa domenica (si tratta di un brano preso dal primo  discorso di addio di Gesù)  per introdurci alla conoscenza di colui  che sarà il protagonista di&lt;br /&gt; quell’evento così prodigioso: lo Spirito Santo.&lt;br /&gt;Bisogna subito aggiungere che solo in Giovanni e mai negli altri scritti del Nuovo Testamento lo Spirito Santo viene chiamato Paraclito.&lt;br /&gt;Che cosa significa questo strano appellativo?&lt;br /&gt;E’ una parola greca che significa anzitutto consolatore, ma  anche difensore, avvocato, uno che sta dalla nostra parte.&lt;br /&gt;La sua funzione è dunque quella di consolare come pure di difenderci nel caso in cui la nostra fede dovesse subire attacchi insidiosi.&lt;br /&gt;Ma dalle parole di Gesù  ci viene confidato che lui stesso  è venuto tra noi come Paraclito, prima  ancora che i discepoli ricevessero il dono dello Spirito, il giorno di  Pentecoste: “Io pregherò il Padre, perché vi dia un altro consolatore, perché resti con voi per sempre”.&lt;br /&gt;Il primo consolatore è dunque lui, o meglio, è lui strettamente unito allo Spirito.&lt;br /&gt;Tutti i vangeli sono lì a testimoniare la sua volontà di farsi servo di tutti, soprattutto di quelli che la  società tende a escludere, di coloro che sono sprovvisti di titoli, di onori ufficiali, di dignità nelle gerarchie che contano: individui senza referenze né diplomi, senza funzioni o ruoli riconosciuti.&lt;br /&gt;Lui si trova bene anche tra la gente che viene disprezzata, come i pubblicani, i quali, avendo il compito di riscuotere le imposte in nome del potere romano, erano considerati disonesti e sfruttatori.&lt;br /&gt;In poche parole, Gesù si colloca tra coloro che sono costretti a vivere ai margini della società.&lt;br /&gt; Fosse presente oggi nel nostro mondo, lo troveremmo accanto alle persone che maggiormente  soffrono la loro condizione di solitudine: quelli che hanno perso il lavoro o non lo trovano, quelli che non trovano ospitalità nel nostro paese, e che vengono respinti al loro paese d’origine da cui sono fuggiti, spinti dalla fame o sotto il terrore della violenza.&lt;br /&gt;Questa è la prima ragione che fa di Gesù  il primo Paraclito del vangelo, il primo consolatore.&lt;br /&gt;Del resto, questa azione consolatoria è presente anche nel vangelo che è stato letto.&lt;br /&gt;Pensiamo allo smarrimento in cui dovevano trovarsi i discepoli mentre prendevano coscienza che Gesù li avrebbe presto lasciati e con lui sarebbe finita per sempre anche la loro meravigliosa avventura.&lt;br /&gt;Che cosa sarebbe stata la loro vita senza di lui?&lt;br /&gt;Che cosa sarebbe rimasto di tanti gesti commoventi compiuti da Gesù, di tante parole stupende raccolte dalle sue labbra?&lt;br /&gt;Sarebbe rimasto solo il ricordo, un ricordo destinato a impallidire fino a spegnersi per sempre.&lt;br /&gt;E la tristezza doveva occupare il cuore dei suoi discepoli.&lt;br /&gt;E Gesù capisce. Intuisce con una sensibilità che potremmo chiamare materna la  delusione profonda che dovevano patire i suoi discepoli.&lt;br /&gt;Perciò, mentre dà loro l’addio sapendo quale sarebbe stata, di lì a poco, la sua fine, si preoccupa di mitigare almeno la loro tristezza.&lt;br /&gt;In che modo?&lt;br /&gt;Quando una persona parte per un paese lontano senza la prospettiva di ritornare a rivedere la sua  casa, i suoi  famigliari e gli amici più cari, quando questo paese lontano è quello che si dischiude al di là della morte, cerca di tenere vivo il suo ricordo  lasciando qualche messaggio particolarmente toccante o lasciando in eredità le cose che lo hanno accompagnato nel suo  percorso, mentre era in vita.&lt;br /&gt;Gesù, che sta per lasciare i suoi discepoli, ha anche lui qualcosa da trasmettere loro in sua memoria.&lt;br /&gt;No, “non vi lascerò orfani” promette ai discepoli che già si sentivano da lui abbandonati.&lt;br /&gt;E questa promessa si precisa attraverso due doni meravigliosi. Il primo è l’eucaristia con cui il Signore  assicura la sua presenza viva, il secondo è la promessa dello Spirito che sarebbe venuto a continuare l’insegnamento di Gesù tanto che qualcuno lo ha definito la presenza invisibile di Gesù.&lt;br /&gt;Ecco come Gesù ha voluto consolare i suoi amici: aderendo pienamente al primo significato della parola paracleto che vuol dire consolatore.&lt;br /&gt;Ma c’è anche l’altro significato di questa parola che, abbiamo visto, sta ad indicare colui che si prende cura di noi come avvocato difensore.&lt;br /&gt;E’ possibile vedere  Gesù anche in questo ruolo?&lt;br /&gt;Il vangelo non è fatto solo di parole dolci, misurate, gradevoli all’ascolto, ma anche di parole aspre,  scandalose, che ti urtano e ti obbligano a riflettere. E il tono dei discorsi di Gesù non è quello di un saggio che si compiaccia del proprio equilibrio interiore, ma quello di una coscienza indignata, incapace di rassegnarsi e di accettare il corso delle cose.&lt;br /&gt;C’era in Gesù troppo amore per gli uomini. Impossibile per lui trattenere dentro di sé l’ardente desiderio di convertirli, di aprire loro gli occhi e di aiutarli a vivere. Da qui l’impazienza e l’irritazione in presenza di gente che non ha nemmeno alcuna coscienza delle ricchezze spirituali che porta con sé. Bisognerebbe, a questo proposito, immaginare quale potrebbe essere il comportamento di Gesù di fronte al rischio, al pericolo di spiritualizzare troppo il cristianesimo. Certo non approverebbe questa tendenza in atto a spiritualizzare la realtà, basti pensare ad esempio a come il regno di Dio sia stato spiritualizzato, per cui la salvezza è vista come la salvezza dell’anima, il regno di Dio è vio stesclusivamente come l’aldilà. In questo modo non c’è nessun punto d’aggancio con la realtà, con la concretezza storica della vita. Gesù, invece, ci richiamerebbe a fare memoria delle sue parole che sono parole concrete, che incidono non soltanto dentro l’uomo, ma anche nel sociale, nel politico e in tutti gli aspetti della nostra vita.&lt;br /&gt;E ci farebbe capire che di fronte a certe forme palesi di ingiustizia presenti nel nostro mondo, di fronte all’arroganza di certi poteri, di fronte a menzogne spacciate per sacrosanta  verità, l’indignazione non solo è ammissibile, ma è doverosa.    &lt;br /&gt;La missione dello Spirito Paraclito si ricongiunge con quella di Gesù Paraclito. E insieme sono uniti al Padre.&lt;br /&gt;Perciò, se uno vuole contemplare la sorgente stessa dell’amore, se uno vuole penetrare nel cuore del Padre, là dov’è nato il mondo e la sua bellezza, bisogna che prenda questo cammino che è il Cristo: (nessuno va al Padre se non  per mezzo di Cristo), e se vuole avvicinarsi a Cristo se vuole contemplare il Padre con gli occhi del Figlio unico, bisogna che lasci lo Spirito invadere il suo cuore con la sua luce, bisogna che implori umilmente:&lt;br /&gt;“Vieni, Spirito Santo!&lt;br /&gt;Vieni, luce dei nostri cuori!&lt;br /&gt;Vieni, consolatore sovrano!&lt;br /&gt;Vieni, ospite dolcissimo delle nostre anime!”. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-3836272988556117347?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/3836272988556117347/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=3836272988556117347&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/3836272988556117347'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/3836272988556117347'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2009/05/vi-domenica-di-pasqua-ra.html' title='VI Domenica  di Pasqua  (R.A.)'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-5409360969403221314</id><published>2009-05-06T19:35:00.000+02:00</published><updated>2009-05-06T19:36:20.326+02:00</updated><title type='text'>IV Domenica di Pasqua (R.A.)</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Giovanni 10, 27-30&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Succede  a volte che durante  le letture della messa si rimanga scossi o commossi, toccati comunque e coinvolti.&lt;br /&gt;E  ci si domanda:”Perché questo fervore o questa passione inesprimibile, perché questo intenerimento o questo senso di pace profonda?”.&lt;br /&gt;E’ l’esperienza che forse abbiamo fatto anche oggi, soprattutto durante la lettura del vangelo.&lt;br /&gt;Si tratta di un breve testo di Giovanni che fa parte di quel discorso in cui Gesù, provocato dai giudei, si presenta come il buon pastore.&lt;br /&gt;Sono tre le parole che meritano di essere approfondite, per renderci  conto della felicità rivelativa di questo testo.&lt;br /&gt;La prima parla è il verbo conoscere.&lt;br /&gt;“Io le conosco” dice Gesù parlando delle pecore.&lt;br /&gt;E altrove si legge: “Le mie pecore conoscono me”( Gv 10, 14).&lt;br /&gt;Noi purtroppo siamo portati a privilegiare le nostre facoltà mentali per cui  confondiamo spesso la conoscenza con l’erudizione o il sapere.&lt;br /&gt;Sappiamo molte cose su diversi argomenti, ma non è detto che questo sia un vero conoscere.&lt;br /&gt;Un teologo può possedere molte nozioni su Dio , ma questo non significa che conosca Dio.&lt;br /&gt;Per arrivare a una vera conoscenza, bisogna che ci sia un rapporto mistico con Dio, una comunione   molto stretta con la sua parola (è quello che i Padri della chiesa e molti autori spirituali hanno chiamato “manducazione della Parola”): occorre un’ esperienza esistenziale che coinvolga tutta la persona.&lt;br /&gt;Non si dimentichi che nella Bibbia il verbo conoscere viene applicato alla esperienza amorosa di due sposi.&lt;br /&gt;E nel libro del Siracide si legge: “Dio ha dato agli uomini un cuore per riflettere”.&lt;br /&gt;Certamente il cuore è fatto per amare, ma c’è pure un’intelligenza dell’amore.&lt;br /&gt;E’ quella intelligenza sensibile e intuitiva che è propria degli innamorati, dei poeti, dei mistici.&lt;br /&gt;Di questa intelligenza una  persona semplice può godere più di un principe della chiesa o di un grande teologo.&lt;br /&gt;Se non fosse così, Dio sarebbe un lusso dei ricchi e degli intellettuali.&lt;br /&gt;In realtà si tratta di un privilegio riservato a coloro che, vivendo strettamente uniti a Cristo, si trovano partecipi della conoscenza che Cristo ha del Padre.&lt;br /&gt;“Io e il Padre siamo una cosa sola” ha detto Gesù.&lt;br /&gt;Con Cristo entriamo in un tipo di conoscenza del mistero di Dio che non ha nulla di presuntuoso o di possessivo.&lt;br /&gt;E’ una conoscenza velata di pudore come fosse una carezza.&lt;br /&gt;Una carezza dice tutta la tenerezza dell’amore che non si appropria di nulla, riceve tutto e di tutto rende grazie.&lt;br /&gt;C’è un’altra parola nel testo di Giovanni che merita di essere approfondita.&lt;br /&gt;E’ il verbo ascoltare che viene usato da Gesù quando dice: “Le mie pecore ascoltano la mia voce”.&lt;br /&gt;Già la parola voce è particolarmente espressiva: vuol dire che è in gioco un rapporto molto stretto.&lt;br /&gt;La voce o meglio, il tono della voce, assieme allo sguardo e al volto, esprime qualcosa almeno della profonda identità  di una persona.&lt;br /&gt;Lo sanno bene gli sposi, i fidanzati, gli amici  per i quali la modulazione della voce a volte risulta più significativa delle parole che vengono dette.&lt;br /&gt;Perciò l’ascolto di cui parla Gesù è un’esperienza che va ben oltre il semplice fatto di percepire parole o suoni o messaggi.&lt;br /&gt;Si può udire senza ascoltare, come più volte hanno deplorato i profeti e Gesù stesso: “Il cuore di questo popolo si è indurito, sono diventati duri di orecchi” (Mt 13,14).&lt;br /&gt;E noi, che ascolto accordiamo a Gesù?&lt;br /&gt;Non basta essere frequentatori della parola del Signore.&lt;br /&gt;Se nella parola del Signore cerchiamo soltanto una conferma di ciò che crediamo già di sapere mentre censuriamo quello che ci scuote e ci mette a disagio, vuol dire che anche noi siamo diventati “duri di orecchi”.&lt;br /&gt;Ma neppure possiamo dire di essere in ascolto se dovessimo separare il messaggio del Vangelo da colui che ce lo ha affidato.&lt;br /&gt;L’ascolto vero richiede un atteggiamento fiducioso e docile nei confronti di una persona, come del resto suggerisce il verbo latino oboedio (ubbidisco) che è composto dal verbo audio (ascolto).&lt;br /&gt;Dovremmo perciò chiedere spesso la grazia di sapere ascoltare dicendo: “Signore, fa’ che la tua voce mi raggiunga e  penetri nel mio cuore come la voce di una persona amata a cui ci si consegna con tutta la propria fiducia”.&lt;br /&gt;Infine ci sarebbe da riflettere sulla vita eterna promessa da Gesù: ”Io do loro la vita eterna”.&lt;br /&gt;Sono tante le parole del linguaggio religioso che non dicono più nulla perché sono diventate vuote e inespressive.&lt;br /&gt;Che cosa può suggerire la parola “vita eterna” al disperato, al drogato, al marito o alla moglie che vedono il loro matrimonio fallito, a tutti coloro che sentono la fatica di trovare ogni giorno una ragione per vivere?&lt;br /&gt;Bisognerebbe che ci  mettessimo in rapporto con Gesù il quale ci direbbe: “Che cosa vuol dire per te vivere?.&lt;br /&gt;Non è forse vero che tu hai l’impressione di vivere soprattutto quando stai vivendo un’esperienza di amore, quando  ti senti amato e godi di riamare?&lt;br /&gt;Se vivere è questo, ricordati che c’è chi ti ama  e continuerà ad amarti con una sorta di irriducibile  ostinazione.&lt;br /&gt;Il suo amore è così grande che non c’è niente o nessuno che lo possa cancellare”.&lt;br /&gt;Questa è la vita eterna che  già ora possiamo sperimentare.&lt;br /&gt;Si pensi alla gioia di un bambino  quando riceve dal papà la mano o viene condotto per mano.&lt;br /&gt; Si sente sicuro, non ha più paura di nulla, si vede accettato come una persona meritevole di ogni attenzione.&lt;br /&gt;In questi termini Gesù ci ha parlato della vita eterna: è una vita affidata tutta  alla mano del Signore, mano forte e buona: è la mano di un padre.&lt;br /&gt;Godiamo dunque di questa rivelazione che nel vangelo è tra le più consolanti che ci sia dato di incontrare. &lt;br /&gt;Se poi vogliamo dare una risposta a questo nostro Dio così prodigo di amore, sappiamo quale è la via da seguire.&lt;br /&gt;E’vicino a Dio chi sa coltivare una grande magnanimità, un grandezza d’animo per cui è capace di ospitare tutti dentro la tenda della sua amicizia, anche quelli  che da gli altri sono disprezzati e condannati,  perché sa che, nonostante tutto, sono persone che il nostro Dio continua ad amare con un amore tenero e tenace.&lt;br /&gt;E’ lontano da Dio chi invece coltiva uno spirito di parte, una volontà di esclusione.&lt;br /&gt;Forse non abbiamo mai pensato che i peccati più gravi li commettiamo non per l’unità, ma per la disunione, nelle famiglie, nelle parentele e in altre forme di vita associata.&lt;br /&gt;Ci conforti però la speranza che si accende in noi mediante la preghiera:&lt;br /&gt;“ Fa’, o Signore, che un giorno siano cancellate tutte le nostre divisioni e trionfi soltanto la dolce legge della tua fraternità”.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-5409360969403221314?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/5409360969403221314/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=5409360969403221314&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/5409360969403221314'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/5409360969403221314'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2009/05/iv-domenica-di-pasqua-ra.html' title='IV Domenica di Pasqua (R.A.)'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-4035362859898764146</id><published>2009-05-06T18:58:00.001+02:00</published><updated>2009-05-06T18:59:48.743+02:00</updated><title type='text'>III Domenica di Pasqua</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Giovanni  14, 1-12&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel vangelo di Giovanni c’è un lungo discorso di addio di Gesù.&lt;br /&gt;Siamo alla vigilia della sua passione.&lt;br /&gt;E’ l’ultima sera della sua vita, è l’ultima sua cena.&lt;br /&gt;Gesù sente che è giunta la sua ora. Prima di morire, vuole richiamare ai suoi discepoli ciò che del suo insegnamento ritiene essenziale.&lt;br /&gt;Ma prima ancora, pensando al grande turbamento che la sua morte potrebbe procurare, li vuole rassicurare.&lt;br /&gt;Non c’è motivo di temere la morte.&lt;br /&gt;La sua morte non è un fallimento, ma il coronamento di tutta l’opera.&lt;br /&gt;Egli tornerà alla casa del Padre dove preparerà un posto per loro.&lt;br /&gt;A questo punto troviamo un’affermazione che ci lascia un po’perplessi: “Io sono la via, la verità e la vita”.&lt;br /&gt;Gesù rivela la sua vera identità mediante questa affermazione “Io sono” (ce ne sono tanti di questi “Io sono” nel vangelo di Giovanni  che sembrano una eco di quel” Io sono” pronunciato da Dio a Mosè sul monte Horeb).&lt;br /&gt;Dicevo prima di una iniziale perplessità nell’ascoltare queste parole di Gesù.&lt;br /&gt;Per quale motivo?&lt;br /&gt;Perché ci sembrano esorbitanti, eccessive. Che dire?&lt;br /&gt;Se gli uomini non seguono Gesù, vuol dire che non potranno arrivare fino a Dio?&lt;br /&gt;La sola possibilità di salvezza sta dunque nel diventare cristiani?&lt;br /&gt;Bisogna tornare a ripetere, come si faceva prima del concilio: “ Extra ecclesiam, nulla salus”&lt;br /&gt;(Fuori della chiesa, non c’è salvezza)?&lt;br /&gt;Ma questa posizione è estremamente pericolosa, perché espone a molteplici conflitti con altre religioni che si  propongono anch’esse come le sole vere religioni.&lt;br /&gt;Per i musulmani, per esempio, siamo noi cristiani a essere nell’errore e a  trovarci dalla parte degli infedeli.&lt;br /&gt;E si sa che le guerre combattute in nome di Dio sono state – e lo sono tuttora – le più devastanti e le più luttuose.&lt;br /&gt;Che fare? Come uscire da questa situazione?&lt;br /&gt;E’il caso  di relativizzare ogni espressione religiosa visto che, dopo tutto, le diverse religioni si equivalgono e il “buon Dio” è lo stesso per tutti?&lt;br /&gt;Ma questo vuol dire favorire l’indifferenza religiosa.&lt;br /&gt;Per comprendere Gesù bisogna ascoltare ogni sua parola: “Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. E del luogo dove io vado, voi conoscete la via”.&lt;br /&gt;Dove va Gesù? verso la casa del Padre e nella casa del Padre non c’è che amore.&lt;br /&gt;Nella casa del Padre  c’è un posto che ci attende.&lt;br /&gt;Il nostro camminare ha dunque una meta; la meta è la casa del Padre, la dimora dell’infinita gioia di vivere.&lt;br /&gt;La colpa più grave di noi cristiani, oggi (in passato forse era tutto diverso)  è la smemoratezza  riguardante la meta ultima del nostro cammino.&lt;br /&gt;Chi di noi la contempla, la vagheggia,  la prepara con una tensione interiore  che sia come la cifra segreta del nostro esistere?&lt;br /&gt;Siamo in viaggio, come tutti, ma non siamo pellegrini. Il pellegrino è colui che sa dove va.&lt;br /&gt;Non solo: è colui che, fino a quando non ha raggiunto la meta, si sente un po’ straniero dovunque venga a trovarsi.&lt;br /&gt;Noi non possiamo dirci pellegrini perché abbiamo perso la memoria della meta, catturati come siamo dalle  piccole soddisfazioni che ci capita di trovare lungo il cammino.&lt;br /&gt;Dovremmo perciò ripetere spesso  una invocazione per dire al Signore: “Signore, mettici sempre in cammino con la mente e il cuore rivolti verso la Gerusalemme celeste.&lt;br /&gt;Tieni viva in noi la fame e la sete di pace, di amore, di libertà, di luce. Rendi inquieto il nostro cuore finché non riposi in te”.&lt;br /&gt;Ma quale strada dobbiamo pretendere per non fallire la meta?&lt;br /&gt;“Io sono il cammino”ci dice Gesù.&lt;br /&gt;Non dice:“Io vi insegno il cammino”, bensì:”Il cammino che cercate sono io”.&lt;br /&gt;Per trovare la strada non c’è che da seguire Gesù.&lt;br /&gt;E’la modalità ultima del nostro cammino alla casa del Padre.&lt;br /&gt;Vogliamo richiamare brevemente alcuni aspetti di questa modalità esemplare.&lt;br /&gt;Gesù era innamorato del cammino, sempre sulle strade e proteso verso l’altrove.&lt;br /&gt;Aveva l’impazienza di passare attraverso le folle, nel deserto, sul lago senza lasciarsi trattenere da niente e da nessuno.&lt;br /&gt;La sua meta era sempre più lontana.&lt;br /&gt;Certamente guariva i malati, provava pietà per  ogni tipo di fame e voleva trascinare tutti nell’attesa di qualcosa  d’altro.&lt;br /&gt;Per essere andato troppo lontano su sentieri che nessuno  prima di lui aveva battuto, un giorno si è trovato solo.&lt;br /&gt;Era troppo libero e pericoloso.&lt;br /&gt;Proprio perché era così libero, neppure il sepolcro lo ha potuto trattenere.&lt;br /&gt;Al termine di questa straordinaria avventura troverà ad accoglierlo l’abbraccio,  la gratitudine e la gioia del Padre.&lt;br /&gt;Vogliamo sapere come camminare verso la casa del Padre?&lt;br /&gt;Dobbiamo guardare a Gesù, a quello che ha detto, a quello che ha fatto soprattutto a favore di quelli che erano respinti dalla società.&lt;br /&gt;“Io sono la via”:  Gesù è il nostro cammino. Un cammino che ci può spaventare tanto da ritenerlo impraticabile.&lt;br /&gt;Come è possibile che la nostra esistenza debba rimanere sempre sotto il segno dell’urgenza, della tensione, dell’inquietudine?&lt;br /&gt;Ci conforti a una lettura più attenta del vangelo, la certezza che c’è un camminare e c’è un dimorare.&lt;br /&gt;La casa suggerisce l’idea del riposo.&lt;br /&gt;Ed è un riposo che non ci viene soltanto promesso, ma già in qualche misura accordato.&lt;br /&gt;“Io e il Padre siamo una cosa sola” dice Gesù.&lt;br /&gt;Se siamo uniti a Gesù, siamo uniti al Padre, siamo già nella casa del Padre.&lt;br /&gt;Gesù è quindi cammino ed è già il compimento del cammino, Gesù è la strada ed è la meta.&lt;br /&gt;E’lui che nel cammino attraverso i segni della sua presenza ci fa pregustare quanto sia bello “abitare nella casa del Signore”.&lt;br /&gt;Io non so che possa rimanere in noi di questo discorso che trova nel Vangelo di oggi la sua necessità e la sua legittimità. A volte di fronte a certe proposte troppo elevate e di ampio respiro, siamo presi dalla vertigine ci rifiutiamo di seguire.&lt;br /&gt;In realtà le cose alte di Dio possono trovare nella vita di tutti i giorni una traduzione molto esemplare.&lt;br /&gt;Camminare e dimorare con Gesù vuol dire avere fede in lui: “Credete in me”.&lt;br /&gt;Se crediamo in lui lasciandoci educare dalla sua parola, se siamo capaci di affidargli la nostra sofferenza e la nostra speranza, se ci lasciamo condurre a compiere gesti di pietà verso le persone che hanno bisogno di non sentirsi abbandonate, noi camminiamo e dimoriamo in Cristo, e dimorando in Cristo, dimoriamo anche nel Padre di cui già possiamo gustare la tenerezza e la gioiosa accoglienza.&lt;br /&gt;Quando arriveremo alla casa del Padre il nostro posto, quello riservato proprio a noi, lo troveremo facilmente perché l’avremo già conosciuto in questo nostro camminare nella fede, nella speranza e nell’ amore.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-4035362859898764146?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/4035362859898764146/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=4035362859898764146&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/4035362859898764146'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/4035362859898764146'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2009/05/iii-domenica-di-pasqua_06.html' title='III Domenica di Pasqua'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-4509199288144199347</id><published>2009-05-06T18:58:00.000+02:00</published><updated>2009-05-06T18:59:48.390+02:00</updated><title type='text'>III Domenica di Pasqua</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Giovanni  14, 1-12&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel vangelo di Giovanni c’è un lungo discorso di addio di Gesù.&lt;br /&gt;Siamo alla vigilia della sua passione.&lt;br /&gt;E’ l’ultima sera della sua vita, è l’ultima sua cena.&lt;br /&gt;Gesù sente che è giunta la sua ora. Prima di morire, vuole richiamare ai suoi discepoli ciò che del suo insegnamento ritiene essenziale.&lt;br /&gt;Ma prima ancora, pensando al grande turbamento che la sua morte potrebbe procurare, li vuole rassicurare.&lt;br /&gt;Non c’è motivo di temere la morte.&lt;br /&gt;La sua morte non è un fallimento, ma il coronamento di tutta l’opera.&lt;br /&gt;Egli tornerà alla casa del Padre dove preparerà un posto per loro.&lt;br /&gt;A questo punto troviamo un’affermazione che ci lascia un po’perplessi: “Io sono la via, la verità e la vita”.&lt;br /&gt;Gesù rivela la sua vera identità mediante questa affermazione “Io sono” (ce ne sono tanti di questi “Io sono” nel vangelo di Giovanni  che sembrano una eco di quel” Io sono” pronunciato da Dio a Mosè sul monte Horeb).&lt;br /&gt;Dicevo prima di una iniziale perplessità nell’ascoltare queste parole di Gesù.&lt;br /&gt;Per quale motivo?&lt;br /&gt;Perché ci sembrano esorbitanti, eccessive. Che dire?&lt;br /&gt;Se gli uomini non seguono Gesù, vuol dire che non potranno arrivare fino a Dio?&lt;br /&gt;La sola possibilità di salvezza sta dunque nel diventare cristiani?&lt;br /&gt;Bisogna tornare a ripetere, come si faceva prima del concilio: “ Extra ecclesiam, nulla salus”&lt;br /&gt;(Fuori della chiesa, non c’è salvezza)?&lt;br /&gt;Ma questa posizione è estremamente pericolosa, perché espone a molteplici conflitti con altre religioni che si  propongono anch’esse come le sole vere religioni.&lt;br /&gt;Per i musulmani, per esempio, siamo noi cristiani a essere nell’errore e a  trovarci dalla parte degli infedeli.&lt;br /&gt;E si sa che le guerre combattute in nome di Dio sono state – e lo sono tuttora – le più devastanti e le più luttuose.&lt;br /&gt;Che fare? Come uscire da questa situazione?&lt;br /&gt;E’il caso  di relativizzare ogni espressione religiosa visto che, dopo tutto, le diverse religioni si equivalgono e il “buon Dio” è lo stesso per tutti?&lt;br /&gt;Ma questo vuol dire favorire l’indifferenza religiosa.&lt;br /&gt;Per comprendere Gesù bisogna ascoltare ogni sua parola: “Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. E del luogo dove io vado, voi conoscete la via”.&lt;br /&gt;Dove va Gesù? verso la casa del Padre e nella casa del Padre non c’è che amore.&lt;br /&gt;Nella casa del Padre  c’è un posto che ci attende.&lt;br /&gt;Il nostro camminare ha dunque una meta; la meta è la casa del Padre, la dimora dell’infinita gioia di vivere.&lt;br /&gt;La colpa più grave di noi cristiani, oggi (in passato forse era tutto diverso)  è la smemoratezza  riguardante la meta ultima del nostro cammino.&lt;br /&gt;Chi di noi la contempla, la vagheggia,  la prepara con una tensione interiore  che sia come la cifra segreta del nostro esistere?&lt;br /&gt;Siamo in viaggio, come tutti, ma non siamo pellegrini. Il pellegrino è colui che sa dove va.&lt;br /&gt;Non solo: è colui che, fino a quando non ha raggiunto la meta, si sente un po’ straniero dovunque venga a trovarsi.&lt;br /&gt;Noi non possiamo dirci pellegrini perché abbiamo perso la memoria della meta, catturati come siamo dalle  piccole soddisfazioni che ci capita di trovare lungo il cammino.&lt;br /&gt;Dovremmo perciò ripetere spesso  una invocazione per dire al Signore: “Signore, mettici sempre in cammino con la mente e il cuore rivolti verso la Gerusalemme celeste.&lt;br /&gt;Tieni viva in noi la fame e la sete di pace, di amore, di libertà, di luce. Rendi inquieto il nostro cuore finché non riposi in te”.&lt;br /&gt;Ma quale strada dobbiamo pretendere per non fallire la meta?&lt;br /&gt;“Io sono il cammino”ci dice Gesù.&lt;br /&gt;Non dice:“Io vi insegno il cammino”, bensì:”Il cammino che cercate sono io”.&lt;br /&gt;Per trovare la strada non c’è che da seguire Gesù.&lt;br /&gt;E’la modalità ultima del nostro cammino alla casa del Padre.&lt;br /&gt;Vogliamo richiamare brevemente alcuni aspetti di questa modalità esemplare.&lt;br /&gt;Gesù era innamorato del cammino, sempre sulle strade e proteso verso l’altrove.&lt;br /&gt;Aveva l’impazienza di passare attraverso le folle, nel deserto, sul lago senza lasciarsi trattenere da niente e da nessuno.&lt;br /&gt;La sua meta era sempre più lontana.&lt;br /&gt;Certamente guariva i malati, provava pietà per  ogni tipo di fame e voleva trascinare tutti nell’attesa di qualcosa  d’altro.&lt;br /&gt;Per essere andato troppo lontano su sentieri che nessuno  prima di lui aveva battuto, un giorno si è trovato solo.&lt;br /&gt;Era troppo libero e pericoloso.&lt;br /&gt;Proprio perché era così libero, neppure il sepolcro lo ha potuto trattenere.&lt;br /&gt;Al termine di questa straordinaria avventura troverà ad accoglierlo l’abbraccio,  la gratitudine e la gioia del Padre.&lt;br /&gt;Vogliamo sapere come camminare verso la casa del Padre?&lt;br /&gt;Dobbiamo guardare a Gesù, a quello che ha detto, a quello che ha fatto soprattutto a favore di quelli che erano respinti dalla società.&lt;br /&gt;“Io sono la via”:  Gesù è il nostro cammino. Un cammino che ci può spaventare tanto da ritenerlo impraticabile.&lt;br /&gt;Come è possibile che la nostra esistenza debba rimanere sempre sotto il segno dell’urgenza, della tensione, dell’inquietudine?&lt;br /&gt;Ci conforti a una lettura più attenta del vangelo, la certezza che c’è un camminare e c’è un dimorare.&lt;br /&gt;La casa suggerisce l’idea del riposo.&lt;br /&gt;Ed è un riposo che non ci viene soltanto promesso, ma già in qualche misura accordato.&lt;br /&gt;“Io e il Padre siamo una cosa sola” dice Gesù.&lt;br /&gt;Se siamo uniti a Gesù, siamo uniti al Padre, siamo già nella casa del Padre.&lt;br /&gt;Gesù è quindi cammino ed è già il compimento del cammino, Gesù è la strada ed è la meta.&lt;br /&gt;E’lui che nel cammino attraverso i segni della sua presenza ci fa pregustare quanto sia bello “abitare nella casa del Signore”.&lt;br /&gt;Io non so che possa rimanere in noi di questo discorso che trova nel Vangelo di oggi la sua necessità e la sua legittimità. A volte di fronte a certe proposte troppo elevate e di ampio respiro, siamo presi dalla vertigine ci rifiutiamo di seguire.&lt;br /&gt;In realtà le cose alte di Dio possono trovare nella vita di tutti i giorni una traduzione molto esemplare.&lt;br /&gt;Camminare e dimorare con Gesù vuol dire avere fede in lui: “Credete in me”.&lt;br /&gt;Se crediamo in lui lasciandoci educare dalla sua parola, se siamo capaci di affidargli la nostra sofferenza e la nostra speranza, se ci lasciamo condurre a compiere gesti di pietà verso le persone che hanno bisogno di non sentirsi abbandonate, noi camminiamo e dimoriamo in Cristo, e dimorando in Cristo, dimoriamo anche nel Padre di cui già possiamo gustare la tenerezza e la gioiosa accoglienza.&lt;br /&gt;Quando arriveremo alla casa del Padre il nostro posto, quello riservato proprio a noi, lo troveremo facilmente perché l’avremo già conosciuto in questo nostro camminare nella fede, nella speranza e nell’ amore.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-4509199288144199347?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/4509199288144199347/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=4509199288144199347&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/4509199288144199347'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/4509199288144199347'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2009/05/iii-domenica-di-pasqua.html' title='III Domenica di Pasqua'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-5635435687035514919</id><published>2009-04-14T14:21:00.002+02:00</published><updated>2009-04-21T17:21:39.602+02:00</updated><title type='text'>Pasqua di risurrezione</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Giovanni 20, 1-18&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa omelia dovrebbe celebrare il mistero della Pasqua e perciò dovrebbe avere un’intonazione gioiosa che in qualche modo riproponga l’esultanza che di solito accompagna l’annuncio della risurrezione.&lt;br /&gt;A questo proposito si potrebbe ricordare il cosiddetto risus pascalis praticato nel medioevo in diverse città soprattutto tedesche dove, nel corso dei riti pasquali, erano i predicatori a suscitare il riso nell’assemblea raccontando storielle particolarmente esilaranti per sbeffeggiare la morte sconfitta dal Cristo risorto.&lt;br /&gt;Ma quest’anno non ci è concesso di accogliere a cuor leggero questo invito alla gioia.&lt;br /&gt;Abbiamo ancora sotto gli occhi le immagini della catastrofe che ha colpito diversi paesi dell’Abruzzo, non possiamo dimenticare i lamenti strazianti di tante persone che hanno perso tutto in questo tragico evento.&lt;br /&gt;Nascono allora domande che mettono a dura prova la nostra fede.&lt;br /&gt;Perché nel mondo c’è tanta sofferenza? perché tante vite spezzate ancora in tenera età?&lt;br /&gt;C’è stato chi ha ammonito dicendo che nessuno deve sentirsi senza colpa.&lt;br /&gt;Certamente è giusto pensare alla responsabilità degli uomini che, essendo liberi, sono liberi anche di fare il male.&lt;br /&gt;In un passo del Deuteronomio si legge: “Ho posto davanti a te la vita e la morte, la benedizione e la maledizione: scegli dunque la vita onde tu viva…”.&lt;br /&gt;Molto spesso l’uomo sceglie la morte e il male che genera infinite sofferenze.&lt;br /&gt;Però questo, dobbiamo ammetterlo, non spiega tutto.&lt;br /&gt;Quando si scatena uno tsunami o un terremoto con una forza così devastante come quello che ha colpito, sorprese nel sonno, tante famiglie della terra d’Abruzzo, è facile domandarsi: “e Dio, dove era in quei momenti così terribili?”.&lt;br /&gt;È la domanda più seria, più grave, più temibile che possa salire nel cuore dell’uomo.&lt;br /&gt;È la domanda che del resto, se non siamo superficiali o incoscienti , ci poniamo ogni giorno, davanti allo spettacolo quotidiano di violenza, di distruzione e morte per cui a volte siamo anche tentati di rivolgerci al Signore con le parole che don Michele Do ha raccolto dalla voce di un contadino della sua valle: “Signore, quand’è che ti metti una mano sulla coscienza?”.&lt;br /&gt;La nostra riflessione oggi è sollecitata da tanti “perché?” che non trovano una facile risposta .&lt;br /&gt;Dio l’abbiamo trascinato sul banco degli accusati.&lt;br /&gt;Con i nostri “perché?”, peraltro più che motivati e legittimi, chiamiamo, per così dire, Dio a rapporto, gli chiediamo di rendere conto del suo operato, gli rimproveriamo il suo silenzio, la sua apparente indifferenza e apatia e addirittura la sua assenza.&lt;br /&gt;È come se gli dicessimo: “Ma che Dio sei?”.&lt;br /&gt;La risposta di Dio è affidata alla Pasqua di Gesù, alla croce e alla risurrezione.&lt;br /&gt;Anzitutto ci invita a fare memoria ancora di quello che accadde un lontano venerdì pomeriggio di duemila anni fa, fuori dalle mura di Gerusalemme.&lt;br /&gt;Un uomo di 33 anni fu appeso alla croce insieme ad altri due sventurati.&lt;br /&gt;E mentre stava morendo, l’uomo appeso alla croce esclamò: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”.&lt;br /&gt;E il centurione romano che si trovava ai piedi della croce esclamò: “Veramente quest’uomo era Figlio di Dio”.&lt;br /&gt;Il nostro è un Dio che conosce il patire scendendo fino in fondo nella sconfinata sofferenza del mondo, sempre dalla parte delle vittime, identificandosi con loro.&lt;br /&gt;E la Pasqua diventa perciò il giorno della più grande consolazione.&lt;br /&gt;Mi correggo: potrebbe diventare.&lt;br /&gt;Purtroppo abbiamo perso il senso di questa novità sconvolgente. Gesù è risorto. È vivo. È con noi.&lt;br /&gt;Gesù è accanto a noi come era accanto a Maria, nella apparizione narrata dal vangelo&lt;br /&gt;Ma noi non sappiamo riconoscerlo.&lt;br /&gt;Come se il Signore fosse assente o fosse ancora morto.&lt;br /&gt;Morto in questa nostra società senza valori, morto nei compromessi e nelle ambiguità della politica, morto – è il sospetto che ci prende in qualche momento – anche nelle chiese.&lt;br /&gt;Celebriamo la Pasqua come gente tranquilla, che va alla ricerca di un’omelia tranquilla, senza sussulti e senza troppe tensioni.&lt;br /&gt;Vuol dire che non abbiamo più la fede?&lt;br /&gt;È difficile dire se abbiamo la fede o non l’abbiamo.&lt;br /&gt;Forse è vero che tutti vorremmo credere di più.&lt;br /&gt;Abbiamo nostalgia della fede.Abbiamo bisogno che qualcuno ci aiuti a credere.&lt;br /&gt;Abbiamo bisogno che Gesù ci chiami per nome come ha fatto con Maria di Magdala.&lt;br /&gt;Gesù le disse: “Maria!”.&lt;br /&gt;Essa si voltò verso di lui e gli disse in ebraico “Rabbunì” che vuol dire “Maestro!”.&lt;br /&gt;Un nome, Maria, e in quel nome c’è il rivelarsi di una presenza, il palpito di un’amicizia che si rinnova.&lt;br /&gt;E’ quello che può avvenire anche per noi.&lt;br /&gt;Ascoltiamo tante parole, anche nelle nostre chiese.&lt;br /&gt;Ci raggiungono, ma non ci scuotono.&lt;br /&gt;Ci sembrano parole generiche, dette per tutti, indistintamente, parole decorative, non parole creative di qualcosa di nuovo.&lt;br /&gt;Ma può anche accadere che tra le tante parole ci sia quella rivolta direttamente a te come se il Signore ti avesse chiamato per nome.&lt;br /&gt;Allora si aprono gli occhi e tutto cambia.&lt;br /&gt;Allora nasce dal cuore una risposta che vale più di tutte le professioni di fede: “Rabbunì, maestro!”&lt;br /&gt;Qui c’è tutto lo stupore della risurrezione.&lt;br /&gt;Qui c’è tutta la gioia della Pasqua.&lt;br /&gt;Se c’è una grazia grande che oggi dobbiamo chiedere al Padre è questa: che ci aiuti a convertire la prima espressione di Maria registrata nel vangelo: “Hanno portato via il mio Signore” in quest'altra “Rabbunì”.&lt;br /&gt;Vuol dire avere intuito la presenza del Risorto.&lt;br /&gt;Vuol dire sentire la passione di correre a portare a tanti nostri fratelli (come per lunga tradizione si fa nel mondo ortodosso.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; La buona notizia : “Cristo è risorto. Non avere più paura”.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-5635435687035514919?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/5635435687035514919/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=5635435687035514919&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/5635435687035514919'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/5635435687035514919'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2009/04/pasqua-di-risurrezione.html' title='Pasqua di risurrezione'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-3564790765181367739</id><published>2009-04-03T18:35:00.001+02:00</published><updated>2009-04-03T18:37:05.427+02:00</updated><title type='text'>V Domenica di quaresima</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Giovanni  11, 1-44&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo racconto sono presenti tutte le verità fondamentali dell’esistenza: c’è la morte, l’amicizia, il pianto, la speranza più grande.&lt;br /&gt;La prima verità riguarda la morte.&lt;br /&gt;Tutto il racconto è occupato da una liturgia  funebre che si esprime attraverso il pianto, il cordoglio,   il sepolcro e un forte sentore di corruzione.  &lt;br /&gt;E chi legge viene raggiunto da una  domanda provocatoria:”Tu credi alla morte?”.&lt;br /&gt;Certo la morte non ha  bisogno di essere creduta, tanto si impone sotto i nostri occhi con un’evidenza brutale: la morte  trionfa negli atti di terrorismo, là dove ancora non si gode di una pace duratura; nei regolamenti di conti tra bande opposte di mafiosi o di camorristi,  o sulle strade dove e                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                        tanti giovani lasciano la loro vita  per ragioni che tutti conosciamo.&lt;br /&gt;Eppure la domanda: “Tu credi alla morte?” non è fuori luogo.&lt;br /&gt;In un tempo in cui si assiste alla morte in diretta, si assiste anche alla fuga dalla coscienza della morte.&lt;br /&gt;Come se essa non ci riguardasse.&lt;br /&gt;Per capire il valore di questo racconto , bisogna prima recuperare la tragicità della morte.&lt;br /&gt;Bisogna avere il coraggio di guardarla in faccia.&lt;br /&gt;Una seconda verità richiamata dal racconto è il valore dell’amicizia di fronte alla morte.&lt;br /&gt;Questo testo di Giovanni non parla solo di morte e risurrezione.&lt;br /&gt;E’anche la storia di un’amicizia, quella tra Gesù, Lazzaro e le sorelle.&lt;br /&gt;“Il tuo amico è malato” mandano a dire le due sorelle.&lt;br /&gt;E poco dopo è Gesù stesso a dare a Lazzaro il nome di amico.&lt;br /&gt;L’uso di espressioni come “il nostro amico Lazzaro” è segno di grande famigliarità.&lt;br /&gt;Sul filo di queste annotazioni è facile leggere il miracolo di Lazzaro come il miracolo dell’amicizia  e  dell’affetto.&lt;br /&gt;Perché Gesù lascia la regione della Perea, dove poteva stare al riparo dalle ostilità dei giudei, per raggiungere Betania esponendosi pertanto a qualche grave rischio per la propria incolumità?&lt;br /&gt;E’quello che i discepoli non capiscono:“Rabbì, poco fa i giudei cercavano di lapidarti, e tu ci vai di nuovo?”.&lt;br /&gt;C’è in questo racconto una specie di legge che si potrebbe formulare così: amare è sempre un perdersi perché l’altro viva.&lt;br /&gt;Gesù questa legge l’aveva insegnata quando aveva detto: “Non c’è amore più grande che dare la vita per i propri amici”.&lt;br /&gt;La prova l’abbiamo nel vangelo: Lazzaro vive perché Gesù, che gli è amico, accetta di morire.&lt;br /&gt;Si sa infatti che in seguito al miracolo di Betania i giudei decisero di mettere a morte Gesù.&lt;br /&gt;Questa verità, che il dono della vita si sconta con il proprio morire, non è facile da interpretare.&lt;br /&gt;Non è stato facile neppure per Gesù.&lt;br /&gt;Gesù si commuove profondamente, dice Giovanni, e lo ricorda almeno due volte nel corso della narrazione.&lt;br /&gt;Gesù scoppia in pianto. E’qualcosa che ci tocca, ci stupisce, ci commuove,&lt;br /&gt;C‘è chi ha  fatto osservare che la bellezza e la grandezza di questo miracolo sono tutte racchiuse nel pianto di Gesù.&lt;br /&gt;Perché piange Gesù?&lt;br /&gt;Perché questo suo pianto incontenibile, irrefrenabile, senza  ritegno e senza vergogna?&lt;br /&gt;Gli esegeti suggeriscono diverse spiegazioni, ma la più attendibile sembra essere questa: Gesù se la prende con le forze oscure del male e della morte.&lt;br /&gt;Elias Canetti,  il grande  scrittore mitteleuropeo che considerava la morte come il male primordiale, voleva che la si odiasse, le si sputasse in faccia, venisse maledetta,.&lt;br /&gt;Gesù piange e in questo suo pianto c’è come un moto  di risentimento, di collera contro la morte.&lt;br /&gt;E’ un modo per dire no alla morte, per rifiutarne la logica  implacabile e crudele.&lt;br /&gt;Penso a certi cristiani che si vergognano di piangere anche in occasione di lutti particolarmente dolorosi, che si sforzano perfino di mostrare un volto sereno e sorridente perché altrimenti  sarebbe come tradire la fede nella risurrezione.&lt;br /&gt;Trovo invece molto sagge le parole di un giovane parroco milanese il quale ha scritto: “Io credo che il Signore non voglia regalarci la risurrezione senza prima averci regalato le lacrime.&lt;br /&gt;Le lacrime sono un dono. Ci danno il diritto di piangere senza vergogna.&lt;br /&gt;Sono lacrime  che lavano gli occhi perché si possano aprire a un mistero ancora più grande della morte, quello della risurrezione (Davide Caldirola)”.&lt;br /&gt;Ed ora una parola sulla risurrezione.&lt;br /&gt;Noi vorremmo sapere soprattutto come sarà la vita futura.&lt;br /&gt;Ma la nostra curiosità rimane inappagata.&lt;br /&gt;Lazzaro non dice nulla della esperienza che gli è stata riservata una volta superata la soglia della morte.&lt;br /&gt;Ma altri passi del vangelo ci fanno capire che la vita eterna è essere con Cristo.&lt;br /&gt;“Oggi sarai con me in paradiso” dice Gesù al ladrone sulla croce.&lt;br /&gt;Si comprende come sia possibile affermare che la risurrezione non è solo per il futuro, ma già per il tempo che stiamo vivendo.&lt;br /&gt;Se siamo uniti a Cristo, risurrezione e vita, godiamo già di una vita risorta,&lt;br /&gt;Ci sono persone che spiritualmente sono vecchie o addirittura spente.&lt;br /&gt;E lo dimostrano per il fatto che si trovano irrigidite nei loro pregiudizi, nelle loro paure, nel loro inguaribile pessimismo, nella difesa egoistica dei loro privilegi.&lt;br /&gt;Non c’è scioltezza, autoironia, speranza, apertura alla novità.&lt;br /&gt;Se hanno rapporto con Dio, conoscono solo un Dio vecchio che rende vecchi.&lt;br /&gt;Ma Dio è giovane, e la giovinezza di Dio si è rivelata in Gesù.&lt;br /&gt;Nessuno è più vivo e più libero di Gesù.&lt;br /&gt;Con la sua vita intensa, appassionata, generosa, Gesù vuole insegnarci che cosa significa vivere.&lt;br /&gt;Vivere non è sopravvivere, vegetare, consumare il proprio tempo rincorrendo soddisfazioni effimere, ma vivere è comunicare, donare, amare, perdere la propria vita per gli altri.&lt;br /&gt;Se siamo con Gesù, già ora possiamo condurre una vita risorta, una vita al riparo da ogni conformismo e da ogni rassegnazione, una vita  innamorata della verità, della bellezza, della fierezza di  non essere servi di nessuno.&lt;br /&gt;Non diciamo perciò come Marta: “Io so che risorgerò nell’ultimo giorno”, ma piuttosto diciamo: “Signore Gesù, io so che posso risorgere ogni giorno.&lt;br /&gt;Pronuncia  anche su di me le parole con cui hai richiamato Lazzaro alla vita: “Vieni fuori!”.&lt;br /&gt;Vieni fuori, esci dall’oscurità del sepolcro in cui ti trovi con la tua vita spenta.&lt;br /&gt;Sciogliti da tutte le tristezze e le paure che ti tengono  prigioniero.&lt;br /&gt;Vieni alla luce, vieni alla vita.&lt;br /&gt;Potrò così essere giovane come te, giovane di amore, giovane di coraggio, giovane di immensa, dolcissima pietà”.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-3564790765181367739?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/3564790765181367739/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=3564790765181367739&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/3564790765181367739'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/3564790765181367739'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2009/04/v-domenica-di-quaresima.html' title='V Domenica di quaresima'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-4437219015031523872</id><published>2009-03-02T01:37:00.003+01:00</published><updated>2009-03-04T15:35:51.129+01:00</updated><title type='text'>I° di Quaresima</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Matteo 4, 1-11&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Ecco era è il tempo favorevole, ecco: ora è il giorno della salvezza, nessuno si faccia trovare nel giorno di redenzione, ancora schiavo del vecchio mondo di peccato”: sono parole, queste, che vengono da molto lontano (appartengono al profeta Isaia ) e che nel corso di questa liturgia sentiremo richiamare come invito a valorizzare questo tempo quaresimale che inizia proprio oggi.&lt;br /&gt;Quaresima: quaranta giorni come quelli che Gesù ha vissuto nel deserto e che, a loro volta, alludono ai quaranta anni passati dal popolo d’Israele nel deserto prima di insediarsi nella terra che Dio aveva promesso.&lt;br /&gt;Prima di affrontare il testo di Matteo, bisognerebbe risolvere due possibili obiezioni che altrimenti potrebbero interferire come elementi di disturbo nella nostra riflessione.&lt;br /&gt;Gesù viene tentato.&lt;br /&gt;Ma come è possibile immaginare una situazione di questo genere.&lt;br /&gt;Gesù è il figlio di Dio:come potrebbe essere tentato?&lt;br /&gt;Il fatto è sorprendente..&lt;br /&gt;Ma, a pensarci bene, Gesù non avrebbe potuto evitare di essere tentato.&lt;br /&gt;Se l’incarnazione non è stata una finzione, Gesù era veramente figlio di Dio, ma , al tempo stesso, perfettamente uomo per cui, proprio per questo stretto rapporto con la condizione umana, doveva nel deserto conoscere i nostri smarrimenti, le nostre esitazioni, la fatica di dover scegliere tra due proposte ugualmente interessanti e contrapposte l’una all’altra.&lt;br /&gt;Perciò è credibile che Gesù sia stato tentato.&lt;br /&gt;E tentato lo sarà lungo tutto il corso della sua vita, tentato perfino sulla croce, quando i capi religiosi lo provocheranno gridandogli di scendere dalla croce, se mai ne fosse stato capace.&lt;br /&gt;Anche Gesù pertanto deve aver pregato per non soccombere di fronte alla prova.&lt;br /&gt;E ci è facile immaginare che il penultimo versetto del Padre nostro: &lt;em&gt;e non ci indurre in tentazione,&lt;/em&gt; prima di suggerirlo ai discepoli Gesù l’abbia più volte confidato al Padre nelle lunghe conversazioni che aveva con lui nel cuore della notte.&lt;br /&gt;Tempo fa –ricordate – si è discusso molto sulla opportunità di correggere questa invocazione che sembra voler addossare a Dio la responsabilità delle tentazioni a cui siamo continuamente esposti.&lt;br /&gt;Come è possibile immaginare (è la seconda obiezione da rimuovere) che proprio Dio voglia attentare alla nostra incolumità di creature fragili che già faticano a muoversi in un mondo sempre più disumano?&lt;br /&gt;Se poi ci si mette anche Dio a complicare le cose.&lt;br /&gt;Ma io non credo che il testo debba essere corretto. Solo va capito.&lt;br /&gt;Del resto, non trovate una qualche rassomiglianza con l’inizio del vangelo di oggi?&lt;br /&gt;“Fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo”&lt;br /&gt;E’ lo Spirito che trascina Gesù nel deserto.&lt;br /&gt;Dobbiamo dunque scandalizzarci anche per queste parole?&lt;br /&gt;"Non c'è alcuna ragione di scandalo" scriveva anni fa Pietro Citati iu un bellissimo commento al Padre nostro comparso su un giornale laico (Repubblica 1 febbraio 1996).  Il quale poi proseguiva dicendo: " Come ogni ebreo, come ogni cristiano, Matteo sapeva  benisimo che Dio induce in tentazione specialmente chi ama. Aveva tentato (o messo alla prova, se vogliamo usare un'espressione più scolorita) Adamo, Abramo, Giobbe, Israele, e una tremenda frase rabbinica diceva.Non c'è alcun uomo che Dio non abbia tentato?".&lt;br /&gt;Allora si può capire il senso vero delle parole del Padre nostro.&lt;br /&gt;Noi non preghiamo per essere risparmiati da ogni tentazione.&lt;br /&gt;La tentazione infatti può essere trasformata in un'occasione favorevole al nostro cammino spirituale, in uno scatto o in un salto di qualità nel nostro modo di inerpretare e di vivere il nostro rapporto con Dio e con i fratelli.&lt;br /&gt;."Ciò che non ci uccide, ci rende più forti" diceva Nietzsche riprendendo le parole dei Padri del deserto i quali affermavano che senza"prove", senza "tentazioni" non sarebbe possibile alcnna crescita spirituale.&lt;br /&gt;Se poi riusciamo a fare un po' di deserto nella nostra vita, a cercare spazi di silenzio custodendo nel cuore un grande desiderio di verità e di autenticità, ci sarà più facile capire che cosa conta veramente nella vita e che cosa non conta, e potremo dare all'invocazione del Padre nostro questa precisa intonazione "Signore, accettiamo le prove che tu ci mandi, perché servono a purificare la nostra fede. Solo ti chiediamo di essere risparmiati da tentazioni che siano superiori alle nostre deboli forze".&lt;br /&gt;A questo punto è opportuno che ci domandiamo: "Quali sono le teanazioni più pericolose, più insidiose perchè più diaboliche?" .&lt;br /&gt;Quando si parla di tentazioni, il pensiero - è un debito che si paga a un'educazione di tipo moralistico - si rivolge immediatamente alla sfera della sessualità.&lt;br /&gt;Si tratta senza dubbio di una tentazione possibile, ma bisogna dire che nella Bibbia non occupa il primo posto.&lt;br /&gt;La libidine del potere (basta osservare lo spettacolo indecoroso che danno di sè certi uomini poltici) è molto più forte della libidine che nasce dagli istinti della carne.&lt;br /&gt;Nel racconto che abbiamo letto si parla di tre tentazioni, ma in realtà si tratta di tre aspetti o modalità di un'unica tentazione, quella del potere.&lt;br /&gt;Il Tentatore, avvicinandosi a Gesù, cerca di indurlo a rappresentare Dio come pura onnipotenza:&lt;br /&gt;"Se sei figlio di Dio, dimostra a tutti di essere un Dio onnipotente. E' quello che gli uomini pretendono.E' inutile parlare loro di fede e di amore. Vogliono altro.&lt;br /&gt;Non vedi che credono solo nella forza e nei risultati immediati?&lt;br /&gt;Scegli la via della magia, del miracolo facile, della esibizione spettacolare, e vedrai che tutti ti seguiranno".&lt;br /&gt;Questa tentazione era veramente drammatica per Gesù: voleva dire scegliere la via&lt;br /&gt;della forza rinunciando a quella dell'amore.&lt;br /&gt;Nella nostra vita questa tentazione prende corpo nelle pieghe della nostra debolezza come desiderio di possedere di più per sentirci più forti, di occupare, se è possibile, i primi posti, di strappare qualche applauso per appagare la nostra vanità.&lt;br /&gt;E, una volta presa questa strada, la tentazione ci porta a invocare un Dio che sia unicamente un Dio forte, prodigo di miracoli, disposto a risolvere i nostri problemi, difensore delle persone oneste e della sua chiesa.&lt;br /&gt;Qui è l'immagine stessa di Dio che viene stravolta.&lt;br /&gt;Dio non è più padre, non è più amore.&lt;br /&gt;E' perciò una grazia immensa sapere che Gesù ha vinto la tentazione accettando di rimanere debole per conquistarci non con la forza, ma con l'amore.&lt;br /&gt;Alle seduzioni del tentatore bisogna rispondere consegnandoci ad un'altra seduzione. Questa non ci parlerà di potere , di prestigio, di successi immediati, ma farà vibrare  il nostro cuore per la gioia ineffabile di sentire che Dio ci è accanto come Padre con uno sguardo colmo di infinita tenerezza, e che avrà per ciascuno di noi una parola, detta con amore, più forte di ogni sofferenza e perfino della morte.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-4437219015031523872?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/4437219015031523872/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=4437219015031523872&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/4437219015031523872'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/4437219015031523872'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2009/03/i-di-quaresima.html' title='I° di Quaresima'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-3532995681989754699</id><published>2009-02-15T01:24:00.001+01:00</published><updated>2009-02-15T18:40:59.901+01:00</updated><title type='text'>Penultima dopo l’Epifania</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Luca 7, 36-50&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una considerazione, anzitutto, di ordine generale.&lt;br /&gt;Riguarda il nostro modo di rapportarci alla Parola di Dio.&lt;br /&gt;Possiamo dire di ascoltarla con una partecipazione intensa e profonda e, almeno in qualche momento, anche con un coinvolgimento emotivo?&lt;br /&gt;S tratta sempre di rimanere sorpresi, colti alla sprovvista dalla Parola.&lt;br /&gt;Bisognerebbe accostarsi a ogni pagina del vangelo, come se fosse la prima volta.&lt;br /&gt;Contro l’indurimento provocato dall’abitudine l’unico antidoto è la sorpresa.&lt;br /&gt;Il fattore sorpresa è l’elemento costitutivo più importante del racconto che abbiamo letto nel vangelo di Luca.&lt;br /&gt;Oggi, in altre parole, non possiamo non rimanere stupiti, se è vero che, prima di essere sorpresi noi, lo sono i protagonisti del racconto.&lt;br /&gt;Vediamoli.&lt;br /&gt;Gesù è invitato a pranzo da un fariseo di cui il vangelo ricorda il nome: è Simone.&lt;br /&gt;Si sa che cosa Gesù pensasse dei farisei.&lt;br /&gt;Che si faccia trovare nella casa di uno di essi dimostra che egli non si negava a nessuno, fosse pure un fariseo.&lt;br /&gt;Egli, che viveva poveramente, accetta l’invito di un notabile.&lt;br /&gt;Come si è svolto il pranzo in casa di Simone il fariseo.&lt;br /&gt;Dopo un’accoglienza nel segno di una correttezza formale, alquanto fredda, tutto si è svolto come da copione.&lt;br /&gt;Fino a un certo punto.&lt;br /&gt;All’improvviso compare in sala, inaspettata, una donna.&lt;br /&gt;Tutti in città dovevano sapere chi fosse: ”una peccatrice", dice il vangelo o, per essere più precisi, una prostituta..&lt;br /&gt;Il fariseo accusa il colpo.&lt;br /&gt;Si parlava prima del fattore sorpresa come elemento portante di tutto il racconto.&lt;br /&gt;Per il fariseo la sorpresa è legata allo scandalo che patisce per la presenza indebita di quella donna nella sua casa e per i gesti che essa si permette di dedicare a Gesù senza che Gesù opponga un gesto di rifiuto .&lt;br /&gt;Vediamo ora il secondo personaggio importante del racconto, proprio quello della donna peccatrice.&lt;br /&gt;Se ha avuto il coraggio di varcare la soglia della casa di Simone il fariseo, è perché doveva sentire un bisogno immenso di esprimere la sua gratitudine.&lt;br /&gt;Certamente aveva avuto occasione di ascoltare Gesù e di sentire che le sue parole le avevano toccato il cuore tanto da essere alleggerita del peso del suo passato.&lt;br /&gt;Allora deve essersi chiesta: “Che cosa dovrei fare per dire il mio grazie? Non posso non fare qualcosa”.&lt;br /&gt;Avendo saputo che Gesù si trovava nella casa di Simone il fariseo, fa tacere tutte le possibili obiezioni sulla convenienza di ciò che sta per fare, mette da parte ogni rispetto umano ed entra in quella casa.&lt;br /&gt;E qui succede una cosa straordinaria, che certamente non era stata prevista.&lt;br /&gt;E’ il caso di rivedere la scena.&lt;br /&gt;Gesù ci pare di vederlo con il fianco sinistro appoggiato o disteso sul divano, come usava allora.&lt;br /&gt;La donna gli si avvicina, e mentre è intenta a profumargli i piedi, improvvisamente si scioglie in un pianto irrefrenabile tanto da bagnare i piedi di Gesù con le sue lacrime copiose.&lt;br /&gt;Che fare? Come asciugarli?&lt;br /&gt;Essa non può lasciare i piedi di Gesù bagnati di lacrime.&lt;br /&gt;Allora scioglie i suoi capelli e con i suoi capelli asciuga i piedi di Gesù.&lt;br /&gt;Poi, portata dal suo slancio affettivo, ripetutamente li bacia.&lt;br /&gt;Silenzio attorno a questa donna: come si permette una tale famigliarità?&lt;br /&gt;Silenzio anche da parte di Gesù che la lascia fare senza una parola di insofferenza o di rimprovero.&lt;br /&gt;Mentre la sorpresa del fariseo, come si è detto, era legata allo scandalo per quella scena che ai suoi occhi doveva apparire disgustosa, la sorpresa della donna potrebbe essere definita la sorpresa della grazia.&lt;br /&gt;E Gesù? è lui l’autore di questa duplice sorpresa. E’ lui che la crea.&lt;br /&gt;Anzi si potrebbe dire che Gesù è la sorpresa di Dio che ha posto la sua dimora in mezzo a noi.&lt;br /&gt;La sua presenza è sempre motivo di novità radicali, di profondi cambiamenti, di salutari interrogazioni.&lt;br /&gt;Perciò, come si diceva all’inizio, bisogna ascoltare la sua parola con il cuore aperto allo stupore.&lt;br /&gt;Se mi si chiedesse quali sono per me i motivi di stupore che trovo nel vangelo che è stato letto, ne indicherei principalmente due.&lt;br /&gt;Il primo è dato dalle parole di Gesù a commento della parabola dei due debitori.&lt;br /&gt;Ma bisogna fare molta attenzione perché a leggere superficialmente il testo si è portati a credere che chi ama di più è maggiormente perdonato da Dio.&lt;br /&gt;Ma la verità è diversa.&lt;br /&gt;Non è il nostro amore a conquistare il perdono, ma è il perdono di Dio che ci permette di amare.&lt;br /&gt;L’iniziativa è sempre di Dio.&lt;br /&gt;È lui che perdona tutto, che dà gratuitamente la pace, che dispone ciascuno a gustare il profumo della gioia.&lt;br /&gt;Gesù, che è venuto a rivelarci la misericordia del Padre, la sua tenerezza infinita,&lt;br /&gt;ha offerto alla donna “peccatrice” del vangelo un amore che essa non aveva ancora conosciuto, un amore totalmente gratuito.&lt;br /&gt;In questa prospettiva, non sono stati i gesti della donna a meritare il perdono, ma è stato il perdono a suscitare nella donna una grande commozione che si esprime attraverso la dolcezza di quelle lacrime versate sui piedi di Gesù.&lt;br /&gt;Questo per me è motivo di sorpresa particolarmente consolante.&lt;br /&gt;Vuol dire infatti che la prima cosa che mi è richiesta da Dio è di lasciarmi amare.&lt;br /&gt;Allora mi sarà facile trovare una risposta a questo grande amore.&lt;br /&gt;La risposta più bella sarà quella di rivelare il vero volto del Signore a tutti coloro che non osano pensare di essere amati, ma rimangono fermi all’immagine di un Dio che li giudica e li punisce.&lt;br /&gt;Altro motivo di sorpresa è il fatto che Gesù rivolge al mondo femminile un’attenzione particolare , rivoluzionaria per quei tempi in cui i rabbini escludevano le donne dalla cerchia dei discepoli.&lt;br /&gt;Gesù invece non teme di dare scandalo lasciandosi avvicinare dalle donne tanto che (così ci informa Luca, nei versetti che seguono immediatamente il testto del vangelo) aveva al suo seguito un gruppetto di donne che assistevano qella piccola comunità in diversi modi.&lt;br /&gt;E’una rivoluzione, quella iniziata da Gesù, che ancora non è stata completamente attuata se si pensa che la chiesa, a dispetto di tanti attestati di dignità concessi alla donna con grande magnanimità, contiunua a guardare alla donna con una certa diffidenza come se essa adombrasse un serio pericolo per i discepoli di Cristo.&lt;br /&gt;Fintanto che la donna sarà tenuta ai margini, la chiesa non potrà presentare un volto veramente materno e non potrà essere, come dovrebbe, la chiesa della tenerezza.&lt;br /&gt;Accogliamo perciò la sorpresa che ci ha riservato il vangelo in attesa di salutare una sorpresa ancora più grande,quando ci sarà dato di vedere finalmente realizzata l’immagine di chiesa che Gesù ha sognato.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-3532995681989754699?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/3532995681989754699/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=3532995681989754699&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/3532995681989754699'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/3532995681989754699'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2009/02/penultima-dopo-lepifania.html' title='Penultima dopo l’Epifania'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-3847188175815910772</id><published>2009-02-01T19:30:00.001+01:00</published><updated>2009-02-01T21:50:53.994+01:00</updated><title type='text'>IV dopo l'Epifania</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Luca 8, 22-25&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che cosa ci vuol dire questo racconto?&lt;br /&gt;Si tratta di un miracolo compiuto da Gesù sulle forze scatenate della natura che dimostrerebbe la superiorità di Gesù su tutte queste forze ostili.&lt;br /&gt;Ma questo tipo di lettura è troppo superficiale.&lt;br /&gt;Vuol dire non accorgersi che ogni particolare del racconto suggerisce qualcosa di più profondo rispetto a ciò che immediatamente sembra significare.&lt;br /&gt;Il linguaggio, in altre parole, possiede una grande ricchezza allusiva in quanto rimanda a qualcosa d’altro, di nascosto, di segreto, che noi siamo chiamati a disoccultare.&lt;br /&gt;È quello che ora intendiamo fare prendendo in esame alcuni elementi della narrazione.&lt;br /&gt;Il primo elemento particolarmente interessante è l’invito di Gesù ad attraversare il lago:”Passiamo all’altra riva!”.&lt;br /&gt;Nel vangelo di Tommaso (un vangelo apocrifo, cioè non riconosciuto dalla chiesa, scoperto una cinquantina di anni fa nell’Alto Egitto), c’è questa frase attribuita a Gesù:“Siate come dei passanti”.&lt;br /&gt;Che cosa voleva dire Gesù?&lt;br /&gt;Che la vita è un continuo passaggio.&lt;br /&gt;È bene ricordare che il mondo è come un ponte e che non si costruisce la propria dimora su un ponte.&lt;br /&gt;Ma se è vero che siamo tutti esseri di passaggio, che siamo passeggeri nel senso più trasparente della parola, c’è da chiedersi: dove ci porta questa legge che Gesù ci ha richiamato?&lt;br /&gt;“Passiamo all’altra riva” ha detto Gesù.&lt;br /&gt;Qui non c’è solo un’indicazione geografica. Si sapeva che l’altra riva, quella ad est del lago, era abitata da popolazioni pagane e perciò da forze ostili a Dio.&lt;br /&gt;L’altra riva, secondo il linguaggio ricco di rimandi e di allusioni che Luca ha scelto per narrare questo miracolo, rappresenta la dimensione della alterità o della diversità, quel mondo cioè che ci appare inquietante, perché lontano, sconosciuto e misterioso.&lt;br /&gt;Nella società attuale l’altra riva potrebbe essere rappresentata dalla massa degli immigrati i quali danno a volte l’impressione di costituire un mondo chiuso e separato con cui è difficile comunicare per il fatto che custodiscono gelosamente le loro tradizioni religiose e culturali.&lt;br /&gt;Inoltre, l’altra riva la puoi trovare anche nella vita di coppia, con la persona che tu pensi di amare e di conoscere più di ogni altra.&lt;br /&gt;Perché ogni persona è un mistero inaccessibile che non può essere mai cancellato.&lt;br /&gt;Infine non è possibile ignorare che l’altra riva richiama facilmente il mondo dell’invisibile e dell’eterno al quale si accede affrontando il duro passaggio della morte.&lt;br /&gt;“Passiamo all’altra riva”: l’invito di Gesù comporta tante difficoltà ed è motivo perciò di smarrimenti, di sofferenze, di angosce.&lt;br /&gt;Chi ci può aiutare in quei momenti in cui, paralizzati dalla paura,vediamo l’orizzonte oscurarsi e abbiamo l’impressione di trovarci nella stessa condizione dei discepoli sul lago di Tiberiade?&lt;br /&gt;Possiamo chiedere aiuto alla chiesa quando anch’essa ci sembra a volte una fragile imbarcazione sballottata, come in questi giorni, da onde troppo violente?&lt;br /&gt;Quando si prende coscienza del pericolo, soprattutto quando la tempesta ci raggiunge più da vicino, nella vita di coppia o di famiglia, ci sorprendiamo a gridare: “Non t’importa , Signore, che noi periamo?”.&lt;br /&gt;Ma Dio ci ascolta?&lt;br /&gt;Abbiamo impressione che Dio dorma. Come dorme Dio nell’antico testamento, tanto che il salmista e i profeti si sentono costretti a gridargli: “Destati, Signore, perché dormi? Svegliati”.&lt;br /&gt;La risposta, nel vangelo, la conosciamo: è data dal miracolo.&lt;br /&gt;Gesù, che prima dormiva, viene risvegliato e fa tacere il vento placando le acque minacciose.&lt;br /&gt;È interessante osservare che l’evangelista utilizza termini tecnici che, in greco, esprimono la morte e la risurrezione.&lt;br /&gt;In altre parole, Gesù che dorme su un cuscino in fondo alla barca prefigura Gesù che riposa nel profondo della tomba, mentre Gesù che, risvegliato e stando in piedi in mezzo alla barca, interpella e provoca il vento, annuncia l’altro Gesù, in piedi nella tomba e vittorioso sulla morte, il mattino di Pasqua.&lt;br /&gt;Ma c’è un’altra risposta su cui conviene riflettere.&lt;br /&gt;“Dov’è la vostra fede?” chiede Gesù ai discepoli, ammonendoli sulla loro scarsa capacità di avere fiducia in lui. .&lt;br /&gt;Qui la fede richiesta da Gesù è soprattutto fiducia.&lt;br /&gt;Non si tratta di una fede intesa come adesione a un insieme di credenze definite con assoluta precisione o di una fede professata solo verbalmente..&lt;br /&gt;Questa fede-fiducia è qualcosa che nasce dal cuore di una persona.&lt;br /&gt;E’ la ferma persuasione che sulla barca della nostra avventura umana ci sarà sempre un passeggero clandestino, pronto a prendere in mano il timone e a condurci in salvo.&lt;br /&gt;Vorrei concludere questa riflessione con un pensiero di Bernanos il quale un giorno si è domandato che cosa è la fede e ha trovato questa risposta: “La fede è ventiquattro ore di dubbi meno un minuto di speranza”.&lt;br /&gt;A me sembrano parole molto consolanti.&lt;br /&gt;I dubbi li conosciamo: ci accompagneranno sempre fino al termine del nostro cammino.&lt;br /&gt;Ma, forse, potrà bastare, per essere riconosciuti come veri credenti, un minuto di speranza, purché questa speranza porti un nome, quello di Gesù, nostro dolcissimo amico, inseparabile compagno di viaggio e guida verso l’altra riva.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-3847188175815910772?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/3847188175815910772/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=3847188175815910772&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/3847188175815910772'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/3847188175815910772'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2009/02/iv-dopo-lepifania.html' title='IV dopo l&apos;Epifania'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-4850522432040889313</id><published>2009-01-16T16:56:00.001+01:00</published><updated>2009-01-16T19:02:40.315+01:00</updated><title type='text'>II dopo l'Epifania</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Giovanni 2, 1-11&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Cana – ci dice il vangelo – Gesù manifestò la sua gloria.&lt;br /&gt;Dove si rende visibile la gloria di Dio?&lt;br /&gt;Si manifesta in occasione di un pranzo di nozze, nel fervore di una festa chiassosa, smodata, eccessiva come succedeva normalmente in quei tempi quando si celebrava un matrimonio&lt;br /&gt;E’lì che Gesù, secondo Giovanni, ha compiuto il suo primo miracolo convertendo l’acqua in vino.&lt;br /&gt;Ma il miracolo più sorprendente è stato quello d’aver fatto capire che Dio non solo non è geloso della gioia degli uomini, ma anzi la favorisce e la condivide.&lt;br /&gt;La gloria di Dio è che l’uomo viva, dirà S. Ireneo.&lt;br /&gt;Purtroppo sulla nostra religione pesa sempre questo sospetto: che sia una religione avara di gioia.&lt;br /&gt;A certi giovani che ancora pensano a un cristianesimo fatto solo di doveri, divieti tabù e noia, tanta noia ( la colpa è soprattutto nostra, di noi adulti che abbiamo trasmesso loro questa impressione) verrebbe voglia di chiedere: “Avete mai letto il racconto del miracolo di Cana?&lt;br /&gt;Perché guardate alle giare piene di acqua (era l’acqua che serviva per le abluzioni rituali, segno quindi di un formalismo religioso che voi condannate) e non vedete che ora sono piene del vino di una gioia sovrabbondante?”&lt;br /&gt;Cerchiamo di entrare anche noi oggi nella vitalità di questa festa per vederne le diverse espressioni che Geù ha benedetto con la sua presenza.&lt;br /&gt;La parola piacere, nel vocabolario cristiano, è vista ancora con sospetto: sembra evocare infatti qualcosa di disordinato o di troppo istintivo, soprattutto nella sfera della sessualità.&lt;br /&gt;Ma il piacere non merita tutta questa diffidenza.&lt;br /&gt;Il piacere esprime un consenso a tutto ciò che è al servizio della vita.&lt;br /&gt;Chi avrebbe il coraggio di riprendere ogni mattina le stesse faticose incombenze se non ci fosse anche la speranza di poter assaporare le cose buone che la vita può offrire?&lt;br /&gt;Qualcuno potrà dire che questo è un discorso troppo umano.&lt;br /&gt;Ma non bisogna dimenticare che il cristianesimo è la religione di un Dio che si è fatto uomo e che pertanto condivide tutto ciò che è costitutivo del nostro essere.&lt;br /&gt;Ritorniamo al pranzo di Cana dove c’è una sovrabbondanza di piaceri semplici e naturali, che sono goduti come segno della amabilità del nostro Dio.&lt;br /&gt;Un piacere è senza dubbio quello offerto dal vino che da Noè in poi è la creatura più celebrata nella Bibbia.&lt;br /&gt;“Che vita è quella di chi è privato del vino?”si legge nel libro del Siracide (31, 27).&lt;br /&gt;E motivo di godimento – sempre nel corso di questo pranzo di nozze - è poter fare un confronto tra un vino e l’altro e dir poi allo sposo: “Però, sei stato davvero bravo!&lt;br /&gt;Ci hai fatto una bella sorpresa riservando il vino più pregiato alla fine”.&lt;br /&gt;Dobbiamo dunque avere il coraggio di pensare e di affermare che quando si parla di piacere Dio non è lontano.&lt;br /&gt;Ma il piacere, che in sè è cosa buona, appartiene pur sempre all’ordine del provvisorio e dell’effimero per cui qualcuno è costretto a dire: “Non hanno più vino”.&lt;br /&gt;A un livello superiore si pone la felicità che nel vangelo è rappresentata dalla festa di nozze e dal godimento dell’amicizia.&lt;br /&gt;La felicità è più del piacere.&lt;br /&gt;Una persona che dice:“Voglio essere felice” non invoca solo un appagamento dei sensi, ma un benessere profondo, un’armonia interiore, un calore che nasce dall’esperienza dell’amicizia.&lt;br /&gt;Però anche la felicità si rivela fragile.&lt;br /&gt;Che si possa vivere felici e contenti per tutta la vita si legge solo nelle favole.&lt;br /&gt;C’è invece una felicità che può resistere a ogni forma di usura, e si chiama gioia.&lt;br /&gt;Il vangelo di oggi celebra soprattutto la gioia.&lt;br /&gt;La gioia trova la sua ragione più profonda nella presenza di Gesù, il quale fa sentire e rende visibile l’amore del Padre.&lt;br /&gt;Che cosa conta di più nella vita?&lt;br /&gt;E’ sapere che Dio ci ama.&lt;br /&gt;A darci questo vino generoso è venuto Gesù.&lt;br /&gt;E’ lui il vero sposo delle nozze di Cana.&lt;br /&gt;E’ lui al centro del racconto.&lt;br /&gt;”Venite, venite! È Dio che si sposa” scrive un autore francese, Jean Debruynne, commentando questo racconto.&lt;br /&gt;Il vino ch’egli ci serve bisogna consumarlo senza moderazione, perché viene a placare quella sete di amore che da sempre ci fa soffrire.&lt;br /&gt;Che cosa fare per godere di questa gioia?&lt;br /&gt;“Fate tutto quello che egli vi dirà” ci dice la madre di Gesù.&lt;br /&gt;La gioia sta nel credere che tutto quello che il Signore ci dirà avrà una tonalità nuziale, come una parola che venga da un cuore innamorato.&lt;br /&gt;E il Signore, parlando della sua “ora” ( allude all’ora in cui avrebbe offerto il vino del banchetto ultimo, il sangue versato per amore) ci fa capire che la gioia è strettamente legata alla capacità di donare.&lt;br /&gt;E la gioia cresce se ci si mette al servizio della gioia dei fratelli.&lt;br /&gt;E’ significativo il fatto che i primi e forse gli unici testimoni del miracolo siano stati gli umili addetti al servizio della tavola.&lt;br /&gt;Chi può accogliere l’invito di Gesù?&lt;br /&gt;E’un invito che richiede molta docilità interiore come quella di Maria che all’angelo aveva detto: “Si faccia di me secondo la tua parola”o, quanto meno, quella capacità di auscultazione del proprio cuore che appartiene ai grandi poeti come Tagore il quale ha scritto::&lt;br /&gt;“Dormivo e sognavo che la vita non fosse altro che gioia.&lt;br /&gt;Mi svegliai e vidi che la vita non era altro che servizio.&lt;br /&gt;Mi misi a servire e capii che il servizio era la gioia”. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-4850522432040889313?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/4850522432040889313/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=4850522432040889313&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/4850522432040889313'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/4850522432040889313'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2009/01/ii-dopo-lepifania.html' title='II dopo l&apos;Epifania'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-3009547887884050502</id><published>2009-01-05T19:16:00.000+01:00</published><updated>2009-01-05T19:18:25.879+01:00</updated><title type='text'>Solennità dell'Epifania</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Matteo 2,1 - 12&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Che cosa rappresenta per noi l’Epifania?&lt;br /&gt;Ne abbiamo fatto la leggenda di un viaggio favoloso, da collocare in una cornice di folclore.&lt;br /&gt;Bisogna restituire all’epifania, almeno all’interno di una celebrazione liturgica, la sua densità teologica e salvifica.&lt;br /&gt;Per questo è necessario aprirsi allo stupore rileggendo con attenzione il testo di Matteo.&lt;br /&gt;Lo scenario evocato dal racconto ha dimensioni cosmiche tanto è vasto non solo in estensione ma anche in altezza.&lt;br /&gt;Comprende infatti il limite estremo del mondo (“venuti dall’Oriente” si dice dei Magi) e  la sommità più alta del cielo, là dove si affacciano le stelle.&lt;br /&gt;E vasto è pure lo scenario di ordine storico, con la presenza di una città, Gerusalemme, carica di memorie e con il rimando alle scritture in cui sono custoditi secoli di tradizioni religiose.&lt;br /&gt;Questo vasto, immenso scenario ha un punto unificante, che vale cioè come centro di attrazione e di convergenza di tutti gli elementi che abbiamo richiamato.&lt;br /&gt;Questo centro non è né in alto né in oriente e neppure a Gerusalemme.&lt;br /&gt;Il centro di tutto ciò che esiste è Betlemme:”E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda”.&lt;br /&gt;Che senso hanno gli astri e i pianeti su cui un giorno si è interrogato il grande Leopardi: “Che fai tu, luna, in ciel?”?&lt;br /&gt;Che senso hanno le scienze astronomiche e quelle religiose?&lt;br /&gt;E le ricerche smaniose degli uomini che scrutano i cieli e  scrutano i libri?&lt;br /&gt;Ci sono tante luci disseminate nel mondo, ma la luce vera, il vero Oriente, è quel bambino che è nato a Betlemme.&lt;br /&gt;Dio si è rivelato e come luogo rivelativo per tutta l’umanità, per gli uomini dell’Oriente e dell’Occidente, per le persone colte e per quelle semplici, ha scelto l’umile condizione di un     neonato.&lt;br /&gt;Questo è il messaggio teologico  dell’Epifania.&lt;br /&gt;Insieme a questo messaggio, l’Epifania ne esprime un altro che riguarda le nostre risposte, cioè il cammino per arrivare fino a Gesù.&lt;br /&gt;A questo proposito, bisogna considerare come esemplare e normativo il comportamento dei Magi e, prima ancora, quello della stella..&lt;br /&gt;“E le stelle stanno a guardare” aveva detto anni fa uno scrittore denunciando l’impassibilità del cielo nei confronti di tutto ciò che vivono e soffrono gli uomini.&lt;br /&gt;Ma le stelle, ci dice oggi Matteo, non sono impassibili: sono vivaci, partecipi, in movimento, docili a quella gravitazione che viene esercitata dal mistero di Betlemme.&lt;br /&gt;Nel solco luminoso tracciato da una stella si muovono gli uomini venuti dall’Oriente, modellando la loro docilità sulla docilità della stella che li guida.&lt;br /&gt;E’ una docilità a quell’attrazione misteriosa  che da Betlemme si è trasmessa alla stella e dalla  stella al loro cuore.&lt;br /&gt;I magi diventano perciò dei cercatori dell’assoluto, uomini delle lunghe distanze e delle pazienti interrogazioni, sempre pronti a interpretare ogni segno della creazione e il volto di ogni viandante.&lt;br /&gt;I Magi sono quello che noi non siamo capaci di essere.&lt;br /&gt;Abbiamo davanti una lunga teoria di persone – e tra queste possiamo essere anche noi – che non ha più domande da fare, ma solo risposte da dare, certezze da affermare, con una perentorietà che non ammette obiezioni.&lt;br /&gt;E’ gente che non legge e non pensa, non ama il silenzio e non prega.&lt;br /&gt;Gente che possiede quel piccolo sapere specialistico che riempie di presunzione e non sa  mettersi in sintonia con la verità più vasta e più profonda, quella che brilla  nella luce di una stella o  negli occhi di un bambino.&lt;br /&gt;Ma torniamo ai Magi.&lt;br /&gt;A me piace immaginarli con grandi occhi, occhi dilatati, capaci di vedere anche nella notte, occhi come di uccelli notturni.&lt;br /&gt;Sapete che la civetta  è l’animale simbolo dei monaci, degli uomini cioè amanti delle solitudini, capaci di vedere nelle tenebre l’approssimarsi dell’aurora..&lt;br /&gt;Ma i Magi, nonostante i loro grandi occhi, non sarebbero ancora riusciti a vedere nell’oscurità di Betlemme  se il loro guardare e interrogare non fosse stato accompagnato da altri gesti.&lt;br /&gt;“Prostratisi, lo adorarono” dice il vangelo.&lt;br /&gt;E poi offrirono doni.&lt;br /&gt;La lezione è trasparente.&lt;br /&gt;Una sapienza senza amore, che luce potrebbe dare?&lt;br /&gt;La sapienza che permette di vedere è solo quella che si nutre di umiltà e di tenerezza.&lt;br /&gt;Gli occhi vedono solo se il cuore  è capace di amare.&lt;br /&gt;Chi è capace di vedere la luce fino a contemplare la luce vera che illumina ogni uomo?&lt;br /&gt;Chi è capace di servire, di abbassarsi di fronte ad ogni creatura che soffre, fosse pure un piccolo animale.&lt;br /&gt;I Magi, davanti a Gesù, si sono abbassati in un gesto di donazione e di offerta.&lt;br /&gt;Si sono fatti piccoli, sulla misura del bambino.&lt;br /&gt;E da quel momento – c’è da crederlo - hanno avuto l’impressione di essere sollevati: sollevati dalla oscurità di tante domande senza risposta, sollevati dalla paura per i tanti Erode che ci sono nel mondo, sollevati dalla schiavitù delle cose che catturano lo spirito.&lt;br /&gt;Ritornando nella loro regione non avrebbero più trovato, a guidarli, una stella, ma la luce oramai la portavano dentro, dopo aver contemplato il bambino.&lt;br /&gt;Se abbiamo celebrato bene questo Natale per aver cercato la verità e interrogato la parola di Dio                                                               e, soprattutto, per avere scelto di abbassare il nostro orgoglio e il nostro egoismo davanti a qualche piccolo, immagine viva  del piccolo di Betlemme, anche noi questa luce la custodiremo dentro come un dono prezioso.&lt;br /&gt;E che il Signore ce la conservi sempre, anche nei giorni difficili.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-3009547887884050502?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/3009547887884050502/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=3009547887884050502&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/3009547887884050502'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/3009547887884050502'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2009/01/solennit-dellepifania.html' title='Solennità dell&apos;Epifania'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-4715046487534127669</id><published>2009-01-05T19:11:00.000+01:00</published><updated>2009-01-05T19:15:52.877+01:00</updated><title type='text'>Domenica dopo l'ottava di Natale</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Luca 4, 14-22&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non abbiamo ancora celebrato la solennità dell’epifania e già la liturgia ci  distoglie dall’immagine del bambino Gesù.&lt;br /&gt;Ce lo presenta infatti non più come infante, cioè come un essere che non parla (tale è il senso primo  della parola infante), ma come  profeta, come uno che parla in nome di Dio, consapevole della missione che gli è stata affidata.&lt;br /&gt;Ma lo strappo, se così si può dire, è solo apparente.&lt;br /&gt;Perché, come avremo modo di sottolineare nel corso di questa riflessione, sono molte le affinità che avvicinano questo racconto al vangelo dell’infanzia che ci è stato dato dallo stesso evangelista, Luca.&lt;br /&gt;Già è significativo il fatto che Luca faccia partire la missione pubblica di Gesù da Nazaret, da questa terra di nessuno che aveva fama di non sapere produrre nulla di buono.&lt;br /&gt;Contrariamente agli uomini di potere, Gesù non cerca un luogo prestigioso, un luogo che oggi potremmo chiamare mediatico, per lanciare il suo messaggio.&lt;br /&gt;Come non vedere una certa parentela di significato nella scelta di Betlemme per nascere e di Nazaret per iniziare la sua missione profetica? &lt;br /&gt;Ma seguiamo ora Gesù a Nazaret.&lt;br /&gt;Siamo nella sinagoga.&lt;br /&gt;La sinagoga dl villaggio era un modesto luogo di preghiera e di ascolto della parola di Dio.&lt;br /&gt;Gli occhi di tutti sono fissi su di lui.&lt;br /&gt;Il momento è solenne.&lt;br /&gt;Gesù fa scorrere il rotolo del profeta Isaia..&lt;br /&gt;Si sa, dai manoscritti scoperti a Qumran, che il profeta Isaia era uno dei più utilizzati al tempo di Gesù.&lt;br /&gt;Il manoscritto più antico del mondo è precisamente un rotolo di pergamena (trovato non molti anni ani  fa in una grotta a Qumran e conservato ora  nel museo del libro di Gerusalemme) sul quale è riprodotto a mano proprio il testo di Isaia.&lt;br /&gt;Si può immaginare la commozione dei presenti nell’ascoltare parole così ricche di fiducia e di speranza.&lt;br /&gt;Vien fatto di pensare alla commozione dei pastori quando furono i primi a ricevere dagli angeli l’annuncio della salvezza che Dio aveva preparato per il suo popolo.&lt;br /&gt;Il vangelo, non va dimenticato, è un lieto annuncio soprattutto per la povera gente e per tutti coloro che si riconoscono poveri e vanno mendicando  con umile cuore un senso alto del vivere.&lt;br /&gt;Gesù lascia cadere lentamente le sue parole, facendo proprio il linguaggio del profeta.&lt;br /&gt;C’è una parola buona per tutti i poveri, c’è una liberazione per tutti i prigionieri, c’è una luce nuova per gli occhi di coloro che sono rimasti ciechi.&lt;br /&gt;C’è da piangere di commozione seguendo le parole con cui Gesù preannuncia un anno di grazia del Signore.&lt;br /&gt;Ma l’omelia di Gesù  ottiene, diremmo oggi, il picco di ascolto quando Gesù osa dire : “Oggi  si è adempiuta  questa scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi”.&lt;br /&gt;Oggi il compimento delle promesse si avvera.&lt;br /&gt;Luca usa dodici volte nel suo vangelo questo  misterioso e solenne oggi, da  “Oggi vi è nato un  Salvatore”, a Natale” a “Oggi sarai con me  in paradiso”, sulla croce.&lt;br /&gt;Gesù è l’oggi di Dio.&lt;br /&gt;In lui si concentra tutta l’avventura degli uomini con Dio.&lt;br /&gt;Con Gesù la buona novella non è più soltanto una promessa: è forza e luce che possono cambiare già da oggi la nostra vita.&lt;br /&gt;Ma per noi che leggiamo la parola di Dio da molto tempo, sembra talvolta che sia sempre la stessa cosa: non cambia niente.&lt;br /&gt;Non è forse questa del resto l’impressione di tanti giovani usciti da famiglie cristiane, i quali si tengono lontano dalla chiesa  perché  ritengono che ci sia un clima di chiusura che impedisce di vivere pienamente?&lt;br /&gt;Fortunatamente ci è dato lo Spirito  che ci riscatta da questa rassegnata passività.&lt;br /&gt;Anche per Gesù, nel vangelo di Luca, è lo Spirito la sorgente delle sue ispirazioni e delle sue decisioni.&lt;br /&gt;È lo Spirito Santo che lo porta a Nazaret, nella sinagoga, per cui può dire con le parole del profeta: “Lo Spirito è su di me”.&lt;br /&gt;Perciò dovremmo pregare lo Spirito Santo dicendo:”Apri le nostre orecchie per ascoltare la voce di Gesù. Apri il nostro cuore alla sua parola vivente”.&lt;br /&gt;Se leggessimo il vangelo come un giovane legge la lettera della propria fidanzata (l’immagine è di Kierkegaard), quali lezioni di vita ci verrebbero date dal vangelo di oggi?&lt;br /&gt;Si parlava dell’oggi di Dio, di quel tempo di grazia annunciato da Gesù, che però non trova riscontri concreti nella esperienza che abbiamo di tutti i giorni.&lt;br /&gt;I poveri continuano a rimanere oppressi dalla loro condizione rattristante  e perfino disperante.&lt;br /&gt;Sarebbe stata dunque, quella di Gesù, una promessa vana e ingannevole?&lt;br /&gt; Ma forse siamo noi, i discepoli, colpevoli di non realizzare  la profezia di Gesù.&lt;br /&gt;ll card. Martini nel suo ultimo libro  ci ha ricordato che “nella Bibbia Dio ama gli stranieri, aiuta i deboli, vuole che soccorriamo e serviamo in diversi modi tutti gli uomini”.&lt;br /&gt;E noi che cosa facciamo per liberare i nostri fratelli che hanno bisogno della nostra solidarietà?&lt;br /&gt;Facciamo poco o nulla, quando addirittura non ci mettiamo a criticare i vescovi più coraggiosi, tra cui il nostro, colpevoli unicamente di richiamare alla nostra coscienza le responsabilità che nascono dalla nostra appartenenza a Cristo.                    &lt;br /&gt; E c’è una seconda indicazione di percorso suggerita dal vangelo. &lt;br /&gt;Quando parliamo di buona novella, dovremmo sempre saper accendere i cuori con parole che abbiano dentro una vibrazione gioiosa , mentre tante volte non ci accorgiamo di indugiare con una certa indulgenza su frasi amare, su una rattristante e deprimente denuncia del male.                                     &lt;br /&gt;Se si confronta il testo di Isaia citato da Gesù con la pagina da cui è tratto, si rimane sorpresi nel vedere che manca la parte finale,  dove si parla di “un giorno di vendetta del nostro Dio”.&lt;br /&gt;Sarebbe bello pensare che Gesù abbia intenzionalmente “censurato” il testo perché l‘annuncio della salvezza fosse totale, senza  riserve di alcun genere.&lt;br /&gt;Se saremo capaci di non mortificare le parole meravigliose che Gesù ha pronunciato all’inizio della sua vita pubblica e di dare visibilità all’anno di grazia annunciato dal Signore, potremo essere testimoni dell’oggi di Dio, di quel Dio che si è fatto uomo per essere pienamente solidale con la nostra condizione di mendicanti alla ricerca di una possibile salvezza.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-4715046487534127669?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/4715046487534127669/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=4715046487534127669&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/4715046487534127669'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/4715046487534127669'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2009/01/domenica-dopo-lottava-di-natale.html' title='Domenica dopo l&apos;ottava di Natale'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-1175687957172428135</id><published>2008-12-21T19:20:00.003+01:00</published><updated>2009-01-05T19:19:30.143+01:00</updated><title type='text'>VI Domenica di avvento</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Luca 1 26-38&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bisognerebbe leggere i testi di questa liturgia con l’animo aperto a un infinito stupore.&lt;br /&gt;Come quando da piccoli ci capitava di ascoltare una storia meravigliosa, con gli occhi che brillavano per la dolce emozione.&lt;br /&gt;Perché tutto ciò che ci viene raccontato è nel segno della novità, della sorpresa, dell’incantamento.&lt;br /&gt;E non si tratta di una favola, ma di una realtà che ha la leggerezza di una favola.&lt;br /&gt;Protagonista assoluto di questa narrazione è Dio, o meglio, la fantasia di Dio.&lt;br /&gt;E’una fantasia, quella di Dio, che noi stentiamo a seguire in tutti i suoi imprevedibili percorsi.&lt;br /&gt;Dico “noi” occidentali, che ci siamo arresi alla dimensione della razionalità tecnologica mortificando la immaginazione e gli slanci del cuore.&lt;br /&gt;Anche il nostro mondo religioso soffre di queste angustie se è vero che siamo tutti pronti a riconoscere che “nulla è impossibile a Dio” (come dice a Maria l’angelo dell’annunciazione), ma di fatto pretendiamo di essere noi a governare la volontà di Dio, con il risultato di vivere una religione dove tutto è scontato, prevedibile, risaputo e perciò noioso; dove anche Dio diventa noioso, in quanto creato a nostra immagine e somiglianza.&lt;br /&gt;Ma Dio è libertà totale, è novità, è sorpresa.&lt;br /&gt;E’ un Dio che non può essere relegato negli spazi ristretti che noi gli assegniamo.&lt;br /&gt;“Lo Spirito santo scenderà su di te…su te stenderà la sua ombra la potenza dell’altissimo”: è stupenda nella sua profondità e delicatezza questa espressione.&lt;br /&gt;Si parla dunque di Dio, di un Dio che discende e quasi dimentica la sua dimora eterna per dimorare in mezzo agli uomini.&lt;br /&gt;E dove Dio intende porre la sua nuova dimora?&lt;br /&gt;Dire che la casa di Maria è il nuovo tempio di Dio è qualcosa di vero e insieme di non completamente vero.&lt;br /&gt;La dimora sarà ancora più piccola per colui che è l‘immenso e l’eterno: la dimora sarà la carne di Maria..&lt;br /&gt;Il grembo di Maria è l’arca, la tenda, il tempio di Dio.&lt;br /&gt;Ma neppure quest’ultima affermazione esprime tutta la novità del vangelo.&lt;br /&gt;C’è un altro tempio, più piccolo ancora, più segreto: un nulla di tempio.&lt;br /&gt;E’quel germe di carne che prende vita nel ventre di Maria: in quel niente si rivela l’inaccessibile e l’invisibile Dio.&lt;br /&gt;Mistero immenso la venuta di Dio fatta di soffio e di ombra, mistero stupendo se si pensa che la salvezza non è significata in questo racconto da una perfezione morale conquistata a duro prezzo, ma da un abbandono all’azione gratuita di Dio.&lt;br /&gt;“Piena di grazia” così l’angelo saluta Maria: piena cioè dell’amore gratuito di Dio.&lt;br /&gt;La salvezza consiste nel lasciarsi amare.&lt;br /&gt;E’ un messaggio meraviglioso soprattutto per noi che ci troviamo a misurarci con i nostri limiti morali e spirituali, sempre risorgenti perché mai completamente debellati.&lt;br /&gt;Se la salvezza dipendesse unicamente dal proprio impegno volontaristico, chi potrebbe dire di meritarla?&lt;br /&gt;Ma ci conforta sapere che prima di ogni nostro merito, c’è la grazia, c’è un Dio di grazia,.&lt;br /&gt;C’è un Dio che si incarna per amore e perciò è nella nostra carne, nel nostro nascere e morire, nella successione dei giorni e in ciascuna delle nostre giornate.&lt;br /&gt;E questo avviene prima che ce ne rendiamo degni tanto che al nostro fratello ateo potremmo – dovremmo - segretamente confidare: “Tu credi di esserti separato da Dio, ma Dio non si separa mai da te”.&lt;br /&gt;Si diceva all’inizio dello stupore che dovrebbe essere la nota emotiva costante della nostra fede.&lt;br /&gt;Ma per aprirsi allo stupore e per nutrirsi di stupore è importante ascoltare la “musica silenziosa” che accompagna l’ombra così dolce dell’annunciazione.&lt;br /&gt;Di questo ascolto attento e silenzioso, colmo di stupore, Maria nel vangelo è un’immagine esemplare.&lt;br /&gt;L’angelo Gabriele la trova raccolta nella sua casa.&lt;br /&gt;Non è necessario, come hanno fatto tanti artisti, immaginarla inginocchiata a leggere qualche testo profetico o a pregare.&lt;br /&gt;E’ certo invece che il colloquio è avvenuto nel raccoglimento di una piccola casa palestinese.&lt;br /&gt;Può essere che anche a noi Dio mandi un angelo.&lt;br /&gt;Se non ci trova. è perché non siamo in casa.&lt;br /&gt;Voglio dire questo: non siamo raccolti in quella grotta interiore in cui Gandhi amava dimorare,&lt;br /&gt;ma siamo sempre altrove, dispersi in mezzo a mille banalità, a inseguire interessi senza spessore.&lt;br /&gt;Chi è capace ancora di trovare uno spazio di silenzio per ascoltare una voce che venga dalla profondità di Dio?&lt;br /&gt;Dovremmo perciò, preparandoci al Natale, affidare al Signore questa preghiera:&lt;br /&gt;“Signore, abbiamo capito che la tua parola non ama le piazze e le ribalte, ma i silenzi colmi di attesa.&lt;br /&gt;Salvaci dalle parole inutili, le nostre e quelle degli altri.&lt;br /&gt;Fa’ che troviamo la via di casa dove possa avvenire anche per noi un annuncio portatore di gioia&lt;br /&gt;E fa’ che a nostra volta possiamo diventare angeli dell’annunciazione per tanti nostri fratelli.&lt;br /&gt;E’ bello sentirsi inviati a dire: “Rallegrati. Il Signore è con te. Tu sei benedetto.&lt;br /&gt;C’è Dio che dice bene di te, si compiace di te, perché vede in te i lineamenti del figlio suo Gesù”.&lt;br /&gt;E fa’ che tutto questo avvenga nella gioia di ricevere e di poter donare.&lt;br /&gt;Come Maria che correrà da Elisabetta a cantare il &lt;em&gt;magnificat&lt;/em&gt;”.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-1175687957172428135?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/1175687957172428135/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=1175687957172428135&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/1175687957172428135'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/1175687957172428135'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2008/12/vi-domenica-di-avvento.html' title='VI Domenica di avvento'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-7888323954708546288</id><published>2008-12-07T18:58:00.000+01:00</published><updated>2008-12-07T18:59:22.539+01:00</updated><title type='text'>IV Domenica di Avvento</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Isaia 16, 1-5&lt;br /&gt;Salmo 149&lt;br /&gt;1 Tessalonicesi 3, 11-4,2&lt;br /&gt;Marco 11, 1-11&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gesù fa il suo ingresso in Gerusalemme.&lt;br /&gt;Perché la liturgia ci propone questo racconto in tempo di avvento?&lt;br /&gt;Non è difficile capire.&lt;br /&gt;La venuta del Signore si attua dentro il tessuto delle relazioni umane, là dove ci sono persone che lavorano, soffrono, sperano, cercano di dare un senso positivo alla loro vita.&lt;br /&gt;Per questo Gesù non può ignorare la grande città.&lt;br /&gt;Noi siamo soliti dire, con una espressione che è diventata oramai abituale, che la vita in città è stressante.&lt;br /&gt;Forse lo stesso lamento era diffuso al tempo di Gesù.&lt;br /&gt;La città è infatti il luogo della complessità, della competizione, di una certa durezza di rapporti, &lt;br /&gt;Su Gerusalemme poi gravava la fama di essere una città scomoda per i profeti.&lt;br /&gt;Fossimo stati noi accanto a Gesù, gli avremmo dato  questo consiglio: “Non entrare in città. Perché vuoi andare proprio là dove sarebbe  prudente non andare?”.&lt;br /&gt;Ma il Signore non si è incarnato per seguire i nostri accorgimenti prudenziali.&lt;br /&gt;Incarnazione vuol dire immersione in tutta la realtà umana, anche in quella più problematica e sgradevole.&lt;br /&gt;Per questo il consumarsi dell’incarnazione esigeva che Gesù affrontasse la grande città  con tutte le sue tensioni e contraddizioni.&lt;br /&gt;Oramai la strada è tracciata anche per chi si dice discepolo di Cristo.&lt;br /&gt;Il cristiano non è colui che si ritira nella sua tenda ignorando tutto quello che avviene attorno, ma è colui che si rende presente là dove si costruisce la città degli uomini.&lt;br /&gt;E’ presente con la sua intelligenza, la sua competenza, con la sua passione di confrontarsi e di collaborare: in una parola, con la sua responsabilità.&lt;br /&gt;Gesù però, entrando nella città di Gerusalemme, non ha soltanto indicato un percorso da seguire, ma ha insegnato alcune modalità fondamentali che dovrebbero caratterizzare la presenza dei cristiani in mezzo alla società.&lt;br /&gt;La prima nota distintiva è quella della mitezza, che è una sorta di fragilità vincente, di leggerezza tenace.&lt;br /&gt;Tutto il racconto di Marco che abbiamo letto suggerisce uno stile di mitezza attraverso immagini e gesti che sembrano compenetrati da un’atmosfera di pace.&lt;br /&gt;Mite è la cavalcatura di Gesù, mite il suo incedere in città&lt;br /&gt;E mite è soprattutto il suo silenzio.&lt;br /&gt;Abituati, come siamo, ai messaggi gridati, urlati, imposti un modo intimidatorio o ricattatorio, la scena del vangelo ci sembra perfino irreale.&lt;br /&gt;A volte anche noi cristiani andiamo a scuola e prendiamo lezione da chi nella società grida di più per farsi ascoltare.&lt;br /&gt;Perché dovremmo essere meno intraprendenti degli altri nel sostenere le nostre ragioni?&lt;br /&gt;Dimentichiamo però una cosa: ciò che vale per una società mercantile quale è la nostra, non vale per il mondo segreto della  fede.&lt;br /&gt;Una società mercantile ha bisogno di imbonitori, di piazzisti, di gente che sappia vendere bene la propria merce (e merce può essere anche un programma politico e perfino un comportamento religioso).&lt;br /&gt;La fede si propone invece  discretamente, senza pretese.&lt;br /&gt;Non è una mondanità da esibire o una ideologia da difendere.&lt;br /&gt;E’ una germinazione al soffio lieve dello Spirito.&lt;br /&gt;Essa parla a bassa voce, cresce nel silenzio delle parole  umane.&lt;br /&gt;In una società mercantile dove il minimo segno di debolezza sembra essere qualcosa di indecente, non ha paura di apparire fragile e  perdente.&lt;br /&gt;La sua forza è altrove: in una ragione segreta che non  si può conoscere  mediante le risorse della mente, ma seguendo le indimostrabili intuizioni del cuore.&lt;br /&gt;C’è un’altra nota che caratterizza l’ingresso di Gesù nel sua città e, di riflesso, la presenza dei cristiani nel mondo.&lt;br /&gt;A Gerusalemme lo attende la morte, ma Gesù non si lascia vincere dalla paura.&lt;br /&gt;Gesù è straordinariamente libero, ed è libero perché è straordinariamente distaccato da tutto ciò che appartiene all’ordine del possesso.&lt;br /&gt;Chi coltiva ambizioni nell’ambito del potere e del possesso, deve adattarsi a certi canoni di comportamento, deve usare certi accorgimenti che mortificano la tua libertà.&lt;br /&gt;Se Gesù è straordinariamente libero, libero anche di fronte alla morte,  è perché, avendo dato tutto, non ha più nulla da perdere.&lt;br /&gt;Un’ultima osservazione su questo testo.&lt;br /&gt;Anche se si tratta di un fatto che precede di pochi giorni la morte di Gesù, esso ha anche una strana e segreta parentela con il natale del Signore.&lt;br /&gt;Quali sono le ragioni che ci portano a vedere questa segreta affinità?&lt;br /&gt;Gesù si presenta fragile, indifeso, vulnerabile, come il bambino di Betlemme,&lt;br /&gt;E come quel bambino, è infante, cioè colui che non parla.&lt;br /&gt;A parlare, a cantare, come a Betlemme, sono invece le persone che accorrono intonando un canto che  richiama quello degli angeli: &lt;osanna&gt;&lt;br /&gt;A Natale la pace viene annunciata dal cielo alla terra, qui viene annunciata dalla terra al cielo.&lt;br /&gt;Anche questo racconto è dunque una celebrazione dello spirito d’infanzia in cui si racchiude tutta la spiritualità del vangelo di Gesù.&lt;br /&gt;La pace di cui gode Gesù è come quella di un bambino che si affida  tra le braccia protettive del padre.&lt;br /&gt;“Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito” dirà sulla croce.&lt;br /&gt;Credere nell’amore di Dio, lasciarsi amare da Dio, abbandonarsi all’amore di Dio: qui sta il segreto di quella straordinaria serenità che anche noi possiamo gustare, pur attraversando le molteplici prove dell’esistenza. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-7888323954708546288?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/7888323954708546288/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=7888323954708546288&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/7888323954708546288'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/7888323954708546288'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2008/12/iv-domenica-di-avvento_07.html' title='IV Domenica di Avvento'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-2303482686701952528</id><published>2008-11-26T15:19:00.004+01:00</published><updated>2008-11-26T15:25:43.480+01:00</updated><title type='text'>II Domenica di avvento</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Matteo 3, 1-12&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Credo che Giovanni Battista possa trovare tanti ammiratori anche oggi, pur essendo un personaggio non facile da accettare.Senza dubbio è un personaggio ruvido, aspro, tagliato, si direbbe, con l’accetta,Tra lui e Gesù la differenza è enorme.Il Battista, per convertire il mondo, fugge nel deserto, Gesù invece va a incontrare le folle nei villaggi e nelle città;il primo è un asceta nel senso tradizionale della parola, si nutre di niente, considera il mondo cattivo e l’uomo perverso, (lo immaginate il Battista a un pranzo di nozze come quello di Cana?),l’altro, Gesù, ha molte amicizie, anche con persone dalla riputazione non proprio limpida e sta volentieri a tavola tutte le volte che gode dell’ospitalità di qualcuno;il Battista sembra un profeta di sventure, mentre Gesù predica la buona notizia del regno di Dio.Sarebbero tante le ragioni per negare la nostra simpatia a Giovanni.Eppure, per certi aspetti, è una figura che suscita approvazione e ammirazione.Quali sono le ragioni per cui ottiene il consenso di molti?Anzitutto lo si ammira perché è uno che parla chiaro.In un altro passo del vangelo è detto che il Battista ricordava a ogni categoria di persone, con precisione, le responsabilità specifiche e i doveri da affrontare.Sono molti oggi a rimpiangere questa chiarezza che forse nella predicazione esisteva in passato e ora non si ritrova più.Sono persone che ai predicatori sembrano rivolgere questa richiesta:“Diteci quello che dobbiamo fare. Come il Battista. Abbiamo bisogno di sapere esattamente su che cosa saremo giudicati”.C’è un’altra ragione per cui il Battista può ottenere la simpatia di molti: è uno che ha il coraggio di metterti addosso un po’di paura.Un po’ di paura, si pensa, farebbe bene anche oggiNessuno parla più dell’inferno e le conseguenze di questa colpevole amnesia sarebbero sotto gli occhi di tutti.Questo è il pensiero di molte persone nel giudicare la figura del Battista.Queste stesse persone però andrebbero in crisi se riflettessero bene su une parola di Giovanni, detta ai farisei e ai sadducei: “Non crediate di poter dire tra voi: Abbiamo Abramo per padre.Vi dico che Dio può far sorgere figli di Abramo da queste pietre”.E’ come se il Battista dicesse ai farisei e ai sadducei di oggi, cioè a noi, credenti e praticanti:“Non crediate di sentirvi tranquilli soltanto perché osservate in modo scrupoloso tutte le norme rituali e morali.Se manca una vera conversione interiore, non avete diritto di proclamarvi figli di Abramo e della chiesa.. Figli di Abramo e della chiesa Dio li potrebbe far sorgere anche dai sassi e dai rovi, cioè da miscredenti e peccatori.Perché lo Spirito di Dio non si attiene ai registri parrocchiali e al diritto canonico-C’è una chiesa più vasta che soltanto lui conosce, perché è libero e soffia dove vuole”.Abbiamo cercato di definire qual è il nostro rapporto con Giovanni il battezzatore.Può essere interessante, a questo punto, immaginare quale dovesse essere il giudizio di Gesù.Che cosa pensava Gesù di questo profeta che sulle rive del Giordano attirava folle di penitenti?Gesù doveva avere una grande ammirazione, tanto che pare sia stato suo discepolo prima di farsi battezzare da lui.Certamente Gesù è rimasto impressionato dal suo vigore fisico e spirituale, dalla sua forza profetica, dalla passione e dal coraggio con cui chiamava le folle alla penitenza per prepararsi alla venuta del Messia.Anche lui, Gesù, avrebbe iniziato la predicazione riprendendo da Giovanni il tema della conversione. “Convertitevi e credete al vangelo”.C’è però, a creare un sensibile distacco dalle posizioni di Giovanni, che pure continuava ad ammirare, proprio questa parola: vangelo.Mentre Giovanni si appellava a un Dio vendicatore, Gesù si proponeva di parlare della buona notizia di un Dio misericordioso e perdonante, che accoglie tutti e a tutti offre l’attestazione del suo amore.Non vuol dire che in Gesù vengono cancellate tutte le responsabilità morali che avevano un grande rilievo nella predicazione di Giovanni.Solo che esse non sono più la condizione per incontrare Dio (Gesù non impone condizioni all’incontro), ma sono la risposta che nasce dopo aver conosciuto la sua infinita benevolenza..Anche per Gesù la conversione richiede un mutamento radicale di pensieri e di comportamentiMa sappiamo anche che la conversione, prima che una conquista nostra, è una iniziativa di Dio.All’inizio non c’è un compito da svolgere, ma l’accoglienza di un incontro.Il principio creativo di ogni vera conversione è il Signore che viene a noi con il suo immenso amore, la sua fiducia, la sua pace.In questo tempo di avvento dovremmo, come chiesa, sentire la passione di annunciare a tutti questa bella notizia.Non associamoci al coro di quanti sono sempre pronti a recriminare, a deplorare, a denunciare le debolezze e le stoltezze degli uomini.L’azione del Battista è importante, ma ancora più importante è quella di Gesù.Il vangelo è la storia meravigliosa dell’amore folle di Dio che non cessa di stupirci.“E’ inimmaginabile”siano tentati di dire.Appunto. Si tratta di qualcosa che mai avremmo potuto immaginareE’da questo stupore che nasce la conversione.Si può anzi dire che la misura del nostro stupore segna anche la misura della nostra conversione. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-2303482686701952528?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/2303482686701952528/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=2303482686701952528&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/2303482686701952528'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/2303482686701952528'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2008/11/ii-domenica-di-avvento-matteo-3-1.html' title='II Domenica di avvento'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-4807044587410497517</id><published>2008-11-26T15:14:00.001+01:00</published><updated>2008-11-26T15:24:35.619+01:00</updated><title type='text'>Tutti i santi</title><content type='html'>Apocalisse 7, 2-4.9-14&lt;br /&gt;Salmo 231&lt;br /&gt;Giovanni 3, 1-3&lt;br /&gt;Matteo 5, 1-12&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Perché questa festa è molto sentita e molto amata?Anzitutto perché ci parla di beatitudine, di una gioia piena, di una felicità incommensurabile.Noi siamo tutti mendicanti di gioia.Questo anelito è la ragione del nostro esistere.Anche chi sceglie un percorso sbagliato, dimostra comunque di essere mosso da questo anelito che, se rimane inappagato, è motivo di grande sofferenza.Ecco perché oggi ascoltiamo il discorso delle beatitudini con particolare commozione.Qui c’è l’annuncio di una possibile felicità.Ed è un annuncio ben diverso da quello che ci viene dispensato dai soliti imbonitori alla moda che promettono l’impossibile facendo leva sulla nostra credulità.Qui l’annuncio viene da molto lontano, ha attraversato i secoli e si presenta senza orpelli o lustrini accattivanti.Anzi ha il coraggio di coniugare paradossalmente felicità e povertà, felicità e lacrime, felicità e persecuzioni.Ma il cuore deluso da tante proposte ingannevoli si fa attento a questo annuncio.Se fosse vero che è vangelo, cioè la buona notizia tanto attesa e invocata?C’è una seconda ragione che ci porta ad amare questa festa.E’ la memoria dei santi.I santi sono vangelo vissuto, vangelo incarnato.Il vangelo non è una dottrina o una teoria.Noi purtroppo ne abbiamo fatto una teoria, una dottrina da acquisire, da difendere, da esibire in certe occasioni.Che tristezza quando il vangelo viene usato strumentalmente per difendere la civiltà occidentale contro altre forme di civiltà, oppure per stabilire un codice di comportamento in questa nostra società che ha visto frantumarsi le certezze del passato.Ora il vangelo è soprattutto un modo nuovo di essere, di vivere.Questo ci ricordano oggi i santi. Loro il vangelo non lo hanno semplicemente conosciuto, commentato, posseduto come una verità religiosa, ma lo hanno incarnato. Sono diventati vangelo nei loro gesti, nei loro sorrisi e nelle loro lacrime, nella loro capacità di amare e di sperare.Sono diventati vangelo perché hanno conosciuto la gioia.Immaginare un santo triste è impossibile.Vorrebbe dire immaginare un santo che non abbia conosciuto Dio, che non sia entrato in rapporto con GesùLe beatitudini infatti, prima che un codice di comportamenti, sono l’immagine del nostro Dio, sono il volto di Cristo.Ma c’è un terzo motivo per amare questa festa.Essa ci porta a contemplare la moltitudine immensa dei santi.La prima lettura, presa dall’Apocalisse, si parla di 144.000 eletti, segnati con il sigillo che, come è facile immaginare, è quello della croce.144.000: sono tanti? sono pochi?È certo che non si tratta di un numero riduttivo, come se indicasse una minoranza rispetto alla massa, ma di un numero che evoca l’universalità.144.000 è infatti il risultato di 12 x 12 x 1000.Se è vero che nella cultura ebraica il numero 12 era il simbolo della pienezza, qui abbiamo la pienezza moltiplicata per la pienezza moltiplicata per mille.Che si tratti di un richiamo all’universalità è confermato anche dal fatto che poi si parla di una folla immensa che nessuno avrebbe potuto contare, di tutte le razze, nazioni, popoli e lingue.I santi dunque non sono soltanto un numero incalcolabile, ma nella visione dell’Apocalisse formano una grande famiglia, una comunione di intenti e di sentimenti, una coralità.Tra parentesi: io rimpiango le litanie dei santi di una volta, lunghe, interminabili, con tanti nomi strani, presi da chissà quale almanacco.Rimpiango queste litanie perché, a differenza di quelle di oggi, davano il senso della coralità.Se questa folla di santi ci parlasse oggi ad una voce sola, che cosa ci direbbe?Non ci parlerebbero né di miracoli né di congregazioni religiose da essi fondate né di altre cose che occupano tanto spazio nelle biografie dei santi.Io penso che canterebbero in coro il discorso delle beatitudini.Parlerebbero cioè della santità non come il frutto di un impegno volontaristico riservato a pochi eletti, a certe persone superdotate nella pratica dell’ascesi, ma ne parlerebbero con accenti tali da renderla amabile e contagiosa.Che cosa è la santità?È povertà che diventa pienezza.È l’offerta di due mani cave in attesa di essere colmate.È invocazione che attende di essere esaudita.C’è una parola di Gesù che dice a Santa Caterina da Siena: «Fatti capacità, io mi farò torrente».Dove c’è il vuoto, lì si rivela la prodigalità di Dio.La santità è un fatto di stupore nel vedere che il proprio vuoto è colmato dalla sovrabbondanza dell’amore di Dio che si riversa in noi sotto forma di benedizione, di fiducia, di perdono, di incoraggiamento a coltivare il gusto della vita.Per questo, nella folla dei santi onorati oggi dalla chiesa possiamo ricordare anche la presenza di santi anonimi, che mai arriveranno agli onori dell’altare.E possiamo immaginare anche qualche persona che abbiamo conosciuto, qualcuno della nostra famiglia o dei nostri amici.Potremmo – dovremmo - immaginare anche noi nel numero dei 144.000 raccolti un giorno attorno a Gesù a celebrare il miracolo di una povertà trasformata in pienezza nella piena rivelazione di quella parola che c’è in Giovanni: «Fratelli, …»&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-4807044587410497517?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/4807044587410497517/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=4807044587410497517&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/4807044587410497517'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/4807044587410497517'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2008/11/tutti-i-santi_26.html' title='Tutti i santi'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-999288589016556092</id><published>2008-11-26T13:07:00.001+01:00</published><updated>2008-11-26T13:11:04.104+01:00</updated><title type='text'>Commemorazione di tutti i defunti</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Parleremo della morte e parleremo dei nostri morti.&lt;br /&gt;Con molta sobrietà, quasi con una sorta di pudore, come si conviene quando si toccano argomenti che superano di molto le nostre conoscenze e coinvolgono troppo la nostra emotività.&lt;br /&gt;Della morte la saggezza umana ha detto tutto quello che è possibile dire.&lt;br /&gt;Ma noi vogliamo metterci nella prospettiva della fede.&lt;br /&gt;La morte non è solo una porta che si chiude, ma è anche una porta che si apre.&lt;br /&gt;Non è solo una fine, ma un inizio.&lt;br /&gt;La morte, come dicevano i primi cristiani, è il dies natalis, il giorno della nuova nascita.&lt;br /&gt;C’è nn’altra immagine che di solito viene richiamata quando si riflette sul vivere e il morire.&lt;br /&gt;Si pensa all’esistenza come fosse un libro. Cosa rappresenta la vita di quaggiù?&lt;br /&gt;Per molti rappresenta la storia principale del libro, mentre la vita futura, sempre che esista, sarebbe solo un’appendice.&lt;br /&gt;Per il vero credente le cose stanno diversamente.&lt;br /&gt;Questa vita è solo una prefazione che introduce nella storia principale.&lt;br /&gt;Su che cosa si regge questa convinzione?&lt;br /&gt;Sul fatto che Dio, attraverso la morte e la risurrezione di Cristo, ha forzato le porte della morte e si rivelato come amante della vita.&lt;br /&gt;E’ bene che ancora una volta ci diciamo con chiarezza e con forza che Dio non vuole la morte.&lt;br /&gt;Io non riesco a comprendere come, in certe partecipazioni funebri, si possano scrivere ancora parole come queste: “Dio ce lo ha dato, Dio ce lo ha tolto”.&lt;br /&gt;Non è Dio che riprende la vita di quelli che amiamo.&lt;br /&gt;Al contrario Dio è la forza che fin dalle origini del tempo lotta contro la morte.&lt;br /&gt;E il Cristo, risuscitato dai morti, chiama i cristiani a condividere la sua risurrezione.&lt;br /&gt;Come confessiamo nel Credo, noi attendiamo “la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà”.&lt;br /&gt;Perciò il nostro rapporto con la morte, per quanto possa essere per molti aspetti lacerante, custodisce in sé questo segreto: noi andiamo verso la vita, noi ci prepariamo a una pienezza di vita.&lt;br /&gt;Questa vita, è vero, noi non siamo in grado di immaginarla..&lt;br /&gt;Come un bambino, ancora nel grembo della madre, non sa che cosa voglia dire uscire da quella condizione, così noi ci troviamo in una condizione analoga, in attesa del dies natalis, della nuova nascita.&lt;br /&gt;Che cosa possiamo sapere?&lt;br /&gt;Ci basti sapere, come ci è stato rivelato, che noi saremo nel cuore della vita di Dio, respireremo nel’amore di Dio, godremo della tenerezza riservata a ciascuno di noi.&lt;br /&gt;Perciò ora, dentro l’angoscia che il pensiero della morte non manca di procurare, c’è spazio anche per una profonda pace.&lt;br /&gt;E’ quella pace di cui ha parlato anche il vecchio Simeone: “Ora lascia che il tuo servo se ne vada in pace secondo la tua parola”.&lt;br /&gt;E’quella pace che un popolo pigmeo, sepolto nel cuore dell’Africa equatoriale, ha espresso in un canto in cui si dice:&lt;br /&gt;“Che cosa è la morte?&lt;br /&gt;La morte è dire al Padre. Eccomi!”.&lt;br /&gt;Fossimo capaci di coltivare la memoria mortis con questo spirito, di rinnovarla tutte le volte che ci inoltriamo nella notte, che ci affidiamo al sonno che con la notte è immagine della morte:&lt;br /&gt;vuol dire consegnare la propria vita nelle mani del Signore, mani buone, mani calde di tenerezza e di benevolenza.&lt;br /&gt;E’ quello che un poeta catalano, Joan Maragall, ha voluto esprimere in una sua poesia in forma di preghiera:&lt;br /&gt;“E quando verrà l’ora del timore&lt;br /&gt;che chiuderà questi miei occhi umani&lt;br /&gt;aprimene, Signore, altri più grandi&lt;br /&gt;e la morte mi sia un più grande nascere”.&lt;br /&gt;Dopo questa riflessione sulla morte, che cosa possiamo dire dei nostri morti?&lt;br /&gt;Anzitutto che sono vivi, non solo perché vivono nella nostra memoria e nel nostro affetto, ma perché respirano associati all’eterno respiro di Dio.&lt;br /&gt;Che i morti siano vivi dentro di noi, può essere un’esperienza che si rinnova facilmente in diversi momenti delle nostre giornate: il loro ricordo ci accompagna; il meglio di quello che hanno vissuto resta in noi come un fermento vitale; ci sembra, a volte, di conoscerli più di quando erano con noi.&lt;br /&gt;Ma noi parliamo del loro essere vivi in altro modo: vivi perché viventi in Dio, vivi al punto che, parlando con loro, non dovremmo mai usare i verbi al passato, ma al presente.&lt;br /&gt;E poiché siamo tutti uniti in Cristo a formare un’unica famiglia e tutti posiamo ritrovarci attorno all’altare di Dio, è possibile comunicare con loro oltre la frontiera dell’invisibile.&lt;br /&gt;Possiamo perciò dire loro quel grazie che non abbiamo saputo dire o dissipare quel malinteso che la morte ci ha impedito di sciogliere o domandare quel perdono che non si è avuto il tempo di chiedere.&lt;br /&gt;A volte questi problemi irrisolti sono motivo di profondo malessere.&lt;br /&gt;Può capitare di rimandare la rappacificazione con qualche amico e di dover rimpiangere, una volta sopraggiunta la morte, l’occasione perduta: “Ormai – si pensa – è troppo tardi. Non c’è più niente da fare”.&lt;br /&gt;In realtà la possibilità rimane perché con i nostri morti c’è un dialogo sempre aperto che ci permette di cancellare le ombre del passato…&lt;br /&gt;Questo perciò è un momento di profonda pace se riusciamo a vedere la morte come un passaggio verso quella pienezza di vita che ci è stata promessa da Cristo e a capire che i nostri morti sono vivi, uniti a noi in un rapporto di trepida e sollecita collaborazione per realizzare insieme il grande sogno di Dio: di poterci accogliere tutti nella sua dimora come figli benedetti dal suo amore infinito.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-999288589016556092?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/999288589016556092/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=999288589016556092&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/999288589016556092'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/999288589016556092'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2008/11/commemorazione-di-tutti-i-defunti.html' title='Commemorazione di tutti i defunti'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-6160833104737641028</id><published>2008-11-08T12:56:00.001+01:00</published><updated>2008-11-08T12:58:36.384+01:00</updated><title type='text'>Cristo re</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Ezechiele 34, 11-12. 15-17&lt;br /&gt;Salmo 22&lt;br /&gt;1 Corinzi 15, 20-26.28&lt;br /&gt;Matteo 25, 31-46&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La parola regno allude al potere.&lt;br /&gt;E questo potere noi sappiamo a chi appartiene.&lt;br /&gt;Di certi personaggi potenti che dominano sulla scena politica sarebbe facile fare i nomi, richiamare i volti, delineare per sommi tratti la storia della loro inarrestabile ascesa.&lt;br /&gt;Tra questi alcuni li ammiriamo, altri li odiamo: rimane comunque il fatto che nella considerazione comune rappresentano il vertice della grandezza dal punto di vista umano.&lt;br /&gt;Ma c’è una verità nascosta che porta a capire come il potere dei grandi della terra non abbia niente di assoluto.&lt;br /&gt;Del resto, per esserne persuasi, basterebbe pensare alla morte.&lt;br /&gt;La morte è il massimo dell’ingiustizia, ma al tempo stesso è il massimo della giustizia, perché pareggia le sorti di tutti, piccoli e grandi.&lt;br /&gt;E’un’idea, questa, che è stata efficacemente illustrata nelle cosiddette danze macabre dove il corteo, in cui ciascuno dei personaggi si muove avendo la morte al fianco, è aperto solitamente dalle massime autorità civili e religiose.&lt;br /&gt;Oggi però dalla liturgia ci viene presentato qualcuno la cui forza è più forte della morte stessa.&lt;br /&gt;La verità è questa: la pienezza della regalità appartiene a Cristo.&lt;br /&gt;E’ lui che ha il potere di vincere la morte.&lt;br /&gt;E’ lui che riconsegna al Padre un’umanità completamente rinnovata.&lt;br /&gt;Ma per capire meglio quale forza liberante abbia questa verità, bisogna pensare che la signoria di Cristo non è destinata a rivelarsi solo dopo la signoria degli uomini, come se ci fossero due grandi stagioni, quella degli uomini, che stiamo vivendo, a cui seguirà quella di Cristo.&lt;br /&gt;Se così fosse, dovremmo rassegnarci a subire l’arroganza, la prepotenza, la cialtroneria di certi poteri con l’unica consolazione che dopo verrà il regno di Dio.&lt;br /&gt;Va detto invece con molta forza che il regno di Dio è già all’interno della storia che stiamo vivendo.&lt;br /&gt;Dove si afferma oggi questa signoria di Cristo?&lt;br /&gt;Ci hanno educati a pensare che deve essere riconosciuta soprattutto là dove ci sono le grandi manifestazioni religiose, con folle osannanti (chi ha una certa età può ricordare ancora il pathos che si provava nel cantare a voce spiegata &lt;em&gt;Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat&lt;/em&gt;).&lt;br /&gt;Questa prospettiva nelle parole di Gesù viene completamente rovesciata.&lt;br /&gt;Gesù rivela la sua regalità nei poveri e il suo regno cresce attraverso i piccoli gesti di bontà.&lt;br /&gt;Fermiamo l’attenzione su qualche aspetto rilevante di questa rivelazione, così ricca di suggestioni di ordine morale e spirituale.&lt;br /&gt;Si narra in certe leggende che un re, volendo conoscere i sentimenti dei sudditi nei suoi confronti, si traveste da mercante e, senza farsi riconoscere, attraversa in lungo e in largo il suo regno facendo tesoro di tutto quello che osserva e ascolta.&lt;br /&gt;Una lettura superficiale di questa pagina di Matteo potrebbe indurci a pensare che Gesù si comporta&lt;br /&gt;come il re di una di queste leggende.&lt;br /&gt;In realtà Gesù non si limita a travestirsi da povero, da malato, da prigioniero, da straniero, ma si identifica pienamente con ciascuno di essi.&lt;br /&gt;Non dice infatti: “Essi hanno avuto fame, hanno avuto sete,….” ma “Io ho avuto fame, ho avuto sete…”&lt;br /&gt;Questo significa che la signoria di Cristo non sta dalla parte del potere. ma dalla parte di coloro che sono emarginati dal potere.&lt;br /&gt;Sono i poveri che, uniti a Cristo, giudicano il mondo.&lt;br /&gt;E sono anche coloro – è un’altra indicazione importante del racconto di Matteo – che si dimostrano capaci di compiere gesti di pietà a favore dei poveri.&lt;br /&gt;‘Penso in particolare a quelli che non si limitano a dare l’elemosina, ma sono dalla parte dei poveri quando si tratta di difendere il loro posto di lavoro,, di denunciare le ingiustizie, di protestare contro coloro che assegnano il primato alle leggi del mercato invece che ai diritti della persona.&lt;br /&gt;Non importa che essi non riconoscano il volto di Gesù.&lt;br /&gt;Importa solo il fare concreto nel segno della pietà.&lt;br /&gt;Perché è certo che esso raggiunge comunque il Signore.&lt;br /&gt;D’altra parte c’è un modo di agire che rinnega non formalmente, ma concretamente la regalità di Cristo.&lt;br /&gt;Se non ti metti dalla parte dei poveri, non incontri il Cristo.&lt;br /&gt;O meglio lo incontri e lo ignori.&lt;br /&gt;La colpa non consiste nel fare determinate cose sbagliate, ma nel non farne altre (un tempo si parlava di peccati di omissione) secondo la legge dell’amore.&lt;br /&gt;E’’ un discorso, questo, che giudica le coscienze, le ideologie, i partiti, le politiche nazionali e internazionali.&lt;br /&gt;Sì, è anche questione di scelte politiche, perché è importante, per esempio, visitare i malati, ma è altrettanto se non più importante fare in modo che ci sia un sistema di assistenza pubblica che sia al servizio di tutti e non penalizzzi i più deboli, come spesso avviene.&lt;br /&gt;E’ certo che per appartenere a Cristo non bastano gli atti di culto, le pratiche religiose, le devozioni personali.&lt;br /&gt;Tu puoi anche passare un’ora in adorazione davanti al santissimo sacramento esposto sull’altare, ma se non ti inginocchi davanti al fratello che soffre, che è l’ostensorio più vicino della presenza di Cristo, tu non appartieni a Cristo..&lt;br /&gt;Un giorno ad attenderci ci sarà una duplice forma di stupore.&lt;br /&gt;“Quando mai ti abbiamo visto…?” diranno quelli alla sua destra.&lt;br /&gt;“Quando mai ti abbiamo visto….?”diranno quelli alla sua sinistra.&lt;br /&gt;Preghiamo perché ci sia dato di conoscere lo stupore benedetto dal Signore, lo stupore che salva. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-6160833104737641028?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/6160833104737641028/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=6160833104737641028&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/6160833104737641028'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/6160833104737641028'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2008/11/cristo-re-ezechiele-34-11-12.html' title='Cristo re'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-5325302751485461627</id><published>2008-10-27T17:16:00.002+01:00</published><updated>2008-10-28T17:04:54.158+01:00</updated><title type='text'>XXX Domenica del tempo ordinario</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Esodo 22, 20-26&lt;br /&gt;Salmo 17&lt;br /&gt;I Tessalonicesi 1, 5-10&lt;br /&gt;Matteo 22, 34-40&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di solito si dice che l’originalità del cristianesimo va ricercata nel comandamento dell’amore.&lt;br /&gt;Non è esatto.&lt;br /&gt;Anche altre religioni predicano l’amore fino a raccomandarne le espressioni più alte come il perdono e la benevolenza verso i nemici.&lt;br /&gt;L’uomo giusto – è un frammento della saggezza che viene dall’India – è come l’albero del sandalo che profuma la scure che lo abbatte.&lt;br /&gt;E di Budda si racconta che, essendo vissuto in una precedente esistenza come lepre, si gettò nella padella dei cacciatori quando li vide affamati, perché rimasti quel giorno senza preda.&lt;br /&gt;A ogni modo, il comandamento dell’amore si trova già nell’Antico Testamento.&lt;br /&gt;E’ il caso di richiamare il precetto che si legge nell’Esodo: “Se tu presti denaro a qualcuno del mio popolo, all’indigente che sta con te, non ti comporterai con lui da usuraio: voi non dovete imporgli alcun interesse”.&lt;br /&gt;E sempre nell’Esodo si trovano altri passi interessanti come questo: “Se vedi cadere sotto il suo carico l’asino di chi ti odia, non passare oltre, ma insieme a lui aiuta l’animale a rialzarsi”.&lt;br /&gt;Qualcuno vede l’originalità dell’insegnamento di Gesù nell’aver fatto di due precetti un solo precetto.&lt;br /&gt;Effettivamente, alla domanda del dottore della legge: “Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?”, Gesù risponde prima sdoppiando e poi riunendo: i comandamenti fondamentali sono due, ma essi si trovano così strettamente intrecciati (“il secondo è simile al primo”) da formare un solo comandamento.&lt;br /&gt;La novità è data piuttosto dalle parole seguenti: “Da questi due comandamenti dipende tutta la legge e i profeti”.&lt;br /&gt;Si sa che la legge era qualcosa di assoluto per Israele e, assieme alla legge, la parola dei profeti che aveva attualizzato le istanze più autentiche della legge.&lt;br /&gt;Gesù con la sua risposta viene a dire che c’è qualcosa di più alto anche rispetto alla legge, qualcosa che nella scala dei valori rappresenta il vertice e la sorgente da cui tutto discende.&lt;br /&gt;Prima c’è l'amore, poi la legge morale.&lt;br /&gt;L’amore, in questa sua risposta, non ha più il carattere di un dovere, ma appare come il principio sorgivo della vita morale, il battito essenziale dell’esistenza, il respiro e il senso di tutto.&lt;br /&gt;Il problema è di sapere come si possa arrivare a questa esperienza gioiosa dell’amore.&lt;br /&gt;Per riuscire, bisogna anzitutto entrare in rapporto con un Dio amabile.&lt;br /&gt;Se Dio lo sento distante o incombente o temibile, come potrei amarlo?&lt;br /&gt;Potrei amare Dio se mi si presentasse unicamente con i caratteri della sua onnipotenza?&lt;br /&gt;Ci sono immagini di Dio che respingono e suscitano perfino orrore.&lt;br /&gt;Se Gesù ci parla di amore, è come se ci dicesse: “Dio va amato perché è amabile, E’ una presenza incoraggiante e affascinante. E’ un volto di ineffabile tenerezza. E’ un Tu di comunione e di condivisione”.&lt;br /&gt;Più difficile da capire come possa essere amabile il prossimo.&lt;br /&gt;Bisogna ammetterlo: ci sono persone la cui presenza è umanamente sgradevole e perfino scostante.&lt;br /&gt;Ma sarebbe la stessa cosa se noi sapessimo vedere in quelle persone un riflesso almeno della amabilità di Dio?&lt;br /&gt;Una vecchia leggenda indiana racconta che Dio, scontento della malvagità degli uomini, decise di nascondersi.&lt;br /&gt;Ma dove trovare una dimora segreta senza che gli uomini potessero scovarla?&lt;br /&gt;Forse sulla cima di un monte o nella profondità di un mare?&lt;br /&gt;Alla fine decide di nascondersi là dove gli uomini non l’avrebbero mai cercato: nel loro cuore.&lt;br /&gt;E ’ molto bella questa leggenda perché parla di Dio che dimora in noi.&lt;br /&gt;Ma è proprio quello che noi crediamo come cristiani.&lt;br /&gt;Se è vero che Dio si è fatto carne, vuol dire che in tutti gli uomini c’è qualcosa di divino e che lo si ama non soltanto comunicando con lui nella propria interiorità, ma passando anche attraverso la carne, cioè attraverso l’esistenza di ogni fratello che incontriamo.&lt;br /&gt;Da Dio al prossimo e dal prossimo a Dio: non si passa da un tipo di amore a un altro tipo di amore, ma si rimane sempre all’interno di un’esperienza di amore che è unica e indivisibile.&lt;br /&gt;Perciò non ha alcun senso pensare che, quando in una famiglia marito e moglie si vogliono bene ed esprimono il loro amore verso i figli, abbiano sottratto qualcosa all’amore verso Dio e siano tenuti a risarcirlo con qualche pratica di culto.&lt;br /&gt;Ogni espressione di amore che raggiunge una creatura umana, raggiunge al tempo stesso anche Dio che dimora segretamente in quella creatura.&lt;br /&gt;Si può parlare di Dio anche senza parlare di Dio quando si parla il linguaggio dell’amore.&lt;br /&gt;Ecco dove ci ha portati la domanda posta dallo scriba a Gesù: a capire che amare Dio è il comandamento più grande e che questo comandamento non ci separa dalle situazioni normali del nostro vivere, ma si invera attraverso i gesti di bontà, di pietà, di comprensione, di tenerezza che riusciamo a esprimere nella vita di tutti i giorni.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-5325302751485461627?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/5325302751485461627/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=5325302751485461627&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/5325302751485461627'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/5325302751485461627'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2008/10/xxx-domenica-del-tempo-ordinario.html' title='XXX Domenica del tempo ordinario'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-7713178317590336948</id><published>2008-10-24T18:59:00.001+02:00</published><updated>2008-10-26T12:39:11.434+01:00</updated><title type='text'>Festa della dedicazione.</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Baruc 3, 24-38&lt;br /&gt;2 Tomoteo 2, 19-22&lt;br /&gt;Giovanni 10, 22-30&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anniversario della chiesa cattedrale.&lt;br /&gt;Anche a costo di apparire dissacrante, devo dire subito che la chiesa di pietra interessa fino a un certo punto, molto meno indubbiamente della chiesa di carne, la chiesa viva, fatta di pietre vive, che è la chiesa della fede.&lt;br /&gt;La chiesa di pietra sembra evocare principalmente la dimensione della stabilità e della solidità.&lt;br /&gt;Una chiesa che avesse come modello una di queste superbe costruzioni come il Duomo sarebbe una chiesa nostalgicamente rivolta al passato, ai tempi forti della cristianità, quando era possibile creare queste opere grandiose che esprimevano la fede di tutto un popolo.&lt;br /&gt;Questa nostalgia è comprensibile, ma può essere paralizzante.&lt;br /&gt;C’è il rischio di inseguire l’immagine di una chiesa statica, immobile, preoccupata unicamente della propria sopravvivenza.&lt;br /&gt;Sarebbe una chiesa senza respiro, sempre sulla difensiva nei confronti di un mondo considerato come ostile.&lt;br /&gt;Sarebbe una chiesa che dispensa il proprio insegnamento tradotto in certezze inoppugnabili, mortificando in tale modo gli interrogativi di ogni spirito di ricerca.&lt;br /&gt;Sarebbe una chiesa preoccupata di salvare i riti del passato, come la messa in latino, mortificando in questo caso lo Spirito santo che è spirito di libertà e di creatività.&lt;br /&gt;Sarebbe una chiesa tentata di misurare la propria vitalità sul numero dei praticanti e di distinguere,o peggio di separare, chi è dentro e chi è fuori.&lt;br /&gt;Ma il pericolo maggiore è quello di sequestrare Dio, di tenerlo prigioniero.&lt;br /&gt;Ora Gesù ha sempre difeso la libertà di Dio sottraendolo ad ogni tentativo di volerlo possedere in modo esclusivo, dentro precisi spazi stabiliti dall’uomo.&lt;br /&gt;“Credimi, donna, - aveva detto alla samaritana – è giunto il momento in cui né su questo monte né in Gerusalemme adorerete il Padre (…). Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità” (Gv 4, 21.24).&lt;br /&gt;Oggi si sente la necessità di abbandonare questa immagine di chiesa statica, immobile, troppo preoccupata della propria sopravvivenza.&lt;br /&gt;Davanti al mondo deve presentarsi con un’immagine diversa , come realtà viva e palpitante, che non si lascia racchiudere in alcuna costruzione, ma ama spazi aperti, percorsi da inventare, mete da superare.&lt;br /&gt;Questa idea di movimento è suggerita in modo particolare dal vangelo dove incontriamo Gesù che passeggia lungo il portico di Salomone e ama definirsi come pastore buono.&lt;br /&gt;Attraverso questa immagine la chiesa appare come una realtà viva, che si riunisce attorno alla presenza di Cristo, il quale, come pastore buono, la guida con amorosa trepidazione.&lt;br /&gt;L’essenziale non sono dunque le costruzioni, per quanto siano belle le chiese romaniche o gotiche o anche quelle moderne.&lt;br /&gt;L’essenziale sono gli esseri umani.&lt;br /&gt;E’quello che don Michele Do, che molti di noi hanno avuto la fortuna di conoscere e di stimare per la sua grande sapienza evangelica, amava ricordare quando diceva: “Cristo non è venuto a portare l’uomo dentro il tempio, ma il tempio dentro l’uomo”.&lt;br /&gt;Era un modo per richiamare quello che l’apostolo Paolo aveva affermato dicendo:“Voi siete il tempio di Dio” e, prima ancora, quello che ci è stato rivelato nelle prime pagine della Bibbia, là dove è detto che Dio creò l’uomo e la donna a sua immagine, infondendo il suo soffio divino.&lt;br /&gt;Ogni creatura umana perciò non solo è immagine viva di Dio, ma è anche tempio. dimora: “è la tenda di Dio sulla terra”(A. Casati).&lt;br /&gt;La passione di Cristo per ogni uomo e ogni donna si fondava proprio su questa meravigliosa verità.&lt;br /&gt;E ogni discepolo di Cristo deve sentirsi chiamato a testimoniare il suo amore per ogni creatura sulle strade del mondo.&lt;br /&gt;Ciascuno di noi infatti è mandato a evangelizzare nel senso letterale della parola, cioè a portare gioia , soprattutto a coloro che sono discriminati: i poveri, gli emarginati, le persone sfortunate.&lt;br /&gt;L’annuncio è che Dio non discrimina nessuno, neppure i peccatori, bensì li accoglie così come sono, per puro amore.&lt;br /&gt;Sarebbe grave se dessimo l’immagine di un Dio che ama solo alcuni, quelli che sono devoti, pazienti, esemplari in tutto, e non gli altri.&lt;br /&gt;E come potrebbe essere credibile una chiesa che si dimostrasse indulgente con i potenti e fosse invece pronta a intervenire con sanzioni e proibizioni verso quelli che giudica irregolari?&lt;br /&gt;Il Dio di Gesù Cristo è colui che accoglie i non accolti: è un Dio non delle sanzioni, ma della grazia.&lt;br /&gt;Il vangelo di Gesù spazza via tutte le discriminazioni e le esclusioni.&lt;br /&gt;E’ bello immaginare la chiesa come popolo di Dio in cammino, in cui ciascuno si senta accolto e sia pronto a fraternizzare cercando di superare le diversità.&lt;br /&gt;Solo così la chiesa sarà come Gesù l’ha sognata. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-7713178317590336948?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/7713178317590336948/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=7713178317590336948&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/7713178317590336948'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/7713178317590336948'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2008/10/festa-della-dedicazione.html' title='Festa della dedicazione.'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-8234217625119615846</id><published>2008-10-12T08:52:00.000+02:00</published><updated>2008-10-12T08:55:16.424+02:00</updated><title type='text'>XXVIII Domenica del tempo ordinario</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Matteo 22, 1-14&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’una delle parabole più difficili da interpretare. Anzi gli esegeti ci dicono che si tratta in realtà di due parabole, in origine  indipendenti l’una dall’altra, che l’evangelista ha riunito senza preoccuparsi di risolvere tutte le incongruenze.&lt;br /&gt;A proposito di incongruenze, la più vistosa è quella che riguarda l’uomo cacciato dalla sala  del banchetto perché privo della veste nuziale.&lt;br /&gt;Come avrebbe potuto indossare quella veste se era uscito di casa senza neppure immaginare di&lt;br /&gt;poter essere invitato a una festa così solenne?&lt;br /&gt;Lasciamo agli esegeti il compito di risolvere questo e altri problemi.&lt;br /&gt;A  noi interessa il senso generale del racconto che si dispiega attraverso alcuni momenti essenziali,&lt;br /&gt;a partire dall’invito a partecipare a una festa di nozze.&lt;br /&gt;E’ Dio che invita.&lt;br /&gt;E poiché non si stanca di invitare, si ha l’impressione che Dio, pur essendo padrone di tutte le cose (nella parabola è presentato con l’immagine di un re), abbia bisogno di noi.:&lt;br /&gt;Dio ha bisogno degli uomini era il titolo di un film che ebbe successo molti anni fa.&lt;br /&gt;Dio ha tutto, eppure gli manca ancora qualcosa: non vuole rimanere chiuso nella sua reggia divina, ma desidera aprire le porte, ospitare amici, celebrare la bellezza di questi incontri in un clima di gioia, come per una festa nuziale.&lt;br /&gt;E’difficile per noi immaginare Dio in questa veste così insolita e così sorprendente.&lt;br /&gt;E’la ragione per cui noi, più che attesi con la trepidazione che è propria dell’amicizia, ci sentiamo precettati (si pensi all’uso che è stato fatto del termine precetto), cioè sottoposti a una disciplina che ha il sapore aspro del dovere e della paura.&lt;br /&gt;Succede allora che l’appuntamento con Dio venga da molti accantonato e trascurato.&lt;br /&gt;La parabola ci induce a immaginare la solitudine e la delusione di Dio quando gli invitati non raccolgono l’invito.&lt;br /&gt;Ci pare di vederlo: Dio, dalla sala del banchetto, dove tutto è preparato per la festa, si affaccia per vedere se mai stiano per sopraggiungere gli amici cui ha trasmesso l’invito.&lt;br /&gt;E’ una situazione che si riproduce ogni domenica che è il dies Domini, il giorno del Signore: c’è un Dio che ci attende e molti di noi non si fanno trovare perché prendono altre strade che portano in direzioni diverse.&lt;br /&gt;Il distacco avviene per lo più senza una particolare lacerazione interiore, ma, come si legge nel testo di Matteo &lt;em&gt;(“Non se ne curarono”),&lt;/em&gt; per una sorta di indifferenza o di disaffezione o di distrazione.&lt;br /&gt;E’ un fatto che è in atto, nella coscienza di molti, soprattutto nel nostro mondo occidentale, una diffusa erosione della fede.&lt;br /&gt;Che volete? Gesù ci aveva avvertiti tutti: &lt;em&gt;“Dov’è il vostro tesoro, sarà anche il vostro cuore”.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Se il nostro tesoro sta tutto, per esempio,  nei registri dei nostri interessi  patrimoniali o dei nostri profitti, anche il cuore sarà sequestrato da questi registri.&lt;br /&gt;Perciò il distacco da Dio si consuma in forme eleganti, senza polemiche incresciose, ma mediante un semplice gesto di  omissione: l’invito lo si lascia cadere, perché non interessa.&lt;br /&gt;Ma Dio non si rassegna a rimanere solo.&lt;br /&gt;Non sono venuti i farisei e i sacerdoti ai quali aveva rivolto il primo invito?&lt;br /&gt;Verranno altri, i pagani, i pubblicani, le prostitute, gente raccattata ai crocicchi delle strade.&lt;br /&gt;Non vengono più gli invitati del mondo occidentale?&lt;br /&gt;Verranno numerosi altri invitati di altri paesi, soprattutto del Terzo mondo, dell’Africa, dell’Asia, dell’America latina.&lt;br /&gt;Tutti sono invitati, senza distinzione, soprattutto quelli che, per il fatto di sentirsi poveri, non importa se materialmente o spiritualmente, più degli altri sanno apprezzare la prospettiva di entrare nel clima gioioso di una festa inaspettata.&lt;br /&gt;L’unica condizione da rispettare è quella a cui allude la parabola con l’immagine della veste nuziale.&lt;br /&gt;Che significa questo abito nuziale?&lt;br /&gt;C’è un’interpretazione da escludere con fermezza.&lt;br /&gt;Se rappresentasse una condizione di onestà morale e quindi di merito che sarebbe necessario avere per essere accolti nella sala del banchetto, i pubblicani e le prostitute non avrebbero alcuna speranza di partecipare alla festa.&lt;br /&gt;Sarebbe un ripetersi della mentalità farisaica secondo la quale la salvezza è riservata alle persone che ne sono degne perché l’hanno meritata con la loro condotta onesta.&lt;br /&gt;Piuttosto, a proposito della veste nuziale, non è possibile non pensare a quelle parole che il padre del figliol prodigo rivolge ai suoi servi: “Presto, portate il vestito più bello e rivestitelo”.&lt;br /&gt;Sembra di capire che nella casa del padre a noi non è richiesto di portare il vestito più bello, ma di lasciarci rivestire del vestito più bello.&lt;br /&gt;In altre parole, ciò che ci è richiesto è di lasciarci amare.&lt;br /&gt;Ma c’è un altro riferimento interessante: è quello che si trova in una lettera dell’apostolo Paolo dove si legge questa esortazione: &lt;em&gt;“Rivestitevi del Signore Gesù Cristo”(&lt;/em&gt;Rm 13, 16).&lt;br /&gt;La veste nuziale è dunque il Signore Gesù.&lt;br /&gt;E indossare la veste nuziale vuol dire sentire che la nostra vita non può rimanere separata da lui, perché è lui il senso, la luce, la speranza, la consolazione più grande.&lt;br /&gt;Da questa certezza dovrebbe nascere una preghiera dolce e appassionata:&lt;br /&gt;&lt;em&gt;“Signore Gesù, rivestimi di te, della tua giustizia e della tua pace, della tua tenerezza e della tua comprensione fino al giorno in cui, sebbene raccattato ai crocicchi delle strade, avrò la fortuna, immeritata, di essere ammesso a una festa incomparabile, al di là di ogni attesa”.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-8234217625119615846?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/8234217625119615846/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=8234217625119615846&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/8234217625119615846'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/8234217625119615846'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2008/10/xxviii-domenica-del-tempo-ordinario.html' title='XXVIII Domenica del tempo ordinario'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-5707974088391808207</id><published>2008-10-07T19:05:00.000+02:00</published><updated>2008-10-07T19:08:26.975+02:00</updated><title type='text'>XXVII Domenica del tempo ordinario</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Isaia  5, 1-7&lt;br /&gt;Salmo 79&lt;br /&gt;Filippesi 4, 6-9&lt;br /&gt;Matteo 31, 33-43&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo a Gerusalemme. Qualche giorno prima di Pasqua. Forse sulla spianata del tempio.&lt;br /&gt;Gesù sente che oramai la sua avventura è alla fine, che la sua morte è già stata programmata.&lt;br /&gt;Allora, in una sorta di parabola disperata,  si apre totalmente  “ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo” intrecciando le sue parole con quelle del profeta Isaia.: “Ascoltate…C ‘è un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi se ne andò”.&lt;br /&gt;Con una sorprendente capacità di sintesi, in forma di catechesi, Gesù li intrattiene sulla loro storia che poi è anche la sua, sulla passione e la pazienza di Dio e sul suo assentarsi come segno di amore, perché essi si rendano responsabili.&lt;br /&gt;E al centro di questa narrazione che diventa sempre più tragica per la violenza dei vignaioli che non sono disposti a riconoscere i diritti del padrone, c’è lui, Gesù, che può dire: “Io sono l’erede; il figlio sono io”.&lt;br /&gt;Cerchiamo ora di richiamare e di approfondire qualche tema di questa parabola, mettendola in rapporto con le situazioni che normalmente ci è dato di conoscere.&lt;br /&gt;Sorprende anzitutto la cura estrema che quel padrone dedica al suo podere per assicurarsi un buon raccolto.&lt;br /&gt;Gesù riprende le parole del profeta Isaia per ridire l’amore di Dio per il suo popolo e per ciascuno di noi.&lt;br /&gt;Come è bella questa immagine di Dio, di Dio appassionato della sua vigna, di Dio innamorato di ciascuno di noi perché siamo noi la vigna del Signore.&lt;br /&gt;C’è un Padre che ci ama con una tenerezza meravigliosa, senza stancarsi mai, tanto  da poter dire (sono parole che si trovano in Isaia 5,4): ”Che cosa ancora dovevo alla mia vigna che io non abbia fatto?”.&lt;br /&gt;C’è un canto d’amore che Dio intona sulla nostra vita e che dovrebbe tradursi dentro di noi in un’esperienza di dolce stupore: “Dunque, è proprio vero che tu mi ami così tanto? Che mi ami   anche quando, per la coscienza delle mie miserie morali mi sento  indegno del tuo  amore?”.&lt;br /&gt;Un’obiezione: se Dio ama cosi tanto la sua vigna, perché a un certo punto l’abbandona?&lt;br /&gt;Il padrone infatti della parabola parte, se ne va lontano.&lt;br /&gt;Di solito questa partenza è messa in rapporto con l’ascensione.&lt;br /&gt;Ma Gesù ci mostra che già nell’A.T. Dio si  comporta come si comporterà il Cristo dopo l’ascensione quando, dopo aver dato tutto, si sarebbe assentato.&lt;br /&gt;Il Dio dell’alleanza è anche il Dio dell’assenza.&lt;br /&gt;Non si tratta di abbandono, di evasione o di diserzione.&lt;br /&gt;La sua “assenza” è un’altra forma del suo amore.&lt;br /&gt;Dire che il padrone è partito per un viaggio è una bella espressione per dire che Dio ci dà fiducia, ci prende sul serio, ci dà spazio  rispettando la nostra libertà.&lt;br /&gt;Ma c’è un altro tema nella parabola, e questo ci rattrista non poco: è il rifiuto che gli uomini oppongono  alle iniziative d’amore di Dio.&lt;br /&gt;La libertà che il  padrone ha concesso ai vignaioli ha dato loro alla testa.&lt;br /&gt;Si credono proprietari, diventano arroganti, violenti, perfino assassini.&lt;br /&gt;L’errore grave è quello di mettere le mani sull’amore, di volerlo possedere, quando l’amore non si possiede, ma si accoglie,.&lt;br /&gt;E l’amore non si conserva se non donando.&lt;br /&gt;La parabola denuncia la pretesa dell’uomo di farsi proprietario dei doni di Dio.&lt;br /&gt;Questa parabola mette in crisi anche la chiesa quando si ritiene proprietaria della salvezza e si mostra gelosa e avara dispensatrice della misericordia di Dio.&lt;br /&gt;E nella chiesa colpisce in particolare quei cristiani dalle mani chiuse e dal cuore altrettanto chiuso,   quei cristiani che si ritengono proprietari del buon diritto, della vera morale, della sola verità,  cristiani chiusi nella loro buona coscienza  di essere eredi per natura o  per merito dei doni di Dio.&lt;br /&gt;Per fortuna ci sono anche cristiani che si mettono al servizio della vigna del Signore, con umiltà e semplicità, perché essa dia il frutto sperato.&lt;br /&gt;Come fare frutto?&lt;br /&gt;Ci può aiutare una frase di Gesù che si trova nel vangelo di Giovanni: “Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto” (15,5).&lt;br /&gt;E’ facile capire che noi porteremo frutto nella misura in cui saremo uniti a lui.&lt;br /&gt;Ma se Gesù è il figlio che i vignaioli trascinano fuori della vigna per poi ucciderlo, se è la pietra scartata dai costruttori di cui profeticamente si parla nel salmo 118 citato nella parabola, che senso ha scommettere su di lui tutto il senso della propria esistenza?&lt;br /&gt;A meno che si abbia la capacità di credere che la pietra scartata sia diventa pietra angolare, in grado di reggere tutta la costruzione.&lt;br /&gt;E’ questa la lezione che ci ha trasmesso il cardinale Martini in settimana, presso l’auditorium S. Fedele, sul modo con cui si sta preparando ad affrontare il passo estremo che sente ormai vicino.&lt;br /&gt;E’ stata una lezione di grande fede e prima ancora di grande umiltà da parte del cardinale che, presentandosi senza alcun segno di potere, non ha nascosto le difficoltà “a entrare nell’oscurità che fa sempre un po’ paura”, ma che poi ha trovato il passo della fede per affidarsi totalmente a Gesù: &lt;br /&gt;“Desideriamo essere con Gesù e questo nostro desiderio lo esprimiamo ad occhi chiusi, alla cieca, mettendoci in tutto nelle sue mani”.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-5707974088391808207?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/5707974088391808207/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=5707974088391808207&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/5707974088391808207'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/5707974088391808207'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2008/10/xxvii-domenica-del-tempo-ordinario.html' title='XXVII Domenica del tempo ordinario'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-3021956597169701709</id><published>2008-10-03T00:23:00.001+02:00</published><updated>2008-10-03T19:13:12.420+02:00</updated><title type='text'>XXVI Domenica del tempo ordinario</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Matteo 21, 28-32&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“I pubblicani le prostitute vi precedono nel regno dei cieli”&lt;br /&gt;Ancora una parola difficile. Un versetto scandaloso.&lt;br /&gt;A chi è rivolta questa sentenza che assomiglia a una invettiva?&lt;br /&gt;I destinatari sono “i principi dei sacerdoti e gli anziani del popolo” .&lt;br /&gt;Nella società di allora erano le persone più rispettabili sotto il profilo morale e religioso.&lt;br /&gt;Avevano infatti una grande conoscenza delle Scritture e si impegnavano a mettere in pratica tutte le prescrizioni della legge di Mosè fin nei più piccoli dettagli.&lt;br /&gt;E Gesù ha il coraggio di affermare che nel regno dei cieli queste persone non hanno i posti di onore che vengono loro assegnati nel regno degli uomini.&lt;br /&gt;Non solo. A sopravanzarle saranno “i pubblicani e le prostitute”, persone cioè prive, secondo il modo comune di pensare, di qualsiasi dignità.&lt;br /&gt;Ci si può domandare perché Gesù abbia voluto contestare così radicalmente l’opinione comune con la frase che abbiamo ricordato.&lt;br /&gt;Si potrebbe rispondere citando una delle opere di misericordia che, secondo il vecchio catechismo, parlava della necessità di consolare gli afflitti.&lt;br /&gt;Nessuno meglio di Gesù ha svolto questa azione a favore di tante persone provate da sofferenze diverse.&lt;br /&gt;Gesù al tempo stesso si è preoccupato di affliggere i consolati, di inquietare cioè le coscienze chiuse nel loro perbenismo, appagate della loro posizione sociale e della stima di cui si sentono circondate.&lt;br /&gt;Ecco perché nei loro confronti ha il coraggio di pronunciare parole apertamente provocatorie, non per il gusto di contestare, ma con la speranza di suscitare in loro una reazione positiva che è quella della conversione.&lt;br /&gt;A questo scopo dovrebbe servire anche la parabola narrata nel vangelo: è la storia di due figli che si comportano in maniera diversa.&lt;br /&gt;Entrambi sono invitati dal padre a lavorare nella vigna.&lt;br /&gt;Il primo si rifiuta, ma poi finisce per andarci; il secondo dice di sì, ma poi non ci va.&lt;br /&gt;A chi voleva alludere Gesù raccontando questa piccola storia?&lt;br /&gt;Il figlio che aderisce subito alla volontà del padre, ma solo a parole, noi lo conosciamo troppo bene.&lt;br /&gt;Questo figlio superficiale, ipocrita, pigro siamo noi tutte le volte che diciamo: “Sì, o Signore”, ma senza distaccarci minimamente dalle nostre abitudini e dai nostri principi.&lt;br /&gt;Questo figlio siamo noi con il nostro cristianesimo velleitario, parolaio, inconcludente, con il nostro fervore iniziale che subito si esaurisce in una sterile emozione, con tante professioni di buoni sentimenti e tanti alibi al momento di passare alla concretezza del fare.&lt;br /&gt;Quante chiacchiere, per esempio, sulla carità, quante chiacchiere sul fare fraternità e comunità.&lt;br /&gt;Ciò che è grave è il fatto che a furia di dire tante belle parole neppure ci accorgiamo di essere vuoti e mancanti.&lt;br /&gt;Le belle parole ci danno un decoro morale.&lt;br /&gt;Ma è tutta illusione.&lt;br /&gt;Per fortuna non è mai troppo tardi per lasciarci coinvolgere dall’invito di Dio il quale continua a chiamarci a ogni ora della nostra vita.&lt;br /&gt;Poco importa l’ora in cui andremo a lavorare nella vigna.&lt;br /&gt;La sola cosa che conta è di andarci.&lt;br /&gt;Ed ora è il momento di domandarci che cosa rappresenti l’altro figlio, quello che dice no e poi alla vigna ci va.&lt;br /&gt;Ci sono tra noi molti che sembrano lontani dal regno.&lt;br /&gt;Così li abbiamo giudicati.&lt;br /&gt;Del resto, è questa la loro immagine pubblica .&lt;br /&gt;Ma che cosa sappiamo noi della vergogna, del disgusto, della disperazione che ci può essere in una persona?&lt;br /&gt;Che cosa sappiamo noi della sua nostalgia di innocenza e delle sue lacrime?&lt;br /&gt;Ma quello che è nascosto a noi, non è nascosto al Signore.&lt;br /&gt;Egli vede e apprezza questo travaglio interiore che è già un fare.&lt;br /&gt;Il pentimento è già un fare.&lt;br /&gt;Le lacrime sono già degli atti.&lt;br /&gt;Il linguaggio cattolico nomina l’atto di fede, di speranza, di carità e poi l’atto di contrizione.&lt;br /&gt;L’atto di contrizione, questo spezzare dentro di sé la condizione di prima è già un’azione, una creazione nuova, uno slancio che porta dentro i confini del regno.&lt;br /&gt;Un’altra osservazione.&lt;br /&gt;Ci sono quelli che dicono: “Io nel regno di Dio non ci credo”, perché hanno davanti a sè una certa immagine di cristianesimo che è la caricatura del vangelo, ma che poi di fatto si impegnano a difendere e a promuovere i valori del vangelo lavorando per la giustizia, la pace, la fraternità.&lt;br /&gt;Persone che si comportano in questo modo posssiamo conoscerle e incontrarle ogni giorno.&lt;br /&gt;A volte litigano con Dio e con la chiesa, dicono di rifiutare la fede, non sono praticanti e forse anche, dal nostro punto di vista, sono un po’ trasgressive, ma quando c’è gente che ha bisogno sono pronte a entrare nella miseria del prossimo impegnando la mente e il cuore.&lt;br /&gt;Generosamente e silenziosamente.&lt;br /&gt;Sono quelli che a parole dicono no, ma con gli atti dicono sì.&lt;br /&gt;Non dimentichiamo che in quella grande pagina di Matteo in cui viene orchestrata la scena del giudizio finale, la grande distinzione non sarà tra i credenti e i non credenti secondo le appartenenze ufficiali, ma tra chi prova pietà per il povero e chi rimane insensibile.&lt;br /&gt;E’ un destino, questo, che matura per lo più nel segreto, là dove uno è solo, solo con la sua più profonda autenticità.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-3021956597169701709?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/3021956597169701709/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=3021956597169701709&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/3021956597169701709'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/3021956597169701709'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2008/10/xxvi-domenica-del-tempo-ordinario.html' title='XXVI Domenica del tempo ordinario'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-816102251491806097</id><published>2008-09-30T19:21:00.000+02:00</published><updated>2008-09-30T19:23:13.554+02:00</updated><title type='text'>XXV Domenica del tempo ordinario</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Isaia 55, 6-9&lt;br /&gt;Salmo 144&lt;br /&gt;2 Filippesi 1, 20-27&lt;br /&gt;Matteo 20, 1-16&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La parabola che abbiamo letto non è facile da accettare.&lt;br /&gt;La nostra reazione immediata ci porterebbe a sostenere le ragioni degli operai della prima ora:&lt;br /&gt;“No, non è giusto che chi ha lavorato meno di voi, sia ricompensato come voi”&lt;br /&gt;Che cosa dunque intende insegnare Gesù con questa piccola storia?&lt;br /&gt;Gesù non si propone di dettare un codice di morale sociale, ma vuole parlare di quel Dio che egli conosce bene, perché è il Padre suo.&lt;br /&gt;E la prima indicazione è questa: Dio è libero, sovranamente libero, imprevedibilmente libero.&lt;br /&gt;“I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie” così parla il Signore attraverso la voce del profeta Isaia.&lt;br /&gt;Noi vorremmo che Dio si attenesse ai nostri schemi mentali e seguisse la nostra logica.&lt;br /&gt;In realtà Dio è sempre al di là dei concetti e delle parole con cui pretendiamo di definirlo e di fissare i suoi comportamenti.&lt;br /&gt;Dio è la  Diversità assoluta, il Totalmente altro.&lt;br /&gt;Dio è libero e non finirà mai di stupire.&lt;br /&gt;Questa libertà non è facile da capire, soprattutto quando sembra che essa venga a ledere qualche valore per noi intoccabile.&lt;br /&gt;“Non posso fare del mio quello che voglio?”  dice il padrone della vigna.&lt;br /&gt;E noi saremmo tentati di dire: “No, non puoi”, perché abbiamo l’impressione che questa libertà sia usata male, in modo arbitrario, così  da ledere giustizia ed equità.&lt;br /&gt;In realtà la libertà di Dio, a differenza della nostra, è sempre al servizio dell’amore.&lt;br /&gt;In Dio libertà e amore coincidono.&lt;br /&gt;Noi possiamo essere liberi ed egoisti, liberi e ingiusti, liberi e meschini.&lt;br /&gt;In Dio invece la libertà  è finalizzata sempre all’amore.&lt;br /&gt;La parabola lo dice apertamente là dove il padrone della vigna rivolge questa osservazione a uno di quelli che mormoravano contro di lui: “Tu sei invidioso perché io sono buono?”.&lt;br /&gt;Dopo queste premesse possiamo comprendere meglio il senso del racconto nei suoi tre momenti fondamentali: l’attesa del lavoro, l’invio degli operai nella vigna, il momento della ricompensa.&lt;br /&gt;Sulla piazza ci sono lavoratori disoccupati.&lt;br /&gt;E’ una condizione di cui soffrono molte persone che si trovano nella impossibilità di esprimere le loro energie creative di cui dispongono (penso a tanti giovani  che fanno fatica a entrare nel mondo del lavoro).&lt;br /&gt;Le loro energie rimangono inutilizzate, il loro tempo rimane vuoto, senza un progetto.&lt;br /&gt;E quando manca un progetto, la vita non ha senso.&lt;br /&gt;Questa condizione esprime perciò un appello perché qualcuno venga a liberarti dalle stanchezze di una vita che non è più vita, ma solo rassegnata sopravvivenza.&lt;br /&gt;Questo “qualcuno”, dice la parabola, esiste.&lt;br /&gt;E’ Dio che dalla sua dimora esce a cercare proprio te, a qualsiasi ora.&lt;br /&gt;Riascoltiamo la parabola: “Uscì all’alba… Uscito di nuovo verso le nove….Uscito di nuovo verso mezzogiorno…Uscito ancora verso le cinque….”(ben quattro volte ricorre lo stesso verbo).&lt;br /&gt;Quando pensiamo di essere come lavoratori disoccupati la cui vita sia priva di senso, ci sia dato di aprire gli occhi: accanto a noi c’è qualcuno che vuole impegnarci in un lavoro molto importante.&lt;br /&gt;Forse sarebbe più giusto dire che Dio chiama continuamente con una voce che si fa sentire dentro di noi.&lt;br /&gt;Dio chiama instancabilmente, a tutte le ore della vita di un uomo.&lt;br /&gt;Quasi tutti noi siamo cristiani a partire dall’infanzia.&lt;br /&gt;Qualcuno lo è diventato in età adulta, altri lo diventeranno al termine della loro vita.&lt;br /&gt;Dio dà fiducia a tutti, anche a quelli dell’ultima ora.&lt;br /&gt;Si tratta di accogliere l’invito a lavorare nella vigna del Signore.&lt;br /&gt;Che significato dare a questa espressione?&lt;br /&gt;Vigna del Signore siamo anzitutto noi, con la nostra interiorità che spesso, come terra arida, ha sete di senso e di silenzio, di fraternità e di spiritualità: sete di scoprire che la vita si riceve da un Altro che non vuole se non la nostra felicità.&lt;br /&gt;Da questa esperienza può nascere il desiderio di ripartire verso la vigna di Dio rappresentata dalla propria vita quotidiana, dalla famiglia, dai figli, dal lavoro, da impegni diversi, con la consapevolezza che noi possiamo essere per gli altri, come altri per noi, lo sguardo di Cristo, le mani di Cristo, la tenerezza di Cristo.&lt;br /&gt;E poi bisogna prendere parte a un lavoro più vasto, perché la vigna che ci viene affidata non si limita a quel piccolo appezzamento di terreno che è la famiglia, la scuola, il lavoro, la professione...&lt;br /&gt;Nutrire quelli che hanno fame, provvedere a quelli che non hanno di che vestirsi, accogliere, perdonare, comprendere è la risposta che noi siamo chiamati a dare al padrone che ci ha scelti per la sua vigna, perché il mondo possa essere trasformato e diventare più umano.&lt;br /&gt;Ci sarà una ricompensa diversa a misura dell’impegno che noi avremo dimostrato?&lt;br /&gt;La ricompensa  è prevista, ma non secondo le modalità che noi possiamo immaginare.Noi giudichiamo secondo la nostra razionalità che spesso si rivela arida e meschina.&lt;br /&gt;Invece di guardare alla bontà di Dio e di vedere quello che Dio fa per noi, teniamo gli occhi fissi su quello che noi facciamo per lui.Poi, confrontandoci con gli alti, ci giudichiamo migliori e degni quindi di una ricompensa maggiore.&lt;br /&gt;Ma Gesù, narrando questa parabola, vuole  proprio richiamarci dalle sponde della nostra ragione a quelle del cuore.&lt;br /&gt;Nella fede c’è sempre un incontro tra il cuore di Dio e il  cuore dell’uomo.&lt;br /&gt;Cittadini del regno saranno perciò uomini pieni di stupore.&lt;br /&gt;Che il Signore ci dia di vivere da fratelli, tutti chiamati a condividere lo stesso lavoro, tutti invitati alla stessa mensa, senza più né  primi  né ultimi, perché tutti figli dello stesso Padre.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-816102251491806097?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/816102251491806097/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=816102251491806097&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/816102251491806097'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/816102251491806097'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2008/09/xxv-domenica-del-tempo-ordinario.html' title='XXV Domenica del tempo ordinario'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-8442919298158710506</id><published>2008-09-17T16:32:00.002+02:00</published><updated>2008-09-17T19:26:07.851+02:00</updated><title type='text'>Esaltazione della Santa Croce</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Giovanni 3,13-17&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa festa è esposta a un possibile equivoco.&lt;br /&gt;Se la chiesa esalta la croce, vuol dire che essa esalta il dolore.&lt;br /&gt;Dove sarebbe allora la buona novella, il lieto annuncio?&lt;br /&gt;Un cristianesimo morbosamente legato al dolore, se mai ha avuto qualche fortuna in passato quando l’avventura umana era vista come una traversata in una “valle di lacrime”, oggi sarebbe del tutto improponibile.&lt;br /&gt;Ma si tratta di un equivoco che basterebbe poco a chiarire.&lt;br /&gt;Basterebbe osservare che Gesù non si è mai stancato di predicare la gioia (gioia che è celebrata più di 170 volte negli scritti del Nuovo Testamento) e di guarire malati e infermi: l’avrebbe fatto se avesse coltivato una filosofia doloristica dell’esistenza?&lt;br /&gt;Certo nel vangelo c’è anche la croce.&lt;br /&gt;Ma la croce non sta a significare che Gesù  non abbia amato la vita, ma che l’ha amata troppo.&lt;br /&gt;Gesù non ha mai amato il dolore  Ha amato piuttosto l’amore.&lt;br /&gt;Ha amato follemente l’amore come, in tempi a noi vicini, Gandhi, Martin Luter King, mons. Romero e tanti altri discepoli di Cristo, tutti caduti sotto i colpi della violenza, tutti crocifissi.&lt;br /&gt;L’amore è sempre vulnerabile.&lt;br /&gt;Ma l’amore resta l’espressione più alta della vita. E anche la più gioiosa.&lt;br /&gt;Risolto il possibile equivoco di cui si diceva (esaltazione della croce non è dunque esaltazione del dolore, ma  esaltazione dell’amore che ha portato Cristo a morire sulla croce), contempliamo ora la croce di Cristo.&lt;br /&gt;Essa ci rivelerà il vero volto di Dio e il vero volto dell’uomo.&lt;br /&gt;Ci rivelerà anzitutto il vero volto di Dio.&lt;br /&gt;“Mostraci il tuo volto e noi saremo salvi” si legge in un salmo.&lt;br /&gt;Quale Dio ci rivela la croce di Cristo?&lt;br /&gt;Un Dio che, invece di essere quel Dio terribile che spesso abbiamo immaginato, non è altro che infinito, purissimo amore.&lt;br /&gt;Al centro del colloquio tra Gesù e Nicodemo, riportato in parte nel vangelo di questa domenica, c’è questa affermazione che ciascuno dovrebbe  imparare a memoria e ripetere spesso,  per attingervi un senso di grande fiducia:&lt;br /&gt;“Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito,  perché chiunque crede in lui  non muoia, ma abbia la vita eterna”.&lt;br /&gt;All’origine di tutto,  c’è Dio che ama il mondo.&lt;br /&gt;Perché lo ama?&lt;br /&gt;Non ci sono ragioni o meglio, l’unica ragione è Dio stesso.&lt;br /&gt;Si  tratta di un amore assolutamente gratuito, che viene prima di ogni altra possibile motivazione.&lt;br /&gt;Da questo amore discende la missione del  Figlio, il suo abbassamento dentro la condizione dell’uomo, il suo umiliarsi “facendosi obbediente fino alla morte e alla morte in croce”.&lt;br /&gt;E’ perciò la croce che ci dà il vero volto  di Dio.&lt;br /&gt;Essa ci parla di un Dio che ha amato a tal punto da non dare soltanto cose, ma da dare se stesso.&lt;br /&gt;Si può infatti dare molto e amare poco, quando non si ha il coraggio di mettere in gioco se stessi.&lt;br /&gt;Dio ha amato tanto perché non si  è limitato a dare, ma si è dato.&lt;br /&gt;Nel dono che Cristo ha fatto di se stesso sulla croce, bisogna vedere la donazione di Dio stesso.&lt;br /&gt;La croce è il punto di arrivo di una lunga storia di amore.&lt;br /&gt;Rivelazione del volto di Dio, la croce rivela anche il vero volto dell’uomo.&lt;br /&gt;Nonostante lo spessore delle nostre passioni violente, di cui la croce è la prova più eloquente, noi siamo chiamati a una pienezza di vita: vita eterna, vita divina :“affinché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna”.&lt;br /&gt;“Chiunque”: nessuno è discriminato o escluso.&lt;br /&gt;Martin Lutero sulla sua Bibbia personale sostituì la parola “chiunque” con “Martin Lutero”.&lt;br /&gt;Un consiglio: invece di scrivere il proprio nome sulla prima pagina della propria Bibbia, bisogna saperlo scrivere qui, al posto della parola “chiunque”. &lt;br /&gt;Tu, io, tutti siamo destinati non a perire, ma a godere di una pienezza di vita.&lt;br /&gt;A volte la chiesa viene accusata oggi di parlare troppo di misericordia e di salvezza,  e poco di sanzioni severe senza dire che nessuno osa più parlare di inferno, come succedeva in passato.&lt;br /&gt;Ma è proprio  grave questa scelta pastorale alla luce di quello che  abbiamo letto nel vangelo, e cioè che Dio non ha mandato  il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui?&lt;br /&gt;Si tratta di una salvezza che non appare vincolata a particolari meriti.&lt;br /&gt;E’ un dono gratuito che sta prima dei nostri comportamenti etici.&lt;br /&gt;Vuol dire che non ci è richiesto proprio nulla?&lt;br /&gt;In realtà una condizione esiste ed è quella di accogliere il dono del Signore.&lt;br /&gt;Il Signore non si impone mai: si offre.&lt;br /&gt;Dipende da noi accettare o non accettare.&lt;br /&gt;Dipende tutto dalla nostra fede.&lt;br /&gt;“La fede è necessaria perché è l’unico modo per ricevere le cose di Dio” (Paolo Ricca).&lt;br /&gt;Quello che ci è richiesto è di saper guardare alla croce di Cristo e di vedervi il segno più alto dell’amore di Dio.&lt;br /&gt;E’ la croce il miracolo più grande compiuto da Dio.&lt;br /&gt;Noi siamo sempre alla ricerca di miracoli.&lt;br /&gt;“Siamo eredi di  un cristianesimo che sogna miracoli e si lamenta con Dio quando non li compie” (Angelo Casati)&lt;br /&gt;Sulla croce sembra che non ci sia spazio per i miracoli.&lt;br /&gt;Gesù sulla croce è morto senza  che intervenisse alcun gesto sorprendente a salvarlo.&lt;br /&gt;Eppure proprio questa assenza di miracoli è il miracolo più grande, il miracolo nuovo.&lt;br /&gt;Il miracolo vero è questo Signore che sta con le braccia allargate.&lt;br /&gt;Contemplare il miracolo delle braccia aperte vuol dire sentirsi compresi dentro questo abbraccio:&lt;br /&gt;“Signore, dunque ci sono anch’io, nonostante tutto?&lt;br /&gt;Posso pensare, sperare che le tue braccia rimarranno sempre aperte ad accogliermi?”.&lt;br /&gt;Contemplare il miracolo delle braccia aperte vuol dire lasciarsi contagiare dalla bellezza di questo gesto e capire che la vita è spesa bene solo quando esprime questo desiderio di allargare le braccia per accogliere,  proteggere, custodire tutti quelli che da noi si aspettano un gesto di fraternità e di solidarietà.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-8442919298158710506?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/8442919298158710506/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=8442919298158710506&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/8442919298158710506'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/8442919298158710506'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2008/09/esaltazione-della-santa-croce.html' title='Esaltazione della Santa Croce'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-6387997215233203705</id><published>2008-09-07T16:54:00.000+02:00</published><updated>2008-09-07T16:55:29.480+02:00</updated><title type='text'>XXIII Domenica del tempo ordinario</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;Ezechiele 33, 7-9&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Salmo 94&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Romani 12, 8-10&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Matteo &lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt; &lt;/span&gt;8, 15-20&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;“Nessun uomo è un’isola” recita un famoso aforisma.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Ciascuno è inserito in una rete di relazioni per cui è chiamato a farsi responsabile e solidale nei confronti degli altri.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Questo vale soprattutto per i discepoli di Cristo i quali sanno che gli altri , come figli dello stesso Padre, non sono estranei ma fratelli.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Cosa vuol dire vivere questa condizione di solidarietà all’interno della grande famiglia dei credenti?&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Vuol dire essere convinti che c’è come un processo di osmosi per cui il bene e il male,&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;anche se compiuti da una sola persona, hanno riflessi su tutta la comunità.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;E’ tutta la comunità che ne risente o perché si arricchisce della mia santità o perché viene ferita &lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt; &lt;/span&gt;e indebolita dal mio peccato.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Si comprende perciò l’ammonimento che il Signore rivolge al profeta: “Figlio dell’uomo, &lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt; &lt;/span&gt;ti ho costituito sentinella per gli israeliti: ascolterai una parola dalla mia bocca&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;e tu li avvertirai da parte mia”.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Riflettere su queste parole vuol dire prendere in esame anzitutto due possibili atteggiamenti sbagliati.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Il primo è quello di pensare che la verità possa essere imposta con la forza e che pertanto sia legittimo reprimere gli errori con la forza.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Di questo avviso non era certamente il grande papa Giovanni XXIIII il quale distingueva l’errore dall’errante e &lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt; &lt;/span&gt;invitava a &lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt; &lt;/span&gt;vedere l’errante come una persona che merita non solo comprensione e rispetto, ma anche amore.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Il secondo atteggiamento da evitare, completamente opposto al primo, è quello che, in nome del principio di tolleranza, sceglie la via della totale indifferenza.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;C’è nella Bibbia, sulla bocca di Caino, una frase che&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;definisce molto bene questo sentimento di estraneità: “Sono forse io il custode di mio fratello?”.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;E’una posizione questa molto diffusa nella società attuale in cui domina la cultura della privatezza&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt; &lt;/span&gt;secondo la quale ciascuno è libero di fare quello che gli pare: anche se sta facendo scelte moralmente sbagliate, perché dovrei intromettermi io nel suo mondo privato?&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Che sia lui a vedersela con la sua coscienza o con Dio.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Le letture, mentre non permettono di seguire né la via della intolleranza né quella della indifferenza, tracciano un altro percorso, quello dell’attenzione vigile e partecipe.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;“Figlio dell’uomo, - dice il Signore al profeta – io ti ho costituito sentinella”.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Se un fratello sbaglia, non posso perciò rimanere indifferente.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Occorre provare subito una pena profonda, come se &lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt; &lt;/span&gt;il suo errore ricadesse dentro la mia sfera personale, nell’intimo della mia coscienza.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;E questa pena dovrei poi tradurla in una passione di “sciogliere” (è l’espressione che si&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;trova nel&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;vangelo), cioè di liberare e di salvare.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Penso all’abbé Huvelin (che ha seguito la conversione di Charles de Foucauld) il quale diceva di non poter incontrare nessuna persona senza sentire il bisogno di darle tacitamente l’assoluzione.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Soltanto se c’è amore, il compito della correzione fraterna può diventare&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;praticabile e anche veramente costruttivo.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Chi non ama e crede di imporre la sua verità, non fa che generare conflitti.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Chi invece sente l’altro come un fratello e ne porta le colpe e le sofferenze,&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;sa trovare la via del cuore per toccare la sua coscienza senza ferirlo.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;L’amore infatti è paziente, umile, dialogante.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Don Primo Mazzolari diceva: “L’amore non ha fretta”.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Voleva dire che chi ama sa rispettare i tempi di maturazione di ogni essere, ritenendolo capace di&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;assidui ricominciamenti e di infinite riprese.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;E chi ama si muove sempre, in modo discreto, senza alcun senso di superiorità, sapendo che lui stesso avrebbe bisogno di qualche presenza amica in grado di correggerlo e di guidarlo al di fuori della sua abituale mediocrità.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;C’è un problema che a volte può creare un forte senso di disagio.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Quando uno, per il fratello che sbaglia, ha pregato, ha consigliato, ha atteso nel silenzio senza vedere alcun risultato, che cosa deve fare di più?&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;La tentazione è quella di desistere e di abbandonare l’altro al suo destino.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Del resto, anche il vangelo sembra legittimare questo comportamento.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Hai fatto tutto quello che dovevi?&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Se non ascolterà nessuno , “sia per te come un pagano e un pubblicano”.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Ma è il caso di riflettere bene su questa parola.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Come si è comportato Gesù di fronte ai pagani e ai pubblicani?&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Una delle accuse più frequenti dei suoi avversari riguardava proprio la eccessiva famigliarità che Gesù dimostrava verso i peccatori con i quali spesso condivideva la tavola.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;E Gesù rispondeva: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati” (Lc 5, 31).&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Tenendo conto di questo comportamento di Gesù così umano e solidale con i pubblicani e i peccatori, si comprende meglio il senso delle parole del vangelo, come se Gesù volesse dirci: “Dialoga con tutti, con l’eretico, il dubbioso, il ribelle, il diverso.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Se ti sembra di non vedere&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;alcun risultato, amali ancora di più, in proporzione della loro ostinazione; amali con quell’amore preferenziale che io ho avuto per i pubblicani e i peccatori”.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;E’a questo modo che nasce la vera chiesa.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Ci ha detto Gesù: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;sono in mezzo a loro”.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Credo che queste parole racchiudano la più bella definizione del mistero della chiesa.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;“Due o tre”: non è questione di massa.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Una coppia è già chiesa.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Una famiglia è già chiesa.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Basta che due o tre siano riuniti nel nome di Cristo.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Si può essere decine e decine di migliaia di persone riunite nel nome della banalità o della emozione superficiale: non si crea nulla di significativo.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Si può essere in due o tre che, riuniti nel nome di Cristo, condividono con Cristo la passione di perdonare e di salvare: è lì che nasce la vera chiesa.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Quando un uomo dice a una donna: “Tu sei carne della mia carne. Tu sei il sogno del mio amore”, &lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt; &lt;/span&gt;quando genitori e figli si accolgono reciprocamente&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;con tenerezza e comprensione, quando soprattutto due o tre che per tante ragioni sono divisi si riuniscono, si perdonano, si guardano con verità e pietà, lì c’è il Cristo e con il Cristo il regno che lui ha sognato.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-6387997215233203705?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/6387997215233203705/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=6387997215233203705&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/6387997215233203705'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/6387997215233203705'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2008/09/xxiii-domenica-del-tempo-ordinario_9762.html' title='XXIII Domenica del tempo ordinario'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-9167442936455550237</id><published>2008-08-30T00:39:00.004+02:00</published><updated>2008-09-04T18:30:37.335+02:00</updated><title type='text'>XXII Domenica del tempo ordinario</title><content type='html'>Geremia 20, 7-9&lt;br /&gt;Salmo 62&lt;br /&gt;Romani 12, 1-2&lt;br /&gt;Matteo 16, 21-27&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pietro, per aver riconosciuto Gesù come il Messia inviato da Dio, viene chiamato “beato”.&lt;br /&gt;Ora lo stesso Pietro viene demonizzato da Gesù: “Lungi da me, Satana!”.&lt;br /&gt;Come si spiega questo contrasto così radicale?&lt;br /&gt;Prima di trovare una risposta, credo sia opportuno raccogliere subito un ammonimento.&lt;br /&gt;E’ possibile, fa capire il vangelo, essere al tempo stesso servitori della fede e traditori della fede.&lt;br /&gt;E’ una situazione che, almeno potenzialmente, riguarda tutti, anche quelli che nella chiesa hanno grandi responsabilità.&lt;br /&gt;Chi fa professione di fede è uno che, segretamente e realmente, potrebbe rinnegare ciò in cui crede.&lt;br /&gt;Riprendiamo la domanda: come può succedere questo, e anzitutto, come è potuto succedere a Pietro?&lt;br /&gt;Pietro aveva riconosciuto il Messia ma, come tanti suoi contemporanei, aveva del Messia un’immagine legata all’idea del successo, dell’affermazione gloriosa, della forza esercitata a favore del suo popolo.&lt;br /&gt;E’ facile capire perché, quando Gesù si mette a parlare dl destino di sofferenza che lo attende, egli non solo non riesca ad accettare una prospettiva così sconcertante, ma si permetta addirittura di prendere in disparte Gesù per dargli una piccola lezione di cristologia in modo da insegnargli quale sarebbe stato il comportamento da seguire.&lt;br /&gt;A questo punto si precisa con chiarezza il suo errore: “Tu pensi secondo gli uomini, non secondo Dio”.&lt;br /&gt;Pensare secondo gli uomini: è questo il peccato più grande contro la fede.&lt;br /&gt;Pensare secondo gli uomini vuol dire avere della vita una visione che contrasta con quella che ci ha insegnato Gesù.&lt;br /&gt;Non è difficile richiamare per rapidi tratti questo modo di pensare e lo stile di vita che ne consegue.&lt;br /&gt;A che cosa siamo portati a dare importanza?&lt;br /&gt;Che cosa ci affascina in modo particolare così da alimentare i nostri sogni e le nostre attese?&lt;br /&gt;Potremmo racchiudere le nostre possibili risposte dentro una parola sola: il privilegio.&lt;br /&gt;Non importa quale privilegio: se di censo, di cultura, di prestigio sociale.&lt;br /&gt;E’ un fatto che l’aspirazione più grande è quella di godere di una superiorità che gli altri non hanno: “Io posso, tu no”.&lt;br /&gt;Perché questo si possa realizzare, è chiaro che bisogna avere un temperamento molto deciso, determinato a conseguire lo scopo prefisso, per nulla disposto a lasciarsi intenerire dalle ragioni degli altri.&lt;br /&gt;Ci si vergogna anzi della sensibilità, perché è considerata come qualcosa di puerile, di poco virile, di debole, di femmineo.&lt;br /&gt;Soprattutto ci si chiude davanti alla sofferenza.&lt;br /&gt;Chi pensa secondo gli uomini, cancellerebbe immediatamente l’immagine della croce.&lt;br /&gt;Se Dio esiste, così egli pensa, dovrebbe rivelarsi là dove c’è qualcosa di grande e di miracoloso, non certo nel segno di una vita crocifissa.&lt;br /&gt;Ma c’è un altro modo di pensare: è il pensare secondo Dio.&lt;br /&gt;In questa nuova prospettiva il privilegio non è più motivo di autocompiacimento, ma diventa impegno di servizio.&lt;br /&gt;I santi, gli uomini toccati dallo Spirito, hanno sempre sentito la responsabilità del loro privilegio.&lt;br /&gt;Ognuno è chiamato a fare dono di ciò che ha ricevuto.&lt;br /&gt;Se hai ricevuto oltre la misura del tuo bisogno essenziale, ricordati che sei in una condizione di privilegio e devi pertanto condividere.&lt;br /&gt;Ma perché questo avvenga, devi valorizzare proprio quella sensibilità che tu saresti portato a rinnegare.&lt;br /&gt;Un uomo che non sia sensibile non è un uomo.&lt;br /&gt;Essere sensibili, che è il dono più grande dello Spirito, vuol dire recepire tutte le cose alte, belle e nobili della vita, soprattutto la sofferenza che si incontra sul proprio cammino.&lt;br /&gt;Se noi manchiamo a questa grande scuola che è l’università del dolore, siamo uomini mancati.&lt;br /&gt;La qualità di un uomo è come quella di una pellicola fotografica, si misura dalla capacità di lasciarsi impressionare dalle cose belle, dalla verità, costi quello che costi, dalla bontà, dalla sofferenza.&lt;br /&gt;Lasciarsi impressionare è lasciare che l’immagine entri dentro di noi.&lt;br /&gt;Non dimentichiamo mai che noi siamo discepoli di Gesù di Nazaret che si è talmente lasciato impressionare dal dolore dell’uomo fino a rimanerne crocifisso.&lt;br /&gt;Dopo queste riflessioni riusciamo forse a capire meglio le parole di Gesù, quando dice ai discepoli: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, prenda la sua croce”.&lt;br /&gt;La croce che il cristiano deve portare è anzitutto quella di pensare non secondo gli uomini, ma secondo Dio, di “non conformarsi – come dice l’apostolo Paolo – alla mentalità di questo secolo”, ma di discernere il pensiero e la volontà di Dio.&lt;br /&gt;Non è facile. Non è stato facile neppure per Gesù.&lt;br /&gt;Quando parla della necessità di rinnegare se stesso, sembra che queste parole le dica anzitutto per sé, per vincere la paura che potrebbe trattenerlo sulla strada che egli intende seguire.&lt;br /&gt;Possiamo anche capire, nel profondo della nostra coscienza, che la via tracciata da Gesù è la via giusta, ma tante volte ci manca il coraggio.&lt;br /&gt;Per superare tutte le resistenze che troviamo dentro di noi, occorre una specie di seduzione come quella di cui parla il profeta Geremia: “Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre”.&lt;br /&gt;Allora ci possono essere dubbi, resistenze, smarrimenti, ma a vincere sarà sempre il fuoco di questa seduzione.&lt;br /&gt;“C’era come un fuoco ardente dentro le mie ossa. – dice ancora il profeta Geremia – Mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-9167442936455550237?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/9167442936455550237/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=9167442936455550237&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/9167442936455550237'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/9167442936455550237'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2008/08/xxii-domenica-del-tempo-ordinario.html' title='XXII Domenica del tempo ordinario'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-342250330950282387</id><published>2008-08-27T10:17:00.001+02:00</published><updated>2008-08-27T16:54:14.489+02:00</updated><title type='text'>XXI Domenica del tempo ordinario</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Matteo 16, 13-20&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Voi, chi dite che io sia?”&lt;br /&gt;Questa domanda, dopo avere attraversato la coscienza dei discepoli, rimbalza ora sulla sponda della nostra esistenza e si ripercuote dentro la cella segreta della nostra interiorità.&lt;br /&gt;Chi è Gesù per noi? Che cosa rappresenta per la nostra vita?&lt;br /&gt;Se mancasse Gesù, cambierebbe qualcosa nel nostro modo di affrontare l’esistenza?&lt;br /&gt;E’ chiaro che ciascuno viene personalmente interpellato e deve dare una risposta che nasca dal suo particolare rapporto con Gesù.&lt;br /&gt;Certamente potrebbe utilizzare intuizione e parole che appartengono alla tradizione cristiana (anche Pietro, del resto, nella sua risposta si serve di categorie religiose preesistenti), ma ciò che conta è che vengano investite di quel particolare pathos che rivela un legame personale, insostituibile e irrinunciabile.&lt;br /&gt;Io credo comunque che le risposte più belle per Gesù siano quelle che, discostandosi dal linguaggio tradizionale, esprimono fede e amore in forme nuove, con la libertà che è propria degli innamorati quando sanno inventare un “lessico famigliare” pieno di immaginazione e di freschezza poetica.&lt;br /&gt;Recentemente uno scrittore francese, Christian Bobin, ha dedicato a Gesù un piccolo libro dal titolo &lt;em&gt;Il Cristo dei papaveri&lt;/em&gt; in cui a un cerio punto, per evocare la figura di Gesù nel suo mistero meraviglioso e inesprimibile, ricorre all’immagine del papavero.&lt;br /&gt;Perché questo accostamento così strano e singolare?&lt;br /&gt;Per dire tutta la fragilità e la forza di Gesù.&lt;br /&gt;Il papavero è un fiore fragile ma è anche forte se può lacerare con il suo rosso smagliante la stoffa compatta e omogenea rappresentata da un campo di grano.&lt;br /&gt;Io credo che anche questa risposta, come quella di Pietro, potrebbe meritare l’apprezzamento di Gesù : “Beato te, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma i Padre mio che sta nei cieli”.&lt;br /&gt;Quando arriveremo anche noi a meritare questa beatitudine promessa da Gesù?&lt;br /&gt;Non quando ripeteremo formule cristologiche perfette, ma senza un piccolo sussulto emotivo che esprima la gioia di conoscerlo e di amarlo, ma quando, sia pure usando immagini e parole che qualcuno potrebbe giudicare improprie o addirittura dissacranti, riusciremo a balbettare almeno qualcosa per confidargli:” Non potrei immaginare di vivere senza di te”.&lt;br /&gt;In questo nostro balbettamento riguardante il fascino con cui Gesù ha conquistato la nostra vita, non dovrebbe comunque mancare una nota importante, la stessa che si trova nelle parole di Pietro quando dice: “Tu sei il Figlio del Dio vivente”.&lt;br /&gt;A intenerirci dovrebbe essere soprattutto il fatto che Gesù ci offre la prossimità di Dio, di un Dio che si rivela attraverso il suo volto, la sua umanità, la sua pietà.&lt;br /&gt;Nella Bibbia ci sono due immagini di Dio che si sono poi affermate nella storia della spiritualità.&lt;br /&gt;C’è anzitutto l’immagine di un Dio onnipotente, che governa il mondo dall’alto della sua sovranità,che dà le leggi e le fa osservare con la prospettiva di premi o di castighi.&lt;br /&gt;E’ il Dio che incute rispetto e perfino paura.&lt;br /&gt;Ma c’è un’altra immagine di Dio.&lt;br /&gt;In questo caso Dio non sta sopra l’umanità, come signore e legislatore temibile, ma prende un volto umano, quello di Gesù.&lt;br /&gt;Allora nelle parole di Gesù: “ E voi, chi dite che io sia?” bisognerebbe avvertire la presenza di Dio che attende di essere riconosciuto con i tratti che maggiormente gli stanno a cuore.&lt;br /&gt;Come è lo sguardo di Dio?&lt;br /&gt;Lo sguardo di Dio lo conosco attraverso lo sguardo di Gesù: non è un sguardo indiscreto che ci raggiunge nei nostri piccoli o grandi segreti per poi giudicarci, ma è uno sguardo che ama cogliere la parte migliore di noi stessi per ridarci fiducia nel realizzare i desideri più veri e i sogni più alti.&lt;br /&gt;E come è il cuore di Dio?&lt;br /&gt;Guardo al cuore di Gesù che ha detto: ”Imparate da me che sono mite e umile di cuore”.&lt;br /&gt;Gesù è umile, divinamente umile, nell’offrirci la presenza di Dio come un dono, non una conquista, come una grazia da accogliere, non come un premio da meritare.&lt;br /&gt;Perciò quando il mistero di Dio dovesse creare nodi inestricabili nella mia coscienza, non faccio altro che guardare a Gesù: è lui che mi risolve tante difficoltà.&lt;br /&gt;E quando il pensiero di Dio potrebbe alimentare qualche paura, è ancora Gesù che mi restituisce la pace che vado invocando.&lt;br /&gt;Per questa via posso anche capire che cosa significhi appartenere a quella chiesa a cui Gesù allude quando dice a Pietro: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa”.&lt;br /&gt;Questa chiesa, prima di essere immaginata come una comunità strutturata per mezzo di una precisa gerarchia che trova in Pietro il suo punto di coesione, dovrebbe essere vista come una grande famiglia di testimoni in cui ciascuno, facendo eco alla confessione di fede data da Pietro, è chiamato a dire a Gesù: “Grazie, o Signore, perché tu mi riveli la prossimità, la tenerezza, l’amicizia di Dio, tu che di Dio sei il volto e l’immagine più vera.&lt;br /&gt;Grazie perché è meraviglioso sapere che c’è Dio che ci ama e a noi chiede anzitutto di lasciarci amare”.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-342250330950282387?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/342250330950282387/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=342250330950282387&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/342250330950282387'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/342250330950282387'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2008/08/xxi-domenica-del-tempo-ordinario.html' title='XXI Domenica del tempo ordinario'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-7884319970336201321</id><published>2008-08-16T18:58:00.002+02:00</published><updated>2008-08-16T19:05:01.721+02:00</updated><title type='text'>Assunzione della Beata Vergine Maria</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Assunzione della B.V.M.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Luca 1, 38-56&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel mistero che celebriamo si possono cogliere tre movimenti: c’è un ricevere, un donare e poi ancora un ricevere.&lt;br /&gt;C’è anzitutto un ricevere.&lt;br /&gt;A volte siamo portati a pensare che siamo noi gli artefici del nostro destino.&lt;br /&gt;In realtà, in ogni cuore che batte c’è come l’eco di un battito più misterioso e più profondo, quello del cuore di Dio.&lt;br /&gt;Nel saluto dell’angelo a Maria si trova la parola grazia.&lt;br /&gt;È una parola che in greco può significare sia bellezza che gratuità.&lt;br /&gt;E’ come se l’angelo dicesse a Maria: “Rallegrati, Maria, perché tu sei bella agli occhi di Dio. &lt;br /&gt;E sei bella perché il Signore ti ha fatto dono della sua bellezza”.&lt;br /&gt;Se Maria viene chiamata “piena di grazia”, è perché più di ogni altra creatura ha potuto godere dei doni di Dio.&lt;br /&gt;Ma Maria è anche colei che più di tutti ha avuto coscienza di essere ricolma di grazia.&lt;br /&gt;“Ha guardato l’umiltà della sua serva” canta nel Magnificat.&lt;br /&gt;Dio è pienezza che si riversa nella nostra radicale indigenza.&lt;br /&gt;Dio è sovranità che si curva sulla nostra estrema bassezza.&lt;br /&gt;Davanti alla  prodigalità di Dio che manda a ciascuno un angelo in  vista di una particolare elezione (bisognerebbe domandarsi: chi è il messaggero di Dio nella mia vita? un uomo, una donna? una comunità di persone? un’amicizia ritrovata?), non c’è che da accogliere come ha fatto Maria: con un sì pieno di stupore e di fiducioso abbandono.&lt;br /&gt;Dopo aver ricevuto, si è chiamati a donare.&lt;br /&gt;Che cosa donare?&lt;br /&gt;Il primo dono dovrebbe essere quello della gratitudine e della lode.&lt;br /&gt;Maria nel Magnificat celebra con gioia la presenza meravigliosa di Dio nella sua vita e nella storia dell’umanità.&lt;br /&gt;Forse il Signore preferisce incontrare qualcuno che sia capace di stupore davanti al miracolo dell’esistenza, anche se di questo ignora l’autore,  che non una persona devota, ma dal cuore arido nei confronti della sua opera.&lt;br /&gt;Il donare, come risposta a quanto si è ricevuto, comporta poi una disposizione a condividere i beni, sia materiali che spirituali, che hanno arricchito la nostra vita.&lt;br /&gt;Se contempliamo oggi Maria come figura esemplare, è perché lei, che ha ricevuto il privilegio di portare in grembo il Figlio di Dio, sente subito il bisogno di comunicare ad altri la sua grande gioia.&lt;br /&gt;Abitata dallo Spirito, si mette subito in cammino verso la casa lontana di Elisabetta dove  con il suo saluto farà sobbalzare di gioia il piccolo Giovanni (stupenda questa scena: il futuro Messia e il futuro precursore già si riconoscono attraverso l’incontro di due  madri).&lt;br /&gt;Da quel momento Maria non farà che donare al mondo il figlio di Dio tanto che la sua vita potrebbe essere vista nel segno di una continua, totale donazione.&lt;br /&gt;Rimane ora da osservare il terzo movimento che entra nel destino di ogni persona: si tratta ancora di ricevere.&lt;br /&gt;Anche in questo caso l’immagine esemplare ci è offerta da Maria la quale è stata talmente associata al Figlio nel suo cammino di donazione da condividere non solo il mistero della morte, ma anche della risurrezione.&lt;br /&gt;Maria è stata assunta in cielo, nella gloria di Dio, anche con il suo corpo perché tutta la sua vita è stata consegnata all’azione vivificante dello Spirito.&lt;br /&gt;È possibile – vuole essere una riflessione conclusiva  - mettere in rapporto questo mistero di Maria  con la concretezza del nostro vivere?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è un aspetto di questo evento che vorrei sottolineare, perché risponde a un’esigenza molto sentita nella cultura attuale.&lt;br /&gt;E’ una cultura molo preoccupata di valorizzare la dimensione della corporeità.&lt;br /&gt;Nel tramonto di tanti valori religiosi e morali, che cosa rimane come bene ultimo da salvare se non il corpo?&lt;br /&gt;Ma il valore del corpo è al centro anche di tutta la rivelazione cristiana e in particolare del mistero che celebriamo.&lt;br /&gt;“Il corpo è il luogo dell’incontro e delle relazioni anche con Dio. – ha scritto un teologo protestante, Martin Cunz – Dio cerca i nostri corpi, prima che le nostre anime, perché le anime  possono vivere  solo se i corpi sono trasfigurati in templi del Dio vivente”.&lt;br /&gt;Come preparare i nostri corpi alla loro definitiva trasfigurazione?&lt;br /&gt;La vera cultura del corpo è quella inaugurata da Maria la quale si è preoccupata  di abbellire il proprio corpo con gesti di tenerezza e con la gioia  di comunicare agli altri  la propria gioia , come ha fatto nell’incontro con Elisabetta.&lt;br /&gt;Un volto è bello se è illuminato dal sorriso.&lt;br /&gt;Immagino quanto luminoso dovesse essere il sorriso di Maria.&lt;br /&gt;Essere capaci di dispensare un sorriso, di trasmettere un segno di amicizia, di far sobbalzare di gioia un bambino (c’è sempre, in ogni creatura, un bambino da fare sussultare di gioia) è la via  privilegiata perché non soltanto lo spirito, ma anche questo nostro corpo si prepari a condividere la perenne  giovinezza del nostro Dio.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-7884319970336201321?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/7884319970336201321/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=7884319970336201321&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/7884319970336201321'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/7884319970336201321'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2008/08/assunzione-della-beata-vergine-maria.html' title='Assunzione della Beata Vergine Maria'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-8328416480459234126</id><published>2008-08-05T11:42:00.002+02:00</published><updated>2008-08-05T11:47:55.514+02:00</updated><title type='text'>XVIII Domenica del tempo ordinario</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Matteo  14, 13-21&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel vangelo di Matteo abbiamo trovato il  racconto di un miracolo, di un grande miracolo : pochi pani e pochi pesci bastano   sfamare più di 5000 persone.&lt;br /&gt;Questo è il miracolo che ci colpisce di più.&lt;br /&gt;Quando vediamo comparire, come nel caso nostro, qualcosa che  prima non esisteva, noi siamo portati a dire: “Qui ci deve essere un miracolo”.&lt;br /&gt;Però bisognerebbe non fermare l’attenzione su questo solo fatto.&lt;br /&gt;Perché, a pensarci bene, il racconto di Matteo nasconde tra le sue pieghe altri miracoli.&lt;br /&gt;Pensiamo, per esempio, al miracolo della fraternità.&lt;br /&gt;Anche in questo caso si verifica qualcosa di sorprendente, che non è nella norma.&lt;br /&gt;Normalmente succede il contrario.&lt;br /&gt;Succede cioè che le cose che possediamo, i beni materiali di cui disponiamo diventino motivo di divisione.&lt;br /&gt;Chi ha non vuole cedere nulla di quello che gli appartiene e possibilmente cerca di prendere anche quello che appartiene agli altri.&lt;br /&gt;C’è un proverbio che efficacemente stigmatizza questo comportamento:”Quello che è mio, è mio, e del tuo facciamo a mezzo”.&lt;br /&gt;E’ da questo comportamento che nascono le divisioni, le contese, le guerre.&lt;br /&gt;Dietro la retorica dei buoni sentimenti, dietro la proclamazione di intenti altruistici si nasconde spesso una volontà di predominio e di sfruttamento.&lt;br /&gt;La stessa cosa succede tra famiglie. Quante penose divisioni per questioni di eredità.&lt;br /&gt;A tale proposito c’è una frase tremenda del grande Machiavelli il quale fa osservare che gli uomini “si dimenticano più facilmente la morte del padre che la perdita del patrimonio”.&lt;br /&gt;Nel miracolo del vangelo invece succede il contrario.&lt;br /&gt;I beni materiali, che normalmente sono motivo di divisioni, diventano motivo di condivisione e di fraternità.&lt;br /&gt;Gesù prende il pane della discordia e delle divisioni e nelle sue mani questo diventa pane di comunione e di riconciliazione.&lt;br /&gt;Qui non c’è più alcuna ombra di contesa o di privilegio.&lt;br /&gt;Cinquemila uomini più le donne i bambini: tutti ricevono e mangiano nella fraternità.&lt;br /&gt;Un altro miracolo presente nella narrazione di Matteo è quello della gratuità.&lt;br /&gt;Anche la gratuità non è nella norma.&lt;br /&gt;Noi siamo legati alla logica  della giustizia commutativa, del dare e  dell’avere.&lt;br /&gt;Viviamo in un mondo  in cui domina la legge del mercato per cui anche le persone valgono per l’utilità che sanno offrire.&lt;br /&gt;Abbiamo cioè, di noi stessi e degli altri, una stima di tipo commerciale, fondata sull’utile.&lt;br /&gt;Può succedere, in certi casi, che si sia disposti a dare, a beneficare senza aspettarsi nulla in contraccambio.&lt;br /&gt;Pensiamo a tanti gesti di filantropia, presenti che nella nostra società.&lt;br /&gt;Ma è proprio vero che non c’è contropartita?&lt;br /&gt;San Francesco di Sales scriveva a una novizia di chiedere perdono tutte le volte che avesse fatto la carità a una persona e di chiedere perdono proprio alla persona beneficata.&lt;br /&gt;Perché diceva questo?&lt;br /&gt;Perché c’è il pericolo, anche nel fare il bene, di cercare la propria affermazione personale, di peccare di paternalismo, di voler dimostrare: “Ecco, io sono umanamente e spiritualmente una persona superiore alle altre”.&lt;br /&gt;Nel vangelo non c’è nulla di questo, ma tutto si svolge nel segno della più limpida gratuità.&lt;br /&gt;Gesù non si atteggia a benefattore: “Distribuite voi” dice ai discepoli.&lt;br /&gt;In tutto il racconto si respira un senso di gratuità, di grazia, di liberalità, di sovrabbondanza.&lt;br /&gt;C’è perfino il superfluo.&lt;br /&gt;Il miracolo è stato così generoso da far dimenticare, quasi, che ce ne fosse bisogno.&lt;br /&gt;E’ chiaro che questo episodio ci proietta verso una condizione di vita che non è la nostra.&lt;br /&gt;Ma ci offre opportune indicazioni  perché possa diventare la nostra.&lt;br /&gt;C’è un particolare del racconto che dischiude il senso profondo di quanto è avvenuto quel giorno nel deserto.&lt;br /&gt;Il miracolo preceduto da una preghiera di benedizione: Gesù “rivolto verso il cielo, disse la benedizione”.&lt;br /&gt;La tradizione ebraica prescriveva che per godere delle realtà di questo mondo, come, per esempio, del pane, dell’acqua, della bellezza di un’amicizia, della tenerezza di un amore fosse necessario introdursi con una particolare preghiera.&lt;br /&gt;Con ogni probabilità Gesù davanti a quei cinque pani non ha fatto altro che pronunciare le parole che dovevano essere molto famigliari ad ogni pio israelita. “Benedetto sei tu Signore, re del mondo, che fai uscire il pane dalla terra”.&lt;br /&gt;Era come riconoscere che il pane è dono.&lt;br /&gt;E se è dono, è dono per tutti.&lt;br /&gt;La benedizione sul pane ci ricorda che il pane va condiviso.&lt;br /&gt;Se il pane viene ricevuto come dono, non può a sua volta non essere donato creando quella circolarità dell’amore che è il segno più alto della presenza e della forza del regno di Dio in mezzo a noi.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-8328416480459234126?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' 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src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-7727344827133993644</id><published>2008-07-13T16:12:00.002+02:00</published><updated>2008-07-13T17:19:35.953+02:00</updated><title type='text'>XV Domenica del tempo ordinario</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt; Matteo 13, 1-23&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La parabola narra l’avventura della parola di Dio.&lt;br /&gt;La parola di Dio – ci dice anzitutto Gesù – è come un seme pieno di vitalità.&lt;br /&gt;Il seme è una piccola cosa, è un niente per chi non ha capacità di immaginazione, mentre, a pensarci bene, è un niente che può sprigionare una forza insospettata.&lt;br /&gt;Tale è la parola di Dio, che in questo si differenzia radicalmente dalle nostre parole.&lt;br /&gt;Come sono le nostre parole?&lt;br /&gt;Spesso sono chiacchiere vuote e inconcludenti, che danno luogo, nel loro incontenibile riprodursi, a forme patologiche di logorrea, cioè a un fiume di parole sopra un deserto di idee e di sentimenti.&lt;br /&gt;Hanno forza le nostre parole?&lt;br /&gt;Purtroppo hanno forza, e quale forza, solo quando sono vòlte a offendere e a ferire.&lt;br /&gt;Con una parola si può anche uccidere una persona.&lt;br /&gt;Non hanno invece alcuna forza quando, come spesso succede, sono ridotte a monologhi sterili e insensati, quando cioè tutti pretendono di parlare e nessuno è disposto ad ascoltare.&lt;br /&gt;Perché la parola sia forte, creativa, poetica (non si dimentichi che la parola poesia in greco ha attinenza con l’idea di fare), bisogna che sia nutrita di silenzi, di sofferenza e soprattutto di ascolto di una parola più alta che è quella pronunciata dalle labbra stesse di Dio.&lt;br /&gt;Ascoltiamo il profeta Isaia: “Così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza avere operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata”.&lt;br /&gt;Quando Dio parla, realizza ciò che dice.&lt;br /&gt;Nella lingua ebraica una stessa parola (dabar) significa il fare e il dire.&lt;br /&gt;E’ vero, per esempio, che ci si riunisce per ascoltare la parola di Dio, ma è ugualmente vero che,&lt;br /&gt;prima ancora, si è convocati dalla parola di Dio.&lt;br /&gt;I santi hanno avuto il privilegio di sperimentare in modo particolare la forza di questa parola.&lt;br /&gt;Si sa che il grande Agostino si è convertito alla lettura di un passo della lettera ai Romani dell’apostolo Paolo.&lt;br /&gt;“Tolle et lege” gli aveva detto la voce di un fanciullo.&lt;br /&gt;E Agostino, aprendo a caso la raccolta delle lettere di Paolo, si è lasciato conquistare da quella parola che lo invitava a rivestirsi del Signore Gesù Cristo, abbandonando la sua vita disordinata.&lt;br /&gt;Capita anche a noi talvolta di dire: “Quella parola del vangelo mi ha colpito”.&lt;br /&gt;E’ già un segno della forza della parola la quale rivela tutte le sue potenzialità se, dopo averci scosso, trova dentro di noi ascolto e docilità interiore.&lt;br /&gt;Ma il vangelo ci dice anche che la parola di Dio, mentre racchiude in sè una forza sorprendente, non vuole imporsi .&lt;br /&gt;Se Gesù si serve delle parabole, cioè di un linguaggio povero, sobrio, che parla delle cose semplici e umili della terra, è proprio perché intende rispettare la libertà degli ascoltatori lasciando loro il compito di interpretare la sua parola secondo la loro sensibilità e l’intelligenza del loro cuore.&lt;br /&gt;Ci sono quelli che diventano “duri d’orecchi” e non ascoltano, mentre altri si aprono ad ascoltare e a comprendere.&lt;br /&gt;Dio si espone alla nostra libertà.&lt;br /&gt;Noi possiamo paralizzare la forza della sua parola, non in assoluto perché, se non l’ascoltiamo noi, ci saranno altri ad ascoltarla, ma dentro la nostra vita.&lt;br /&gt;Questo succede quando non interiorizziamo la parola, quando cioè il seme non cade profondamente nel terreno.&lt;br /&gt;Tra i tanti pericoli ipotizzati dalla parabola attraverso l’mmagine dei diversi terreni, merita oggi un’attenzione particolare quello della superficialità, della leggerezza, di un’adesione puramente emotiva ed estetizzante.&lt;br /&gt;Sembra che oggi siano tanti i cuori superficiali, leggeri e volubili, pronti a stabilire un rapporto magico e superstizioso con le cose di Dio.&lt;br /&gt;Mazzolari, il grande parroco di Bozzolo, un giorno in una sua omelia pose questa domanda&lt;br /&gt;“Di che cosa Bozzolo ha maggiormente bisogno, di religione o di ragione?” .&lt;br /&gt;E lui stesso si diede la risposta: “Bozzolo ha maggiormente bisogno di ragione”.&lt;br /&gt;Cosa voleva dire?&lt;br /&gt;Voleva far capire che la religione, quando è vissuta in forme superstiziose, non serve.&lt;br /&gt;E’importante perciò dissodare con la riflessione il terreno destinato ad accogliere la parola di Dio se si vuole che questa non cada là dove la sua vitalità potrebbe essere vanificata.&lt;br /&gt;Comunque, al di là di tutti i nostri limiti, questa parabola ci invita a sperare sempre, a coltivare una invincibile speranza.&lt;br /&gt;Perché il seminatore, che è Dio, non si stanca di seminare anche su terreni che sembrano non promettere nulla in ordine al raccolto, ma continua a seminare in abbondanza, fino a lasciare  l’impressione di uno spreco.&lt;br /&gt;Sa benissimo che arriverà un giorno in cui la sua parola  saprà toccare un lembo della nostra vita dove essa potrà germinare e dare frutti sovrabbondanti.&lt;br /&gt;Penso ai genitori che danno tutto il loro amore ai figli, trasmettendo loro in particolare la loro fede.&lt;br /&gt;Poi essi sono costretti a verificare il fallimento della loro educazione.&lt;br /&gt;Da un certo giorno i figli non frequentano più la chiesa e sembra che Dio non li interessi più.&lt;br /&gt;E i genitori si colpevolizzano.&lt;br /&gt;Che fare?&lt;br /&gt;Agire come Dio, continuare ad amarli.&lt;br /&gt;Continuare a portarli nella preghiera.&lt;br /&gt;Questo amore non va perduto.&lt;br /&gt;Gesù scommette sul terreno buono.&lt;br /&gt;Arriverà un giorno in cui la parola di Dio darà frutti buoni.&lt;br /&gt;Perciò facciamo nostra questa semplice preghiera: “ Vieni, Signore Gesù, a preparare tu stesso il terreno dei nostri cuori.&lt;br /&gt;Passa ancora a seminare il vangelo nella nostra vita”.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-7727344827133993644?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/7727344827133993644/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=7727344827133993644&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/7727344827133993644'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/7727344827133993644'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2008/07/xv-domenica-del-tempo-ordinario.html' title='XV Domenica del tempo ordinario'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-3605139423303490946</id><published>2008-07-13T16:10:00.000+02:00</published><updated>2008-07-13T17:38:40.798+02:00</updated><title type='text'>XIV Domenica del tempo ordinario</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Matteo 11, 25-30&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Basterebbe il vangelo di oggi a cancellare un’immagine di Gesù purtroppo ancora presente in certi settori del mondo cristiano. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Secondo questa immagine Gesù viene visto come rappresentante di una bontà compassata, seriosa e, tutto sommato, piuttosto noiosa. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Perché non pensare invece a un Gesù stupito, esultante, gioiosamente in rapporto con il Padre, con la creazione, con tutti quei fratelli che al suo passaggio si ridestavano a vita nuova? &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ce lo fa capire la preghiera di Gesù che abbiamo trovato oggi nel vangelo: è un inno di lode e di benedizione al Padre. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Là dove c’è amore, c’è come un rapimento estatico, colmo di gioia. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Gesù, che sente di aver ricevuto tutto dal Padre, risponde con una specie di fervore emotivo in cui le note dominanti sono la lode e la gioia: “Ti benedico, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenute nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli”. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Sono parole sulle quali cercheremo di meditare domandandoci: &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;chi sono i sapienti e gli intelligenti di cui parla Gesù? &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;e chi sono i piccoli? &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;e quali sono le cose che a questi ultimi vengono rivelate in modo privilegiato? &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Al tempo di Gesù i sapienti e gli intelligenti erano soprattutto gli scribi, studiosi della parola rivelata i quali, in forza del loro sapere, pretendevano di fissare le condizioni per entrare in rapporto con Dio. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ora lo scenario della sapienza e dell’intelligenza è diverso: vi figurano quelli che dispongono di un grande bagaglio culturale, che coltivano discipline scientifiche o filosofiche, che hanno una grande abilità dialettica per sostenere le loro tesi, che si atteggiano a maestri di coloro che non sanno. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma proprio questi scribi del passato e scribi di oggi sono raggiunti dalla parola del Signore il quale fa capire: “Sanno tutto, ma soltanto quello. Non sanno le cose essenziali e vitali, quelle che vengono da Dio”. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Vuol forse dìre che la scienza, la conoscenza razionale, l’intelligenza non hanno valore agli occhi di Dio? &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ci sbaglieremmo se pensassimo questo. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il credente non è chiamato a mortificare la propria intelligenza, quasi che questa debba essere una prerogativa dei cosiddetti “laici”. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;I grandi mistici del nostro tempo come Thomas Merton e padre Giovanni Vannucci hanno dimostrato una grande passione per il lavoro intellettuale. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Padre Vannucci nel suo eremo delle Stinche aveva più di 12000 volumi, leggeva di tutto tanto che un giorno ha confidato a un amico:”I libri sono la mia lussuria”. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La sapienza che è esclusa dalla conoscenza delle cose di Dio è la sapienza orgogliosa di chi, per avere letto qualche libro, pretende di sapere, quando invece, di fronte al mistero delle cose e della vita, nasconde una ignoranza spaventosa. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il credente non rinuncia a esercitare le sue qualità intellettuali, senza per questo sentirsi un sapiente un intelligente. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il vero sapiente è colui che ogni giorno, umilmente, “impara ad apprendere”, rimanendo in ascolto della verità dovunque essa si manifesti, anche attraverso la voce dei “piccoli”. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E’ il momento ora di affrontare la seconda domanda, che abbiamo già anticipato, chi sono i piccoli del vangelo? &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Forse Gesù, parlando dei piccoli, doveva ricordare una storia che chissà quante volte gli era capitato di ascoltare negli anni passati a Nazaret. Quando il re Nabucodonosor ebbe un sogno misterioso, pensò di rivolgersi ai sapienti caldei: chi meglio di loro avrebbe saputo interpretarlo? &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Sappiamo come è finita la storia. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;L’ironia di Dio ha fatto sì che non loro potessero interpretarlo, ma un ragazzo apparentemente sprovveduto di cultura, Daniele. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quando Gesù parlava dei piccoli, non intendeva certo – è il caso di ripeterlo - rinnegare l’intelligenza e il senso critico, ma celebrare quel tipo di intelligenza che coniuga in sé la mente e il cuore: è l’intelligenza del cuore, è l’intelletto d’amore di cui parla Dante. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Chi sono dunque i piccoli del vangelo? &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;A rappresentare i piccoli è anzitutto lui, Gesù. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E’ lui che dal Padre ha ricevuto la confidenza totale (“Nessuno conosce il Padre se non il Figlio”), perché nessuno come lui è “mite e umile di cuore”. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E associati a lui sono quelli che non hanno avuto nulla né dal potere né dal sapere né dal mondo dei ricchi: quelli che sono guardati dall’alto in basso (considerati quindi come piccoli) da coloro che esercitano un senso di superiorità per la coscienza del loro sapere. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;A questi è promessa la vera conoscenza di Dio. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Una conoscenza non concettuale, non intellettualistica, ma vitale. Una volta si insegnava che per arrivare alla fede bisognasse prendere in esame certi preamboli, cioè una preparazione che può essere fornita dall’intelligenza la quale arriva a capire, attraverso qualche ragionamento, che Dio esiste, che l’uomo è libero, che l’anima è immortale. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma ben più importante ai fini della fede sarebbe stato il mettersi alla scuola dei piccoli, di coloro che custodiscono i segreti del regno. Domandiamoci a questo punto: i piccoli del vangelo come sono accolti nelle nostre chiese? &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Hanno tutto l’onore che dovrebbe essere riservato a loro? &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E noi da che parte ci mettiamo? Siamo con i sapienti e gli intelligenti oppure sappiamo metterci dalla parte dei piccoli? &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il primo preambolo della fede è onorare la presenza dei piccoli, è ascoltarli come faceva padre Vannucci che spesso nel corso delle sue omelie cercava il consenso dei piccoli interpellandoli direttamente con i loro nomi famigliari: Margherita, Carolina, Grazia, Giovanni… Dovremmo rispondere ora alla terza domanda ( quali sono le cose che il Padre rivela ai piccoli?), ma non c’è più bisogno. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Abbiamo già capito. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;C’ è un segreto nascosto nel cuore di Dio: è l’amore del Padre per il Figlio, è l’amore del Figlio per il Padre. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;C’è un segreto nascosto nella storia: è l’amore di Dio per tutti gli “affaticati e oppressi”. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E solo chi è piccolo, chi è povero può con Gesù cantare la lode di Dio e dire: “Ti benedico, o Padre, per la vita che la tua misericordia inventa ogni giorno per noi”.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-3605139423303490946?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/3605139423303490946/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=3605139423303490946&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/3605139423303490946'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/3605139423303490946'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2008/07/xiv-domenica-del-tempo-ordinario.html' title='XIV Domenica del tempo ordinario'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-1507941327868356685</id><published>2008-06-29T08:19:00.001+02:00</published><updated>2008-06-29T16:36:16.916+02:00</updated><title type='text'>XIII Domenica del tempo ordinario</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Matteo 10, 37-42&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prenderò in esame alcune affermazioni di Gesù, cominciando da quella che certamente ha lasciato in noi un profondo turbamento.&lt;br /&gt;Abbiamo ascoltato infatti parole molto inquietanti perché ci sembrano troppo severe: parole radicali, eccessive, si direbbe perfino violente: “Chi ama il padre e la madre più di me, non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me, non è degno di me”.&lt;br /&gt;Come è possibile ascoltare queste parole senza provare una sorta di ribellione?&lt;br /&gt;Abbiamo l’impressione che Gesù sia troppo esigente e pretenda l’impossibile.&lt;br /&gt;C’è un amore, quello per i propri famigliari, che è primordiale, spontaneo, istintivo: come sarebbe possibile subordinarlo a qualcosa d’altro?&lt;br /&gt;Eppure, ci dice Gesù, è proprio questo che noi dobbiamo ottenere da noi stessi.&lt;br /&gt;L’amore infatti, quando è esclusivo, può diventare una forma di egoismo e le famiglie rischiano di trasformarsi in realtà chiuse, ripiegate su se stesse.&lt;br /&gt;Nel vangelo di Tommaso, un vangelo apocrifo, ma non per questo privo di attendibilità,  tra i 114 logia o detti attribuiti a Gesù, c’è pure questo: “Siate dei passanti”.&lt;br /&gt;A me pare che il senso possa essere questo: “Non lasciatevi sequestrare da nulla, neppure dagli affetti più cari.&lt;br /&gt;Non chiudetevi dentro il perimetro di un amore troppo ristretto.&lt;br /&gt;Tenetevi sempre disponibili per un amore più aperto e pù grande”.&lt;br /&gt;Gesù è diventato un “passante” quando ha lasciato la sua famiglia per seguire la sua strada.&lt;br /&gt;Non intendeva certo rinnegare i legami famigliari, ma piuttosto salvare uno spazio di libertà personale, una disponibilità per qualcosa d’altro, una tensione verso un amore più grande.&lt;br /&gt;Prendere la propria strada, anche a costo di rinunciare alle sicurezze abituali, non è soltanto la scelta personale di chi vuole essere discepolo di Cristo, ma è la sorte comune di tutti quelli che hanno un’anima.&lt;br /&gt;Essi non possono installarsi da nessuna parte senza tradire la loro naturale inquietudine.&lt;br /&gt;Lo spirito li agita.&lt;br /&gt;Lo spirito agita soprattutto il cuore dei giovani e di coloro che sono rimasti giovani.&lt;br /&gt;Perché è vero: se si cerca di difendere la propria tranquillità all’interno dei recinti protettivi abituali, è segno di invecchiamento.&lt;br /&gt;Vuol dire dimenticare un’altra parola attribuita a Gesù: “Il mondo è un ponte: passaci sopra, ma non&lt;br /&gt;stabilirvi la tua dimora”&lt;br /&gt;E’un ammonimento che ci fa capire che se si vuol prendere il cammino che porta all‘altra riva, bisogna recidere ciò che ci trattiene nei limiti della nostra mediocrità.&lt;br /&gt;Questo distacco deve interessare non soltanto i legami famigliari, ma anche il proprio mondo interiore.&lt;br /&gt;Possiamo immaginare che dentro di noi agiscano due soggetti principali, che sono in opposizione tra loro.&lt;br /&gt;Portiamo dentro un io idealista, generoso, altruista, disponibile per le cause più belle e più pure, e portiamo dentro, anche, un io totalmente diverso, governato dallo spirito del possesso, dell’utile, del guadagno.&lt;br /&gt;Viviamo perciò un’esistenza schizofrenica, sollecitata cioè in due direzioni opposte.&lt;br /&gt;Il vangelo oggi ci invita a risolvere questa situazione con una proposta paradossale: “Chi avrà perduto la propria vita…., la salverà”.&lt;br /&gt;Si tratta di perdere il proprio io egoista, di sfrattarlo, di estrometterlo perché soltanto a questo modo avremo la possibilità di crearci interiormente uno spazio aperto all’ospitalità.&lt;br /&gt;Proprio l’ospitalità è uno dei grandi temi di questa liturgia.&lt;br /&gt;A chi bisogna aprire le porte della propria casa e prima ancora del proprio cuore?&lt;br /&gt;“Ecco, io sto alla porta e busso.- si legge nell’Apocalisse - Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me ”(3,20).&lt;br /&gt;Il problema è che Dio bussa alla nostra porta dissimulando la sua presenza sotto sembianze umane.&lt;br /&gt;Nei primissimi tempi della chiesa –vi allude il vangelo - c’erano profeti itineranti che si facevano ricevere dalle famiglie dei credenti: erano predicatori, evangelizzatori, catechisti, missionari che avevano il compito di confermare nella fede i nuovi convertiti.&lt;br /&gt;Profeti oggi da parte di Dio possono essere certe persone che è una fortuna poter incontrare, perché sono presenze benedette che ci parlano di Dio con il loro semplice esserci.&lt;br /&gt;Ci sono momenti in cui prendiamo coscienza che la nostra vita vale in virtù di questi incontri, delle occasioni in cui ci è dato di aprire la nostra casa a queste presenze benedette la cui immagine a distanza di tempo ancora ci plasma e ci costruisce beneficamente.&lt;br /&gt;Ma non possiamo dimenticare che il Signore può presentarsi a noi con il volto del forestiero, dello sconosciuto, del povero.&lt;br /&gt;Ogni tanto Dio ama venire come un visitatore imprevisto la cui apparizione ci sorprende e potrebbe sconvolgere i nostri programmi.&lt;br /&gt;Se pretendiamo sempre di sapere a chi il Signore dovrebbe assomigliare per poterlo accogliere, rischiamo di chiudergli la porta in faccia come già è successo quando “venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto”(Gv 1, 11).&lt;br /&gt;Se siamo capaci di ospitare, allora sia anche capaci di donare.&lt;br /&gt;Nel vangelo si parla del bicchiere di acqua fresca (siamo nell’arido Medio Oriente) dato al discepolo di Cristo.&lt;br /&gt;E’ sorprendente che in questo testo la più eroica rinuncia (“perdere la propria vita”) sia associato al gesto più semplice, più facile, più naturale: quello di offrire un bicchiere d’acqua.&lt;br /&gt;Il senso è chiaro l’amore a cui ci chiama il Signore è alla portata di tutti.&lt;br /&gt;Seguire, accogliere, ospitare il Cristo non vuol dire compiere gesti eroici, ma vivere con uno stile di servizio l’umile realtà quotidiana, sul filo degli incontri di cui è intessuta la nostra vita.&lt;br /&gt;Ogni piccolo gesto può essere importante: una gentilezza, un sorriso, una premura, una parola buona, un grazie, un elogio (siamo così avari di apprezzamento!).&lt;br /&gt;Tutto però dovrebbe essere fatto con naturalezza, senza calcolo e senza compiacenze.&lt;br /&gt;Lasciamo che sia il Signore a fare memoria di quel bene, poco o tanto che sia, che ci è dato di realizzare.&lt;br /&gt;Nel giorno del giudizio ultimo verrà portato alla luce anche quel bene che noi avremo dimenticato: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”(Mt 25, 40).&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-1507941327868356685?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/1507941327868356685/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=1507941327868356685&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/1507941327868356685'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/1507941327868356685'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2008/06/xiii-domenica-del-tempo-ordinario.html' title='XIII Domenica del tempo ordinario'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-535895030577740104</id><published>2008-06-29T08:13:00.001+02:00</published><updated>2008-06-29T16:29:11.917+02:00</updated><title type='text'>XII Domenica del tempo ordinario</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Matteo 10, 26-33&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Non temete!”; “Non abbiate paura!”&lt;br /&gt;Sono tante le ragioni per essere preoccupati e inquieti.&lt;br /&gt;Possiamo dire che la paura è un elemento costitutivo del nostro esistere.&lt;br /&gt;Di che cosa abbiamo normalmente paura?&lt;br /&gt;Ci sono paure legate alle nostre vicende personali, sempre esposte alla legge della precarietà.&lt;br /&gt;Ci sono  tempi in cui non ci si rende conto, ma poi arriva il momento in cui si è costretti a prendere coscienza di certi aspetti angosciosi della nostra esistenza.&lt;br /&gt;Penso a ciò che si narra di Siddharta, il piccolo principe che poi sarebbe diventato Budda, il “risvegliato” .&lt;br /&gt;Passa la prima parte della sua giovinezza dentro le mura di un castello principesco, al riparo da ogni immagine che potesse turbare la serenità, ma poi arriva un giorno in cui, varcato il recinto protettivo, si imbatte nella povertà, nella sofferenza, nella vecchiaia, nella morte.&lt;br /&gt;Ci sono poi altre paure, legate, queste, a momenti di crisi che riguardano la vita di tutta la collettività: crisi economiche, finanziarie, tensioni politiche, per cui si moltiplicano altre paure particolari: c’è chi ha paura di perdere il lavoro, chi ha paura di non riuscire a pagarsi il mutuo per la casa ( il problema della casa è stato richiamato con forza proprio in questi giorni dal nostro arcivescovo nella sua ultima lettera pastorale), c’è chi teme la presenza di immigrati clandestini o, peggio, le minacce lanciate dalle centrali del terrorismo internazionale.&lt;br /&gt;Ma Gesù nel vangelo insiste oggi su una paura che non è tra quelle che abbiamo ricordato.&lt;br /&gt;Gesù, fin dalla fanciullezza, aveva avuto modo di entrare in relazione con le grandi figure dei profeti, come Geremia, che erano stati duramente perseguitati per la loro fedeltà alla parola di Dio.&lt;br /&gt;E quando ha iniziato la sua missione messianica, sapeva certamente quali resistenze avrebbe dovuto incontrare.&lt;br /&gt;Anche noi, come discepoli di Cristo, dovremmo sapere che la condizione del credente è sempre vulnerabile e passibile di ogni violenza.&lt;br /&gt;O forse siamo così ingenui da pensare che si possa essere cristiani senza dover soffrire per la propria fede?&lt;br /&gt;In un mondo dove ciò che conta è sopravanzare, riuscire, essere competitivi, la sofferenza per il credente è inevitabile..&lt;br /&gt;E possibile che un uomo politico o un imprenditore non debba soffrire nulla per la propria fede quando si trova a misurarsi con un mondo corrotto, governato da una competizione violenta e spregiudicata.&lt;br /&gt;E anche il comune credente, è possibile che non debba patire nulla per la propria fede?&lt;br /&gt;Certo, se si limitasse a praticarla come un fatto privato, nel segreto della coscienza o dentro gli spazi devozionali, può essere che non patisca alcuna forma di disagio.&lt;br /&gt;Ma se il problema è quello di testimoniare, come hanno fatto i discepoli una volta usciti dal cenacolo, è inevitabile incontrare opposizioni e persecuzioni.&lt;br /&gt;”Quello che dico nelle tenebre, ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio, predicatelo sui tetti”, ci dice oggi Gesù.&lt;br /&gt;Non è questione di forzare la voce (in certe occasioni il silenzio è più forte della parola), ma è questione di coraggio, di coerenza, di fedeltà, di fiducia.&lt;br /&gt;Che cosa accadrebbe se dovessimo professare la nostra fede non in un Dio qualsiasi (questo non farebbe impressione), ma nel Dio di Gesù, venuto in mezzo a noi a servire?&lt;br /&gt;Che cosa accadrebbe se dovessimo dimostrare di credere apertamente nelle beatitudini, nella croce di Cristo, nella sua risurrezione, nella vita eterna?&lt;br /&gt;Dire che si corre il rischio di perdere la vita non è un’espressione enfatica.&lt;br /&gt;Basti pensare alla sorte toccata a tanti testimoni del vangelo là dove la società è governata dalle leggi crudeli della mafia o della camorra.&lt;br /&gt;Gesù non ci promette una vita facile, protetta, al riparo da ogni sofferenza.&lt;br /&gt;Gesù ci promette la pace che può rimanere anche nel cuore delle prove più dolorose.&lt;br /&gt;C‘è un Padre, ci dice Gesù: “Il Padre vostro”.&lt;br /&gt;Un Padre che non dimentica nessuno.&lt;br /&gt;Un Padre dalla tenerezza materna a cui sta a cuore la nostra vita più di quanto ci sia dato immaginare.&lt;br /&gt;Per questo ci invita a non avere paura, ad avere fiducia.&lt;br /&gt;Se Dio è accanto a noi come Padre, perché si dovrebbe temere?&lt;br /&gt;Il cristiano può avere il volto segnato dalla sofferenza ma porta dentro, inattaccabile, la pace di chi si sente consegnato come un bambino tra le braccia del padre.&lt;br /&gt;Se possediamo questa fede, siamo pronti anche a credere alle altre parole di Gesù riportate nel testo del vangelo: “Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima.&lt;br /&gt;Temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna.”&lt;br /&gt;“Non hanno il potere di uccidere l’anima” : che cosa è dunque l’anima?&lt;br /&gt;L’anima è l’io profondo di una persona, è la sua dignità inalienabile, è la sua libertà, è la speranza ultima del suo cammino.&lt;br /&gt;L’anima è tutto ciò che appartiene non agli uomini ma a Dio.&lt;br /&gt;Perciò, se tutta la nostra fiducia è in Dio, si può essere certi che nessuno ha il potere di strapparci l’anima.&lt;br /&gt;A questo proposito non posso non ricordare quello che un amico prete, don Michele Do, amava ripetere:”Cedete tutto, ma non cedete mai la vostra anima! Tutto, ma l’anima, mai!”.&lt;br /&gt;E' un ammonimento che ci fa capire come, se è vero che nessuno ha il potere di uccidere la nostra anima, può essere che siamo noi a barattare la nostra anima in cambio di qualche favore immediato.&lt;br /&gt;I persecutori oggi si sono, come dire?, civilizzati.&lt;br /&gt;Alle minacce preferiscono le lusinghe:&lt;br /&gt;“Invece di mettere in carcere i discepoli di Gesù, li invitano sui palchi mondani, se li contendono nei salotti televisivi, li considerano ospiti d’onore riveriti ai ricevimenti ufficiali, insostituibili personaggi decorativi nelle cerimonie folcloristiche” (Pronzato).&lt;br /&gt;E’ chiaro che quando sono in gioco applausi, soldi, potere, poltrone, la difesa della propria anima diventa un problema secondario.&lt;br /&gt;Vale la pena perciò di richiamare, con forza, l’ammonimento che già abbiamo ricordato: “Cedete tutto, ma l’anima, mai!!”&lt;br /&gt;Perché altrimenti vorrebbe dire rinunciare al bene più prezioso che abbiamo.&lt;br /&gt;E non per colpa altrui, ma unicamente per colpa della nostra stoltezza e cecità.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-535895030577740104?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/535895030577740104/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=535895030577740104&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/535895030577740104'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/535895030577740104'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2008/06/xii-domenica-del-tempo-ordinario.html' title='XII Domenica del tempo ordinario'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-6149406988141950766</id><published>2008-06-12T23:50:00.000+02:00</published><updated>2008-07-13T17:37:28.112+02:00</updated><title type='text'>X Domenica del tempo ordinario</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Matteo 9, 9-13&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il vangelo ci parla di una nascita.&lt;br /&gt;Uso questo termine perché mi pare che l’incontro con Gesù abbia segnato per Matteo un’esistenza radicalmente nuova, come un venire alla luce, un inizio di cui non avrebbe potuto immaginare gli sviluppi.&lt;br /&gt;Di Socrate si diceva che esercitava sui discepoli l’arte della maieutica, l’arte di sua madre che era ostetrica. Si trattava per lui di portare alla luce della consapevolezza la verità nascosta nel mondo interiore dei suoi ascoltatori.&lt;br /&gt;Gesù si riserva un compito ancor più creativo.&lt;br /&gt;Non aiuta soltanto a trovare ciò che è nascosto, ma inventa qualcosa che ancora non esiste, una prospettiva di vita totalmente inedita, una identità nel suo primo formarsi e fiorire quale è quella del bambino che ha appena lasciato il caldo grembo della madre.&lt;br /&gt;Non si finisce di provare stupore per tutte queste invenzioni di vita che Gesù va disseminando ad ogni suo passaggio.&lt;br /&gt;Le sue parole hanno la freschezza della novità e dell’autenticità.&lt;br /&gt;I suoi inviti arrivano al cuore e vi lasciano un turbamento profondo, come un appello a tentare un’esperienza radicalmente nuova.&lt;br /&gt;E’ quello che il vangelo ci fa’intuire attraverso il breve racconto della vocazione di Matteo.&lt;br /&gt;Matteo, raggiunto dallo sguardo e dall’invito di Gesù, “si alzò e lo seguì”.&lt;br /&gt;In questi due verbi si avverte il trascorrere di una novità che sa di risveglio, di risurrezione, di abbandono fiducioso a una parola colma di sorprendente benevolenza e amicizia.&lt;br /&gt;Segue il banchetto, che è come la celebrazione di una nuova nascita.&lt;br /&gt;E le parole di Gesù fanno rimarcare ancora di più il senso di quell’evento che era per tutti motivo di imbarazzante stupore: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati”.&lt;br /&gt;Che cosa voleva dire Gesù?&lt;br /&gt;Tento di suggerire una possibile spiegazione.&lt;br /&gt;I sani sono quelli che presumono di avere una identità solida, compatta, non incrinata da alcuna fragilità o perplessità.&lt;br /&gt;Se si dicesse a qualcuna di queste persone: “Tu devi nascere di nuovo; hai bisogno di abbandonare le tue sicurezze, i tuoi schemi mentali, i tuoi comportamenti abituali per inventare nuovi pensieri, nuovi sentimenti, nuove speranze”, si potrebbe facilmente immaginare la risposta:&lt;br /&gt;“Perché dovrei cambiare? Non ne sento proprio la necessità.&lt;br /&gt;Sto così bene nella mia pelle, con l’immagine che ho di me stesso, con quello che mi ritrovo a vivere”.&lt;br /&gt;In casi come questo anche Gesù non può creare nulla perchè ha davanti a sè un’identità solida, compatta, che non lascia alcuna breccia all’irruzione di qualcosa d’altro, a quello spirito di vita che Gesù vorrebbe comunicare.&lt;br /&gt;La conversione dei buoni tutto il vangelo ce lo fa capire è estremamente difficile.&lt;br /&gt;Ben diversa sarebbe la situazione di chi dovesse ogni tanto domandarsi, con grande umiltà:&lt;br /&gt;“Qual è la mia vera identità che mi sto costruendo da trenta, quaranta o da più di sessant’anni?&lt;br /&gt;Che tipo di uomo o di donna ho impersonato finora?&lt;br /&gt;Perché c’è in me tanta durezza e tanta presunzione?&lt;br /&gt;Cosa spero di ottenere con questo egocentrismo che mi assilla continuamente, con questo morboso attaccamento alla mia immagine, con questa esasperata ricerca del successo?&lt;br /&gt;Solo se si riconosce di essere interiormente malati, si può essere aperti all’azione vivificante il Cristo.&lt;br /&gt;Nel salmo 34 leggiamo queste parole: “Il Signore è vicino a chi ha il cuoce ferito, egli salva gli spiriti affranti”.&lt;br /&gt;Solo l’uomo che si sente affranto, cioè franto, frantumato, ferito, può aprirsi alle invenzioni dell’amore di Cristo.&lt;br /&gt;Ecco perché nelle beatitudini si legge che beati sono gli afflitti, i poveri.&lt;br /&gt;Qualcuno potrebbe obiettare che Matteo in realtà non era per nulla povero, anzi, come pubblicano, esattore delle imposte per conto del potere romano, doveva godere di un benessere invidiabile.&lt;br /&gt;Come ha fatto Gesù a scegliere proprio lui?&lt;br /&gt;Certo è sorprendente la libertà con cui Gesù ha costituito il gruppo dei discepoli, fino a sfidare il cosiddetto buon senso.&lt;br /&gt;Accanto a un collaborazionista come Matteo troviamo uno zelota, Simone, appartenente cioè al mondo della resistenza.&lt;br /&gt;Gesù non tiene conto di questi dati esteriori perché ben più importante per lui è l’appartenenza al mondo dei malati o a quello dei sani.&lt;br /&gt;Io credo che anche Matteo si sia posto le domande che abbiamo visto come fondamentali per riconoscere la propria verità interore.&lt;br /&gt;Mentre tutti lo ritenevano una persona felice (come non pensarlo, visto che era così ricco?), lui doveva avvertire la precarietà della sua condizione, la povertà dei suoi ideali, l’aridità di un’esistenza chiusa in se stessa, senza amicizie e senza capacità di donazione.&lt;br /&gt;Matteo ha preso coscienza di questa sua condizione di creatura malata e quando è stato avvicinato da Gesù ha sentito immediatamente l’impulso di alzarsi, di lasciare tutto per tentare con lui un’avventura ben più esaltante di quella legata al mondo del guadagno: un’avventura in cui avrebbe potuto vedere il mondo con occhi nuovi perché qualcuno gli aveva messo dentro un cuore nuovo, capace di lasciarsi amare e di amare.&lt;br /&gt;Che cosa può suggerire a noi questa riflessione?&lt;br /&gt;A me pare che i suggerimenti fondamentali siano due.&lt;br /&gt;Perché si possa provare lo stupore per una vita totalmente nuova, bisogna che ciascuno disarmi le proprie sicurezze, soprattutto la pretesa di avere sempre ragione, prenda coscienza della propria precarietà, si faccia umile mendicante di amore e di felicità.&lt;br /&gt;La seconda osservazione è strettamente legata alla prima.&lt;br /&gt;Abbiamo detto che Gesù aveva questo grande dono: di infondere energie vitali in ogni essere che incontrava.&lt;br /&gt;Ora questo privilegio l’ha affidato a ciascuno di noi.&lt;br /&gt;Dobbiamo perciò essere grati a chi, accanto a noi (penso in particolare a quello che può essere realizzato nella vita di coppia), svolge questa azione in nome di Cristo, a chi ci comunica quotidianamente fiducia e simpatia, a chi accarezza la nostra debolezza come si accarezza un bambino appena nato, con la stessa delicatezza e premura, con lo stesso amore che ci porta a dire segretamente:”No, tu non conoscerai la morte. Voglio che tu viva. Lo voglio: devi vivere!”.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-6149406988141950766?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/6149406988141950766/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=6149406988141950766&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/6149406988141950766'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/6149406988141950766'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2008/07/x-domenica-del-tempo-ordinario.html' title='X Domenica del tempo ordinario'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-5779841516550342732</id><published>2008-06-01T07:46:00.001+02:00</published><updated>2008-06-05T19:56:31.110+02:00</updated><title type='text'>IX Domenica del tempo ordinario</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Matteo 7, 21-27&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il vangelo ci invita oggi a riflettere sulla conclusione del discorso sulla montagna.&lt;br /&gt;In questa parte conclusiva Gesù precisa i tratti fondamentali che permettono di definire l’appartenenza al suo regno.&lt;br /&gt;E’ perciò estremamente importante per noi ascoltare le parole di Gesù per saper affrontare la domanda che ci deve stare particolarmente a cuore: “Posso dire di avere preso la strada buona, quella che mi porta a costruire qualcosa di solido e di duraturo?&lt;br /&gt;Posso sperare che tutto ciò che mi sta appassionando in questa vita ( le amicizie, gli affetti più cari, gli slanci del cuore verso la bellezza e la verità) non sia destinato a essere eroso e inghiottito dentro il vastissimo oceano del nulla eterno?”.&lt;br /&gt;La parola di Gesù è severa e ci obbliga a un rigoroso esame di di coscienza.&lt;br /&gt;Si tratta di fare opera di discernimento per non lasciarci ingannare credendoci giusti quando invece ci si trova nell’errore.&lt;br /&gt;“Non chi dice: Signore, Signore…”&lt;br /&gt;Gesù non denuncia qui il fatto di coltivare una preghiera ripetitiva (del resto, come avrebbe potuto, lui che passava notti intere in preghiera, con il nome del Padre sulle labbra?).&lt;br /&gt;Soltanto voleva farci capire che questo non basta.&lt;br /&gt;Essere fedeli alla messa domenicale, dedicare molto tempo alla preghiera, praticare devozioni di ogni sorta e credere che, dopo aver dato tanto tempo a Dio noi siamo buoni cristiani, rischia di essere una pericolosa illusione.&lt;br /&gt;Conosciamo tutti persone che hanno smesso di frequentare la chiesa con il pretesto che quelli che abitualmente ci vanno non sono migliori degli altri.&lt;br /&gt;E’ un pretesto, senza dubbio, che talvolta serve a mascherare una certa pigrizia spirituale.&lt;br /&gt;E tuttavia, c’è qualcosa di vero in questa osservazione.&lt;br /&gt;E’ precisamente quello che Gesù vuole farci capire:”Pregate, - ci dice- , pregate senza interruzione, ma non dimenticate di verificare la qualità della vostra preghiera nella vostra vita di tutti i giorni.&lt;br /&gt;Non ci sia nessuna separazione tra la vostra pratica religiosa, da una parte, e la vostra vita quotidiana dall’altra”.&lt;br /&gt;Il che vuol dire, in altre parole, che non sarà la lunghezza o il fervore delle nostre preghiere a costituire l’elemento decisivo della nostra appartenenza al regno.&lt;br /&gt;Sarà allora l’efficacia delle cose che facciamo, delle azioni che compiamo?&lt;br /&gt;Anche in questo campo le apparenze sono spesso ingannevoli.&lt;br /&gt;Ci possono essere nella comunità profeti che in realtà sono falsi profeti.&lt;br /&gt;Al tempo della stesura del vangelo di Matteo, c’erano gruppi di cristiani un po’esaltati alcnni dei quali si atteggiavano a profeti, altri si vantavano di saper cacciare i demoni con i loro esorcismi, altri ancora pretendevano di saper compiere miracoli.&lt;br /&gt;Su di essi nel giorno del giudizio pioverà una sentenza tanto dura quanto inaspettata: “Non vi ho mai conosciuti”.&lt;br /&gt;Come è possibile allora che il Signore ci riconosca nel giorno del giudizio come suoi discepoli? Ciò che conta, lo ha detto chiaramente Gesù, è fare là volontà del Padre, cioè amare, perché Dio è amore.&lt;br /&gt;Questa per Gesù è la cosa più importante, tanto da inserirla come invocazione nel “Padre nostro”: “Padre, sia fatta la tua volontà”.&lt;br /&gt;Riprendiamo la domanda iniziale: “Possiamo dire di essere sulla buona strada per essere riconosciuti come operatori di un bene destinato a durare per sempre?”.&lt;br /&gt;La risposta l’abbiamo trovata nel vangelo.&lt;br /&gt;Dio non ci riconosce in quanto persone pie, devote, osservanti e neppure come persone che godano di un certo prestigio per il ruolo che svolgono nella chiesa, ma come uomini e donne di grande carità e pietà.&lt;br /&gt;Sembra quasi di poter dire che non è la chiesa il luogo dove preferibilmente ama riconoscerci, ma sono i luoghi della sofferenza, della fame, del bisogno, della emarginazione.&lt;br /&gt;A me piace immaginare questa scena nel giorno del giudizio.&lt;br /&gt;“Ah, quello lo conosco” dirà Gesù indicando qualcuno della nostra comunità, e quasi a prevenire ogni possibile obiezione si affretterà ad aggiungere: “Sì, lo conosco, perché l’ho visto accanto al letto di un ammalato, l’ho seguito mentre andava a tenere compagnia a un vecchio, l’ho presente perché ha dato lavoro a un immigrato”.&lt;br /&gt;Queste sono le cose che maggiormente rimangono impresse nella memoria del nostro Dio.&lt;br /&gt;C’è un’ultima osservazione da fare.&lt;br /&gt;Per conoscere la volontà del Padre bisogna rimanere in ascolto della sua parola.&lt;br /&gt;Occorre quindi molta capacità di ascolto e, perciò, anche molto silenzio.&lt;br /&gt;E’ nel silenzio della nostra interiorità che la sua voce ci raggiunge.&lt;br /&gt;Allora si comprende che non è una volontà che faccia paura, quasi fosse un volere tirannico che ci domina, ma è come una sorgente di amore che scaturisce nella profondità del nostro essere e ci inonda di gioia e di tenerezza.&lt;br /&gt;Se ci si lascia amare dal Padre, non c’è più bisogno di  domandarsi che cosa fare per interpretare la sua volontà.&lt;br /&gt;Identificati a colui che è amore immenso, si diventa dolci, pazienti e soprattutto misericordiosi, portando l’immagine di Dio riflessa nella nostra vita.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-5779841516550342732?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/5779841516550342732/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=5779841516550342732&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/5779841516550342732'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/5779841516550342732'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2008/06/ix-domenica-del-tempo-ordinario.html' title='IX Domenica del tempo ordinario'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-7499955324620206841</id><published>2008-05-30T23:13:00.002+02:00</published><updated>2008-05-30T23:18:57.299+02:00</updated><title type='text'>Solennità del Corpo e Sangue di Cristo</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Deuteronomio 8, 2-3.14b-16°&lt;br /&gt;Salmo147&lt;br /&gt;1 Corinzi 10, 16-17&lt;br /&gt;Giovanni 6, 51-58&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo  soltanto agli inizi del cristianesimo.&lt;br /&gt;E‘ un’affermazione che capita di ascoltare e che a me pare di dover condividere pienamente, soprattutto quando si tratta di avvicinarsi ai grandi misteri della fede.&lt;br /&gt;Ho l’impressione che noi ci siamo affrettati a a spiegare, a sistemare, a razionalizzare, con il risultato di rendere più difficile la comprensione dei segreti che Gesù ci ha voluto rivelare.&lt;br /&gt;Gesù non amava come noi le sottigliezze della mente, ma la semplicità di un discorso che si rivolge soprattutto al cuore delle persone.&lt;br /&gt;Cerchiamo di meditare oggi sul dono dell’eucaristia,  lasciandoci condurre dalla parola di Gesù con grande docilità interiore, senza la pretesa di volere spiegare anche ciò che di sua natura appartiene alla dimensione del divino.&lt;br /&gt;Che cosa ci ha detto Gesù?&lt;br /&gt;Ha parlato dell’atto del mangiare.&lt;br /&gt;Siamo nell’ordine di un’esperienza che conosciamo tutti, perché costitutiva del nostro esistere.&lt;br /&gt;E il mangiare presuppone la fame, una condizione di indigenza che ha bisogno di essere&lt;br /&gt;guarita.&lt;br /&gt;Per capire, gustare, assaporare l’eucaristia  è necessario prendere coscienza della fame che abita dentro di noi e rode in profondità le risorse del nostro vivere abituale.&lt;br /&gt;Si viene alla celebrazione eucaristica non per un senso del dovere o per i valori simbolici che essa esprime, ma si viene perché si è mossi da una fame profonda.&lt;br /&gt;Fame di che cosa?&lt;br /&gt;Potremmo dire semplicemente: fame di vita, fame di tutto ciò che ci permette di dire: “Ora finalmente mi sento vivere”.&lt;br /&gt;Per rimediare a questa fame Gesù ci parla di pane, quasi a ricordarci  che non si tratta di un mangiare in senso metaforico, ma di un mangiare concreto, come concreto è un pane che compare sulla nostra tavola, come concreto era il pane che egli aveva moltiplicato per sfamare la folla che lo seguiva.&lt;br /&gt;In uno scritto di Marguerite Yourcenar, intitolato &lt;em&gt;I trentatré nomi di Dio&lt;/em&gt;, ho trovato che uno dei nomi è affidato a  questa semplice parola: &lt;em&gt;il pane.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Da questo accostamento così sorprendente il pane non viene smaterializzato fino ridursi a realtà solo simbolica.&lt;br /&gt;E’ Dio invece che in qualche modo si rende presente nel pane così che questo viene a intridersi di una luce particolare.&lt;br /&gt;Nell’eucaristia  riscontriamo il pieno avverarsi di quel progetto di amore per cui il figlio di Dio è disceso dal cielo, si è abbassato fino a  farsi carne e sangue come uno di noi.&lt;br /&gt;Ma con l’incarnazione non aveva ancora toccato  l’ultima soglia della sua divina umiltà.&lt;br /&gt;Parlando ai bambini della prima comunione, una volta mi sono permesso di immaginare con loro questa scena.&lt;br /&gt;Nella famiglia di Dio formata dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo c’è stato un momento in cui il Figlio, vedendo quanta miseria ci fosse sulla terra, quanta sofferenza nel cuore degli uomini, quanta solitudine anche tra persone che pure condividevano la stessa vita, si commosse profondamente e confidò questo desiderio.”Voglio essere anch’io con queste creature che soffrono. Voglio essere accanto a loro. Non solo: voglio diventare pane per la loro fame di vita.&lt;br /&gt; Sì, voglio diventare pane”.&lt;br /&gt; Ecco perché Gesù si presenta come il pane disceso dal cielo.&lt;br /&gt;Lungo questa linea di comprensione che del dono dell’eucaristia ci è stata tracciata   da  Gesù stesso, troviamo parole sconcertanti e perfino urtanti per la nostra sensibilità: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, ha la vita eterna”.&lt;br /&gt;Ma sono proprio così scandalose queste parole?&lt;br /&gt;Se dicendo “la carne”e “il sangue” Gesù intendeva parlare della sua identità, allora si può intuire il senso meraviglioso di questo discorso.&lt;br /&gt;Cristo non  ci dà soltanto una dottrina o un modello da imitare.&lt;br /&gt;E neppure ci dà solo la presenza dell’Emmanuele, del Dio con noi, ma la presenza di un Dio che è in noi come è in noi il pane che noi mangiamo.&lt;br /&gt;Se poteva bastare toccare le frange del mantello di Gesù per sentirsi miracolati, abbiamo mai pensato quale forza potrebbe esprimere l’eucaristia che le liturgie orientali chiamano “fuoco e Spirito”?&lt;br /&gt;Si comprende perché  tutto il discorso sul pane disceso del cielo è scandito dalla parola “vita” e dal verbo “vivere”.&lt;br /&gt;Questa riflessione ci permette  di renderci conto del valore che hanno le nostre celebrazioni eucaristiche.&lt;br /&gt;Quando possiamo dire di avere partecipato a una messa che fosse veramente viva?&lt;br /&gt;Ci capita talvolta di confidare: “Ho assistito a una bella messa”.&lt;br /&gt;Perché è stata bella?&lt;br /&gt;Forse perché i canti eseguiti dal coro erano stati preparati con molta cura?&lt;br /&gt;O anche perché c’è stato qualcuno che ha parlato molto bene, spiegando il vangelo?&lt;br /&gt;Una messa è bella quando, comunicando con la presenza reale di Cristo, diventiamo noi stessi presenza reale di Cristo nel mondo.&lt;br /&gt;A volte siamo troppo preoccupati di noi stessi.&lt;br /&gt;Ci sono persone che pregano e fanno la comunione per godere della sua presenza pacificante  e rassicurante.&lt;br /&gt;Ma non è questo un modo esemplare di vivere l’eucaristia.&lt;br /&gt;Fare la comunione  è nutrirsi della sua presenza viva, dei suoi pensieri, del suo amore così da allargare i confini del nostro cuore.&lt;br /&gt;Si è pronti allora a provare pietà per tutti quelli che non credono o che non sperano.&lt;br /&gt;Si è pronti ad apprezzare ogni gesto di generosità e di solidarietà che venga compiuto nel mondo, &lt;br /&gt;anche da chi segue religioni diverse dalla nostra.&lt;br /&gt;Si viene alla messa come mendicanti (si parlava all’inizio di fame) e si ritorna come donatori.&lt;br /&gt;”Ogni volta che noi avviciniamo questo sacramento, dobbiamo uscire dalla chiesa creature totalmente rinnovate  perché tutti abbiano gioia, tutti abbiano accrescimento di vita e di speranza“(Giovanni Vannucci).&lt;br /&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-7499955324620206841?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/7499955324620206841/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=7499955324620206841&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/7499955324620206841'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/7499955324620206841'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2008/05/solennit-del-corpo-e-sangue-di-cristo.html' title='Solennità del Corpo e Sangue di Cristo'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-5604505104809397311</id><published>2008-05-22T19:25:00.002+02:00</published><updated>2008-05-25T09:50:05.565+02:00</updated><title type='text'>Trinità</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Esodo 34, 4-6.8-9&lt;br /&gt;2 Corinzi 13, 11-13&lt;br /&gt;Giovanni 3, 16-18&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Iniziando questa riflessione sul mistero della Trinità, vorrei anzitutto esprimere il mio dissenso a proposito di una raccomandazione che un grande santo come Francesco di Sales fece un giorno a un futuro vescovo.&lt;br /&gt;Gli scriveva: "Non predicate al vostro popolo su cose difficili e che risulterebbero di scarsa utilità, come il mistero della Santa Trinità".&lt;br /&gt;Ma come è possibile non toccare questa verità che è al centro della fede cristiana?&lt;br /&gt;Certo si tratta di parlarne con un linguaggio diverso da quello specialistico e tecnico che rischia speso di apparire incomprensibile e di provocare noia e insofferenza.&lt;br /&gt;Non si può infatti negare che, se la Trinità per molti cristiani è un enigma indecifrabile, un rompicapo da lasciare ai teologi, una sorta di labirinto per la ragione, la colpa va cercata in un certo tipo di linguaggio con cui ci si è accostati al mistero con la pretesa di spiegarlo.&lt;br /&gt;Ora il mistero non va spiegato (non si dimentichi che il mistero è una verità troppo luminosa per essere sostenuta dall’occhio della nostra mente), ma richiede il coraggio di immergersi, di lasciarsi sommergere, di perdersi dentro.&lt;br /&gt;Per questo, quando una persona mi dice. "Io nella Trinità mi ci perdo", mi verrebbe voglia di dire: "Lei è sulla strada giusta.&lt;br /&gt;E’ bello pensare che non esistono spiegazioni per ogni cosa. Si può provare perfino gioia in presenza del mistero. E’ la gioia di scoprire che c’è qualcosa che ci supera, che tutto non può essere ridotto a razionalità, che per fortuna Dio si sottrae alla nostra pretesa di volerlo racchiudere dentro i nostri involucri culturali e che la conoscenza di Dio è un problema che riguarda il cuore più che la mente, la contemplazione più che il ragionamento".&lt;br /&gt;Se o qualcuno mi dicesse: "Mi parli lei della Trinità", sarei tentato di sconcertare non poco il mio&lt;br /&gt;interlocutore dicendo:"Io non credo nella Trinità. Del resto, la parola Trinità neppure esiste nelle scritture.&lt;br /&gt;La mia fede è semplice.&lt;br /&gt;Credo in Gesù Cristo, in tutto quello che ha detto, ha insegnato e ha fatto.&lt;br /&gt;Sono certo che Gesù è l’immagine più luminosa e più trasparente di Dio a cui si rivolgeva chiamandolo Padre.&lt;br /&gt;Gesù ci ha parlato del Padre rivelandoci che anche noi siamo figli suoi.&lt;br /&gt;Ci ha parlato anche dello Spirito Santo e ce lo ha mandato come sua memoria vivente, perché traducesse il vangelo nel linguaggio degli uomini e delle donne del nostro tempo.&lt;br /&gt;Ci ha fatto capire che Padre, Figlio e Spirito sono uniti in una sorta di cospirazione che è unicamente il respiro dell’amore.&lt;br /&gt;Ecco un’elementare professione di fede trinitaria in cui deve contare più lo stupore che la preoccupazione di capire.&lt;br /&gt;C’è da rimanere stupiti, perché si tratta non di una verità fredda e geometrica, ma calda e palpitante.&lt;br /&gt;Il nostro Dio non è un Dio monolitico, che si possa evocare con l’immagine di un blocco solo, ma è un Dio in cui c’è la dimensione dell’alterità, della relazione, della comunicazione.&lt;br /&gt;La Trinità è il luogo per eccellenza del dare e del ricevere, e dunque il luogo per eccellenza dell’amore.&lt;br /&gt;C’è da chiedersi, a questo punto, se la Trinità sia, oltre che un mistero difficile da spiegare, anche una verità di scarsa utilità, come sembra suggerire lo scritto di Francesco di Sales a un futuro vescovo.&lt;br /&gt;In realtà essa è una verità che racchiude cd esprime tutta la forza del vangelo.&lt;br /&gt;Essa non è altro che amore.&lt;br /&gt;Per questo non si riesce a capire come sia stato possibile, anche nel mondo cristiano, associare la violenza al nome di Dio.&lt;br /&gt;Tutte le volte che i cristiani hanno esercitato la violenza, perfino per imporre agli altri la propria fede cristiana, hanno messo in atto la peggiore eresia contro il cristianesimo.&lt;br /&gt;E’ la peggiore, perché colpisce al cuore il cristianesimo nel suo valore fondamentale e irrinunciabile che è l’amore.&lt;br /&gt;Ed è un’eresia che purtroppo si trascina nel tempo.&lt;br /&gt;"Dio ha tanto amato il mondo" abbiamo letto nel vangelo di Giovanni.&lt;br /&gt;Il nostro non è un Dio che giudica e punisce, ma è un Dio che ama, che chiama, che perdona, che vuole salvare tutti.&lt;br /&gt;Il mondo di cui parla Gesù nel colloquio con Nicodemo non è soltanto quello delle persone perbene che godono di una sistemazione decorosa all’interno della società.&lt;br /&gt;Il mondo che Dio ama è rappresentato anche da coloro che non ameremmo trovarci accanto, la cui presenza ci infastidisce perché li consideriamo un pericolo per la nostra sicurezza.&lt;br /&gt;D’accordo c’è bisogno di leggi che impediscano il ripetersi di certi gesti di prepotenza e di violenza a cui sono esposte soprattutto le persone più fragili e indifese, ma guai se queste norme dovessero essere elaborate e interpretate con un senso di sospetto e di diffidenza nei confronti di chi è diverso da noi.&lt;br /&gt;Ogni forma di razzismo e di intolleranza è una negazione di quel Dio che oggi si rivela a noi come relazione, come amore vissuto, sperimentato, condiviso.&lt;br /&gt;Il mistero della Trinità non è dunque una verità di scarsa utilità, ma è una verità di drammatica attualità.&lt;br /&gt;Dopo avere visto qual è la negazione più grave del nome di Dio, bisognerebbe che ci domandassimo qual è per contro la realtà che meglio lo esprime e lo rappresenta.&lt;br /&gt;Di immagini ne sono state utilizzate tante.&lt;br /&gt;Ma io preferisco quella proposta da un grande maestro di spiritualità del nostro tempo, Maurice Zundel, il quale ha scritto che "la famiglia è la più bella parabola dell’Eterna Trinità".&lt;br /&gt;Bisognerebbe certo pensare alla famiglia ideale in cui nessuno cerchi di possedere l’altro riducendolo alla propria misura, ma ciascuno viva dell’altro e per l’altro, rispettando la sua diversità e originalità.&lt;br /&gt;Se poi all’interno della famiglia si volesse cercare qualche momento che meglio di ogni altro esprima una consonanza con il mistero trinitario, a me pare che si dovrebbe pensare alla esperienza della preghiera e del perdono.&lt;br /&gt;Per quanto riguarda la preghiera, non penso soltanto alla preghiera rivolta a Dio, che è esperienza di dialogo, di ascolto e di confidenza, ma anche allo stile di preghiera che dovrebbe esistere tra tutti i componenti dell’unità famigliare per cui non si immagina che qualcuno possa imperiosamente dire: "Tu devi".&lt;br /&gt;La categoria dell’obbligo,che è la negazione dell’amore, dovrebbe cedere alla categoria della fiducia e dell’attesa.&lt;br /&gt;E con questo stile di preghiera dovrebbe esserci il gusto di perdonarsi e di inventare una riconciliazione dopo ogni possibile contrasto.&lt;br /&gt;A questo modo non solo si vive a somiglianza di Dio, ma si arriva a conoscere meglio il nostro Dio.&lt;br /&gt;Diceva Van Gogh in una lettera al fratello Theo: "Involontariamente sono sempre portato a credere che il mezzo migliore di conoscere Dio sia di amare molto. Ama un amico, una persona, una cosa, quello che vuoi tu. E sarai sulla buona strada per saperne di più…".&lt;br /&gt;Se amassimo di più, forse ci sarebbe dato di capire di più anche la Trinità.&lt;br /&gt;Perché (è un’osservazione di Paolo Ricca) " Dio non va pensato, ma va &lt;em&gt;vissuto&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;E il modo più adeguato per vivere Dio è amare".&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-5604505104809397311?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/5604505104809397311/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=5604505104809397311&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/5604505104809397311'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/5604505104809397311'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2008/05/trinit.html' title='Trinità'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-2469209301786541645</id><published>2008-05-12T08:53:00.001+02:00</published><updated>2008-05-12T14:36:12.606+02:00</updated><title type='text'>Pentecoste</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Atti 2, 1-11&lt;br /&gt;I Corinzi12, 3-7.12-13&lt;br /&gt;Giovanni 20, 19-23&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si è soliti pensare che la chiesa abbia avuto inizio il giorno di Pentecoste, con il dono dello Spirito.&lt;br /&gt;Oggi, ricordando quel giorno, ci domandiamo: “Qual è l’idea o il modello di chiesa che Gesù ha voluto trasmetterci con i prodigi della Pentecoste?&lt;br /&gt;In altre parole: come dovrebbe essere la chiesa voluta da Cristo?”.&lt;br /&gt;La chiesa deve anzitutto sentire di avere un’anima.&lt;br /&gt;E l’anima della chiesa è appunto lo Spirito, il soffio vitale, il respiro che Gesù comunica ai suoi discepoli.&lt;br /&gt;Nel vangelo è detto che Gesù “alitò su di loro e disse: Ricevete lo Spirito santo”.&lt;br /&gt;Come Dio aveva fatto un tempo con Adamo, così Gesù comunica con il soffio della sua bocca la vita nuova che dà origine alla sua chiesa.&lt;br /&gt;Perciò ogni discorso sulla chiesa non può ignorare questo suo inscindibile rapporto con lo Spirito.&lt;br /&gt;Senza lo Spirito, che cosa sarebbe mai la chiesa?&lt;br /&gt;Sarebbe un’istituzione puramente umana, tale cioè da poter essere interpretata in termini puramente umani.&lt;br /&gt;E’ quello che capita spesso di dover costatare nei discorsi riservati alla chiesa dai mass-media, sia dalla stampa che dai diversi canali televisivi.&lt;br /&gt;Della chiesa si osserva in particolare l’incidenza che può avere in certe congiunture politiche o nella soluzione di gravi problemi di ordine etico.&lt;br /&gt;Questo modo di giudicare la chiesa può essere assunto anche da molti credenti.&lt;br /&gt;Ci si ferma unicamente su certi aspetti esteriori, si esprime consenso o dissenso a partire da certi fatti contingenti, si fanno previsioni sulla sua durata nel tempo come per qualsiasi altra organizzazione umana.&lt;br /&gt;In ogni caso, s’è persa memoria della sua origine pentecostale.&lt;br /&gt;Ora bisogna restituire alla chiesa quel nucleo di irriducibile mistero che la distingue radicalmente tra tutte le forze operanti nella società.&lt;br /&gt;Di questo mistero cerchiamo di cogliere certi aspetti che sono messi in evidenza dalle letture di questa solenne liturgia.&lt;br /&gt;Uno sguardo, anzitutto, su quel manipolo di uomini che si trovano asserragliati dietro porte saldamente chiuse. Per la paura.&lt;br /&gt;Sono gli ultimi testimoni di un’avventura che si è conclusa ed è finita male.&lt;br /&gt;Non resta loro per sopravvivere che un rifugio di pochi metri quadri, stretti tra quattro mura.&lt;br /&gt;Il loro nascondiglio è una prigione; la loro casa, una tomba.&lt;br /&gt;Questa rappresentazione può trovare consonanze profonde nel mondo d’oggi.&lt;br /&gt;Voglio dire questo: la chiesa di oggi è una chiesa che sembra avere perso la capacità di sperare.&lt;br /&gt;Guardiamoci attorno, anche all’interno delle nostre chiese.&lt;br /&gt;Non è forse vero che ci sembra di non vedere se non volti abbuiati, incupiti da un clima di pesantezza che si respira nella nostra società?&lt;br /&gt;E a sentire certi discorsi, è un continuo lamentarsi, lamento che si aggiunge a lamento, creando uno stato di generale depressione.&lt;br /&gt;Non è certo il caso di coltivare un superficiale e astratto ottimismo, quando non passa giorno senza essere raggiunti da notizie e immagini terrificanti di delitti, di perversioni, di lutti.&lt;br /&gt;Come è possibile continuare a sperare?&lt;br /&gt;Se lo chiedono oggi tanti giovani ai quali come chiesa non sappiamo offrire altro se non parole di paura e di sfiducia., imprigionati, come siamo, dentro la nostra abituale, sterile lamentosità.&lt;br /&gt;Assomigliamo troppo alla chiesa paralizzata dalla paura, prima che fosse visitata dallo Spirito.&lt;br /&gt;Ma è bastato che Gesù si rendesse nuovamente presente con il dono dello Spirito, per assistere a un radicale cambiamento.&lt;br /&gt;La porta, prima sbarrata, diventa un passaggio verso la libertà, i discepoli prima fuggiaschi si trovano ad essere degli inviati.&lt;br /&gt;E il soffio dello Spirito deborda le frontiere della chiesa ed abita oramai il cuore di ogni uomo di buona volontà.&lt;br /&gt;A Pentecoste nasce quella che qualcuno ha felicemente definito la chiesa dello stupore.&lt;br /&gt;Non che i discepoli uscendo dalla loro casa-prigione si proponessero di stupire, di sbalordire, di impressionare. No.&lt;br /&gt;La meraviglia è nata spontaneamente negli ascoltatori i quali avevano l’impressione di trovarsi di fronte a qualcosa di insolito e di inspiegabile, di mai visto o sentito.&lt;br /&gt;Coloro che li stavano a sentire non potevano fare a meno di porsi una serie di interrogativi:&lt;br /&gt;“Non sono tutti Galilei?... Com’è che li sentiamo parlare ciascuno la propria lingua nativa?”.&lt;br /&gt;Noi apparteniamo a una chiesa la quale si preoccupa eccessivamente di spiegare, di istruire, di offrire certezze.&lt;br /&gt;Ma la chiesa voluta da Cristo dovrebbe preoccuparsi principalmente di seminare interrogazioni.&lt;br /&gt;Lo stupore di cui si diceva nasce infatti non di fronte alle spiegazioni, ma dinanzi al mistero, a contatto con l’inspiegabile.&lt;br /&gt;A questo punto si pone il problema del linguaggio.&lt;br /&gt;Quale lingua dovremmo usare per essere fedeli all’azione dello Spirito che ci è stato donato?&lt;br /&gt;Quando si parla delle cose di Dio, non serve la lingua degli specialisti, degli eruditi, della gente che sa.&lt;br /&gt;Ho trovato nella predica di un parroco questa stupefacente confessione:”Io non so parlare le lingue. Sono negato, ma non mi cruccio più di tanto.&lt;br /&gt;Mi accontenterei di parlare la vostra lingua, quella che impiegate nella vita quotidiana.&lt;br /&gt;Dirò di più. Mi accontenterei di saper parlare e basta. Ossia: arrivare al vostro cuore per la via diretta, senza astruserie e complicazioni, ma con un timbro di schiettezza e di semplicità”.&lt;br /&gt;Fossimo capaci di parlare con questo stile, fossimo capaci di trasmettere con le nostre parole il dono della pace e del perdono che il Signore ha voluto associare al dono dello Spirito.&lt;br /&gt;Non celebreremmo la pentecoste come un evento lontano, ma come un evento che segna la nostra storia personale, perché protagonisti siamo noi, presenti nel mondo a testimoniare che la speranza è possibile.&lt;br /&gt;E nascerebbe una chiesa non più dominata dalla paura e dalla sfiducia, ma una chiesa dello stupore perché aperta all’azione dello Spirito che fa nuove tutte le cose.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-2469209301786541645?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/2469209301786541645/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=2469209301786541645&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/2469209301786541645'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/2469209301786541645'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2008/05/pentecoste.html' title='Pentecoste'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-5368863868403457157</id><published>2008-05-03T07:41:00.001+02:00</published><updated>2008-05-03T09:00:15.884+02:00</updated><title type='text'>Ascensione</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Matteo 28, 16-20&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gesù ci la lasciato una promessa.”Sarò con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.&lt;br /&gt;Ma della sua presenza noi non abbiamo prove evidenti.&lt;br /&gt;L’ascensione inaugura il tempo della presenza invisibile di Gesù.&lt;br /&gt;Perciò è facile essere assaliti dal dubbio e presi dallo sconforto.&lt;br /&gt;Vorremmo sentirlo vicino, soprattutto nei momenti di solitudine e di abbandono:”Signore, dove sei? Perché ti sento così lontano quando avrei bisogno di essere da te guidato e incoraggiato?”.&lt;br /&gt;Se ci capita talvolta di esprimere questo lamento, vuol dire che Gesù è assente?&lt;br /&gt;Può essere al contrario che Gesù voglia farci provare ciò che Rilke chiamava “assenza ardente”.&lt;br /&gt;E’ un’assenza ardente perché nasconde una presenza che inquieta le coscienze con una profonda nostalgia e accende gli occhi dello spirito così da penetrare dentro la nube dell’invisibile.&lt;br /&gt;Ecco perché la tradizione della chiesa ha inventato l’espressione &lt;em&gt;fides oculata&lt;/em&gt;: c’è la convinzione che la fede sia dotata di uno sguardo particolare che permette di vedere ciò che altrimenti rimarrebbe nascosto.&lt;br /&gt;Se non avessimo questo sguardo più profondo, come potremmo cogliere i segni della presenza invisibile di Cristo?&lt;br /&gt;Sono segni a volte minimi, piccole tracce di passi appena disegnati sulla sabbia.&lt;br /&gt;Ma per chi si lascia conquistare da questa avventura dello spirito sotto le movenze di un’assenza ardente, ogni traccia può diventare motivo di stupore.&lt;br /&gt;Succede allora che, in qualche momento di grazia, gli occhi riescano a vedere: l’invisibile viandante è lì che ci attende.&lt;br /&gt;Il Cristo può svelare la sua presenza dove c’è una comunità che prega e, ricevendo il pane eucaristico, condivide il dono di una vita interamente consumata nell’amore.&lt;br /&gt;Il Signore lo possiamo riconoscere in ogni umile servitore del vangelo.&lt;br /&gt;Non è forse vero che ogni santo autentico (non sono pochi: li incontriamo ogni giorno) è vangelo vivo e sacramento della presenza di Cristo?&lt;br /&gt;Nella realtà quotidiana sono infinite le tracce della sua presenza.&lt;br /&gt;Il Signore è nello sguardo di coloro che si amano.&lt;br /&gt;Quando vedo due giovani che si vogliono bene, mi dico: “Forse non lo sanno (nessuno glielo ha mai detto), ma essi possono scambiarsi il dono più grande.&lt;br /&gt;E’ come se si donassero la presenza amica del Signore”.&lt;br /&gt;Il Signore è presente nel prodigio di un sorriso che illumina il volto, al di là di ogni parola; è nelle mani che sanno modellare gesti di altruismo, rivestiti di semplice, sovrumana bellezza., è nel nostro cuore, quando nel silenzio si apre all’ascolto della sua voce.&lt;br /&gt;Questa è la meravigliosa avventura che ogni cristiano è chiamato a vivere, da quando Cristo è salito al cielo.&lt;br /&gt;Ma di questa avventura c’è un altro aspetto, che pure è fondamentale.&lt;br /&gt;Noi non siamo soltanto cercatori della presenza invisibile di Cristo, ma di questa presenza dobbiamo essere, al tempo stesso, creatori.&lt;br /&gt;Possiamo capire meglio se ascoltiamo il messaggio ultimo di Gesù, riportato nel vangelo di Matteo: “Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura”.&lt;br /&gt;Sono parole che racchiudono questo invito: “Tocca a voi, ora, moltiplicare i segni della mia presenza.&lt;br /&gt;Tocca a voi, ora, rendere visibile la misericordia, il perdono, la speranza che vi ho testimoniato e trasmesso da quando vi ho chiamati a seguirmi”.&lt;br /&gt;“Andate” : non possiamo non provare una dolce incredulità pensando di poter essere strumenti della presenza di Cristo nel mondo: siamo noi, ora, a rappresentare lo sguardo di Gesù, le mani di Gesù, il cuore di Gesù.&lt;br /&gt;Ma al tempo stesso non possiamo non avvertire la responsabilità di questo compito che ci viene affidato.&lt;br /&gt;Ci lamentiamo a volte perché il mondo va perdendo i valori elementari della tradizione cristiana.&lt;br /&gt;E’ vero: sarebbe fin troppo facile fare una diagnosi assai desolante della situazione in cui ci troviamo.&lt;br /&gt;Penso ai giovani che hanno fame di immensità e di assoluto: che cosa offre loro questa società mercantile se non cose di immediato consumo e, prima ancora, l’ideologia insidiosa del profitto, del cinismo e della competizione?&lt;br /&gt;C’è una divergenza feroce tra la fame che li abita (fame di Dio) e il nutrimento che viene dispensato loro, tanto che sono in molti a rimpiangere a quaranta anni di distanza il famoso ’68 perché allora, sia pure confusamente, si viveva una stagione caratterizzata da grandi slanci verso un futuro diverso.&lt;br /&gt;Di fronte a questa situazione è doveroso domandarsi:che cosa facciamo per tenere accesa la presenza di Cristo?&lt;br /&gt;Che cosa fanno i genitori nei confronti dei figli?&lt;br /&gt;“Andate in tutto il mondo, predicate il vangelo a ogni creatura” ci dice Gesù.&lt;br /&gt;Che sia un parroco a parlare del vangelo, è un fatto scontato che può lasciare indifferente chi lo sta ad ascoltare, ma quando a parlarne è qualcuno che appartiene al tuo mondo e condivide i tuoi stessi problemi, allora la sua voce ti raggiunge e ti scuote.&lt;br /&gt;E’di questi testimoni che il mondo ha bisogno, di persone che abbiano uno sguardo accogliente, che sappiano educare anzitutto al silenzio e all’ascolto, che sappiano rammentare le parole del vangelo con tutto il fervore gioioso della loro fede e insieme con tutta la delicatezza e il rispetto che Gesù ha sempre dimostrato nei confronti della libertà di ciascuno.&lt;br /&gt;Il mondo ha bisogno di persone che, facendo memoria del movimento ascensionale di Cristo verso la casa del Padre, si dimostrino capaci di dilatare il loro sguardo fino ad abbracciare in un gesto di simpatia tutta la realtà.&lt;br /&gt;Si sa che quanto più si guadagna in altezza, tanto più l‘orizzonte si allarga.&lt;br /&gt;Vivere l’ascensione del Signore comporta un mutamento di prospettiva.&lt;br /&gt;Si tratta di ampliare lo sguardo interiore per sentirci in comunione con tutto ciò che esiste, con tutti gli esseri, al di là di ogni particolarismo, di ogni distinzione di razza o di civiltà, di fede politica o di fede religiosa.&lt;br /&gt;Il cristiano è un essere di comunione, chiamato a dimostrare nei confronti di tutti uno spirito di fraternità.&lt;br /&gt;Perciò il cristiano che sia pronto a condividere oggi la logica delle esclusioni e delle contrapposizioni, sarà saggio secondo lo spirito del mondo ( confortato anche dal fatto di trovarsi in buona compagnia), ma semplicemente avrà rinunciato a essere cristiano.&lt;br /&gt;Il mondo ha bisogno di persone che facendo memoria del movimento ascensionale di Cristo, sappiano suggerire inoltre questa straordinaria verità che cambia il senso di tutta la nostra esistenza: il nostro destino non appartiene all’effimero e al provvisorio, perché dentro questo mondo chiuso Cristo ha aperto un passaggio verso la pienezza della libertà e della vita, verso la nube dell’invisibile dove tutto si raccoglie e viene custodito nell’amore di Dio.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-5368863868403457157?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/5368863868403457157/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=5368863868403457157&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/5368863868403457157'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/5368863868403457157'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2008/05/ascensione.html' title='Ascensione'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-5651910586890239254</id><published>2008-04-28T19:44:00.000+02:00</published><updated>2008-04-28T19:45:41.317+02:00</updated><title type='text'>VI Domenica di Pasqua</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Giovanni 14, 15-21&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Non vi lascerò orfani”: è forse questa la parola più toccante del discorso-testamento con cui Gesù dà l’addio ai suoi discepoli.&lt;br /&gt;L’orfano è l’uomo privo di sostegni affettivi e perciò costretto a vivere in una condizione di solitudine.&lt;br /&gt;E’ la condizione di molte persone che, pur disponendo di molti legami e conoscenze, si trova a patire l’assenza di un vero rapporto  di amore.&lt;br /&gt;Mi viene in mente la confessione terribile che uno scrittore famoso (C.Pavese) ha lasciato nel suo diario: “Passavo la sera seduto davanti allo specchio per tenermi compagnia”. &lt;br /&gt;Anche senza toccare questi limiti estremi, la condizione di orfano fa soffrire molte persone.&lt;br /&gt;Il credente  dovrebbe essere sottratto a questa esperienza dolorosa, perché quel Dio in cui crede  gli assicura la sua presenza  e la sua protezione.&lt;br /&gt;Ma perché questo avvenga, bisogna che la fede abbia una valenza mistica, si traduca cioè in un’esperienza  animata dallo Spirito che è stato promesso da Cristo.&lt;br /&gt;Qual è precisamente la  funzione dello Spirito?&lt;br /&gt;Lo Spirito, come consolatore, ci dice parole di inenarrabile dolcezza parlandoci di Gesù Cristo così che ciascuno non può che sentirsi innamorato.&lt;br /&gt;E attraverso questo legame profondo si entra in rapporto  di familiarità con  il Padre, si dialoga con lui, lo si ascolta, lo si rende partecipe di tutto ciò che rappresenta la fatica  e lo stupore del nostro vivere.&lt;br /&gt;Questa è la dimensione mistica della fede, che purtroppo è poco conosciuta e poco praticata.&lt;br /&gt;Potrà sembrare  strana questa affermazione, se si pensa  che oggi si vanno moltiplicando forme di religiosità che valorizzano  molto  il rapporto  con il mistero e la sacralità della vita.&lt;br /&gt;E’ un tempo, il nostro, in cui si parla spesso dell’azione dello Spirito, della presenza di fatti soprannaturali, di apparizioni e di rivelazioni private, di santi e di miracoli.&lt;br /&gt;E ci sono  tante persone che vivono una sorta di nomadismo spirituale, alla ricerca di emozioni  forti che non riescono a trovare nei recinti della propria chiesa.&lt;br /&gt;Come giudicare questi tentativi di cercare, sia pure su sentieri  errabondi, un rapporto  più stretto  con il sacro e il divino?&lt;br /&gt;Per capire, prendiamo ancora le  mosse da quella condizione di solitudine di cui si parlava all’inizio.&lt;br /&gt;Molte sono le persone che, pur avendo tutto, soffrono di tristezza e di depressione.&lt;br /&gt;E  c’è chi pensa di poter offrire una spiegazione: la scienza e la tecnica, che sembrano governare in modo esclusivo l’organizzazione di questo mondo, hanno provocato una spaventosa aridità emotiva e spirituale.&lt;br /&gt;L’uomo iperrazionale e ipertercnologico soffre di un grande vuoto interiore.&lt;br /&gt;Come potrebbe salvarsi?&lt;br /&gt;Sembra che la via migliore, al di là del ricorso a psicofarmaci o a  trattamenti di ordine psicologico, sia ancora quella di alzare il capo verso il cielo.&lt;br /&gt;Ecco perché si assiste oggi alla ricerca di una spiritualità fatta di credenze e di devozioni, con un interesse particolare riservato a prodigi e miracoli.&lt;br /&gt;E’ una spiritualità  che per i fervore che talvolta esprime può indurre a pensare che abbia una forte connotazione di carattere mistico.&lt;br /&gt;Ma è importante a questo punto chiarire la differenza che passa tra la vera dimensione mistica della  fede la quale –sia chiaro – dovrebbe  appartenere all’esperienza di ogni credente, e certe forme di spiritualità vagamente misticheggianti.&lt;br /&gt;E’ la stessa differenza che passa tra ciò che è autentico e ciò che rappresenta solo un surrogato.&lt;br /&gt;Il vero credente o, se preferite, il vero mistico, sa che il rapporto con Dio non deve essere conquistato attraverso iniziative personali, ma deve essere accolto con gioioso stupore perché si tratta di un dono dovuto a una ragione di pura benevolenza.&lt;br /&gt;Ricordo che un grande scrittore, William Golding, ha detto: ”Trovo difficile non credere in Dio. ma non sta qui il nocciolo del problema. La mia preoccupazione è che Dio creda in me”.&lt;br /&gt;Questa preoccupazione  il vero credente l’ha superata tanto che può dire: “Io so che il Signore crede in me perché ne sento la presenza, come ha promesso Gesù: Voi in me e io in voi”.&lt;br /&gt;C’è da aggiungere che la dimensione mistica della vita  non chiude in un’interiorità di tipo narcisistico, come succede a tante persone che si rifugiano in una spiritualità tranquillante, antidolorifica, appagante, senza che questa pretenda nulla in cambio.&lt;br /&gt;“Se mi amate, osserverete i miei comandamenti” ha detto Gesù.&lt;br /&gt;Se si pensa che i comandamenti per Gesù si condensano nell’unico comandamento dell’amore, il senso è chiaro: “Se vi sentite amati, dovete  a vostra volta dispensare amore”.&lt;br /&gt;Il mistico è perciò colui  che entra in questo dinamismo  di amore, si sente amato ed pronto ad amare i fratelli o, come dice l’apostolo Pietro,  a rendere conto della speranza che è in lui.&lt;br /&gt; Potrà scegliere  a volte la via del silenzio (meraviglioso ascoltare il silenzio di certe persone), altre volte  sentirà il dovere di  scendere in piazza a protestare a favore dei più deboli.&lt;br /&gt;E’ certo il fatto che la vera esperienza mistica non diserterà mai il campo della fraternità.&lt;br /&gt;E’ lo Spirito che nella vita di ciascuno può suggerire i  diversi atteggiamenti da seguire, quello Spirito che ci è dato per renderci sempre più persuasi che Dio si ostina credere in noi e ad abitare dentro di noi.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-5651910586890239254?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/5651910586890239254/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=5651910586890239254&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/5651910586890239254'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/5651910586890239254'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2008/04/vi-domenica-di-pasqua.html' title='VI Domenica di Pasqua'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-637551291216744044</id><published>2008-04-20T20:05:00.002+02:00</published><updated>2008-04-21T11:05:17.692+02:00</updated><title type='text'>V Domenica di Pasqua</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Giovanni 14, 1-12&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il vangelo di questa domenica è di una ricchezza straordinaria.&lt;br /&gt;Già l’affermazione centrale di Gesù: “Io sono la via, la verità e la vita” basta a dare il senso della pregnanza del testo.&lt;br /&gt;A me pare che sia importante avviare la riflessione dalla prima di queste tre parole. “Io sono la via”.&lt;br /&gt;Questa parola suggerisce l’idea di cammino, di movimento, di dinamismo, di apertura verso ciò che è inedito e sconosciuto.&lt;br /&gt;Se questa parola viene associata alla verità, essa ci offre della verità un’immagine non usuale.&lt;br /&gt;Noi siamo soliti pensare che la verità possa essere racchiusa dentro un sistema di pensiero, fatto di concetti e di parole.&lt;br /&gt;Se valesse questa idea, allora si potrebbe parlare di verità in termini di possesso e dire: “Io ho la verità”.&lt;br /&gt;Ma quando io penso di possedere la verità, allora in quel preciso momento sono esposto alla pericolosa tentazione di usare la mia verità contro gli altri, contro quelli che non l’hanno o hanno una verità diversa dalla mia.&lt;br /&gt;La presunzione di possedere la verità diventa motivo di arroganza e di divisione.&lt;br /&gt;Se questo atteggiamento è fatto proprio da una religione,è facile che questa religione pecchi di integralismo, che è la pretesa di possedere una verità totalitaria, in grado di risolvere tutti i problemi dell’esistenza, di dire come stanno le cose e come dovrebbero essere.&lt;br /&gt;Ma per Gesù la verità non è qualcosa di statico, di conchiuso, di definito, che possa essere oggetto di possesso.&lt;br /&gt;La verità è un percorso. La verità è lui, Gesù, che è sempre in cammino.&lt;br /&gt;Solo chi è disposto a camminare al seguito di Gesù può entrare in rapporto con la verità, con quella verità che offre il senso ultimo delle cose e la meta ultima della nostra umana avventura.&lt;br /&gt;Perciò mi sembra particolarmente felice l’affermazione di un vescovo francese (Mons. Rouet, vescovo di Poitiers), il quale in una sua omelia ha detto: “La fede comincia dai piedi, perché bisogna andare, bisogna muoversi”.&lt;br /&gt;Se è vero che Gesù è l’immagine assoluta e pura di Dio che si è incarnata in un’immagine pura e assoluta dell’umano, noi la verità la possiamo riconoscere se ci muoviamo, passo dopo passo, verso la contemplazione del volto di Gesù.&lt;br /&gt;Perciò è importante tenere gli occhi fissi su Gesù.&lt;br /&gt;Ogni volto è un libro aperto.&lt;br /&gt;Giustamente è stato detto che “un volto veramente umano è al tempo stesso il più bel foglio e la più bella scrittura del mondo” (C.Bobin).&lt;br /&gt;Sul volto di Gesù, presente in mezzo a noi, sono principalmente due le verità più importanti che possiamo leggere.&lt;br /&gt;Il volto di Gesù ci parla di un Dio che è Padre e ci ama.&lt;br /&gt;Sentirsi amati da una persona è già qualcosa di immenso e di inesprimibile.&lt;br /&gt;Sentirsi amati da Dio è come sentire che il proprio cuore si innalza&lt;br /&gt;nella leggerezza e nell’immensità della luce.&lt;br /&gt;Ma c’è un’altra parola che possiamo leggere oggi sul volto di Gesù, questa più severa, ma non meno luminosa.&lt;br /&gt;La verità della vita, ci dice Gesù mentre sta per lasciare i discepoli (sente infatti avvicinarsi i giorni della passione), non è soltanto l’amore che si riceve, ma anche l’amore che si dona.&lt;br /&gt;A tutti coloro che pensano di possedere la verità, soprattutto se teologi, biblisti, specialisti della parola di Dio, Gesù ricorda che la verità, l’alta verità, porta sempre le stimmate dell’amore.&lt;br /&gt;Se non porta queste stimmate, se non è passata attraverso il frantoio della sofferenza affrontata per amore, non è una verità vitale.&lt;br /&gt;Ecco dove ci ha portati l’idea di cammino applicata alla verità.&lt;br /&gt;E se questa idea di cammino l’applicassimo anche alla parola vita?&lt;br /&gt;Anche la vita non è mai completamente sperimentata e posseduta,ma è sempre da attendere e da sperare.&lt;br /&gt;A guidarci verso la pienezza della vita è ancora lui, il Cristo, il quale ci invita a guardare avanti, a contemplare il posto che per ciascuno è preparato nella dimora del Padre&lt;br /&gt;Gesù usa un linguaggio elementare, si direbbe infantile per parlare della vita che ci attende.&lt;br /&gt;D’altra parte come sarebbe possibile esprimere un’esperienza che partecipa della vita stessa di Dio?&lt;br /&gt;Ci basti sapere che c’è un posto preparato per ciascuno perché c’è un Padre che ama ciascuno in modo particolare.&lt;br /&gt;Come arrivarci?&lt;br /&gt;Seguendo Gesù il quale ci fa capire che tutto ciò che rappresenta una vittoria sull’egoismo, sul potere, sull’orgoglio, tutto ciò che esprime un amore reale è già un modo di conoscere e di sperimentare la vita che ci sarà data in pienezza.&lt;br /&gt;E’Cristo che ci sostiene in questo cammino, il Cristo che oggi è voluto entrare in rapporto con noi come la via che conduce verso un orizzonte aperto, affascinante e promettente di verità e di vita. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-637551291216744044?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/637551291216744044/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=637551291216744044&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/637551291216744044'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/637551291216744044'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2008/04/v-domenica-di-pasqua.html' title='V Domenica di Pasqua'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-8655462042145262679</id><published>2008-04-13T21:36:00.003+02:00</published><updated>2008-04-13T22:39:15.472+02:00</updated><title type='text'>IVDomenicadiPasqua</title><content type='html'>Giovanni 10, 1/10&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel testo di Giovanni Gesù si presenta di volta in volta come pastore, custode dell’ovile e anche la porta dello stesso ovile.&lt;br /&gt;E queste diverse immagini si intrecciano tra loro, si sovrappongono, vengono abbandonate e poi riprese.&lt;br /&gt;E’ possibile trovare un ordine all’interno di questo quadro che presenta una struttura compositiva molto complessa (e si direbbe molto moderna), ma che, proprio per questo, crea qualche difficoltà a chi lo voglia interpretare?&lt;br /&gt;Potremmo seguire i movimenti che si snodano attraverso le varie immagini, a partire da quello che vede i pastori avviarsi al mattino all’ovile alla ricerca del proprio gregge.&lt;br /&gt;Bisogna premettere che in uno stesso recinto erano ospitati durante la notte diverse greggi, affidate a un solo custode.&lt;br /&gt;Al mattino ogni pastore viene a riprendersi il suo gregge.&lt;br /&gt;Se è un pastore vero, entrerà per la porta del recinto, se invece è un ladro o un brigante, tenterà di entrare da qualche altra parte.&lt;br /&gt;Già questo è un particolare che fa riflettere.&lt;br /&gt;Tanti personaggi che in passato si erano presentati al popolo come veri pastori mentre nascondevano un animus predatorio, sono presenti anche nella nostra storia.&lt;br /&gt;Chi sono oggi i ladri e i briganti travestiti da pastori?&lt;br /&gt;Sono quelli che, per l’autorità di cui dispongono, possono rubare non solo soldi o privilegi,  ma anche, manipolando certi strumenti (si sa quale importanza abbia oggi il mezzo televisivo), ti possono privare della tua libertà, della tua capacità critica, della tua gioia e della tua speranza.&lt;br /&gt;Le vittime di questi ladri e briganti sono tante: forse neppure sanno di chi è la colpa, ma intanto si trovano defraudate della loro dignità di persone responsabili e di quella fiducia nella vita che è il bene più grande di cui si possa godere.&lt;br /&gt;Guai a consegnarsi ciecamente a un capo carismatico, a idolatrarlo, a farne un dio, sia esso un capo politico o una star del mondo culturale.&lt;br /&gt;Il vero pastore, al contrario, non è quello che cerca di esercitare la sua autorità con l’inganno o con la forza, ma quello che si presenta in piena luce, senza intenzioni predatorie.&lt;br /&gt;C’è una nota che lo distingue: “Chiama le sue pecore una per una”.&lt;br /&gt;Non alza la sua voce per imporre la sua volontà, ma chiama; non tratta il suo gregge come una massa informe, ma come un organismo vivente in cui ogni pecora (fuor di metafora: ogni persona) ha una sua distinta, irriducibile dignità.&lt;br /&gt;Gesù Cristo è il buon pastore perché, invece di imporci la legge del gregarismo e del conformismo,  ci vuole interlocutori responsabili, capaci cioè ( come dice la parola “responsabile”) di rispondere liberamente alla sua voce.&lt;br /&gt;Il cristianesimo è un fatto di libertà.&lt;br /&gt;Ciascuno deve poter dire con fierezza: “Se io sono cristiano, non è perché abbia subito qualche imposizione.&lt;br /&gt;E’ una questione di fiducia tra me e Gesù Cristo.&lt;br /&gt;Egli mi chiama per nome e io sento che per me è importante seguire la sua voce e rispondere al suo amore”.&lt;br /&gt;Questa esperienza di libertà è presente anche nel secondo movimento richiamato dal testo di Giovanni.&lt;br /&gt;Prima avevamo visto il pastore avvicinarsi al recinto delle pecore, ora lo vediamo uscire con il suo gregge.&lt;br /&gt;Il fatto di uscire è significativo.&lt;br /&gt;L’ovile non può diventare una prigione, un luogo di reclusione.&lt;br /&gt;Ci sono cristiani che vorrebbero essere come pecore che non escono mai dall’ovile.&lt;br /&gt;Sono quei cristiani che vedono pericoli dappertutto e amano perciò rinchiudersi dentro recinti ben protetti, chiedendo aiuto anche alla legislazione e alle istituzioni laiche.&lt;br /&gt;Invece di impegnare la coscienza su un cammino di libertà, preferiscono vivere di tutele per sentirsi al riparo dal mondo.&lt;br /&gt;Ma Gesù si sente soffocare dentro spazi troppo chiusi.&lt;br /&gt;Le sue pecore, dopo averle chiamate, le conduce fuori.&lt;br /&gt;E se fuori ci sono pericoli?&lt;br /&gt;“Quando ha condotto fuori tutte le sue pecore - fa notare il Vangelo - cammina innanzi a loro”.&lt;br /&gt;Se ci sono pericoli, è lui il primo a rischiare.&lt;br /&gt;E ha talmente rischiato che ha dato la vita per le sue pecore.&lt;br /&gt;A questo modo ha aperto un passaggio attraverso la valle oscura della morte.&lt;br /&gt;Al cristiano timoroso, complessato, sempre sulla difensiva nei confronti di ogni novità, si dovrebbe ricordare: “Ma tu credi veramente in Cristo Buon Pastore?&lt;br /&gt;E credi che Cristo è Buon Pastore perché cammina sempre davanti a noi?”&lt;br /&gt;Ci rimane un ultimo movimento da osservare.&lt;br /&gt;Il vangelo ci riconduce davanti all’ingresso dell’ovile e ci fa sostare per dirci. “Io sono la porta”.&lt;br /&gt;Non è una porta, ma la porta, la porta essenziale, la sola porta che permetta di accedere alla salvezza.&lt;br /&gt;Sono molti oggi i cristiani che senza negare che Gesù sia una porta, pensano che si possano trovare altre porte.&lt;br /&gt;Non è forse vero che esiste una specie di supermercato del sacro e che molti ritengono, come succede al supermercato, che un “prodotto” vale l’altro e che tutte le religioni si equivalgono?&lt;br /&gt;Gesù ci dice che lui è l’unica porta.&lt;br /&gt;Non si tratta di voler escludere qualcuno dalla salvezza, ma di ritrovare tutta la originalità, la bellezza, la forza della nostra fede; di non appiattirla su un generico appello ad amare (tutte le religioni sono d’accordo nel dirci che dobbiamo volerci bene), ma di capire che Gesù ha potuto dire questa parola: “Io sono la porta”, perché solo lui, come figlio di Dio, può mettere in comunicazione l’umano e il divino.&lt;br /&gt;Gesù è l’unico mediatore tra l’uomo e Dio.&lt;br /&gt;Questo ce lo dobbiamo ricordare soprattutto noi che , frequentando le chiese, siamo portati ad attribuire alla chiesa un ruolo eccessivo rispetto a quello che una sana teologia è pronta a riconoscere.&lt;br /&gt;E’ certamente importante onorare i santi come padre Pio o valorizzare la parola dei fondatori dei vari movimenti ecclesiali, presenti nella chiesa, ma non va dimenticato che essi non vivono di una luce propria, ma di una luce riflessa, che è quella di Cristo.&lt;br /&gt;Dobbiamo perciò tenere gli occhi fissi su di lui e sul suo vangelo.&lt;br /&gt;È lui infatti la porta che si apre sul mondo dell’umano e sul mondo del dvino.&lt;br /&gt;E è anche la porta (vogliamo ricordarlo ancora in questo tempo pasquale) che si apre sulla risurrezione, sulla vita oltre la morte, sulla grande famiglia dei nostri fratelli defunti che, in comunione con noi, vivono sotto lo sguardo dell’unico pastore divino e ci incoraggiano a seguirlo perché anche noi, secondo la promessa di Cristo, possiamo avere vita in abbondanza.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-8655462042145262679?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/8655462042145262679/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=8655462042145262679&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/8655462042145262679'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/8655462042145262679'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2008/04/ivdomenicadipasqua.html' title='IVDomenicadiPasqua'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-8389228007780899692</id><published>2008-04-13T21:27:00.000+02:00</published><updated>2008-04-13T21:30:35.030+02:00</updated><title type='text'>III Domenica di Pasqua</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Atti 2, 14.22-28&lt;br /&gt;Salmo 15&lt;br /&gt;1Pietro 1 17-21&lt;br /&gt;Luca 24, 13-35&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’episodio  che  abbiamo ascoltato è uno dei più consolanti del vangelo.&lt;br /&gt;Osserviamolo nel suo svolgimento, nel succedersi dei diversi momenti.&lt;br /&gt;Da ciascuno di essi potrà venire a noi un richiamo, un’indicazione, una suggestione importante  per il nostro cammino di fede.&lt;br /&gt;Il primo elemento è quello del viaggio.&lt;br /&gt;Protagonisti due discepoli di Gesù.&lt;br /&gt;Di uno conosciamo anche il nome: Cleopa.&lt;br /&gt;Discepoli malinconici, dalla faccia triste.&lt;br /&gt;Stanno vivendo un’esperienza molto amara dopo gli eventi drammatici che hanno segnato la morte di Gesù e la fine dei loro sogni.&lt;br /&gt;Forse stanno rientrando nel loro villaggio per ritrovare, lontano da Gerusalemme,  un po’ di pace e di tranquillità che medicasse le ferite lasciate da  un’esperienza così tormentosa.&lt;br /&gt;”Avevamo sperato”: quanto sconforto c’è in questo verbo coniugato al passato!&lt;br /&gt;Vien fatto di pensare a quante cose anche noi abbiamo sperato, legittimamente sperato, senza poi trovare un riscontro positivo alle nostre attese.&lt;br /&gt;Sembra che la storia vada avanti facendosi beffa di chi si ostina a sperare.&lt;br /&gt;Chi non ha sperato, per esempio, un tipo di politica più trasparente e più attenta al bene comune?&lt;br /&gt;Chi non ha sperato in una società meno violenta, in un costume civile meno corrotto o in una convivenza  più pacifica?&lt;br /&gt;E per quanto riguarda la chiesa chi non ha sperato ,dopo gli anni del concilio, in una primavera della chiesa, gioiosamente aperta a tutti i fermenti evangelici che nascono dal cuore dei credenti?&lt;br /&gt;La tentazione nei momenti di stanchezza, nella caduta delle speranze, è anche per noi, come per i due  discepoli, quella di rientrare nelle nostre case, di chiuderci nei nostri piccoli problemi, di non guardare in faccia agli altri. &lt;br /&gt;“Avevamo sperato”&lt;br /&gt;“E ora si fa sera”: come è moralmente suggestiva questa parola!&lt;br /&gt;Entriamo in una condizione crepuscolare, quando la luce viene meno e contorni delle cose si confondono.&lt;br /&gt;Abbiamo l’impressione che l’oscurità abbia il sopravvento e cancelli la luce.&lt;br /&gt;In certi momenti, come i nostri, quando si incrociano tesi opposte su ciò che è lecito e ciò cre non è lecito, su ciò che è morale e su ciò che è immorale, su ciò che salva veramente l’uomo e su ciò che lo rovina,  si ha l’impressione di non saper più giudicare.&lt;br /&gt;Di avere perso il metro di giudizio. Di essere continuamente esposti alla parola più scaltra, più promettente o meno inquietante.&lt;br /&gt;Chi ha ragione?  Vorremmo capire di più.&lt;br /&gt;Soffriamo di non riuscire a capire di più.&lt;br /&gt;E può essere anche che incolpiamo il Signor per questa nostra confusione.&lt;br /&gt;Dove si trova il Signore, il Risorto?&lt;br /&gt;Crediamo che sia ancora lui a condurre la storia?&lt;br /&gt;Forse siamo nella situazione dei due discepoli che dicevano: ”Veramente delle donne sono venute a dirci che egli è vivo”.&lt;br /&gt;Chissà, forse è vivo, ma è un’ipotesi remota, una diceria poco credibile,.&lt;br /&gt;E non ci accorgiamo che il Signore è talmente vivo che sta percorrendo la stessa strada che facciamo noi.&lt;br /&gt;Così è avvenuto per i due discepoli.&lt;br /&gt;Che cosa ha fatto il Signore per liberarli dalle loro paure?&lt;br /&gt;Ha compiuto gesti molto semplici, elementari, umanissimi.&lt;br /&gt;Il Signore incontra gli uomini, ma non li convoca a palazzo o in chiesa.&lt;br /&gt;Li incontra lungo la strada che essi stanno percorrendo.&lt;br /&gt;Il Signore viene a a cercarci sulle nostre strade e noi non dobbiamo cercare il Signore altrove, abbandonando il sentiero umano.&lt;br /&gt;In altre parole, non dobbiamo credere che per  incontrare il Signore sia necessario appartarsi, separarsi dagli altri, innalzare stendardi come segni di riconoscimento.&lt;br /&gt;Il cammino che Dio ci indica è il cammino della vita lungo il quale siamo chiamati a vivere le speranze, le angosce, le pene, i sogni degli altri.&lt;br /&gt;Ed è bello osservare anche lo stile con cui Gesù accosta le persone: uno stile fatto di discrezione, di estremo rispetto, di colloquialità aperta e cordiale.&lt;br /&gt;E’il dialogo che salva.&lt;br /&gt;Ho trovato un testo di un autore belga (Gabriel Ringlet) intitolato: Il vangelo di um libero pensatore, e  che porta come sottotitolo questa domanda: “Dio sarebbe laico?”.&lt;br /&gt;Le considerazioni svolte finora ci permettono di osservare che Gesù per tanti aspetti si comporta da laico, se essere laico vuol dire amare il confronto aperto con gli altri, senza pregiudizi, ma ascoltando piuttosto domande e problemi che ciascuno può custodire lungo i percorsi della propria vita..&lt;br /&gt;Vorrei chiudere questa riflessione ricordando un bellissimo aforisma  che ho trovato citato in una pagina di uno scrittore francese, Michel Tournier:”Il caso è Dio che passa in incognito”.&lt;br /&gt;A me pare che questa affermazione interpreti molto bene il senso del racconto che abbiamo trovato nel vangelo.&lt;br /&gt;Il caso è rappresentato dall’incontro dei due discepoli con un misterioso personaggio.&lt;br /&gt;Ad un certo punto capiscono che sotto le apparenze di un comune viandante si nasconde la presenza del risorto.&lt;br /&gt;Da che cosa lo capiscono?&lt;br /&gt;Dal fatto di sentirsi raggiunti da una  parola capace di accendere i loro cuori e dai gesti della più toccante convivialità.&lt;br /&gt;In altre parole, dall’esperienza di Dio, che è verità e amore.&lt;br /&gt;Capita anche a noi di incontrare persone e situazioni per caso.&lt;br /&gt;E può essere che da questi incontri ci rimanga nel cuore un’emozione  particolare, per avere ascoltato una parola che  ci ha dischiuso una verità profonda o per avere  goduto del gesto inatteso di una grande amicizia.&lt;br /&gt;Vuol dire che il caso era abitato dalla presenza misteriosa del Cristo pellegrino sulle nostre strade.&lt;br /&gt;Tenere gli occhi fissi su di lui, come hanno fatto Cleopa e il suo compagno, ci permette di coniugare il verbo sperare non solo al passato, ma di di essere gioiosamente pieni di speranza&lt;br /&gt;Per questo continueremo a sperare e a fare sperare.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-8389228007780899692?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/8389228007780899692/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=8389228007780899692&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/8389228007780899692'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/8389228007780899692'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2008/04/iii-domenica-di-pasqua.html' title='III Domenica di Pasqua'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-8325341697031907120</id><published>2008-03-30T15:58:00.001+02:00</published><updated>2008-03-30T16:09:34.997+02:00</updated><title type='text'>II Domenica di Pasqua</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Atti 5, 12-6+&lt;br /&gt;Salmo 117&lt;br /&gt;Apocalisse 1, 9-11a.12-13.17-19&lt;br /&gt;Giovann 20, 19-31&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi, in tutte le chiese del mondo viene letto questo racconto dell’apparizione del Cristo all’apostolo Tommaso.&lt;br /&gt;Attraverso questo racconto ci è dato di riflettere sull’esperienza della vera fede a cui Gesù riserva una beatitudine particolare. “Beati quelli che pur non avendo visto crederanno”.&lt;br /&gt;Chi di noi può dire di meritare questa beatitudine?&lt;br /&gt;La vera fede non è una conquista facile, ma richiede un cammino in cui entrano in gioco anche altre persone.&lt;br /&gt;Non so se Tommaso sarebbe potuto arrivare alla fede senza la testimonianza degli altri apostoli.&lt;br /&gt;Noi abbiamo potuto conoscere Gesù Cristo attraverso l’educazione religiosa ricevuta in famiglia o la fede viva di persone che ci hanno fatto conoscere il vangelo.&lt;br /&gt;Ma questo è stato solo l’avvio di un’avventura spirituale a cui ciascuno a un certo punto ha dovuto trovare dentro di sé la sollecitazione decisiva per esprimere il proprio sì incondizionato.&lt;br /&gt;Non dimentichiamo che ci sono tante persone che vorrebbero credere e soffrono di non riuscire a credere.&lt;br /&gt;Il non credente non va confuso con l’ateo che esibisce con orgoglio la sua indisponibilità alla fede.&lt;br /&gt;Come c’è un lutto per la scomparsa di una persona a cui si era particolarmente legati, così si può portare il lutto per la propria fede perduta o il dolore di non averla mai conosciuta.&lt;br /&gt;“Sempre mi sta a lato / la colpa "d’essere stato un disgraziato” ha scritto il poeta Jorge Luis Borges, alludendo forse alla sua incapacità di aprirsi alla beatitudine del vero credente.&lt;br /&gt;E’ un dolore che merita grande rispetto.&lt;br /&gt;Sono tante le persone che meritano questo rispetto.&lt;br /&gt;Non sono persone indifferenti.&lt;br /&gt;Faremmo loro un grave torto se pensassimo che il fatto religioso non le interessi.&lt;br /&gt;Sono persone che hanno messo e continuano a mettere tutta la loro onestà nella riflessione religiosa, tutta la intelligenza e in qualche caso la loro grande cultura.&lt;br /&gt;Rispettare queste persone vuol dire raggiungerle nelle loro difficoltà, riconoscere l’obiettività di molte delle loro osservazioni sulla chiesa e sul comportamento dei cristiani.&lt;br /&gt;Rispettare vuol dire prendere coscienza che molte delle domande di chi non crede non sono estranee al cuore del credente.&lt;br /&gt;L’incertezza, il dubbio possono coabitare nel cuore del credente, mentre non si comprende l’arroganza di certi convertiti i quali si permettono di dare lezioni di fede agli altri, ritenendosi “arrivati”.&lt;br /&gt;Per questo, ritornando al vangelo, ha un grande valore esemplare il fatto che Tommaso abbia potuto esprimere i suoi dubbi nel gruppo degli apostoli senza che nessuno gridasse allo scandalo o sentisse il bisogno di cacciarlo fuori.&lt;br /&gt;Ma come si arriva alla vera fede?&lt;br /&gt;C’è una tentazione che ci tiene lontano dalla beatitudine proclamata e promessa da Cristo.&lt;br /&gt;Siamo tutti come Tommaso: vogliamo toccare, vedere, verificare ciò che appartiene alla dimensione del mistero.&lt;br /&gt;Vogliamo rendere palpabile e visibile anche ciò che è invisibile e non dimostrabile.&lt;br /&gt;Le parole di Gesù a Tommaso fanno capire che non è questa la via da seguire.&lt;br /&gt;Non si deve peraltro pensare che la fede sia un’operazione totalmente estranea al nostro bisogno di toccare e di sperimentare la presenza di Cristo.&lt;br /&gt;C’è l’atteggiamento presuntuoso di chi va alla ricerca di dimostrazioni palesi e c’è l’atteggiamento discreto, umile, confidente di chi si accosta al mistero per lasciarsi toccare da una presenza nascosta.&lt;br /&gt;La fede non diventa veramente viva che a partire dal momento in cui, presto o tardi, essa diventa esperienza vissuta della presenza del Cristo.&lt;br /&gt;Possiamo anche sapere tutto su Gesù, su quello che ha fatto e su quello che ha detto, possiamo anche mandare a memoria tutti i vangeli, ma a che serve se la nostra vita non è trasformata da un po’ di quella follia – follia evangelica - che è il segno inconfondibile di uno stretto legame con lui?&lt;br /&gt;Vuol dire che abbiamo incontrato una dottrina, non una persona.&lt;br /&gt;Oppure abbiamo incontrato un personaggio del passato, non il Cristo vivo che ci rende vivi.&lt;br /&gt;“Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano e mettila nel mio costato” ci dice oggi Gesù.&lt;br /&gt;E’un invito a scoprire la vulnerabilità e la forza, l’umiliazione e la gloria del Risorto attraverso un’intima comunione con lui così che i tratti più rilevanti del suo mistero pasquale vengano a imprimersi nella nostra storia personale.&lt;br /&gt;Nasce allora il desiderio di essere, come Gesù, portatori di pace e di perdono.&lt;br /&gt;”Pace a voi" dice Gesù ai discepoli.&lt;br /&gt;La fede autentica non può che essere al servizio della pace.&lt;br /&gt;Non parla il linguaggio della violenza, ma della mitezza.&lt;br /&gt;Il fanatico in realtà non crede in quel Dio che egli intende servire, perché agisce come se Dio non fosse capace di salvare il mondo.&lt;br /&gt;E se a mostrarsi intollerante fosse un cristiano, vuol dire che non ha ancora incontrato il Cristo risorto, con la mitezza delle sua ferite ancora aperte e con la libertà di chi ha vinto la morte.&lt;br /&gt;E con la pace bisogna essere pronti a testimoniare il perdono.&lt;br /&gt;Che non deve essere inteso come prerogativa esclusiva di poche persone consacrate, ma come un atteggiamento specifico di tutta la comunità cristiana.&lt;br /&gt;In un mondo dominato da forti passioni distruttive come il risentimento e la vendetta, dovrebbe sorgere da tutta la grande famiglia di credenti in Cristo un vasto, accorato appello alla riconciliazione e alla fraternità.&lt;br /&gt;Ma bisogna che ciascuno, nel lasciarsi abbracciare dal Cristo risorto, smantelli dentro di sé ogni passione ostile.&lt;br /&gt;Credi tu nel valore della pace e del perdono?Allora potrai dire di credere veramente nel Cristo risorto.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-8325341697031907120?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/8325341697031907120/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=8325341697031907120&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/8325341697031907120'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/8325341697031907120'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2008/03/ii-domenica-di-pasqua.html' title='II Domenica di Pasqua'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-6549940121586606654</id><published>2008-03-23T09:01:00.002+01:00</published><updated>2008-03-23T16:57:51.885+01:00</updated><title type='text'>Pasqua di resurrezione</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp3.blogger.com/_pAtMLg_Dt9g/R-Z90Rqe9II/AAAAAAAAADU/xXSFtq2LETM/s1600-h/Resurrezione.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5180966758384596098" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp3.blogger.com/_pAtMLg_Dt9g/R-Z90Rqe9II/AAAAAAAAADU/xXSFtq2LETM/s320/Resurrezione.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Atti 10, 34.37-43&lt;br /&gt;Salmo 117&lt;br /&gt;Colossesi 3, 1-4&lt;br /&gt;Giovanni 20, 1-9&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vorrei anzitutto richiamare alcuni momenti dell’esperienza pasquale vissuta dai discepoli..&lt;br /&gt;Al mattino le donne trovano il sepolcro vuoto e una voce le ammonisce: “Non è qui, è risuscitato”.&lt;br /&gt;Poi Gesù comincia ad apparire.&lt;br /&gt;Appare a Maria Maddalena che però non lo riconosce immediatamente.&lt;br /&gt;Appare la sera ai due discepoli che andavano verso Emmaus: anch’essi non lo riconoscono subito, ma solo quando a tavola compie il gesto di spezzare il pane con loro.&lt;br /&gt;Tenendo conto di questa lentezza nel riconoscere il Risorto, potremmo dire che, mentre è già Pasqua per Gesù, non lo è ancora per i suoi discepoli.&lt;br /&gt;Gesù è risorto, ma la fede dei discepoli, la fede nostra è in ritardo su questo annuncio così sorprendente.&lt;br /&gt;Per accoglierlo, bisogna vincere molte incertezze, superare molte esitazioni: bisogna fare un lungo cammino prima di poter dire con i discepoli: “Davvero il Signore è risorto”.&lt;br /&gt;È importante osservare che questa affermazione, rispetto a quella fatta dagli angeli, si differenzia soltanto per l’avverbio “davvero” che però assume un valore fondamentale.&lt;br /&gt;Il grande pericolo è che la Pasqua rimanga un evento che abbia valore solo per Cristo, ma&lt;br /&gt;non per noi.&lt;br /&gt;Perché diventi Pasqua anche per noi, bisogna anzitutto che lo Spirito Santo ci aiuti a scrivere nei nostri cuori la parola “davvero”.&lt;br /&gt;Potessimo dire anche noi. “Cristo è veramente risorto!”.&lt;br /&gt;Veramente, per davvero, non apparentemente, non simbolicamente.&lt;br /&gt;Vorrei sbagliarmi, ma a me pare che per molti cristiani la risurrezione è semplicemente un modo di dire.&lt;br /&gt;Perché la risurrezione diventi una fede viva e vitale bisogna che essa entri nella nostra esistenza lasciandovi tracce o frammenti di un’esperienza radicalmente nuova.&lt;br /&gt;Il primo frammento consiste in un amore più rispettoso e cordiale nei confronti della vita.&lt;br /&gt;Può sembrare un rilievo superfluo, invece non lo è.&lt;br /&gt;La vita non è abbastanza amata.&lt;br /&gt;Basti vedere come sia sacrificata, violentata, venduta, soppressa, quasi non contasse niente.&lt;br /&gt;O anche come sia spesso consumata dietro interessi banali e superficiali.&lt;br /&gt;C’è da provare pietà di tante esistenze apparentemente piene di vitalità, ma che in realtà si rivelano spente, perché non animate da una profonda simpatia per tutto ciò che di sublime e di divino ci è dato di incontrare nell’ordine della bellezza e dell’amore.&lt;br /&gt;Gesù è stato talmente amante della vita da vincere la morte.&lt;br /&gt;Dalla Pasqua ci giunge pertanto questa forte suggestione ad amare la vita in tutte le sue diverse espressioni. Non soltanto la nostra, ma anche quella degli animali, delle piante, di tutta la natura perché la creazione intera è attraversata da un fremito che è un anelito alla risurrezione.&lt;br /&gt;Secondo frammento di Pasqua: l’esperienza di una maggiore libertà davanti alla morte.&lt;br /&gt;Se Cristo è risorto, se nulla ci può separare da lui, dovremmo sentirci meno esposti alle paure e ai ricatti della morte, come il grande teologo Dietrich Bonhoeffer che poco prima di esser giustiziato in un lager nazista, scrisse: “E’la fine – per me l’inizio – della vita.&lt;br /&gt;Libertà, ti cercammo a lungo, nella disciplina, nell’azione, nel dolore.&lt;br /&gt;Morendo, ora ti conosciamo nel volto di Dio.”.&lt;br /&gt;A Pasqua dovremmo provare tutti, più forte che in altri momenti, il presentimento della morte come inizio.&lt;br /&gt;Dopo la risurrezione di Gesù, dovremmo sapere che c’è un modo di vivere che non conduce alla morte.&lt;br /&gt;I legami che noi intrecciamo quaggiù nell’amicizia rimangono per sempre.&lt;br /&gt;Il più umile gesto di attenzione, uno sguardo di tenerezza, una parola che aiuta, un rancore dimenticato, tutto porta un frutto di eternità, tutto si orienta verso la gioia che rimane.&lt;br /&gt;E questo vuol dire credere nella ”risurrezione della carne”.&lt;br /&gt;Non si tratta infatti di ritrovare il nostro corpo a partire dai nostri resti e dalle nostre ceneri.&lt;br /&gt;Sarebbe ingenuo, sarebbe assurdo pensare così.&lt;br /&gt;Credere alla risurrezione dei corpi vuol dire avere la certezza che ritroveremo, sotto una forma che non ci è dato immaginare, ciò che i nostri corpi ci permettono ora: la relazione, la comunicazione, l’amore, lo stupore legato alla vita dei sensi: tutto ciò che fa corpo con noi.&lt;br /&gt;Credere alla risurrezione dei corpi è credere che nell’al di là Dio ci darà non una vita disincarnata, eterea, ma una esistenza umana completa.&lt;br /&gt;Perciò , quando visitiamo un cimitero (e sarebbe oggi il giorno più consigliabile, non il 2 di novembre), .non parliamo dei nostri defunti relegandoli in un passato lontano che non ritorna più e neppure immaginandoli come dormienti in un riposo eterno, ma come dei viventi, dei risvegliati, in quanto accanto ad ogni tomba abbiamo la possibilità di ascoltare una voce che ci dice: “Non cercatelo qui. È risorto”.&lt;br /&gt;Altro frammento di Pasqua, il più importante, è la capacità di sognare ciò che appartiene alla dimensione dell’inatteso, dell’inedito, dell’impossibile, sia per la nostra storia personale sia per la storia dell’umanità intera.&lt;br /&gt;Viviamo tempi amari,. tempi in cui le pietre tombali dell’ingiustizia, della corruzione, della violenza, del cinismo, della menzogna premono tenacemente sui nostri sepolcri e non c’è modo di&lt;br /&gt;rimuoverle.&lt;br /&gt;Ogni giorno ci porta la nostra razione di tristezze o, per usare un’immagine cara a Elias Canetti, ”una tazza di lacrime per colazione”.&lt;br /&gt;Pasqua è una festa difficile e al tempo stesso ne abbiamo un bisogno insopprimibile.&lt;br /&gt;La festa di Pasqua ci incoraggia a sperare, contro ogni evidenza, che un mondo “altro” è possibile, che una chiesa diversa è possibile.&lt;br /&gt;Fare Pasqua oggi è accogliere l’invito a non avere paura perché lui, il Cristo, è ancora presente in mezzo a noi, a tracciare un cammino di luce in questo tempo buio e a orientare i nostri passi come messaggeri di speranza e di pace.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-6549940121586606654?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/6549940121586606654/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=6549940121586606654&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/6549940121586606654'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/6549940121586606654'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2008/03/pasqua-di-resurrezione.html' title='Pasqua di resurrezione'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp3.blogger.com/_pAtMLg_Dt9g/R-Z90Rqe9II/AAAAAAAAADU/xXSFtq2LETM/s72-c/Resurrezione.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-6484474999592041145</id><published>2008-03-16T11:35:00.001+01:00</published><updated>2008-03-18T11:16:31.126+01:00</updated><title type='text'>Domenica delle Palme</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Isaia 53, 1-12. 4-7&lt;br /&gt;Salmo 142&lt;br /&gt;1 Pietro2,1b-25&lt;br /&gt;Giovanni 11, 55-57; 12, 1-11&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa pagina del vangelo di Giovanni ci presenta Gesù che siede a tavola , nella casa ospitale delle sorelle Marta e Maria.&lt;br /&gt;Betania doveva essere per Gesù un luogo molto caro, perché lì poteva trascorrere ore rasserenanti, al riparo da certe asprezze che il contatto con la folla non mancava di procurargli.&lt;br /&gt;Per vivere, si ha bisogno di un po’ di tenerezza, che può esprimersi attraverso piccoli segni quali un sorriso, un ascolto, una semplice parola detta con garbo e amabilità.&lt;br /&gt;Vivere infatti è amare e lasciarsi amare.&lt;br /&gt;E questo amore coinvolge tutto il proprio essere, anche il proprio corpo.&lt;br /&gt;Il corpo rivela la persona, il corpo è il segno dell’anima.&lt;br /&gt;Leggendo il vangelo, non ci capita mai di trovare neppure un a volta un invito a diventare puri spiriti, creature pseudoangeliche di cui certe forme di spiritualità hanno preteso di definire il ritratto, come fosse quello del vero cristiano.&lt;br /&gt;Gesù non è un angelo, ma un uomo vero, un uomo completo.&lt;br /&gt;E Gesù non rinnega mai la sua piena umanità.&lt;br /&gt;Egli si mostra come un uomo molto sensibile con sentimenti profondi, che non ha paura di esprimere.&lt;br /&gt;Per questo l’abbiamo visto piangere nel racconto della risurrezione di Lazzaro.&lt;br /&gt;Si pensa ( l’ho trovato scritto) che quasi l’80% degli uomini tra i 15 e i 55 anni hanno molta difficoltà a esprimere le loro emozioni, a piangere , a mostrare il loro cuore.&lt;br /&gt;Abbiamo paura di sentirci vulnerabili, di confessare la nostra fragilità.&lt;br /&gt;Gesù nel vangelo si lascia prendere dalla pietà, è mosso a compassione e non si vergogna di piangere in pubblico, toccato dalle lacrime di Maria.&lt;br /&gt;E quando Maria entra nella sala del banchetto e compie quel gesto meraviglioso versando sui piedi di Gesù un profumo costosissimo e asciugando poi con i suoi capelli sciolti, Gesù non dice neppure una parola per far cessare quella liturgia che agli occhi dei presenti doveva risultare piuttosto imbarazzante.&lt;br /&gt;Vale la pena di osservare che secondo le buone maniere di quel tempo non era concesso ad una donna di sciogliere i suoi capelli in pubblico davanti ad un uomo.&lt;br /&gt;Maria compie questo gesto in silenzio, come se stesse assecondando le movenze di una danza e Gesù lascia che essa esprima a quel modo tutto il suo affetto.&lt;br /&gt;L ’episodio è ricco di grande tenerezza.&lt;br /&gt;Essere umani, è accettare di avere un cuore.&lt;br /&gt;Gesù, il più umano degli umani, non ha paura dei sentimenti, non ha paura del proprio cuore.&lt;br /&gt;Chi nel vangelo non accetta di avere un cuore è Giuda.&lt;br /&gt;Il personaggio di Giuda non è facile da capire.&lt;br /&gt;Certo non va liquidato sbrigativamente con l’etichetta di ladro, come è detto nel vangelo.&lt;br /&gt;È un personaggio chiuso, complesso, tormentato.&lt;br /&gt;Giuda, se mi è concesso di interpretarlo a modo mio, lo vedo come un sognatore dalla mente fredda.&lt;br /&gt;Lo vedrei come un prototipo della cultura attuale.&lt;br /&gt;Nella società occidentale si è privilegiato il mondo oggettivo dell’uomo, cioè la volontà, la determinazione in vista di una riuscita, la razionalità, e questo a scapito del mondo soggettivo che comprende l’emotività, l’affettività, la spontaneità: in una parola, il cuore.&lt;br /&gt;Il risultato è sotto gli occhi di tutti.&lt;br /&gt;Siamo diventati tutti troppo saggi, troppo razionali, troppo normali.&lt;br /&gt;Quante persone vivono prigioniere della loro funzione e del loro personaggio: sono persone che lavorano, hanno pure successo nella loro attività, fanno molte cose, ma senza quella meraviglia continua e quella passione infinita che solo l’intelligenza del cuore sa suggerire.&lt;br /&gt;Ecco perché prima ho indicato Giuda come prototipo di questa mentalità vedendo in lui un sognatore dalla mente fredda.&lt;br /&gt;Questa mentalità di Giuda, arida, fredda, calcolatrice, non vivificata da un palpito di sentimento o da un soffio di poesia, la conosciamo bene perché la respiriamo attorno a noi e, per poco che siamo sinceri con noi stessi, la troviamo dentro i comportamenti abituali del nostro vivere.&lt;br /&gt;Che cosa conta per noi nella vita?&lt;br /&gt;Che cosa proponiamo ai giovani come primo obiettivo da conseguire?&lt;br /&gt;Conta soprattutto raggiungere una posizione che permetta di guadagnare e di avere successo.&lt;br /&gt;Ma è possibile che tutto il senso della vita debba esaurirsi nella dimensione della praticità e della convenienza?&lt;br /&gt;Quando riusciremo a capire che, al di là dell’interesse per il fare, c’è qualcosa di più grande come il contemplare, il compatire, il condividere, cioè la dimensione stupenda della gratuità?&lt;br /&gt;Se non riscopriamo la bellezza della gratuità, ci condanniamo a una vita sempre più invivibile.&lt;br /&gt;Pensiamo al destino di Giuda: abituato a vedere solo il lato pratico delle cose, ha tradotto la poesia del gesto di Maria in un calcolo e in una deplorazione: trecento denari sprecati!&lt;br /&gt;Con questa mentalità di lì a poco arriverà a dare un prezzo anche alla vita di Gesù.&lt;br /&gt;Ma vorrei che contemplassimo ancora una volta la bellezza del gesto di Maria, un gesto meraviglioso non tanto per la generosità, ma per la pietà, la delicatezza, la tenerezza, la totale gratuità.&lt;br /&gt;E il profumo che inonda tutta la casa è come l’esaltazione di questo amore.&lt;br /&gt;Se non comprendiamo questo discorso sull’amore, come pura gratuità, che cosa possiamo capire del mistero che celebreremo in questi giorni?&lt;br /&gt;Verrebbe voglia di concludere questa riflessione inventando, se mai è possibile, una beatitudine che potrebbe suonare così:. “Beati quelli che sanno amare come Maria di Betania: il loro amore avrà la fragranza di un meraviglioso profumo”.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-6484474999592041145?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/6484474999592041145/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=6484474999592041145&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/6484474999592041145'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/6484474999592041145'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2008/03/domenica-delle-palme.html' title='Domenica delle Palme'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-1146528786167788922</id><published>2008-03-09T16:06:00.002+01:00</published><updated>2008-03-09T18:08:52.932+01:00</updated><title type='text'>V  Domenica di quaresima</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esodo 14, 21-30°&lt;br /&gt;Salmo Esodo 15, 1-2.9-10.12-13&lt;br /&gt;Efesini 2, 4-10&lt;br /&gt;Giovanni 11, 1- 45&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è in questo testo di Giovanni una parola strana, misteriosa, difficile da spiegare.&lt;br /&gt;Si tratta della parola ”risurrezione”.&lt;br /&gt;E’ una parola che non appartiene al nostro dizionario, ma a quello di Dio”.&lt;br /&gt;Perché solo Dio può risuscitare.&lt;br /&gt;E’ la ragione per cui ci riesce difficile dare un contenuto preciso a questa parola.&lt;br /&gt;Noi abbiamo una conoscenza di tipo sperimentale: come potremmo parlare di risurrezione se nessuno di noi ha vissuto questa esperienza?&lt;br /&gt;Potrebbe dirci qualcosa Lazzaro, ma stranamente rimane muto.&lt;br /&gt;In questo racconto parlano tutti: l’unico a non dire neppure una parola è proprio lui.&lt;br /&gt;Non ci si meraviglia perciò se molti cristiani, interrogati sulla risurrezione, non sanno che cosa dire, mentre altri, che sarebbero capaci di scrivere interi trattati sull’argomento, farebbero bene a rispettare un famoso aforisma che dice: “Di ciò di cui non si può parlare, si dovrebbe tacere”. (Ludwig Wittgenstein).&lt;br /&gt;Siamo dunque condannati a non dire nulla o a pensare, come succede spesso, che la risurrezione sia un evento da collocare in un futuro imprecisato, una cosa cioè, come dice Maria, dell’”ultimo giorno”?&lt;br /&gt;Se così fosse, la risurrezione potrebbe non avere alcuna incidenza sulla nostra vita, perché è risaputo che le cose future interessano molto meno di quelle presenti.&lt;br /&gt;Se non che, da questa possibile indifferenza, ci viene a liberare la parola di Gesù che si legge in questo vangelo: “Io sono la risurrezione e la vita”.&lt;br /&gt;Gesù, aggiungendo la parola “vita” alla parola” risurrezione”, vuole farci capire che la risurrezione riguarda già l’oggi che stiamo vivendo.&lt;br /&gt;C’è nella tradizione cristiana un &lt;em&gt;memento&lt;/em&gt; che non è propriamente cristiano: “&lt;em&gt;Memento mori&lt;/em&gt;, ricordati che devi morire!”.&lt;br /&gt;Il &lt;em&gt;memento&lt;/em&gt; cristiano, secondo il vangelo di Giovanni, è un altro: “Ricordati che devi risorgere!. Perciò fa’ in modo che la tua esistenza riveli già qualcosa della risurrezione che ti è promessa”.&lt;br /&gt;Su questo modo di interpretare la risurrezione vorrei leggere una bellissima testimonianza di Kurt Marti, una figura esemplare della chiesa evangelica svizzera e anche grandissimo poeta:&lt;br /&gt;”&lt;em&gt;Domandate / in che cosa consiste / la risurrezione dei morti? / Non lo so /&lt;br /&gt;Domandate / quando avrà luogo /la risurrezione dei morti/ Non lo so /&lt;br /&gt;Domandate /esiste / una risurrezione dei morti?/ Non lo so /&lt;br /&gt;Domandate / Non c’è/ risurrezione dei morti? / Non lo so /&lt;br /&gt;Io so /soltanto /ciò che voi non evocate: / la risurrezione dei vivi. /&lt;br /&gt;Io so / soltanto / ciò a cui egli ci chiama: / a una risurrezione qui e ora.”&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Quali note dovrebbe avere un’esistenza che sia già stata toccata in qualche misura dal miracolo della risurrezione?&lt;br /&gt;E’ Gesù che ci può dimostrare che cosa voglia dire vivere da risorti, Lui che ha detto: “Io sono la risurrezione e la vita”.&lt;br /&gt;E’ importante perciò osservare i comportamenti di Gesù, in questo racconto di Giovanni, seguendolo da oltre il Giordano, dove si era rifugiato, fino alla tomba di Lazzaro.&lt;br /&gt;“Andiamo di nuovo in Giudea!”: questa è la volontà di Gesù.&lt;br /&gt;I discepoli lo sconsigliano: hai già dimenticato che per te è rischioso avventurarti da quelle parti?&lt;br /&gt;Ma Gesù è deciso.&lt;br /&gt;Chi crede nella risurrezione, non si lascia mai governare dalla paura scegliendo la via della fuga, ma penetra nel territorio della morte, l’affronta in tutte le sue manifestazioni, anche se lui stesso dovesse rimanere sconfitto.&lt;br /&gt;“Gesù scoppiò in pianto”.&lt;br /&gt;Perché questo pianto?&lt;br /&gt;Non è solo commozione. E’anche sdegno, rifiuto, protesta.&lt;br /&gt;Nel nostro tempo sta avvenendo qualcosa di particolarmente allarmante: ci stiamo abituando alla morte degli altri, alla morte di tutti.&lt;br /&gt;Non sappiamo più reagire, sdegnarci, protestare.&lt;br /&gt;Non sappiamo iùpiù piangere.&lt;br /&gt;Non piangiamo più i morti di droga, i morti di fame, i morti di violenza, i morti ammazzati.&lt;br /&gt;Ci limitiamo tante volte a pendere atto che la realtà è questa.&lt;br /&gt;Gesù pianse. Noi guardiamo.&lt;br /&gt;Vuol dire che non siamo ancora entrati nel dinamismo della risurrezione.&lt;br /&gt;Chi vive da risorto, è uno che non si abitua mai a nessuna morte, ma si sente di condividere quello che ha detto Elias Canetti, che pure non era cristiano: “C’è un muro del pianto dell’umanità, e io gli sto accanto”.&lt;br /&gt;”Gesù allora alzò gli occhi e disse: Padre”&lt;br /&gt;Ecco il segreto della risurrezione: non una forma di esorcismo o di magia, ma una preghiera rivolta al Padre.&lt;br /&gt;Perché solo Dio può far risorgere. E Gesù è risurrezione in quanto forma una sola cosa con il Padre. Per operare il miracolo della risurrezione, in noi e attorno a noi, bisogna essere strettamente uniti a Cristo e, con lui, al Padre, nell’amore.&lt;br /&gt;“Lazzaro, vieni fuori!”;”Il morto uscì”&lt;br /&gt;Gesù ti chiama fuori dal regno della morte.&lt;br /&gt;E’ il tuo nome che viene pronunciato, un nome in cui palpita tutta la trepidazione dell’amicizia e che ti raggiunge nella singolarità del tuo essere: nel tuo spirito, nel tuo cuore, nel tuo volto, nel tuo corpo.&lt;br /&gt;Vivere già nel presente la vita risorta, come ha fatto Gesù, è soprattutto una questione di amore.&lt;br /&gt;Perché amare veramente – lo si è ricordato altre volte - è come dire alla persona amata: “ No, tu non morirai”.&lt;br /&gt;Alla luce di queste osservazioni possiamo dire di vivere già da risorti?&lt;br /&gt;Ha scritto Elias Canetti che abbiamo già citato: ”Se potessi davvero credere che Gesù ha vinto la morte, diventerei cristiano domani”.&lt;br /&gt;Tocca a noi ora rendere credibile questa verità dimostrando che Cristo è risurrezione e vita già all’interno della nostra esistenza quotidiana.&lt;br /&gt;Tutto è affidato alla nostra capacità di amare, di amare concretamente, nelle situazioni che stiamo vivendo.E’ questo il modo migliore perché la parola di Gesù non venga svilita e ridotta a puro strumento di illusoria consolazione, ma diventi principio di un mondo rinnovato. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-1146528786167788922?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/1146528786167788922/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=1146528786167788922&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' 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28-35&lt;br /&gt;Salmo 35&lt;br /&gt;2 Corinzi 3, 7-13.17-18&lt;br /&gt;Giovanni 9, 1- 41&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Gesù passando vide”.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il racconto di Giovanni è tutto centrato sulla esperienza del vedere.&lt;br /&gt;Che cosa vede Gesù e che cosa vediamo noi accompagnando Gesù sulle strade che egli intende percorrere per annunciare a tutti l’amore di Dio?&lt;br /&gt;“Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita”.&lt;br /&gt;L’avremmo visto anche noi?&lt;br /&gt;C’è da dubitare.&lt;br /&gt;Di poveracci come il cieco del vangelo ne incontriamo moltissimi sui nostri percorsi quotidiani, ma è come se non li vedessimo.&lt;br /&gt;Li vediamo, certamente, ma non con lo sguardo della pietà con cui Gesù guardò il cieco.&lt;br /&gt;Siamo distratti da troppe cose: questa è la nostra giustificazione.&lt;br /&gt;In realtà ci manca l’attenzione che nasce dal cuore.&lt;br /&gt;In un libro della Bibbia, precisamente nel Siracide (13, 25), si legge questa bellissima osservazione. “Il cuore dell’uomo modella il suo volto (potremmo anche dire: modella il suo sguardo), sia in bene sia in male”.&lt;br /&gt;E’dal cuore dell’uomo che nascono le nostre disattenzioni, le nostre lentezze, le nostre cecità.&lt;br /&gt;Sì, perché siamo ciechi e non sappiamo di esserlo.&lt;br /&gt;Sono ciechi soprattutto tanti detentori del sapere scientifico, politico, economico, religioso, quando trattano astrattamente i loro programmi ignorando l’uomo.&lt;br /&gt;Per essi prima vengono le strategie di partito, le leggi economiche con la loro intangibile verità, i valori dell’ortodossia, poi viene l’uomo.&lt;br /&gt;Pensiamo ai farisei del vangelo.&lt;br /&gt;Un miracolo compiuto in giorno di sabato per essi non conta nulla.&lt;br /&gt;Anzi, neppure può esistere.&lt;br /&gt;Prima viene la legge, poi l’uomo.&lt;br /&gt;In questo tempo in cui, in vista della consultazione elettorale, i vari schieramenti vanno definendo i loro programmi, sarebbe bene vedere qual è l’attenzione riservata all’uomo.&lt;br /&gt;Che cosa, in altre parole, può aspettarsi l’immigrato che si lascia alle spalle un mondo segnato dalla fame e dalla violenza, o colui che perde il lavoro o che non ha uno stipendio decente, o la persona anziana che non è sufficientemente assistita?&lt;br /&gt;E ci vuol poco a capire di quale menzogna e di quale ipocrisia si serva il potere per giustificare le proprie scelte che penalizzano le persone più povere, le più indifese del nostro mondo sociale.&lt;br /&gt;Dio ci liberi da questi farisei senza cuore che credono di vedere, mentre, in realtà, sono condannati a essere ciechi.&lt;br /&gt;Su di essi Gesù ha pronunciato una sentenza molto severa quando ha detto: “Lasciateli! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso” (Mt 15, 14).&lt;br /&gt;In uno splendido e terribile romanzo intitolato &lt;em&gt;Cecità&lt;/em&gt; lo scrittore portoghese Saramago ha descritto le vicende di una popolazione improvvisamente colpita da un accecamento generale.&lt;br /&gt;In questa situazione esplodono le vecchie prepotenze, gli istinti più violenti creando una tensione insostenibile, un clima veramente infernale.&lt;br /&gt;Solo una donna si salva da questa catastrofe; lei sola conserva sana la vista e rappresenta uno spiraglio di salvezza per tutti.&lt;br /&gt;La vicenda ha un forte valore simbolico.&lt;br /&gt;D’accordo: viviamo in un mondo tenebroso.&lt;br /&gt;I motivi di sconforto sono tanti e possono indurci a una sorta di fatalismo che ci porta a dire:&lt;br /&gt;“E’ inutile sperare di poter modificare la realtà.&lt;br /&gt;A trionfare saranno sempre gli arrivisti, gli arrampicatori sociali, tutti coloro che sono mossi dall’ambizione, dalla passione per il guadagno, dal gusto perverso del potere”.&lt;br /&gt;E’ facile allora chiudersi nella propria sfera privata, rinunciando a ogni tentativo di modificare, sia pure di poco, la realtà.&lt;br /&gt;Ma il vangelo ci dice che questo mondo tenebroso è abitato da una luce.&lt;br /&gt;C’è una cecità diffusa, ma c’è anche Gesù che, come luce del mondo, inventa gli occhi del mendicante cieco.&lt;br /&gt;Anche il romanzo di Saramago sembra voler suggerire un motivo di grande speranza.&lt;br /&gt;La donna che, unica in mezzo a quella umanità colpita da improvvisa cecità, conserva la capacità di vedere, anche per gli altri, non potrebbe essere metafora di Cristo, luce del mondo, venuto in un mondo di ciechi a restituire uno sguardo nuovo?&lt;br /&gt;Perciò è importante accogliere il suggerimento che ci viene da un proverbio arabo il quale ci dice: “Vieni a me con il tuo cuore e io ti darò i miei occhi”.&lt;br /&gt;Ma che cosa significa saper vedere con uno sguardo nuovo, battesimale, miracolato, con lo stesso sguardo di Gesù?&lt;br /&gt;Lo dirò con un aneddoto.&lt;br /&gt;Un vecchio rabbino domandava un giorno ai suoi allievi di indicare il momento in cui la notte finisce e incomincia il giorno.&lt;br /&gt;“Forse è quando si incomincia a distinguere nettamente un cane da una pecora?”&lt;br /&gt;“No” rispose il rabbino.&lt;br /&gt;“Forse è quando si incomincia a distinguere una quercia da un albero di fico?”&lt;br /&gt;“No” ripose ancora il rabbino.&lt;br /&gt;“Ma allora, quando?” domandarono gli allievi.&lt;br /&gt;“Quando, guardando il volto di qualsiasi persona, riconoscerai tuo fratello o tua sorella.&lt;br /&gt;Fino a quel momento fa notte nel tuo cuore”.&lt;br /&gt;Se si è uniti a Cristo, si condivide lo sguardo di Cristo e si diventa portatori di luce come il cieco del vangelo dopo il miracolo.&lt;br /&gt;Non importa il grado di intelligenza.&lt;br /&gt;Non servono i titoli della cultura ufficiale. Non è nemmeno necessario parlare.&lt;br /&gt;Basta esserci.&lt;br /&gt;Con lo sguardo di chi ha incontrato Cristo.Portando sul volto un’impronta di luce.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-3224483499971143700?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/3224483499971143700/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=3224483499971143700&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/3224483499971143700'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/3224483499971143700'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2008/03/iv-domenica-di-quaresima.html' title='IV Domenica di quaresima'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-7277294828986411095</id><published>2008-02-24T18:09:00.002+01:00</published><updated>2008-02-25T18:40:57.339+01:00</updated><title type='text'>III Domenica di quaresima</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Esodo 34, 4-10&lt;br /&gt;Salmo 105&lt;br /&gt;Galati 3, 6-14&lt;br /&gt;Giovannoi 8, 31-59&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le letture presentano due tipi di esistenza.&lt;br /&gt;Il primo, visto come modello negativo, è interpretato dai Giudei di cui si parla nel vangelo.&lt;br /&gt;I Giudei incarnano un’esistenza bloccata, raggrinzita, accartocciata in certi schemi di comportamento, incapace di accogliere la novità rappresentata da Cristo.&lt;br /&gt;Per usare un’espressione che si trova nella prima lettura, sono uomini di “dura cervice”, gente dal collo duro.&lt;br /&gt;Come spiegare questo atteggiamento?&lt;br /&gt;È un atteggiamento che nasce dalla paura.&lt;br /&gt;I Giudei, di fronte a Gesù, hanno paura, anche se ostentano una grande sicurezza: “Noi siamo discendenza di Abramo”.&lt;br /&gt;Gesù ai loro occhi rappresenta una provocazione , una minaccia: è il diverso, colui che con la sua parola li mette in crisi, li obbliga a rivedere le loro posizioni, ad affrontare il problema religioso in termini nuovi.&lt;br /&gt;Se essi, come credono, conoscono la verità, dovrebbero sentirsi liberi.&lt;br /&gt;“La verità vi farà liberi” dice loro Gesù.&lt;br /&gt;Ma essi non sono liberi perché della verità hanno fattto un possesso orgoglioso da difendere gelosamente, non uu’avventura da vivere lungo i sentieri della ricerca, dell’interrogazione, dell’ascolto.&lt;br /&gt;Trovo meravigliosa questa osservazione affidata a una specie di distico: “Verità per i nostri piedi / verità che si possano danzare”.&lt;br /&gt;L’autore, Jean Sulivan, ha pensato a verità dinamiche, leggere, in cammino, sottratte alla pesantezza del possesso.&lt;br /&gt;Quando Gesù ha detto: “La verità vi farà liberi”, deve aver pensato anche lui a una verità danzante, non catturabile da nessuno, ma disponibile per tutti coloro che la vogliano cercare.&lt;br /&gt;Questa verità del resto la conosceva molto bene, perché faceva corpo con lui (“Io sono la verità” ha detto un giorno) e camminava perciò con i suoi passi su tutte le strade dove lo portava la sua straordinaria passione di comunicare.&lt;br /&gt;Ma succede purtroppo anche oggi che chi si sente minacciato nella propria sicurezza reagisca violentemente di fronte a questa verità libera e liberante.&lt;br /&gt;I Giudei passano dall’aggressività verbale a quella fisica: “Raccolsero pietre per scagliarle contro di lui”.&lt;br /&gt;Quando vedi qualcuno che si ritiene in possesso della verità (tanto più se si tratta di una verità “religiosa”), guardagli la mano: facilmente nasconde un sasso.&lt;br /&gt;E il sasso può essere, di volta in volta, il disprezzo, la commiserazione o la denuncia. “Tu non sei cristiano. Tu sei protestante, tu sei marxista, tu sei comunista, tu sei eretico”.&lt;br /&gt;Dio ci scampi dagli intolleranti e dai fanatici che hanno fatto della loro fede un’armatura ideologica e un tiro al bersaglio.&lt;br /&gt;Forse non c’è nulla che spinga di più all’ateismo dell’arroganza di certi credenti o di certi atei devoti che oggi si presentano come intransigenti difensori dei valori del vangelo atteggiandosi a maestri, quando invece bisognerebbe sentirsi tutti umili discepoli.&lt;br /&gt;Abbiamo visto finora un modello di esistenza, quello dei Giudei, governato dalla paura e dalla violenza.&lt;br /&gt;C’è un altro modello, questo positivo, interpretato da Abramo e soprattutto da Gesù.&lt;br /&gt;Anche Gesù avverte un profondo turbamento quando si trova davanti ai Giudei. ma la sua situazione di disagio è ben diversa da quella patita dai suoi avversari.&lt;br /&gt;È la tristezza di chi vorrebbe essere accolto e amato, mentre s’accorge che nessuno è disposto “a dare ascolto alle sue parole”.&lt;br /&gt;L’esperienza ci dice che questa è la sofferenza più insondabile e più distruttiva.&lt;br /&gt;Quando chi ti sta vicino (penso a quello che spesso succede nella vita di coppia) non ti comprende per quello che sei veramente, nella profondità della tua anima, è come sentirsi morire.&lt;br /&gt;Tu vivi, e al tempo stesso hai la sensazione di non esistere più.&lt;br /&gt;Ma Gesù rivela un segreto che gli permette di superare questo sconforto.&lt;br /&gt;Dio, quel Dio che anche i Giudei adoravano, lo sente vicino come Padre, pieno di attenzione e di compresione.&lt;br /&gt;Ci si accorge che Gesù, tutte le volte che parla del Padre, si intenerisce.&lt;br /&gt;Il Padre è tutto per lui: è il suo pensiero, la sua fiducia, la sua pace, la sua speranza.&lt;br /&gt;E si sente talmente unito al Padre da pronunciare queste parole ultime che i Giudei considerano come blasfeme: “Prima che Abramo fosse, io sono”.&lt;br /&gt;Chi potrebbe pronunciare queste parole se non Dio?&lt;br /&gt;Le può pronunciare anche Gesù, perché Gesù dimora nell’”Io sono”di Dio, nel giorno incorruttibile che non ha fine.&lt;br /&gt;E’ vivendo di questa certezza che Gesù può affrontare l’opposizione dei Giudei e poi la croce.&lt;br /&gt;In questo “Io sono" di Dio hanno dimorato e dimorano tutti i testimoni della fede, da Abramo fino alle persone più vicine, famigliari e amici, che ci hanno educato alla conoscenza di Gesù e del suo vangelo.&lt;br /&gt;Di questo amore al vangelo di Gesù vorrei offrire la testimonianza di un amico, don Michele Do, che un giorno ci ha fatto questa confidenza, che trovo bellissima:&lt;br /&gt;“Ecco, io sono l’uomo dei dubbi e non esorcizzo i dubbi; li tengo e cerco faticosamente e lentamente, man mano, di chiarirli, di lasciare che emerga un po’di luce.&lt;br /&gt;Ho, dunque, tanti dubbi, ma ho una sicurezza; se devo affidarmi a una zattera, in questa traversata, questa è la zattera dell’evangelo.&lt;br /&gt;Sento infatti con una sicurezza assoluta che l’immagine che Gesù ci ha dato di Dio, dell’uomo e del destino dell’uomo, chiamato a diventare uno con Dio e in Dio, è la più alta, la più nobile, la più affascinante avventura che si possa immaginare.&lt;br /&gt;E’ l’unica immagine, io dico, meritevole di essere vera.&lt;br /&gt;Mi dico: “Tienti saldo”.Se dovessi inabissarmi voglio farlo aggrappato a questa zattera evangelica come un nodo avvinghiato alla fune”.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-7277294828986411095?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/7277294828986411095/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=7277294828986411095&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/7277294828986411095'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/7277294828986411095'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2008/02/iii-domenica-di-quaresima.html' title='III Domenica di quaresima'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-6839917781521212165</id><published>2008-02-16T11:32:00.000+01:00</published><updated>2008-02-16T11:33:08.297+01:00</updated><title type='text'>II Domenica di quaresima</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Deuteronomio 5, 1-2.6-21&lt;br /&gt;Salmo 18&lt;br /&gt;Romani 13, 7-14&lt;br /&gt;Giovanni 4, 5-42&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A volte penso che per definire il cristianesimo si debba usare più frequentemente la parola follia.&lt;br /&gt;Che senso dare a questa parola?&lt;br /&gt;Si possono distinguere tre tipi di follia.&lt;br /&gt;C’è la follia di quelli che soffrono di malattie mentali.&lt;br /&gt;Follia non voluta, questa, ma subìta: degna  perciò di pietà e di estrema attenzione.&lt;br /&gt;C’è poi la follia di chi brucia incenso davanti a tutti gli idoli.&lt;br /&gt;Leggendo il vangelo della samaritana, mi è parso di trovare qualche traccia di questa seconda follia.&lt;br /&gt;La samaritana è una donna che non segue la ragione, ma l’estro, la spontaneità, l’istinto, l’immediatezza della volontà.&lt;br /&gt;Una storia di cinque mariti alle spalle. Vive con un sesto che non è suo marito.&lt;br /&gt;Chi può chiamare normale una donna che si abbandoni a questo vagabondaggio sentimentale?&lt;br /&gt;E poi c è un altro elemento rivelatore: dopo il colloquio con Gesù, torna in paese a dire “Ho incontrato uno che mi ha detto tutto quello che ho fatto”.&lt;br /&gt;Di Gesù ha colto soprattutto questo potere, segno che per lei dovevano contare molto i fenomeni paranormali: di divinazione, di occultismo, di magia.&lt;br /&gt;Non faccio fatica a pensare che questa donna frequentassi chiromanti, leggesse i suoi oroscopi o, come si dice, si facesse fare le carte.&lt;br /&gt;Come dunque definire questa donna?  Estrosa,estroversa, vivace?&lt;br /&gt;Certo, ma da un punto di vista etico, anche un po’ folle.&lt;br /&gt;Perché per lei non sembra che esistano più norme morali.&lt;br /&gt;I comandamenti che ci sono stati richiamati dalla prima lettura li doveva conoscere. Ma non tengono più.&lt;br /&gt;Concetti come dovere, impegno, fedeltà, lealtà, bene e male, giusto e ingiusto appartengono a un dizionario che non è più il suo.&lt;br /&gt;Tutto è innocente e buono, una volta che si segue il proprio istinto.&lt;br /&gt;Non è follia questa? Lo so: siamo noi a ragionare così.&lt;br /&gt;Per altri, per molti altri, questo comportamento è espressione di sanità menale, di verità, di autenticità.&lt;br /&gt;E può diventare motivo di compiacimento.&lt;br /&gt;Quanti sono folli e non sanno di esserlo. Anzi sono pronti ad accusare di follia gli altri.&lt;br /&gt;Ma c’è una terza forma di follia.&lt;br /&gt;Ne parlava Francesco: “Il Signore mi ha rivelato essere suo volere che io fossi pazzo nel mondo”.&lt;br /&gt;Perché Francesco ha detto questo?&lt;br /&gt;Perché aveva capito che Gesù agli occhi del mondo si era comportato da pazzo.&lt;br /&gt;Anche agli occhi dei suoi famigliari, se, come si legge nel vangelo di Marco, questi un giorno andarono per riportarlo a casa a viva forza, perché dicevano: “E’ pazzo”.&lt;br /&gt;Anche nel racconto di oggi il suo comportamento non è del tutto normale.&lt;br /&gt;Perché si ferma a parlare con una donna moralmente squalificata con il rischio di compromettere la sua riputazione agli occhi dei discepoli?&lt;br /&gt;E perché, mentre prima doveva avere fame, subito dopo  dice di non avere più fame?&lt;br /&gt;E’strano il comportamento di Gesù.&lt;br /&gt;Ma Gesù avrebbe potuto dare  una spiegazione quasi con le stesse parole di Francesco. “Il Padre mio mi ha rivelato essere suo volere che io fossi pazzo  nel mondo”.&lt;br /&gt;Sì, perché, prima di Francesco, prima di Gesù, se c’è una pazzia è quella di Dio.&lt;br /&gt;E una spia c’è anche nel vangelo di oggi: “E’ giunta l’ora, ed è questa, in cui i veri adoratori...”.&lt;br /&gt;Questo Dio è un Dio imprevedibile, un Dio vagabondo.&lt;br /&gt;Non lo puoi racchiudere dove piace a te, né sul monte Garizim dei samaritani, né nel tempio dei Giudei, a Gerusalemme.&lt;br /&gt;Non lo puoi imprigionare. E’ un Dio sfuggente. Dio è spirito.&lt;br /&gt;Non lo trovi a volte nei templi, soprattutto quando sono espressione  di orgoglio religioso, e lo trovi lì, dove meno te lo aspetti, sul margine di  un pozzo, a parlare con una donna che a giudizio comune sarebbe stato meglio evitare.&lt;br /&gt;Ecco la verità: noi non abbiamo un Dio ragionevole.&lt;br /&gt;Un Dio ragionevole non si sarebbe incarnato.&lt;br /&gt;Un Dio ragionevole non si sarebbe comportato come ha fatto Gesù.&lt;br /&gt;Un Dio ragionevole non sarebbe finito sulla croce.&lt;br /&gt;Che cosa vuol dire allora essere cristiani?&lt;br /&gt;E’ possibile essere cristiani e non essere un po’ folli nel senso del vangelo?&lt;br /&gt;I primi cristiani non hanno avuto dubbi.&lt;br /&gt;L’apostolo Paolo parlava della pazzia del vangelo.&lt;br /&gt;Purtroppo noi siamo troppo ragionevoli.&lt;br /&gt;Amiamo le giuste misure, la prudenza, il compromesso.&lt;br /&gt;Siamo saggi, ma nell’ordine del mondo.&lt;br /&gt;Per essere saggi nell’ordine del vangelo, dobbiamo invece amare l’eccesso, la dismisura, la sregolatezza.&lt;br /&gt;Sia chiaro: nell’ordine della carità.&lt;br /&gt;Dobbiamo almeno qualche volta dare fuori di testa, uscire dalle nostre limitate misure, rischiare, buttarsi, sfidare il buon senso.&lt;br /&gt;Follia- che poi è saggezza evangelica - è quando sei capace di un gesto di generosità, senza contropartita, e qualcuno accanto a te ti dice: “Ma tu sei matto! Che senso ha quello che stai facendo?” E tu riesci a ripetere a te stesso: “Sì, ha senso. Se sono pazzo, sono contento di esserlo in compagnia di Gesù”.&lt;br /&gt;Follia evangelica è quando sei così innamorato della tua fede che non la nascondi, ma la porti con fierezza, anche se gli altri ti riservano un senso di compassione e di derisione.&lt;br /&gt;Follia evangelica è non lasciasi appagare mai dalle consolazioni umane, ma credere nella parola che promette l’acqua  che toglie ogni sete.&lt;br /&gt;Anni fa qualcuno ha detto: “La pazzia è il sale che impedisce alla ragione di marcire”.&lt;br /&gt;Va bene anche per la fede: la follia evangelica è il sale che impedisce alla nostra fede di marcire.&lt;br /&gt;Perché qualche volta non dovremmo  avere il coraggio di pregare con queste parole:&lt;br /&gt;“Signore, fammi un po’ pazzo come sono stati i tuoi santi, soprattutto Francesco, come sei stato tu.&lt;br /&gt;Dammi il coraggio della tua pazzia.&lt;br /&gt;Dammi di credere che questa pazzia è la sola saggezza che può salvare questo nostro mondo”.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-6839917781521212165?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/6839917781521212165/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=6839917781521212165&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/6839917781521212165'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/6839917781521212165'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2008/02/ii-domenica-di-quaresima.html' title='II Domenica di quaresima'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-5387482765432515979</id><published>2008-02-04T08:43:00.000+01:00</published><updated>2008-02-10T10:27:08.268+01:00</updated><title type='text'>IV Domenica del tempo ordinario</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Matteo 5,1-11&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Penso che tutti, ascoltando le parole del vangelo, siamo stati presi da un’emozione profonda.&lt;br /&gt;Un’emozione che sempre si rinnova, anche se queste parole ci pare di conoscerle molto bene, per averle lette e ascoltate tante volte.&lt;br /&gt;Otto volte è risuonata la parola “beati”. La beatitudine qui è proclamata, cantata, celebrata con uno slancio che ci lascia sorpresi.&lt;br /&gt;Immaginiamoci anche noi sul monte delle beatitudini, mescolati tra la folla dei poveri, dei piccoli, degli umili, e lasciamoci penetrare da queste parole così sorprendenti perché inattese:“Beati voi…”.&lt;br /&gt;Ci saremmo aspettati di ascoltare precetti, norme, regole precise di comportamento; avremmo anche temuto di dover sottostare a qualche severa minaccia, come quelle che il Battista aveva usato nella sua predicazione sulle rive del Giordano.&lt;br /&gt;E invece la sua prima parola promette e assicura quella gioia alla quale tutti, seppure su strade diverse, aneliamo.&lt;br /&gt;Qui si rivela il cuore di Dio verso di noi.&lt;br /&gt;Non dovremmo mai stancarci di dire che il nostro Dio, il Dio in cui crediamo, vuole che noi siamo felici.&lt;br /&gt;Come sarebbe ben diversa la nostra chiesa se, invece di denunciare puntigliosamente gli errori degli uomini e di tracciare i percorsi da seguire, fossimo capaci di esprimere questa profonda convinzione: che la gioia si trova al cuore del cristianesimo.&lt;br /&gt;Senza dubbio bisogna riconoscere che, rispetto al passato, qualche segno di conversione non è mancato.&lt;br /&gt;Ci sono state epoche in cui il cristianesimo sembrava evocare solo croce e sofferenza,&lt;br /&gt;Ricordiamo ancora una volta che Nietzsche rimproverava ai cristiani i loro volti sempre rabbuiati, da persone non salvate o incapaci di godere.&lt;br /&gt;Erano tempi, quelli, in cui i sacerdoti, in particolare, erano visti come specialisti in lutti e sepolture.&lt;br /&gt;E’ bello scoprire invece che Dio ci vuole destinati alla gioia e che, se questa manca, non è perché siamo cristiani, ma perché non lo siamo abbastanza.&lt;br /&gt;Per i cristiani la felicità esiste, ed è già oggi.&lt;br /&gt;Servirsi delle beatitudini, come s’è fatto in passato, per invitare i poveri e i sofferenti alla rassegnazione, promettendo la felicità in un paradio a venire, è stato un tradimento del vangelo.&lt;br /&gt;Nel testo di Matteo ci sono verbi al futuro e verbi al presente.&lt;br /&gt;Come a dire che la gioia piena sarà data nel futuro di Dio, ma che questa gioia trabocca già nell’oggi e intride situazioni che sono sotto nostri occhi, tanto che Gesù ci invita a osservare: “Guardate: i poveri sono amati da Dio.&lt;br /&gt;Guardate gli artigiani di pace che sono chiamati figli da Dio.&lt;br /&gt;E i puri di cuore che vedono Dio al di là delle apparenze di un mondo duro e intrattabile”.&lt;br /&gt;Certo si tratta di una gioia non facile.+&lt;br /&gt;Non è infatti una gioia data a basso prezzo.&lt;br /&gt;Come è possibile conciliare gioia e sofferenza?&lt;br /&gt;Sembra esserci una contraddizione, un paradosso, una follia..&lt;br /&gt;Per Gesù è possibile: c’è una sofferenza che racchiude ed esprime l’esperienza della gioia.&lt;br /&gt;Del resto molti credenti ne sono testimoni, dai primi martiri agli ultimi.&lt;br /&gt;E non erano persone affette da turbe masochistiche che cercassero morbosamente forme di autopunizione.&lt;br /&gt;Nel giorno della memoria della shoah sarebbe stato giusto ricordare che tante vittime (ebrei e non ebrei, come Massimiliano Kolbe) hanno affrontato la morte cantando i salmi della lode e della speranza.&lt;br /&gt;Come spiegare un fatto così incredibile?&lt;br /&gt;E’l’amore l’unica spiegazione.&lt;br /&gt;Erano persone che credevano nella fecondità e nella forza dell’amore.&lt;br /&gt;Ed erano persone che non si sentivano abbandonate dalla presenza di colui che è soltanto amore.&lt;br /&gt;Se accogliamo questo amore, troviamo il segreto della gioia.&lt;br /&gt;Il mondo che conosciamo si presenta davanti a noi con i suoi drammi, le sue angosce, le sue tensioni, le sue lotte, i suoi fallimenti.&lt;br /&gt;L’uomo delle beatitudini non è uno sciocco o un ingenuo che non conosca i dati oggettivi della storia.&lt;br /&gt;L’uomo delle beatitudini, per le tante notizie rattristanti che occupano le pagine dei giornali soprattutto in questi giorni, sa che ogni mattina lo attende “per colazione una tazza di lacrime” (E.Canetti).&lt;br /&gt;Ma vede che il mondo è abitato da una promessa ed è sostenuto da una grande speranza.&lt;br /&gt;Per questo la gioia di Gesù può circolare in mezzo a noi, nonostante le fatiche e le pesantezze della vita.&lt;br /&gt;Gioia non chiassosa, ma segreta.&lt;br /&gt;Arriva a volte quando meno te l’aspetti. Non sai da dove venga né come.&lt;br /&gt;E’ un fatto imprevedibile.&lt;br /&gt;Si cammina allora con passo leggero verso gli altri, in pace con tutti e, prima ancora, con se stessi.&lt;br /&gt;Al termine della vita ci sarà rivolta questa domanda:&lt;br /&gt;“Ho suonato il flauto per te.&lt;br /&gt;Perché non hai danzato?”(Mt 11, 1).&lt;br /&gt;Non ci capiti di presentarci davanti al Signore senza aver conosciuto la gioia che egli ci ha promesso.&lt;br /&gt;Per questo è importante oggi inebriarsi delle parole delle beatitudini così da sentirne il fascino profondo.&lt;br /&gt;Guardiamo alle beatitudini- così ci suggerisce un commentatore (J. Corbineau) –come si guarda a una vetrata.&lt;br /&gt;La vetrata non fa altro che far cantare la luce.Guardiamo questa vetrata e ci sembrerà di indovinare un volto: è il volto di Gesù, il volto dell’amore di Dio.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-5387482765432515979?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/5387482765432515979/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=5387482765432515979&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/5387482765432515979'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/5387482765432515979'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2008/02/iv-domenica-del-tempo-ordinario.html' title='IV Domenica del tempo ordinario'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-8870692175041548159</id><published>2008-01-26T20:58:00.000+01:00</published><updated>2008-01-27T16:19:54.147+01:00</updated><title type='text'>Santa Famiglia</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp0.blogger.com/_pAtMLg_Dt9g/R5ygCwSjUXI/AAAAAAAAADE/5ySehV2MAWY/s1600-h/images%5B4%5D.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5160175242242642290" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp0.blogger.com/_pAtMLg_Dt9g/R5ygCwSjUXI/AAAAAAAAADE/5ySehV2MAWY/s320/images%5B4%5D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Siracide 3,3-7.14-17&lt;br /&gt;Colossesi 3, 12-21&lt;br /&gt;Luca, 12.39-40&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.qumran2.net/"&gt;http://www.qumran2.net/&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La famiglia di Nazaret compie un pellegrinaggio al tempio.&lt;br /&gt;Che cosa rappresenta il tempio, qualsiasi tempio, nel mondo religioso della persona credente?&lt;br /&gt;Forse non si sbaglia dicendo che il tempio rappresenta il sentimento della stabilità e della continuità.&lt;br /&gt;Fuori del tempio si svolge il fluire disordinato della vita, nel segno di improvvisi e imprevedibili cambiamenti.&lt;br /&gt;Il tempio invece evoca l’ordine, la gerarchia dei rapporti, il culto della tradizione, quindi un senso di stabilità.&lt;br /&gt;Si sa che molti uomini di cultura, soprattutto all’inizio del secolo scorso, si sono convertiti scegliendo di entrare nella chiesa cattolica perché questa sembrava offrire proprio quei valori di stabilità e di sicurezza che abbiamo visto richiamati dalla funzione del tempio.&lt;br /&gt;Qualcosa di analogo sembra succedere oggi, se è vero che ci sono atei che si scoprono devoti.&lt;br /&gt;Devoti di chi?&lt;br /&gt;Non di colui che abita nel tempio (continuano infatti a professarsi atei), ma di certi valori rassicuranti che sono rappresentati dal tempio.&lt;br /&gt;Se però noi oggi leggiamo attentamente questo racconto che troviamo nel vangelo di Luca, ci accorgiamo che il tempio, per la presenza di Cristo, non svolge più la tradizionale funzione rassicurante, ma rovescia completamente questa immagine.&lt;br /&gt;Il tempio viene associato alla novità, alla contestazione del passato, al superamento di ciò che è vecchio.&lt;br /&gt;E’ infatti nel tempio che Gesù pronuncia questa frase rivoluzionaria: “Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”.&lt;br /&gt;In che senso si tratta di una parola rivoluzionaria?&lt;br /&gt;Affermare che c’è un Padre che sta al disopra di ogni paternità umana vuol dire che i rapporti tra le persone, soprattutto all’interno delle famiglie, vanno interpretati e vissuti con una sensibilità nuova.&lt;br /&gt;Se c’è un Dio che è Padre prima di te, la tua paternità o la tua autorità viene relativizzata per cui non puoi pensare di esercitare, come spesso succede, uno spirito di possesso o di dominio sulle persone.&lt;br /&gt;Puoi dire “mio figlio”, ma senza enfatizzare troppo l’aggettivo possessivo, perché quel figlio, prima che tuo, è figlio di Dio.&lt;br /&gt;Puoi dire “mia moglie”, ma rispettando e onorando in lei il mistero del suo personale rapporto con Dio.&lt;br /&gt;Gesù, con le parole pronunciate nel tempio, ha smantellato i rapporti fondati su un amore che, più che amore dell’altro, è inconsciamente e morbosamente solo amore di se stesso.&lt;br /&gt;Era quello che voleva dire Andrè Gide, celebre scrittore francese del secolo scorso, quando in un suo romanzo scrisse: “Famiglie, io vi odio”.&lt;br /&gt;La frase scandalizzò molte persone, mentre si sarebbe dovuto capire quanto di giusto e di evangelico ci fosse in questo suo grido.&lt;br /&gt;Non è stato del resto Gesù a dire:”Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli e le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo”(Lc 14, 26)&lt;br /&gt;Certo non si tratta di rinnegare il quarto comandamento, ma di odiare quello che in una famiglia si oppone alla vera crescita della persona.&lt;br /&gt;Frequentare il tempio in cui si ascoltano queste parole di Gesù è come poter dire:”C’è un Dio che è dalla mia parte perché mi vuole liberare da tutte le tutele costringenti e mortificanti.&lt;br /&gt;E lo stesso Dio mi ricorda che io devo esercitare con grande rispetto e delicatezza l’autorità sulle persone che mi sono affidate, mettendomi al servizio del progetto che esse sono chiamate a realizzare, seguendo la voce interiore dello Spirito”.&lt;br /&gt;E’chiaro che in questa nuova prospettiva i ruoli all’interno della famiglia non sono mai rigidamente fissati per sempre, ma devono essere continuamente ricreati e rinnovati.&lt;br /&gt;Si pensi ancora a Gesù nel tempio: sembra che a insegnare le cose di Dio non siano i sacerdoti o i dottori in teologia, ma un ragazzino venuto chissà da dove.&lt;br /&gt;La stessa cosa potrebbe – dovrebbe – avvenire anche in una famiglia: non c’è nessuno che abbia da solo il diritto di parlare e di decidere per tutti, ma ciascuno deve mettersi in ascolto, perché la verità può essere portata da tutti, anche dal bambino più piccolo, quando dice cose che, proprio perché vengono da una voce innocente, hanno spesso il potere di sorprendere e di mettere in crisi la presunta sapienza del mondo adulto.&lt;br /&gt;Il racconto del vangelo ci presenta dunque il tempio in una luce nuova.&lt;br /&gt;Perciò chi ama lo status quo, le gerarchie fisse, l’attaccamento al passato resti lontano dal tempio, dove c’è una perenne novità rappresentata dalla presenza di Cristo.&lt;br /&gt;Stia lontano lui e tutti quelli che vorrebbe proteggere da ogni ventata di novità.&lt;br /&gt;Sarebbe troppo pericoloso avvicinarsi.&lt;br /&gt;E’ vero che il racconto si chiude con il ritorno di Gesù a Nazaret, dove rimane sottomesso a Maria e a Giuseppe.&lt;br /&gt;Apparentemente tutto rientra nella normalità&lt;br /&gt;In realtà quella disobbedienza di Gesù e le parole dette nel tempio avevano segnato, in quella&lt;br /&gt;famiglia ed ora in ogni famiglia umana che si lasci educare dal vangelo, un passaggio rivoluzionario nel modo di vivere i rapporti per poter crescere insieme “in sapienza, età e grazia”.&lt;br /&gt;“Le cose del Padre”non impedivano a Gesù di rimanere in quella casa e vi rimarrà per più di vent’anni, ma con una riserva: sarebbe venuto il momento in cui liberamente avrebbe preso le distanze da quella casa, pur sapendo che la sua decisione non sarebbe stata facilmente accettata.&lt;br /&gt;L’ubbidienza non è una virtù, è stato detto da don Milani con grave scandalo dei benpensanti.&lt;br /&gt;E’ importante ubbidire, ma è importante anche resistere, quando all’interno di una famiglia si respira una sorta di filosofia della vita (quante cose si potrebbero dire in proposito) che è difforme da quella insegnata da Gesù.&lt;br /&gt;Celebriamo oggi il giorno della memoria per ricordare la shoah, lo sterminio degli ebrei nei lager nazisti e la persecuzione antiebraica anche nel nostro paese con le leggi razziali promulgate proprio 70 anni fa.&lt;br /&gt;Come non interrogarsi sulla responsabilità di tante famiglie nella diffusione dell’antisemitismo o comunque nel seminare anche oggi sospetti e diffidenze nei confronti di chi è diverso per razza, religione o cultura?&lt;br /&gt;Sono temi, quelli che abbiamo trattato, molto complessi e delicati, che andrebbero affrontati con una riflessione pacata e silenziosa come ha fatto Maria la quale – si legge nel vangelo - “serbava tutte queste cose nel suo cuore”.&lt;br /&gt;Certe cose, soprattutto quelle che non si capiscono, bisogna macerarle nel silenzio e, ancor più, nella preghiera, perché possano esprimere tutta la novità e la sapienza con cui Gesù ha orientato la nostra esistenza, aprendo davanti a noi percorsi di grande, indicibile, insopprimibile libertà. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-8870692175041548159?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/8870692175041548159/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=8870692175041548159&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/8870692175041548159'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/8870692175041548159'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2008/01/santa-famiglia.html' title='Santa Famiglia'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_pAtMLg_Dt9g/R5ygCwSjUXI/AAAAAAAAADE/5ySehV2MAWY/s72-c/images%5B4%5D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-8405264995150649851</id><published>2008-01-21T00:25:00.000+01:00</published><updated>2008-01-23T13:13:40.039+01:00</updated><title type='text'>II Domenica del tempo ordinario</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp2.blogger.com/_pAtMLg_Dt9g/R5SIO3-596I/AAAAAAAAACs/LuVBUQTLgCs/s1600-h/mathisgothartgrunewaldmin.png"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5157897262373402530" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp2.blogger.com/_pAtMLg_Dt9g/R5SIO3-596I/AAAAAAAAACs/LuVBUQTLgCs/s320/mathisgothartgrunewaldmin.png" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;II Domenica del tempo ordinario&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Isaia 49, 3.5-6&lt;br /&gt;Salmo 39&lt;br /&gt;1 Corinzi 1, 1-3&lt;br /&gt;Giovanni 1, 29-34&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Immagine: &lt;em&gt;la crocefissione  di Grunewald&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;a href="http://www.uni-leipzig.de/ru/bilder/passion3/" target="_top"&gt;www.uni-leipzig.de/ru/bilder/passion3/&lt;/a&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;“Io non lo conoscevo....” dice Giovanni Battista parlando di Gesù.&lt;br /&gt;Per ben due volte in questo breve testo di vangelo.&lt;br /&gt;Questa confessione ci sorprende perché ciascuno di noi non può aver dimenticato i rapporti di parentela che esistevano tra Maria, la madre di Gesù, ed Elisabetta, la madre di Giovanni.&lt;br /&gt;Come è possibile pensare che Giovanni non conoscesse Gesù, che forse gli era stato compagno di giochi e con il quale doveva avere scambiato tante confidenze?&lt;br /&gt;Che sia dunque cambiato Gesù?&lt;br /&gt;No, non è Gesù che è cambiato, ma è Giovanni che è cambiato, è il suo sguardo che non è più soltanto carnale, come direbbe l’apostolo Paolo, ma spirituale, cioè illuminato dallo Spirito tanto da poter dire:“Io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio”.&lt;br /&gt;C’è una prima riflessione da fare, che ci riguarda personalmente.&lt;br /&gt;La vita cristiana comporta una conoscenza sempre più approfondita su Gesù, una conoscenza sempre più aperta al rivelarsi del suo mistero inesauribile.&lt;br /&gt;Si tratta di un compito senza fine.&lt;br /&gt;Non basta infatti fermare l’attenzione sul Gesù della storia o il Gesù della teologia.&lt;br /&gt;Gesù è sempre oltre, sempre al di là delle nostre conoscenze.&lt;br /&gt;E’ una persuasione che deve rimanere profondamente radicata in noi, altrimenti si corre il rischio di diventare abitudinari della fede, professionisti della fede, gente cioè che sa di sapere e che perciò non si lascia più coinvolgere in questa meravigliosa, appassionante avventura che prende inizio da questo perenne interrogativo:”Chi è Gesù per me?”.&lt;br /&gt;Gesù, bisogna dire, non ci lascia soli in questa ricerca.&lt;br /&gt;E’significativa l’osservazione che c’è nel vangelo: Giovanni Battista vede Gesù “venire verso di lui”.&lt;br /&gt;E’ Dio che prende l’iniziativa, è lui che ci viene incontro, è lui che muove i primi passi. Sempre.&lt;br /&gt;E nel testo del vangelo per due volte si parla dello Spirito che discende.&lt;br /&gt;C’è dunque una conoscenza secondo lo spirito che non è una conoscenza acquisita, ma è una conoscenza che viene da altrove, che viene dall’alto, che discende come una colomba, portata dallo Spirito.&lt;br /&gt;E dove ci porta questa nuova conoscenza?&lt;br /&gt;A incontrare Gesù come ”l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo”.&lt;br /&gt;Siamo sinceri: che cosa riusciamo a capire di quest’annuncio?&lt;br /&gt;Chi ha la fortuna di andare a Colmar a vedere quel grande capolavoro che è la pala dell’altare di Isenheim dipinta da Grunewald, accanto al crocifisso, indimenticabile per il suo straziante realismo, la figura del Battista con l’indice enorme puntato verso Gesù e in basso, tra la croce e il Battista, un agnello. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quanti sono i visitatori che riescono a collegare la scena con il vangelo di questa liturgia e a trovare il significato delle varie immagini?&lt;br /&gt;L’ideale sarebbe che ammettessimo la nostra impreparazione e fossimo pronti all’interrogazione che può dischiudere il senso nascosto.&lt;br /&gt;Perché Gesù è l’agnello di Dio?&lt;br /&gt;Bisognerebbe evocare il servo sofferente di cui parla il profeta Isaia con l’immagine dell’”agnello condotto al macello”, oppure l’agnello pasquale “senza difetto” il cui sangue versato sugli stipiti delle porte avrebbe salvato le case degli ebrei poco prima dell’esodo.&lt;br /&gt;Ma non basta neppure avere tutte queste informazioni se esse rimangono sul piano di una cultura nozionistica (così si diceva un volta) che non incide sul nostro vissuto e sul nostro destino.&lt;br /&gt;Non ha senso una conoscenza del catechismo se essa non porta alla conoscenza di Gesù, ad una conoscenza sempre aperta a nuovi sviluppi e a continui stupori.&lt;br /&gt;Noi conosciamo quando, al di là di tutto quello che possiamo sapere su di lui, arriviamo ad amarlo e a confidargli, sotto l’azione dello Spirito: “Signore Gesù, tu sei l’agnello di Dio, tu sei la dolce presenza di un Dio che, passo dopo passo, mi aiuta a vivere in libertà, non più sottomesso alla dura tirannia del peccato e della morte”.&lt;br /&gt;E amando G sù si diventa testimoni.&lt;br /&gt;Come Giovanni del quale due volte si dice che ha reso testimonianza.&lt;br /&gt;Giovanni qui è presentato nella sua nuova identità.&lt;br /&gt;Non è più visto come il precursore o il battezzatore, ma come it testimone.&lt;br /&gt;Essere testimoni è la vocazione a cui tutti siamo chiamati.&lt;br /&gt;Ricordo d’avere assistito anni fa ad una discussione proprio su questo tema.&lt;br /&gt;Ad un certo punto c’è stato chi ha sollevato questa domanda: nel vangelo è più importante la figura del sacerdote o quella del testimone?&lt;br /&gt;Il testimone è colui che interiorizza la verità e la irradia.&lt;br /&gt;Il sacerdote è l’incaricato di un servizio nella casa di Dio.&lt;br /&gt;Prima quindi viene il testimone, poi il sacerdote.&lt;br /&gt;Viviamo in tempi in cui la testimonianza deve essere vissuta da ogni cristiano con particolare consapevolezza e responsabilità, ma questo non significa assumere forme di presenza che non siano secondo lo stile di Gesù.&lt;br /&gt;Lo stile nella testimonianza è qualcosa di essenziale.&lt;br /&gt;Se si è provocati, non si può reagire con metodi altrettanto trasgressivi e violenti.&lt;br /&gt;La causa del vangelo non si difende meglio con la forza dei numeri o con l’asprezza delle parole.&lt;br /&gt;L’agnello e la colomba, di cui si parla nel vangelo, sono simboli universali di innocenza, di dolcezza, di fragilità, di umiltà.&lt;br /&gt;Dire che Gesù è l’agnello di Dio è dire in modo molto suggestivo che Gesù è la manifestazione della dolcezza , della tenerezza e pure della umiltà del nostro Dio.&lt;br /&gt;E quando noi ascoltiamo queste parole al momento del comunione, dobbiamo pensare che Gesù si fa nostro nutrimento per far crescere in noi la dolcezza, la tenerezza, l’umiltà del nostro Dio: in una parola, la vita divina in noi e tra di noi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;casa&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-8405264995150649851?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/8405264995150649851/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=8405264995150649851&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/8405264995150649851'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/8405264995150649851'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2008/01/ii-domenica-del-tempo-ordinario.html' title='II Domenica del tempo ordinario'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp2.blogger.com/_pAtMLg_Dt9g/R5SIO3-596I/AAAAAAAAACs/LuVBUQTLgCs/s72-c/mathisgothartgrunewaldmin.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-819306842891288059.post-910318122865793766</id><published>2008-01-12T19:40:00.000+01:00</published><updated>2008-01-13T18:24:26.583+01:00</updated><title type='text'>Battesimo di Gesù</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp2.blogger.com/_pAtMLg_Dt9g/R4pG2X-594I/AAAAAAAAACc/YV_u0tRVGiE/s1600-h/Battesimo+Ges%C3%B9.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5155010623443695490" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp2.blogger.com/_pAtMLg_Dt9g/R4pG2X-594I/AAAAAAAAACc/YV_u0tRVGiE/s320/Battesimo+Ges%C3%B9.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Matteo 3, 13-17&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Credo che, per interpretare il racconto di Matteo, sia indispensabile un certo impegno immaginativo, non per inventare quello che non c’è, ma per portare alla luce quello che vi è sottinteso. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Cominciamo a inquadrare i protagonisti: sono Giovanni e Gesù, uno di fronte all’altro.&lt;br /&gt;Ma Giovanni e Gesù non sono soli.&lt;br /&gt;Se, come narra Matteo, Giovanni non soltanto battezzava, ma anche predicava sulla riva del Giordano, bisogna pensare che attorno ci fosse una folla di ascoltatori, quasi a formare il coro previsto dalle rappresentazioni classiche.&lt;br /&gt;Proseguendo in questa ricostruzione della scena, bisogna immaginare il tipo umano prevalente in questo addensarsi di persone sulla riva del Giordano.&lt;br /&gt;Gesù e Giovanni erano giovani.&lt;br /&gt;E giovani dovevano essere anche quei discepoli di Giovanni che in seguito, lo sappiamo da altri passi del vangelo, sarebbero diventati discepoli di Gesù.&lt;br /&gt;Che cosa cercavano tutti quei giovani lontano dalla città?&lt;br /&gt;E’ proprio del mondo giovanile sognare un mondo nuovo ribaltando gli schemi logori del passato.&lt;br /&gt;Questa voglia di rinnovamento nel racconto di Matteo è suggerita anche dallo scenario.&lt;br /&gt;Perché accorrono in massa sulle rive del Giordano?&lt;br /&gt;L’acqua del Giordano, per la predicazione di Giovanni e per il battesimo che vi amministrava, parlava loro di purificazione, di pulizia morale, di creazione fresca e nuova.&lt;br /&gt;C’è un aforisma che dice: “Chi ha veramente sete, sente il rumore dell’acqua”.&lt;br /&gt;Quei giovani arrivati al Giordano avevano sete di una vita diversa, di un’acqua zampillante per la vita eterna.&lt;br /&gt;Non bisogna dimenticare inoltre che non si trattava di una fonte o di un fiume qualsiasi, ma del Giordano, di un fiume cioè che nella storia del popolo d’Israele aveva segnato il confine tra l’attesa della terra promessa (gli anni passati nel deserto) e la conquista del regno della libertà.&lt;br /&gt;Il desiderio di una vita nuova prendeva perciò, sulle rive del Giordano, un carattere particolare: era un anelito alla libertà.&lt;br /&gt;Ci stupisce però, a questo punto, la presenza di Gesù tra quella folla di persone che chiedevano a Giovanni il battesimo&lt;br /&gt;Che bisogno aveva di ricevere il battesimo di penitenza, lui che non aveva alcuna colpa?&lt;br /&gt;La tradizione cristiana dirà che era senza peccato.&lt;br /&gt;Verrebbe voglia di suggerirgli: “Signore Gesù, hai sbagliato posto. Il tuo posto non è qui, tra questa gente che porta il peso di tante inadempienze”.&lt;br /&gt;L’obiezione, prima che nostra, era stata del Battista stesso il quale si era rivolto a Gesù con queste parole: “Io avrei bisogno di essere battezzato da te e sei tu che vieni verso di me?”.&lt;br /&gt;Ma Gesù non si lascia turbare da queste obiezioni.&lt;br /&gt;Venuto a condividere totalmente la nostra condizione umana, custodisce anche lui, dentro di sé, una sofferenza segreta e un sogno meraviglioso.&lt;br /&gt;Pare che a farlo soffrire sia stata soprattutto l’esperienza del confronto ruvido e delle rivalità che reggono i rapporti tra le persone.&lt;br /&gt;Fin dalla nascita noi ci muoviamo in un mondo segnato da questa logica del confronto che definisce la superiorità degli uni sugli altri attraverso gerarchie di merito.&lt;br /&gt;Anche sulle rive del Giordano questa logica è imperante.&lt;br /&gt;“Razza di vipere, chi pretendete di essere?”grida il Battista il quale non annuncia la venuta di Gesù, ma di uno più forte di lui di cui, dice, non è degno di sciogliere i legacci dei sandali.&lt;br /&gt;Si è e si rimane nel mondo dei raffronti e delle competizioni, tanto che colui del quale è annunciata la venuta non avrà altro compito se non di separare quelli che valgono da quelli che non valgono, il buon grano da riporre nei granai dalla paglia destinata al fuoco che non si estingue.&lt;br /&gt;Questa situazione doveva far soffrire molto Gesù.&lt;br /&gt;Da questa sofferenza gli nasceva nel profondo del cuore il desiderio di comunicare non con un Dio giustiziere, come era ancora nella predicazione di Giovanni, ma con un Dio giusto, che fosse cioè pura benevolenza e guardasse ad ogni essere umano come al proprio figlio preferito, al di fuori di ogni gerarchia.&lt;br /&gt;Entrando nelle acque del Giordano sognava di poter comunicare con l’invisibile Benevolenza.&lt;br /&gt;E quando esce dal Giordano il miracolo si compie: i cieli si aprono e una voce lo conforta con queste parole: “Questi è il figlio mio bene-amato, nel quale mi sono compiaciuto”.&lt;br /&gt;Sono parole meravigliose, di straordinaria bellezza e dolcezza, parole che ciascuno può accogliere come rivolte a se stesso.&lt;br /&gt;Perché, come dice l’apostolo Paolo, in Cristo anche noi siamo figli e quindi coeredi, anche su ciascuno di noi c’è la parola del Padre:”Tu, mio unico, mio bene-amato”.&lt;br /&gt;C’è un Dio che non aspetta che noi siamo buoni, per amarci&lt;br /&gt;Noi siamo educati a meritarci di essere amati, a compiere delle cose che siano meritevoli di approvazione e di amore.&lt;br /&gt;Invece Dio mi dice che sono amato bene dall’inizio. Dio non mi ama perché sono buono, ma perché, amandomi, vuole rendermi buono.&lt;br /&gt;Passiamo la vita cercando di riuscire in qualcosa, di diventare qualcuno.&lt;br /&gt;Ciascuno ha un proprio progetto, una particolare ambizione, ma più che figli bene-amati non potremo mai essere.&lt;br /&gt;Questa festa, oggi, è la festa di ciò che è nascosto in noi e va riscoperto.&lt;br /&gt;E’ una festa che può procurarci o restituirci uno sguardo di immensa stima su noi stessi.Per pura grazia, perché c’è un Padre che ci ama come ha amato Gesù.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/819306842891288059-910318122865793766?l=domenicainsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/feeds/910318122865793766/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=819306842891288059&amp;postID=910318122865793766&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/910318122865793766'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/819306842891288059/posts/default/910318122865793766'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://domenicainsieme.blogspot.com/2008/01/battesimo-di-ges.html' title='Battesimo di Gesù'/><author><name>don Luigi Pozzoli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12849175491189054079</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://im
