venerdì 23 ottobre 2009

Assunzione della Beata Vergine Maria - 2009

Le feste liturgiche dedicate a Maria, come questa dell’Assunzione, ne celebrano per lo più i privilegi e la gloria.
A queste feste si accompagna spesso una certa enfasi devozionale che, mentre esalta la esemplarità straordinaria di Maria, rischia di farci dimenticare gli aspetti ordinari, quelli rappresentati dai limiti della nostra condizione umana.
Bisognerebbe non dimenticare mai che nei vangeli Maria occupa uno spazio molto modesto, senza alcun accenno a fatti prodigiosi che avessero qualche parentela con la gloria umana.Bernanos lo ha fatto osservare con molta forza. “La Santa Vergine non ha avuto né trionfo né miracolo. Suo Figlio non ha permesso che la gloria umana la sfiorasse”.
Prima perciò di contemplare Maria come regina del cielo, cerchiamo di umanizzarla, di renderla vicina, di vederla come figlia di questa terra.
Del resto, quando ha parlato di umiltà, lei stessa ha invitato a considerare la sua condizione, fatta di incombenze e di adempimenti, che in nulla dovevano distinguerla dalle altre donne di Nazaret.
Come possiamo immaginare le sue giornate?
Era una casalinga, diremmo oggi, che si occupava delle faccende di casa, come quella di attingere acqua all’unica fonte del villaggio e di lavarvi i panni in compagnia di altre donne.
Era una madre di famiglia che doveva seguire con trepidazione la crescita del figlio.
Era la moglie di un artigiano del villaggio che doveva temere per tutte le incertezze economiche legate al lavoro.
Bisognava perciò fare tante piccole economie e cogliere tutte le occasioni possibili, soprattutto al tempo del raccolto, per integrare con qualche guadagno supplementare le poche risorse disponibili.
In quella casa non si conosceva la ricchezza.
Maria dunque è stata una donna come tante altre, in quel villaggio della Galilea.
Come ha potuto, da questa condizione di radicale umiltà, elevarsi così tanto da raggiungere, anche con il corpo, il Figlio nella gloria della risurrezione?
La risposta la troviamo nelle parole del Magnificat e di Elisabetta
“Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente” dice Maria.
Ed Elisabetta: “Beata colei che ha creduto”.
Maria rivela un’esistenza che si lascia colmare dai doni di Dio, dalle cose grandi che Dio ama realizzare nelle persone umili.
Trovo molto bella questa osservazione di un autore francese: ”Il vero possesso si realizza solo nell’abbandono. Si posseggono solo i regali, non le prede”. (Jean Bastaire).
Noi che abbiamo l’abitudine di mettere su tutte le cose le nostre mani possessive e predatrici, le perdiamo.
Maria invece ha offerto un cuore accogliente e riconoscente al dono di Dio (“Ha creduto” come dice Elisabetta) e questo dono ha preso dimora in lei, prima nel suo grembo di madre, poi nella sua casa di Nazaret e nel suo cuore di discepola del Figlio.
All’interno della sua vita ordinaria ha dato spazio all’azione di Dio di cui ha sentito il fascino e la forza ascensionale tanto da essere anch’essa associata allo slancio della risurrezione.
A pensaci bene, non poteva avvenire diversamente.
Aveva detto Gesù:“ Se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte) (Gv 8, 51).
Chi più di Maria ha prestato un ascolto fiducioso e docile alla parola di Gesù?
Del resto, è una legge dell’amore che chi ama, venga a trovarsi là dove è la persona amata.
Elias Canetti ha scritto: “Chi ama, va in giro con un cuore altrui. Chi muore, porta con sé nella tomba il cuore di un altro e il suo cuore continua a vivere in un’altra persona”.
Alla luce di questa verità , possiamo dire che Maria, il giorno della Assunzione, ha ritrovato il suo cuore in Gesù e Gesù ha ritrovato il suo cuore nella madre, per sempre unita a lui nella gloria.
Che cosa ci suggerisce questo mistero di Maria che valga a trasfigurare un poco le nostre esistenze?
Oggi Maria non solo ci insegna le vie del Vangelo, quelle, in particolare, della umiltà, della , semplicità, della accoglienza fiduciosa e gioiosa dei doni del Signore, ma, come vangelo tradotto in immagine di pura bellezza, ci indica quali sono gli orizzonti ultimi della nostra vita che danno un senso a tutto quello che stiamo vivendo.
Maria ci aiuta a fare memoria del nostro futuro.
E poiché ci è promesso un futuro di luce e di bellezza, questa luce può trasfigurare già la vita presente e ci consente di amarla anche quando ci sembra greve e opaca.
Questa luce trasfigura in particolare l’opacità dei nostri corpi.
Un riverbero della luce dell’ assunzione si riflette su tutti i corpi,, sui corpi provati dalle malattie,sui corpi umiliati delle prostitute, sui corpi inerti delle persone che sentono il peso degli anni-
E d’altra parte la stessa luce esalta il lavoro di tutti coloro che si prodigano nel curare i corpi con grande rispetto della loro dignità.
Il Magnificat dell’Assunzione dovrebbe risuonare oggi soprattutto nelle cliniche e negli ospedali, negli ospizi e nei penitenziari.
Anche nei cimiteri.
L’Assunzione è come il riflesso della luce pasquale, una sorta di arcobaleno su un cielo ancora tempestoso o come l’eco di quell’alleluia che ha salutato nel cuore della nostra fede il grande evento della risurrezione.

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