sabato 1 marzo 2008

IV Domenica di quaresima


Esodo 4, 28-35
Salmo 35
2 Corinzi 3, 7-13.17-18
Giovanni 9, 1- 41

“Gesù passando vide”.
Il racconto di Giovanni è tutto centrato sulla esperienza del vedere.
Che cosa vede Gesù e che cosa vediamo noi accompagnando Gesù sulle strade che egli intende percorrere per annunciare a tutti l’amore di Dio?
“Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita”.
L’avremmo visto anche noi?
C’è da dubitare.
Di poveracci come il cieco del vangelo ne incontriamo moltissimi sui nostri percorsi quotidiani, ma è come se non li vedessimo.
Li vediamo, certamente, ma non con lo sguardo della pietà con cui Gesù guardò il cieco.
Siamo distratti da troppe cose: questa è la nostra giustificazione.
In realtà ci manca l’attenzione che nasce dal cuore.
In un libro della Bibbia, precisamente nel Siracide (13, 25), si legge questa bellissima osservazione. “Il cuore dell’uomo modella il suo volto (potremmo anche dire: modella il suo sguardo), sia in bene sia in male”.
E’dal cuore dell’uomo che nascono le nostre disattenzioni, le nostre lentezze, le nostre cecità.
Sì, perché siamo ciechi e non sappiamo di esserlo.
Sono ciechi soprattutto tanti detentori del sapere scientifico, politico, economico, religioso, quando trattano astrattamente i loro programmi ignorando l’uomo.
Per essi prima vengono le strategie di partito, le leggi economiche con la loro intangibile verità, i valori dell’ortodossia, poi viene l’uomo.
Pensiamo ai farisei del vangelo.
Un miracolo compiuto in giorno di sabato per essi non conta nulla.
Anzi, neppure può esistere.
Prima viene la legge, poi l’uomo.
In questo tempo in cui, in vista della consultazione elettorale, i vari schieramenti vanno definendo i loro programmi, sarebbe bene vedere qual è l’attenzione riservata all’uomo.
Che cosa, in altre parole, può aspettarsi l’immigrato che si lascia alle spalle un mondo segnato dalla fame e dalla violenza, o colui che perde il lavoro o che non ha uno stipendio decente, o la persona anziana che non è sufficientemente assistita?
E ci vuol poco a capire di quale menzogna e di quale ipocrisia si serva il potere per giustificare le proprie scelte che penalizzano le persone più povere, le più indifese del nostro mondo sociale.
Dio ci liberi da questi farisei senza cuore che credono di vedere, mentre, in realtà, sono condannati a essere ciechi.
Su di essi Gesù ha pronunciato una sentenza molto severa quando ha detto: “Lasciateli! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso” (Mt 15, 14).
In uno splendido e terribile romanzo intitolato Cecità lo scrittore portoghese Saramago ha descritto le vicende di una popolazione improvvisamente colpita da un accecamento generale.
In questa situazione esplodono le vecchie prepotenze, gli istinti più violenti creando una tensione insostenibile, un clima veramente infernale.
Solo una donna si salva da questa catastrofe; lei sola conserva sana la vista e rappresenta uno spiraglio di salvezza per tutti.
La vicenda ha un forte valore simbolico.
D’accordo: viviamo in un mondo tenebroso.
I motivi di sconforto sono tanti e possono indurci a una sorta di fatalismo che ci porta a dire:
“E’ inutile sperare di poter modificare la realtà.
A trionfare saranno sempre gli arrivisti, gli arrampicatori sociali, tutti coloro che sono mossi dall’ambizione, dalla passione per il guadagno, dal gusto perverso del potere”.
E’ facile allora chiudersi nella propria sfera privata, rinunciando a ogni tentativo di modificare, sia pure di poco, la realtà.
Ma il vangelo ci dice che questo mondo tenebroso è abitato da una luce.
C’è una cecità diffusa, ma c’è anche Gesù che, come luce del mondo, inventa gli occhi del mendicante cieco.
Anche il romanzo di Saramago sembra voler suggerire un motivo di grande speranza.
La donna che, unica in mezzo a quella umanità colpita da improvvisa cecità, conserva la capacità di vedere, anche per gli altri, non potrebbe essere metafora di Cristo, luce del mondo, venuto in un mondo di ciechi a restituire uno sguardo nuovo?
Perciò è importante accogliere il suggerimento che ci viene da un proverbio arabo il quale ci dice: “Vieni a me con il tuo cuore e io ti darò i miei occhi”.
Ma che cosa significa saper vedere con uno sguardo nuovo, battesimale, miracolato, con lo stesso sguardo di Gesù?
Lo dirò con un aneddoto.
Un vecchio rabbino domandava un giorno ai suoi allievi di indicare il momento in cui la notte finisce e incomincia il giorno.
“Forse è quando si incomincia a distinguere nettamente un cane da una pecora?”
“No” rispose il rabbino.
“Forse è quando si incomincia a distinguere una quercia da un albero di fico?”
“No” ripose ancora il rabbino.
“Ma allora, quando?” domandarono gli allievi.
“Quando, guardando il volto di qualsiasi persona, riconoscerai tuo fratello o tua sorella.
Fino a quel momento fa notte nel tuo cuore”.
Se si è uniti a Cristo, si condivide lo sguardo di Cristo e si diventa portatori di luce come il cieco del vangelo dopo il miracolo.
Non importa il grado di intelligenza.
Non servono i titoli della cultura ufficiale. Non è nemmeno necessario parlare.
Basta esserci.
Con lo sguardo di chi ha incontrato Cristo.Portando sul volto un’impronta di luce.

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